Cronaca

È un sasso, è marmo, no, è una tomba: torna alla luce un sarcofago romano dei primi secoli dopo Cristo

SESTO ULTERIANO, SAN GIULIANO MILANESE — È il 2012. Siamo in vista della cascina Bonetti. Un uomo passeggia nella spoglia natura campestre, al di là del cavalcavia, attraversata da un fosso. È un momento folgorante: dal ciglio del fossato spuntano pochi centimetri di una pietra estranea ai materiali inerti sepolti nei campi. L’uomo lo nota e prova a strofinarlo con la mano, netta via il terriccio.

È l’inizio di una scoperta. Ciò che sbucava era il coperchio di un sarcofago d’età tardoromana, databile tra il 200 e il 400 dopo Cristo, scolpito in pietra di serizzo. Sabato scorso, il 14 ottobre 2017, il coperchio è stato riportato alla luce ed estratto dal suolo. L’autore del ritrovamento è Maurizio Bramini, iscritto all’associazione Italia Nostra. La sezione Milano Sud Est dell’associazione era presente sabato con Cristiana Amoruso, presidente della sezione: «Ora è importante che il prezioso manufatto resti nel comune di San Giuliano Milanese, visibile alla cittadinanza, come testimonianza di un territorio ricchissimo di storia».

Sottoterra, il coperchio era stato collocato a riparo di una canalina di scolmo. Hanno lavorato dalle 8:30 del mattino fino a sera per pulire, agganciare e trasportare il coperchio l’associazione Italia Nostra, la Protezione Civile di San Giuliano, Tribiano e Paullo, la dottoressa Stefania De Francesco della Soprintendenza Archeologica di Milano e l’archeologo Gianluca Mete.

Marco Maccari, venerdì 20 ottobre 2017 ore 6:30
mamacra@gmail.com

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Femminismo Locale, Il caso

3 tipi di persone che stanno più sulle scatole sui social

Top 3 delle persone che al momento mi stanno più sulle scatole sui social:

1. Chiunque metta in bacheca immagini di mamme tuttofare fresche di parrucchiere che offrono lezioni di vita. Falze!!

2. Donne i cui neuroni reggono un video di massimo 30″ su Chimamanda Ngozi Adichie, per le quali leggere un libro, anche non suo, sarebbe impensabile sotto molti aspetti, primo fra tutti lo sbattimento, ma che condividono il link ugualmente perché fa molto “donna impegnata”…

3. Chi non esercita buon gusto nemmeno nelle foto profilo. Quel tema con fiori e cuori è osceno e non mitiga l’orrore di una foto con una pessima risoluzione. Metti un tema di Windows e fai più bella figura.

Ecco Chimamanda Ngozi Adichie.

Perché mi appaiono in bacheca queste cose? Non frequento questo tipo di persone, non le dovrei trovare nelle mie Echo Chamber*… Le vedo perché sono come me nei gruppi FB di Melegnano. L’unica cosa in comune con loro è questa. E l’aria che respiriamo. La rottura di maroni è tutta mia.
Le *Echo Chamber, già menzionate in un precedente post, sono delle bolle dentro i social in cui noi stiamo al centro e intorno abbiamo gente/pagine che la pensano pressapoco uguale e dove ci infiliamo di nostra iniziativa.

Perché? Semplicemente perché andiamo su FB per massimizzare la nostra popolarità ed essendo conformisti per natura (in tutti noi agisce una distorsione cognitiva che si chiama Confirmation Bias che ci spinge a credere solo a informazioni aderenti ai nostri schemi di pensiero) è comodo infilarci in bolle confortevoli in cui tutti la pensano come noi e dove ottenere per questo fiumi di like! Ecco perché, sui social, non cambieremo mai idea, con buona pace mia e di chi si offende delle mie incursioni su RADAR.

Aspirante Misantropa, giovedì 19 ottobre 2017 ore 06:30 
ilblogradar@gmail.com

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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Fare shopping, comunicare, fare comunità: a Melegnano puoi. Con MelegnanoCom

MelegnanoCom. Com, come commercio. Com, come comunicazione. Com come community, reale e virtuale.
Melegnano è la città più accreditata per gli acquisti e per lo shopping del Sud Est Milano. La reputazione della sua incessante attività, insieme a una solida tradizione di mercato, di acquisto, di fiera e di compravendita, ha reso questo centro abitato l’alternativa naturale all’esperienza dei centri commerciali.

Per questo nasce MelegnanoCom.it, un portale che favorisce lo shopping online e offline di Melegnano.

Devi fare acquisti?
Cerchi un’esperienza di shopping completamente nuova, pratica e serena, immersa in una località riconosciuta per il suo valore?
Melegnano è una comunità ricca di offerte e di idee per tutti i gusti, in grado di offrire un’esperienza di acquisto unica e piacevole. MelegnanoCom intende metterla in evidenza presso una vasta area di clienti.

A Melegnano puoi comprare il tuo abbigliamento per la nuova stagione e fare una pausa caffè in piazza, o nella caffetteria mezza nascosta dietro l’angolo, nella folla del mercato settimanale o nel momento della giornata che ami di più.

A Melegnano puoi andare a fare spese e trattenerti a scoprire una viuzza caratteristica, puoi visitare i luoghi storici che immortalano il Rinascimento visconteo-mediceo e il Risorgimento garibaldino.
A Melegnano puoi servirti nella bottega che lavora con passione da 100 anni, oppure entrare nel negozio effervescente di un commerciante innovativo.

A Melegnano puoi ordinare il prodotto introvabile o, se preferisci, comprare la focaccia fresca fatta come si fa in casa.
A Melegnano puoi trovare la birra a km zero nel posticino accogliente oppure scegliere il locale dove servono bene il tuo cocktail favorito, che darà il via alla tua serata.

Se sei cliente, tieni d’occhio il portale perché a novembre si parte. E se sei commerciante, piccolo imprenditore, professionistaiscriviti gratuitamente al portale di MelegnanoCom. In questa fase di start-up l’iscrizione è gratis e si fa CLICCANDO QUI, non comporta nessun impegno di spesa da parte tua.
Se desideri ricevere un consulenza gratuita per la tua attività, scrivi all’indirizzo email: info@communicatemotion.net.

CLICCA QUI: ti aspettiamo su MelegnanoCom. Il conto alla rovescia è iniziato.

Lo Staff, mercoledì 18 ottobre 2017 ore 6:30

 

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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Le 5 professioni che nel 2030 non esisteranno più

Visto? I tempi stanno cambiando rapidamente. Il mercato del lavoro vola in nuove e impensabili direzioni. La tecnologia stringe molte delle cose a cui siamo abituati verso l’angolo dell’estinzione. Libri elettronici? Sono già il nostro presente. Il compact disc? Prova a trovare chiunque abbia meno di 20 anni che lo ascolti.

Purtroppo spariscono pure molti di posti di lavoro.

Ex-bibliotecari scomparsi (foto: Jimmy Nelson)

1. Bibliotecario
Triplo urrà per le nostre biblioteche, centri di cultura e di aggregazione. Ma sempre più persone stanno eliminando i libri tascabili dalla loro vita e scaricano libri elettronici sulla chiavetta e sul dispositivo Kindle. Lo stesso si può dire per chi li prende in prestito. I libri scompariranno; le biblioteche non sono così popolari come una volta. I bibliotecari più accorti lo sanno e riversano nella loro attività nuove collaborazioni, nuove sinergie. Ma tu, se sei giovane e se pensi di diventare bibliotecario, potresti trovare minori opportunità rispetto ai tuoi illustri predecessori. Scuole e università stanno già spostando le loro biblioteche dagli scaffali fisici agli scaffali virtuali di Internet.

Un cacciatore di teste. Mestiere che sopravvive solo in certe aziende (foto: Trupal Pandya, uomo della tribù Konyak Naga)

2. Cassiere 
Bello andare in cassa e trovare un volto amichevole. Eppure molti acquirenti preferiscono solo pagare velocemente le loro cose e uscire. I rivenditori stanno prendendo in considerazione questo aspetto, nonché l’efficacia dei costi per non dover pagare i cassieri e optano per macchine di pagamento automatico. Questo può essere un vero problema per gli adolescenti, gli studenti universitari e gli adulti che cercano lavoro orario come cassiere.

3. Telemarketer 
Okay, questa potrebbe sembrare una buona notizia, perché nessuno ama avere la sua giornata interrotta dai telemarketers. Ma il mestiere di telemarketer non è più in forte domanda a causa dell’avvento dei nuovi sistemi di marketing digitale — anche se i robo-calls, le conversazioni effettuate mediante registrazioni vocali, ugualmente insoliti, sono ancora abbastanza comuni.

Ex-modella, oggi fabbrica e indossa anelli da naso (foto: Jimmy Nelson, donna Rabari, tribù di nomadi e cammellieri)

4. Agente di viaggio 
Siti come Expedia e Travelocity hanno reso la prenotazione facile come postare un paio di tweets. Tuttavia, ci sono momenti nei quali dovresti effettivamente andare in un’agenzia di viaggi e trattare con un essere umano seduto alla scrivania, a prendere accordi per visitare posti come Disneyland. Questi professionisti obsoleti sono conosciuti come agenti di viaggio e, purtroppo, la maggior parte di loro ha dovuto passare ad altre carriere.

5. Gestore di social media 
Le biblioteche e le agenzie di viaggi probabilmente sembrano abbastanza vecchio stileprofessioni da ventesimo secolo. I gestori di social sono, invece, una novità importante degli ultimi 15 anni. Ma anche questa professione relativamente nuova non è al sicuro dal cambiamento. In realtà, è la popolarità dei social media che può forzare i gestori dei social media fuori dal business. Chi ha bisogno di questi esperti quando tutti stiamo diventando esperti?

Tra 10 o 20 anni potremmo non ricordare nemmeno cosa sia un gestore di social media, un cassiere, un receptionist.

Massimiliano Basile, lunedì 16 ottobre 2017 ore 15:19 
info@communicatemotion.net

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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

La scoperta dell’America (a Melegnano)

L’imprenditore e internet. L’imprenditore e i social. I tempi d’oggi chiedono al piccolo imprenditore di sputare l’anima pure in versione digitale. I clienti sono molto chiari: a loro piace cercare i tuoi prodotti su internet, piace vedere come li offri, piace essere coinvolti e fidelizzati con qualcosa di bello. Vogliono l’idea geniale sul palmo della mano. Vogliono un rapporto di fiducia fatto di innovazione e sicurezza.

Vogliono, vogliono, vogliono. E tu, imprenditore o imprenditrice, cosa fai? Debiti, fisco, imposte, dipendenti, locali, fornitori — non finisci mai di stare appresso a miliardi di menate e alle loro conseguenze. In più, il mondo ti chiede di cambiare mentalità: eBay, Amazon, Google, Facebook ti impongono il loro modo nuovo di fare mercato. Ti impongono le loro scelte assurde e, se non fai attenzione, ti mangiano i clienti vivi. Come i cannibali dei Caraibi.

Imprenditore di vecchio stampo, trovato vivo su un’isola deserta (foto: 2013, Craig Stevenson per National Geographic)

Così, vedi i tuoi colleghi ridursi a fare cose strane. Vedi imprenditori che vanno su Internet; che fanno le foto al cibo, ai quaderni, alle pezze di stoffa, a questo, a quello. Vedi imprenditrici che si mettono al cellulare a mandano i messaggini su WhatsApp, che usano le faccine, che pubblicano un post al giorno, che si fanno mettere i Mi Piace su Facebook. Ma da quando il fatturato cresce con i Mi Piace?

Devi sapere che questo comportamento non è strano per niente. Obbedisce a un codice comportamentale rigoroso, che porta solo beneficio. Eccolo svelato per te.

Oggi l’imprenditore ha bisogno di diventare editore di se stesso. Sì: un editore online. Pensaci. I clienti hanno sempre in mano lo smartphone. Tu pensi che il cellulare sia solo un attrezzo che fa male ai cervelli? che rende stupidi i ragazzini? Se lo pensi, è stato un piacere e puoi abbandonare la lettura di questo articolo. Non è fatto per te. Perché, se lo pensi, allora ti perdi l’altra faccia della medaglia; che è una medaglia d’oro. Se sei una persona che, invece, ama voltare la faccia delle medaglie — e ama trovare l’oro — allora continua a leggere.

La nuova America è anche ad Est. Ecco una donna di Luzon, Filippine, 1875.

L’imprenditore e l’imprenditrice che pensano male di chi usa i cellulari sono persone che offendono i loro clienti. I clienti di oggi amano dedicare tempo ai social. Secondo la ricerca dell’Università di Salford, il 67% delle persone iscritte ai social network si connette regolarmente perché non vuole perdersi cose importanti. Il 67%. Perché? Perché, per una buona fetta dei tuoi clienti, i social significano relazione. Significano informazione. Significano opportunità. Significano scoperta. È un nuovo stile di vita.

L’imprenditore che non rispetta lo stile di vita dei suoi clienti è un imprenditore che vedrà crescere i concorrenti e sbiadire la sua attività. L’imprenditore che va incontro ai suoi clienti offrendo ogni giorno una nuova foto dei suoi prodotti, che ricorda ai clienti ogni giorno le sue offerte e le sue promozioni, che scrive ai clienti costantemente — che offre loro cose importanti, è un imprenditore che ha capito come nuotare nelle nuove regole di mercato e che imporrà più facilmente e velocemente agli altri le sue.

Tu, però, 1) hai tempo?
2) Hai le competenze?
3) Hai un’ideologia di marketing?
Se sei macellaio, come fai a fare l’editore online?
Se non hai un’idea di marketing, come fai a fare engagement con gli utenti della tua Fan Page per poi fidelizzarli?
Soprattutto: quando lavori?
Se non hai qualcuno a cui lo fai fare, chi lo fa al posto tuo?
E non ripetere la preghiera: ahó, ma quanto mi costa? Con una persona onesta, ti costa 500 euro al mese come 20 euro al mese. Ti costa quanto vuoi tu. Sei tu l’imprenditore. Sei tu la guida.

Dai, capo. Indica la Via (foto: Jimmy Nelson).

Hai voglia di partire per l’America? Ai tempi d’oggi la pubblicità è ancora l’anima del commercio. È un’anima che non sta più in TV. Gli spot televisivi e il paginone costano. La rivista patinata di settore ti chiede dai 4mila ai 5mila euro l’anno; la rivista scrausa te ne chiede comunque 3mila. So’ soldi. Sai che invece una sponsorizzazione via Facebook, geo-localizzata su Melegnano, può farti raggiungere 1000 potenziali clienti facendoti pagare dai 5 ai 7 centesimi di euro per cliente?

Ragiona: il 10% del fatturato lordo va investito in pubblicità. Che fare? Oggi il cliente, per leggere pubblicità, non apre solo la cassetta della posta. Prendi carta e penna e segna: oggi il cliente è dappertutto. Un imprenditore, un’imprenditrice ha bisogno di attirare l’attenzione su canali multipli: la radio funziona, la tv funziona, i giornali funzionano, ma pure internet funziona. Essere reperibile su internet equivale a stare sul cartellone pubblicitario in piazza, uno di quelli grossi.

Meglio la radio? Meglio il social? Quale canale è più efficace? Bah. Non esistono ricettine. I canali hanno bisogno di essere attivi tutti insieme se vuoi una clientela fedele.

Su, datti da fare e non fare il giargiana (foto: 2013, Antonio Gibotta per National Geographic)

Tu la vuoi, una clientela fedele? Hai bisogno di conoscerla. Di profilarla. Hai bisogno di venderle più di un prodotto. Hai bisogno di offrirle prodotti speciali, tenendoti in contatto con lei via social e via email. E guarda che il mito del perfetto cliente di quartiere non esiste: il cliente di quartiere gira, lo sai benissimo e, se non vuoi fidelizzarlo, allora guardalo sparire.
Se fai come gli imprenditori che disprezzano il loro cliente andrai sempre più giù, vedrai gli altri che riescono ad arrivare mentre tu starai al verde. Perché? Ma dove sono finiti i miei clienti, chiede oggi l’imprenditore che disprezza. Ma come fanno a chiedere dove sono finiti se nemmeno c’hanno il loro numero di telefono?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, giovedì 12 ottobre 2017 ore 14:00
mamacra@gmail.com
info@communicatemotion.net

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L'intervista

Pierino Esposti, primo gigante dell’età futura 

SAN GIULIANO MILANESE — Pierino Esposti è morto con l’amarezza di essere stato trascurato dalle ultime amministrazioni, soprattutto la giunta Lorenzano con la quale si scontrò a viso aperto. Ma il ricordo di Pierino Esposti è il ricordo di un #GiganteModerno, un uomo che ha visto nel tessuto locale una ricchezza superiore e l’ha trasferita alle nuove generazioni di storici locali, archeologi, appassionati, trasmettendola per primo alla popolazione di San Giuliano Milanese. Ecco come vuole ricordarlo RADAR, a un mese dall’evento tenuto in sua memoria.

Cristiana Amoruso, presidente della sezione Sud Est Milano dell’associazione Italia Nostra, lo ricorda affettuosamente così. «Pierino Esposti era un appassionato. È stato il nostro piccolo ministro degli esteri: ha tenuto in piedi relazioni con Svizzera e Francia quando non c’era nessuno a curarsene. Era ambizioso, e non falsamente modesto. Si era identificato con il cavaliere Pierre Bayard, aveva il mito di questo uomo d’arme valoroso, coraggioso e solo. Tante volte, durante le rievocazioni storiche, si era vestito con il suo costume. Di recente è stata tentata una ricostruzione del volto del Bayard e, curiosamente, ricorda i lineamenti di Pierino. L’ultimo suo progetto era la Battaglia degli Storici, una conferenza contro le false credenze riguardanti la Battaglia dei Giganti del 1515. A cominciare dal nome; per lui era la Battaglia di Zivido, non di Marignano, perché fu combattuta nel territorio su cui odi sorge la frazione sangiulianese». È stato lui a riportare in vita la Battaglia dei Giganti. Prima di lui che cosa c’era? «Prima di lui, negli anni Settanta, c’era il libro di Previato. Ma era un libro di nicchia, nessuno l’aveva reso popolare. Pierino Esposti ha preso la Battaglia e l’ha resa nota al pubblico, con un intelligente connubio tra cultura e popolo. Ha avuto idee innovative, come il corteo storico». Secondo Pierino Esposti quale valore poteva avere la riscoperta della Battaglia, per San Giuliano? «Per lui era incredibile che un fatto di valenza internazionale — e importante per i destini della città — non ricevesse il rilievo che merita. In Francia anche i bambini delle elementari sanno parlarti di Marignan quinze-quinze, cioè della Battaglia di Marignano del 1515; invece a San Giuliano Milanese è un fatto storico sottovalutato. Anzi, svalutato. Riscoprire questa tradizione, per lui, avrebbe portato ad animare di più il posto dove si vive. Pierino era mosso dall’amore per la verità e per la storia. Era forte, pieno di vigore fisico. E il lavoro che ha fatto è eccezionale. Era un uomo per il quale il passato poneva le basi di un rinnovamento dell’orgoglio e della dignità».

Marco Maccari, martedì 10 ottobre 2017 ore 15:39
mamacra@gmail.com

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L'inchiesta cinica, L'inedito

Il purgatorio di San Giuliano

L’uomo di fronte a lui accese una sigaretta con un gesto lento e compassato. I loro sguardi non si erano mai incrociati, nonostante Tobia tenesse gli occhi fissi su di lui. Stava cercando di innervosirlo, di far pesare ogni secondo di quella instabile attesa. La stanza era buia e stretta. Un piccolo ufficio illuminato da una sola lampada da tavolo. Il suo interlocutore continuava a muoversi giocando con i riflessi del fascio di luce che gli spezzano metà del volto. Tobia tremava. Nonostante riuscisse a comprendere il significato di quei gesti, andavano uno dopo l’altro a segno, facendolo precipitare in uno stato di ansia sempre più profondo.
«Bene Tobia, raccontami la tua giornata, non tralasciare nessun dettaglio». Fissava la cenere scivolare via saltellando dalla punta incendiata della sigaretta. Finalmente aveva parlato. La sua voce era scura, piatta. Non tradiva alcuna impazienza. Non c’erano orologi in quella stanza ma sicuramente al di là di quelle mura qualche vecchio campanile stava battendo le due o le tre di notte. Non aveva sonno. La speranza di poter tornare a casa si era affievolita già da un paio d’ore. Trasse un profondo respiro abbassando lo sguardo verso i suoi polsi ed iniziò:

            La mia prima sveglia ha iniziato a suonare alle otto e trenta. Penso di averla spenta con un tocco sullo schermo del telefono. Questa scena si è ripetuta ogni nove minuti fino alle nove e trenta credo – cercò un cenno sul volto dell’uomo davanti a lui, per capire se la sottigliezza dei dettagli era apprezzata, ma ricevette in risposta un lungo silenzio. Non sapeva cosa volesse sapere della sua giornata ed era intenzionato quanto meno a farlo annoiare, come ripicca per quella che per lui era un’ingiustizia. – Ho fatto colazione. Mentre aspettavo che la caffettiera si riempisse sono andato in bagno per lavarmi – fece una pausa inaspettata, non capiva perché continuava a ripensare a quel particolare insignificante. – Mi sono guardato allo specchio e… c’era qualcosa di strano sul mio viso, un segno sotto all’occhio destro che non avevo mai notato prima. Ho fatto una smorfia, ho provato a non farci caso. Il cielo fuori dalla piccola finestra sopra il cesso era lo stesso di sempre. Un grigio anonimo, unificato da una gigantesca nuvola che copriva la città come se fosse una cupola. Ma la mia attenzione tornava sempre lì, su quel segno. – Tobia continuava a parlare a ruota libera. Non era mai stato da uno psicologo, ma era così che si immaginava una seduta psicanalitica, anche se quello era paradossalmente il luogo opposto di uno studio degli eredi del dottor Freud. – Avrei dovuto iniziare a studiare. La mia scrivania era tappezzata di post-it, schemi e orari che avrei dovuto rispettare per prepararmi al meglio al prossimo esame. Sa, me ne mancano solo quattro prima della laurea – non attese nemmeno una risposta. – Il mio computer mi chiamava, avevo tempo fino a mezzogiorno. Quando dovrei fare altro e invece mi metto a giocare o a guardare una serie tv faccio finta di non accorgermene. Mentre digito sulla tastiera mi volto da un’altra parte, mi distraggo con qualche pensiero per cercare di alleviare il senso di colpa. Poi quando il gioco è avviato, o la puntata iniziata mi dico: «Beh, una mezz’ora dai, non può cambiare nulla alla mia giornata». Non lo so perché lo faccio, a volte il tempo scivola via fra le immagini del mio schermo. Ci sto veramente troppo, lo ammetto, ma non è nemmeno questione di dipendenza o attrattiva… è più… una fuga, ecco… Quelle luci, quei suoni mi fanno evadere – gli venne da ridere per la scelta incosciente di quel verbo. – Cosa dovrei studiare? – si poneva le domande da solo, sperando di entrare nella mente dell’uomo che continuava ad ascoltarlo impassibile. – Scienze della comunicazione. Non mi chieda il perché di questa scelta. Sono bravo però, o meglio, vado a momenti. In realtà penso che l’università non sia così utile. Ultimamente lo dicono in tanti, però un pezzo di carta effettivamente serve… è la formazione che manca, non so se mi spiego. Non sento di imparare qualcosa di utile. La mia giornata giusto, sto divagando – aspettò un gesto che non arrivò. – È stato come uno schiocco di dita, ho risollevato gli occhi ed era mezzogiorno. Mi sono vestito di corsa per andare a lavoro. Lavoro insomma, è quasi un hobby, consegno pizze con il motorino. Non pagano bene, anzi, direi che praticamente non pagano; ma io per ora non ho grandi spese. Vivo ancora in casa con i miei e con questi pochi euro riesco a togliermi degli sfizi. Lo so, suona quasi come uno spot televisivo, ma per me va più bene. E’ un lavoro semplice, non devo pensare a nulla. In strada davanti a casa stanno facendo dei lavori alle tubature. La via è chiusa e quindi devo percorrerla in senso contrario. Può sembrare stupido, ma andare al contrario rispetto alle proprie abitudini destabilizza. Ero ancora perso in questi pensieri durante la prima consegna. Conosco quasi tutti gli indirizzi a memoria. All’orario di pranzo consegniamo principalmente negli uffici e qualche volta riesco anche a mettere da parte una decina di euro di mance. Non mi dispiacciono queste giornate. Il caldo è ormai un ricordo lontano, ma non c’è ancora quel freddo pungente che ti congela le dita quando tocchi il manubrio. Ho lavorato per due ore. Cinque consegne. Quindici euro. Il pizzaiolo, un ragazzo egiziano di poco più grande di me, era di buon umore e mi ha anche offerto una focaccia. Mentre mangio solitamente scrollo la bacheca di Facebook e di Instagram. Raramente pubblico qualcosa, il mio profilo ha qualche foto, qualche canzone; principalmente lo uso per vedere come se la passano gli altri. Non i miei amici stretti, con loro preferisco uscire. Da questo punto di vista mi ritengo fortunato. Ho un bel gruppo di amici che ormai definisco “storici”. Usciamo insieme da quando abbiamo quattordici anni e nel tempo si sono unite fidanzate e amiche. Solo un paio di loro sono usciti dai radar, li sento ogni tanto, ma non saprei dire cosa fanno nella loro vita. In una scala di valori direi che l’amicizia per me è sicuramente al primo posto. Siamo cresciuti insieme fra queste vie. Ci siamo aiutati a vicenda. Qui non c’è molto da fare, penso lo sappia, le giornate sembrano una la copia dell’altra, quindi è essenziale avere degli amici che ti aiutino a distrarti. Mi sono ritrovato davanti alla biblioteca alle tre. I rumori dei lavori mi impedivano di studiare in casa. Qualcosa mi ha bloccato dall’entrare. Mi sono girato verso la piazza. Un’inutile spazio bianco. La facciata della chiesa è ancora in ristrutturazione. Secondo me quella piazza esprime perfettamente il senso di questa città. Non serve studiare comunicazione per capire che una piazza è il simbolo del paese. Non lo posso negare, mi fa schifo il posto dove vivo. Sì, so cosa sta pensando. «Perché semplicemente non vai via. Conosco molti ragazzi che hanno cambiato città, o che sono andati all’estero, cosa ti blocca qui?» – disse cercando di imitare la sua voce calma senza risultare insolente. – Non lo so sinceramente. Spesso mi convinco che sia una questione economica, ma mento a me stesso. C’è qualcosa in questo cielo, in questa cupola, che non mi permette di uscire. È come se fosse un purgatorio, tu sei cosciente che esiste qualcosa di più bello oltre, un empireo, ma senti di appartenere a questo posto, senti di meritarlo, ti si attacca alla pelle. E poi c’è il rischio di inciampare e precipitare. Io mi lamento di questa città, di questi odori, dei suoni e del traffico, ma sono fortunato. Milano è a pochi chilometri da qui, ho tutto quello di cui un ragazzo ha bisogno. Penso di aver atteso per almeno dieci minuti davanti alla biblioteca. Dalla parte opposta della piazza c’è il vecchio asilo lasciato a se stesso. Se non ricordo male era stato costruito durante il fascismo. Noi non abbiamo una lunga storia alle spalle e quell’edificio quindi mi è sempre sembrato vecchio, stanco. Non ricordo bene da quanti anni sia abbandonato. Di fianco c’è una torre. C’è una torre, vuota. A volte penso che salendo su quella torre si riesca a vedere oltre. No, non perché così alta da sovrastare i palazzi e concederci uno sguardo sull’orizzonte, ma perché da l’idea di essere una porta sul tempo. Guardando dalla sua cima immagino di conoscere il passato e di proiettarmi verso il futuro, oltre la cupola. Non so perché mi ritorna sempre in mente questa immagine, sarà una strana assonanza con il centro commerciale Le Cupole dove ho passato tanti pomeriggi. Ridendo i miei amici mi ricordano che se riesco a laurearmi potrei finalmente coronare il sogno di lavorare fra le sue mura arrotondate: al McDonald’s. Non serve che le dica che sono riuscito a studiare pochissimo questo pomeriggio. Forse una parte di me era cosciente di questo strano epilogo della giornata, ma sicuramente mi era impossibile concentrarmi. Ho provato a scrivere ai miei amici, avrei voluto prendere una birra in compagnia, chiacchierare fino a tardi. Ma ogni possibilità di serata è naufragata. Il ritornello era sempre quello: “Domani ci si alza presto, qui a Sangiu non c’è nulla e dovremmo prendere la macchina, troppa fatica per un martedì sera”. Vorrei chiedere a Dante se ha trovato una birreria in Purgatorio, non ricordo se ci fosse qualcosa a riguardo nella Divina Commedia. Ed eccoci giunti a stasera. Poco prima del nostro incontro. Ho mangiato a casa. Mi sono rimesso a letto davanti al computer. Ero pronto a riaprire Netflix, ma qualcosa mi ha bloccato, ancora quella sensazione che mi perseguitava dal mattino. Avrei voluto parlarne con qualcuno. Per un momento ho addirittura pensato alla mia ex. Ci siamo lasciati consensualmente sei mesi fa dopo tre anni insieme. L’aspetto più strano di questa faccenda è che non ci sono nemmeno rimasto male. Quel rapporto era parte della cupola, nato all’interno di essa e destinato a rimanerci. Subito dopo esserci lasciati ho assaporato un po’ di libertà. Ho creduto che qualcosa fosse realmente cambiato, ma era una magra illusione. Ero semplicemente passato da fidanzato sotto la cupola a single sotto la cupola. Dal purgatorio non si scappa con qualche stratagemma così comune: ne sono cosciente. Mi sto allontanando da ciò che lei vorrebbe sentire, ma non penso di avere risposte interessanti ai suoi interrogativi. Ho atteso che i miei genitori andassero a letto e sono uscito, verso le undici. Le strade sono già quasi completamente deserte a quell’ora. Solo poche macchine che passano veloci senza fare caso a noi oscuri viandanti. Basta un messaggio. Non usiamo strane parole in codice o un linguaggio segreto. Lui risponde con un luogo. Tutto molto semplice e diretto. Sapete perché sta diventando così famoso? Lui non è un piccolo spacciatore come tanti altri che affollano le nostre piazze. Lui, in un certo senso, possiede l’arte del venditore. No, non lo sto facendo apposta, realmente non conosco il suo nome. Mi ha dato il suo contatto un mio vecchio amico dicendomi che vendeva l’erba più buona del sud Milano. Non posso essere processato per aver fumato qualche canna nel passato vero? – non giunse nessuna risposta. – Comunque, chiamiamolo Virgilio, ha il compito di condurci fino ad assaggiare il paradiso. È stato lui a propormi questi nuovi preparati sintetici. Si dice che gli arrivino direttamente dalla Germania, ma non so dire se è vero. Naturalmente non mi sono mai messo a fare troppe domande. Si studia con più concentrazione, ma specialmente, per pochi minuti riesci a dimenticare il colore di questo cielo. Si riesce ad immaginare cosa può esserci oltre. Lo so che sembra un controsenso, ma mi sento libero. Tornando a questa sera. Mi sono fatto trovare fuori dal cimitero a mezzanotte meno un quarto. Ho atteso cinque minuti. C’erano altri due ragazzi a pochi passi da me. Abbiamo fatto finta di nulla. Non so i loro nomi. Poi è avvenuto lo scambio. Veloce, semplice. Di Virgilio so solamente che ha la pelle chiara, un viso squadrato e duro, ma non l’ho mai visto alla luce. Tiene molto alla sua privacy. Sono risalito in macchina, ancora sovrappensiero, e dopo pochi metri, io e lei, ci siamo incontrati. 

            Respirò. Solo in quel momento si ricordò di essere stato portato in caserma dai Carabinieri. Avevano trovato sospette quelle strane mentine che lui custodiva nella tasca interna della giacca. Aveva immediatamente deciso che era inutile mentire. Il commissario davanti a lui si era acceso una seconda sigaretta e sembrava soppesarla fra le mani mentre decideva se credere o no al racconto di Tobia. Aveva davanti uno stravagante universitario di San Giuliano, ma in fondo, un ragazzo come tanti altri, stanco della sua vita e troppo pigro per cambiarla. Lo aveva incuriosito la sua storia. Alzò lo sguardo oltre alla cappa di fumo immaginandosi sotto allo stesso cielo, alla stessa cupola. Lui non era cresciuto lì, veniva da lontano, ma in un certo senso riusciva a comprendere la mancanza di speranze del ragazzo. Era riuscito a spaventarlo il giusto, ma non serviva trattenerlo oltre. Non era di certo un pericoloso trafficante di stupefacenti. Era solo stato estremamente sfortunato. La sigaretta finì schiacciata nel posacenere. Si alzò facendo cenno a Tobia di seguirlo. Lo stava per lasciare andare, ma in cambio desiderava un numero di telefono. Era il momento di fare due chiacchiere con il celebre Virgilio.

Davide Polimeni, lunedì 9 ottobre 2017 ore 10:10

davidepolimeni@gmail.com

 

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