Antisocial, Diritti di Tutti, IL CRONISTA RACCONTA, L'inchiesta

Un euro per mangiare

Vi è sicuramente capitato di vedere agli angoli delle vie ragazzi stranieri che chiedono una moneta. Spesso la chiedono con tono sommesso: «Per favore, una moneta per mangiare». Accade in tutta Italia.

Scelgono le postazioni più comode e dove c’è maggiore passaggio di persone: il sottopasso ferroviario, la colonnina del parcheggio, l’uscita del market. C’è un riparo dal sole e dalla pioggia, c’è passaggio, c’è gente che ha moneta. Quindi una scelta consapevole, oculata, strategica.

È curioso come si instaura un rapporto di convivenza tra questi «poveri ricchi» e la nostra comunità. Le persone anziane si affezionano, li chiamano per nome, e un paio di volte a settimana lasciano un euro, cinquanta centesimi. A volte viene ripagato il favore, e i ragazzi aiutano a portare la spesa, superare il ripido risalire di una rampa, aiutare a fare il biglietto per il parcheggio. Si scambiano sorrisi, ammiccando una sorta di compiacimento, entrando nella vita e nelle abitudini. Una volta si sentivano parole come «ma va a laurà», oggi la presenza silenziosa produce «Ciao Alì, come va?». Un segno di integrazione? Di abitudine?

Ma chi sono questi ragazzi? Da dove vengono?
Per rispondere a queste domande ne ho intervistato uno. Parla solo inglese e si chiama Alì (nome fittizio). Alì racconta che è arrivato coi barconi. Un lungo viaggio dal Mali. È partito consapevole di cosa lo aspettava e cosa cercava. La sua è stata una partenza per motivi economici; i famosi migranti per la guerra non c’entrano, anche se nel suo Paese non si sta tranquilli per le continue attività di ribelli e di fazioni armate che mettono in pericolo la nazione.

Alì però parte per guadagnare e far star bene la sua famiglia, famiglia allargata che comprende i genitori, i nonni e i fratelli anche se già sposati.

Alì si sacrifica per la sua famiglia.

Alì vive a Codogno e ogni giorno viene a Melegnano, col treno. Non paga il biglietto. Viene a Melegnano perché è ospitato dal comune di Codogno in una struttura per rifugiati di guerra. Non paga affitto e alla sera ha un pasto pronto. Non fa l’elemosina a Codogno perché se lo vedessero sarebbe un problema, perché perderebbe il diritto di asilo. A Melegnano viene sette giorni su sette, portando a casa circa 400 euro al mese. Di questi 400 euro, 100 servono a lui per sopravvivere e 300 li spedisce al suo Paese, alla sua famiglia; poco meno di 200.000 Cfa (valuta locale). Per capire, un affitto di un appartamento con 5 stanze costa 60 euro e con 1,50 euro mangi un buon piatto di pesce fritto. Quindi vita agiata per due o tre famiglie, con il loro ritmo di espansione, circa una ventina di persone.


Tra giugno 2014 e giugno 2017 erano arrivate in Italia 550 mila persone come migranti. Ben 1311 persone sono morte tentando di attraversare il Mediterraneo centrale nel 2018.

Fonte: Dati Unhcr

Quanto dura il sacrificio? Il periodo varia ma, in genere, tre, quattro anni. «Dopo torni al tuo paese e sei un eroe» dice Alì, «la mia famiglia se non ha sperperato il denaro probabilmente ha aperto un’attività, comprato casa, e fatto micro credito a qualche altro meno fortunato». Così Alì, il nostro «povero ricco» ha sacrificato qualche anno di vita, per vivere il resto dei suoi anni con la benedizione della famiglia, e dell’intero Paese.

Quindi la prossima volta che darete un euro per mangiare sappiate che state finanziando un progetto ben più ampio, destinato a salvare intere generazioni! Questa sarebbe la vera «invasione silenziosa»: nessuna attività illecita, nessuna merce contraffatta, Alì e i suoi compagni regalano solo sorrisi e ti aiutano a portare la spesa, con un contributo volontario. Unica azione borderline è il pendolarismo (a gratis, non pagando il biglietto del treno) allo scopo di attività di elemosina, eludendo di fatto la legge che prevede sanzioni e perdita dei diritti solo nel comune ospitato. Per questa attività nessun organo ufficiale è attivo con controlli e verifiche, tollerando la presenza di persone che costano allo stato 5 miliardi di euro all’anno.

Martedì 19 giugno
Ore 16:00

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Impresa, Sovraindebitamento e Legge 3

Imprenditore: sei un Supereroe o sei un fenomeno da bar Sport?

Parliamoci chiaro: oggi alcuni imprenditori sono messi sul punto di mollare perché non riescono a pagare i debiti. 

Cosa fanno? Diventano delinquenti? No: molti di loro riescono a ridurre i debiti e continuano a fare impresa.


Spesso, questi argomenti sono oggetto di critica da parte chi si “SENTE” più creditore che imprenditore.

Quando scriviamo che qualcuno (imprenditore, professionista o consumatore) è riuscito a ridurre i suoi debiti e a ripartire, c’è sempre chi si sente parte lesa o addirittura truffata.

Certamente ne ha le ragioni o, in qualche modo, è realmente stato fregato… però… non prende minimamente in considerazione la possibilità di trovarsi, un giorno, dall’altra parte.

Forse non gli è mai capitato (beato Lui) di trovarsi nella condizione di NON POTER PAGARE, ed è così sicuro di giudicare gli altri in maniera lapidaria, tombale, assoluta.

Lo si vede dai commenti tipo:

“Eh, voglio vedere come saranno contenti i creditori di non prendere i soldi”.

L’illusione generata dal vecchio modo di fare impresa, tutt’ora radicato nella quasi totalità delle piccole e medie aziende italiane, ha contribuito a generare in alcuni un modo di pensare unilaterale.

Cioè: “Se sei bravo, intelligente e soprattutto se sei una brava persona non lascerai mai debiti impagati. Se fai debiti, piuttosto mangi pane e cipolla, ma li devi onorare.”

Giusto e sacrosanto in linea di principio, ma unilaterale.

I nostri nonni e anche i nostri padri si sentivano legittimati a dare del “farabutto” a chi non pagava un debito. Ma, oggi, chiunque può diventare velocemente un “farabutto” inteso come lo intendevano allora.

Da un momento all’altro, senza tanti preavvisi.

Ma la realtà che gravitava intorno a loro, piccoli imprenditori di qualche lustro fa, era diversa. Molto diversa.

Il pellettiere, l’imbianchino, l’elettricista, il rivenditore di articoli sportivi, il negoziante, il ristoratore, il gestore di un ferramenta o qualsiasi tipo di professionista non era abituato a sentir parlare di rating, scoring, merito di credito.

Tantomeno a confrontarsi con queste cose. Andava in banca col bilancio in utile e aveva il suo bel fido o anticipo fatture salvo buon fine. Aveva difficoltà con le rate dei mutui? Andava di nuovo in banca e rinegoziava il debito.

Oggi, basta una rata di leasing non saldata e uno sconfinamento di conto per diventare un delinquente.

Basta una CR [centrale rischi] con un andamentale (comportamento storico) così così, per finire sul lastrico. Se la tua CR parla male di te (e purtroppo la maggioranza dei piccoli imprenditori pensa che si tratti della sigla della provincia di cremona) sei FINITO.

La banca ti mette a rientro con gli affidamenti e non paghi più nessuno.

Altro che pane e cipolla. Non ti basta nemmeno la calce dei muri dell’ufficio. MUORI anche se mangi la sabbia. NON paghi nessuno anche se respiri solo l’aria.

Otto imprese l’ora chiudono i battenti ogni giorno nel nostro paese.

E la dimostrazione è che questi sono i fatti. Otto (8) imprese l’ora che chiudono i battenti OGNI SANTO GIORNO nel nostro paese (dato medio 2016).  Può succedere a TUTTI. Compresi quelli che dicono che a loro non accadrà mai.

Certo, quando qualcuno ti deve dei soldi, sei un Creditore. Sono soldi tuoi. Quei soldi te li deve e basta e non ci sono santi. Hai il diritto sacrosantissimo di essere pagato.

Ma se non può? “Se non mi paga lo faccio pagare io!”  Sì, sì, al bar tutti fenomeni.

Ci sono situazioni in cui davvero non c’è alternativa e il Creditore si deve ricordare che si è assunto il rischio di fare IMPRESA, così come il debitore. In questi casi si deve ragionare da Imprenditori, non da fenomeni del Bar Sport.

Il fatto che esistano delle leggi che consentono al debitore di pagare i debiti a stralcio, o con dei piani di rientro più lunghi, rispetto a quelli pattuiti, non vuol dire che si favoriscano i “farabutti”.

Questo è il solito ragionamento visto dalla parte di chi i soldi li deve prendere, senza considerare la possibilità che un giorno i ruoli si possano invertire. Appunto, è un ragionamento UNILATERALE. Prova a stare dalla parte opposta e magari non per colpa tua, e poi mi saprai dire.
E NON dire che non ti succederà mai.

Certo, se sei una brava persona, non lo farai mai volontariamente. Non te ne andrai in crociera intorno al mondo senza pagare i fornitori, non ti comprerai la Porsche lasciando debiti a destra e a manca. Questo no. Ma se mai dovessi trovarti ad incontrare una difficoltà che modifica il tuo merito di credito (e credici, ci vuole davvero poco), allora capirai che forse la visione deve diventare BILATERALE. Lo hanno capito perfino i nostri governanti. (Ed è tutto dire).

Esiste una Legge che aiuta chi si è sovra-indebitato a pagare secondo le reali possibilità!

Infatti, il legislatore, costretto anche dalle politiche europee, ha dovuto fare i conti con questa realtà. Ha dovuto realizzare una legge anche per le piccole imprese, gli agricoltori ed i consumatori. Notoriamente, questi, non hanno la possibilità di accedere all’esdebitamento e alla transazione fiscale o ad un concordato, come le imprese FALLIBILI.

Con la legge 3/2012 si è cercato di estendere (non senza problemi) la possibilità anche a loro.

Questa legge consente appunto di trovare, per mezzo del tribunale e di un organismo di composizione della crisi (OCC) la soluzione che consenta al debitore di pagare nella misura e con i tempi a lui più favorevoli. Al fine del risanamento della sua situazione. Ma in realtà la Legge 3/2012 serve a tutelare anche gli interessi dei creditori. Per questo è disposta la supervisione del tribunale. Il giudice deve verificare che non siano stati compiuti atti in frode ai creditori.

E serve a garantire ai creditori, la massima soddisfazione possibile, prendendo in considerazione e realizzando le operazioni più congeniali atte a soddisfare questo requisito.

Riassumendo: applicare una legge e permettere ad un’azienda che sta affondando, di sopravvivere, può consentire al creditore di portare a casa almeno qualche soldo. Anche se, comprensibilmente, non sarà soddisfatto appieno il suo desiderio di giustizia. Infine, tutti possono diventare debitori. Anche chi pensa il contrario. Anche i più virtuosi. Non si tratta di fare i furbi, ma di avere una possibilità. I furbi non hanno bisogno della legge, né di giudici. Sono furbi a prescindere.

Bisogna essere imprenditori scaltri ed evitare, per quanto possibile, di incrociare sul proprio cammino i furbi.  E bisogna essere imprenditori informati, per non cadere vittime del sistema economico ed evitare di passare da creditori a debitori.

È finita l’epoca del lavoro facile e del lavoro per tutti. Imparare a fare Marketing e a capire come funziona il mondo del credito, sapendo leggere un bilancio, deve essere la base (anche) di ogni piccola e micro impresa. Studiare strategie di difesa è responsabilità di ogni imprenditore. Per non essere spazzati via.

I tempi sono cambiati.

Anche per chi è abituato a fare il fenomeno al Bar Sport. 

A chi si sente meno fenomeno e necessita di supporto in tal senso, può trovare utili suggerimenti lasciando i suoi dati qui ===>http://www.soccorsoimpresa.com

Massimiliano Basile
Mercoledì 19 giugno, ore 6:30

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CULTO DELLE IMMAGINI

Il Mito del Ponte del Diavolo di Lanzo

Il ponte fu costruito nel 1378 da discendenti dei Savoia e costò circa 1400 fiorini. Per ricavare questa somma venne messa una tassa sul vino per 10 anni.
Ebbene, narra la leggenda che gli abitanti dell’epoca provarono a costruire il ponte per due volte, e che quest’ultimo crollò miseramente in breve tempo dopo entrambi i tentativi.
Il Diavolo, vedendo quanto accaduto, pensò di poter approfittare della situazione e, forte della disperazione della popolazione vessata dalle tasse che continuavano a pagare per finanziare il collegamento, propose di far erigere egli stesso un ponte che non sarebbe mai crollato, ovviamente ad un prezzo: avrebbe reclamato per se l’anima di chi per primo vi fosse passato.
Quando il punte fu ultimato, i lanzesi lo fecero attraversare da un cane, aggirando così l’accordo col Maligno che, furioso per essere stato beffato, batté con violenza le zampe sulla roccia; quest’attacco d’ira incontrollato causò la formazione delle cosiddette marmitte dei giganti, cavità di varie dimensioni scavate nella pietra. Un altro mito popolare vuole invece che le suddette fossero invece le pentole in cui il Diavolo cucinava la minestra per i suoi manovali durante la realizzazione del ponte.
Michelina Salandra
30 aprile, ore 6:00
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CRITICA MUSICALE, CULTO DEL SUONO

Eyeliner, in Casa è entrato il Diavolo

CI AVEVA AVVERTITI: le sue eroine escono dalla stanza all’alba, in punta di piedi o in un telo nero. E adesso che Eyeliner — la sua nuova canzone completa di video, regia di Crowe e produzione SUB711 — si fa strada nell’orecchio, Greco chiarisce il punto «aprire la porta al male».

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«Si riveste, l’alba scompare». Primo comandamento: terrai a mente il numero 2Eyeliner è una canzone che accade su una linea: di qua c’è luce, di là buio; qui una bocca, là una preda; qui lei, lì un’altra; qui una barba, là un rasoio. È la creazione di Greco e del suo Doppio: è prodotto del rapper e del producer, del musicista e del songwriter; dell’artista in foto — l’immortale — e dell’uomo davanti all’obiettivo — colui che vive, invecchia, perde l’anima. 

Il video di Eyeliner. Guarda e leggi. 

Cos’è successo? C’era Apatica, c’era 33 giri, c’era una direzione. Ma una creatura, con sembianze femminili, è entrata in Casa. Vale a dire nella musica — già dimora di una musa — e la sconvolge. Entra nella musica presente, quella che senti; nella musica latente, quella sotto la linea vocale, sotto i bassi perfetti. Nella musica di Greco la donna può entrare e mandare in pezzi; così la lingua d’arte può frammentarsi, diventare dialetto, balbetta, sussurra, si blocca; e cosa succede in quel refrain? cosa succede al beat? raddoppia, impazzisce? quell’organo sotto cos’è?
E tu che ascolti, che credevi? di avere sentito tutto, di non doverti aspettare nulla di nuovo? Nel rap si vive — e si muore — di una war, fatta di io–tu, di speaker vs listener, di uno contro uno e dell’uno contro l’altro. Ma, occhio, Greco si è fatto carico della sindrome di Dorian Gray, sindrome dell’artista Uno & Trino e, in Eyeliner, mentre voi due vi ammazzate, è la donna-musica ad assumere terza persona, «entrando nella stanza in un telo nero», vincendo il gioco, prendendo tutto. Per un risultato prezioso: creare. Esplodere in direzioni inaspettate. Il prezzo è l’anima; gioco mortale, ma gioco annunciato, che il musicista doveva mettere in conto; gioco che non è più il game del rap. È la scommessa della produzione di un suono nuovo. Nel gioco di quel pensiero che, da tempo, fa della donna il «diavolo». Grave delitto — o «morbo terribile», per dirla alla Greco — quello di essere intelligente nel gestire la carne, la materia. Il suono. Il «male».

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«Sadica dea. L’inferno è lei»? Di certo all’inferno c’è buona musica — l’Inferno è la Musica — e la collaborazione di Silvia Aller rende visibile il gioco di un artista, Greco, pronto a innovare il gusto e l’immagine della musica presente.

Lunedì 8 aprile
Ore 14:00
mamacra@gmail.com

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L'intervista

Greco, il rap è pronto per il lato oscuro

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2019. Ecco che Greco, rapper, songwriter, compositore, illustratore, ha pubblicato canzoni nuove: Apatica e 33. Suonano come brani trafitti, ibridati da ispirazioni grunge, gotiche, dark, trip, minimal. In video porti un look che ricorda le ceneri del romanticismo, i surrealisti, il punk primordiale, i Misfits. Ti sei messo in laboratorio, a sperimentare su creature mai viste?

Per quanto dovrei rispondere alla domanda “ti sei messo in laboratorio?” mi piacciono così tanto le parole grunge, gotico, trip, minimal e poi “romanticismo, surrealismo e punk primordiale” che mi tengo il complimento e passo alla prossima domanda.

Apatica Fotogramma #0

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Ogni romanzo gotico ha la sua eroina infetta. «Apatica, balli sudata, truccata da tigre graffiata, ferita nell’ego se non è adorata… il mio odio sei tu» canti in Apatica. «Con il ferro alla tempia tu fingi di essere ciò che non sei» (33).
Che cosa infesta le tue eroine, Greco?

Le mie eroine escono dalla stanza all’alba, o in un telo nero, o in punta di piedi, o dopo essersi rifatte il trucco taccheggiando lungo il corridoio.
Un morbo terribile, manifestarsi col buio e sparire all’alba.
Credo un’odio per il sole, o un’amore sfrenato per la notte.

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C’era una volta Cartavetrata. Lengua a ddoie punt’, primo pezzo in lista, potente, multilingue, velenifero. Oggi, l’impressione è un alleggerimento di suono e scrittura.

È un disco avvelenato, decisamente.
Ero avvelenato anche io.
È stato necessario tempo affinché quel veleno uscisse dalla circolazione.
Oggi racconto di quei ricordi, che per quanto vividi, risultano più leggeri, a quanto pare.

Versione 3

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Viaggi tra due dimensioni, quella milanese, quella salernitana. C’è da chiederti le cause di questa bi-dimensione. Se è una liberazione, se è un trucco da demone.
E cosa destini della tua creatività all’una, cosa all’altra.

Quando scrivo sono in una stanza, e nella mia stanza può esserci tutto, il mare di Salerno, la metro gialla di Milano.
È tutto parte di me, e ogni volta che torno a Salerno mi porto dietro Milano, e il contrario.
Non credo nei luoghi, credo negli avvenimenti.
Nelle canzoni scrivo quelli, e che sia il mare o le pareti di un Night club, sono solo dei luoghi letterari.

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«Non cercare la luce fuori». «Non scherzare con il buio altrui se non hai la notte dentro». Esistono frammenti luminosi — il lato positivo degli psicologi — secondo Greco?

Ciò che è luce è il già noto, il già esplorato.
Ogni domanda, il desiderio di sapere, di conoscere, ci spinge verso il buio, l’ignoto.
Ne faccio una questione di orizzonti, di sapere.
Il lato positivo degli psicologi, in merito alla “luce”, credo sia solo uno spiacevole equivoco e una errata analogia con bene e male.

È online il nuovo EP di Greco. Ascolta.

Domande Marco Maccari
Risposte Greco
Lunedì 11 marzo ore 8:00

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Conversazioni con i cittadini, Sondaggio

Immigrazione? Ben funzionante, ben gestita, porta solo migliore qualità della vita

Concordo con molte delle cose dette in questi giorni, tra cui il fatto che l’immigrazione porta ricchezza; e che è totalmente sbagliato, e grave, che ci siano ancora persone razziste nel nostro Paese e in particolare come nel caso grave delle scritte di Melegnano rivolte al povero ragazzo Bakary.

I BENEFICI 

Riferendomi però al discorso dei benefici che si hanno nell’avere un consistente flusso migratorio, bisogna soffermarsi sul fatto che l’immigrazione nei Paesi più multiculturali al mondo, tra cui Canada, Australia, Norvegia e Svizzera (dove in questo momento mi trovo e dove ben il 25% della popolazione è straniera senza passaporto svizzero) avviene in modo controllato e a favore dell’immigrazione stessa. L’immigrazione, dove è ben regolata, porta benifici a tutti.
In Svizzera uno straniero che è disoccupato dopo aver lavorato almeno per due anni e si trova in cassa integrazione riceve, oltre a un sussidio che gli permette di arrivare a fine mese, nella maggior parte dei casi, anche un corso di lingua nelle scuole ufficiali di lingua per imparare la lingua del posto e a titolo gratuito.
E da noi in Italia? In un paese dove una corruzione molto alta dilaga in molti settori, è difficile poter vedere uno straniero (sia di origine asiatica o africana o qualunque sia) che abbia una carriera come professore o semplicemente anche come capotreno. E allora è su questo che forse dovremmo soffermarci: perché se purtroppo appena oltrepassato il confine nazionale ci accorgiamo che le cose funzionano meglio, allora forse bisogna pensare che un’immigrazione ben funzionante e ben gestita, porta solo benefici e migliore qualità della vita.
E dove vediamo dei ragazzi di origine africana bivaccare davanti alla Stazione Centrale di Milano senza far niente, là allora dobbiamo agire per fermare questo fenomeno. Perché, se è vero che nessuno è straniero nel nostro Paese, è anche vero che si può essere fieri nell’essere stranieri in un Paese che ti permette di avere una vita e un lavoro, dove l’immigrazione non sia un fatto solo mediatico ma anche attuato dalla classe politica. Però, forse pochi lo capiscono, in Italia, allo stato dei fatti, sia da un punto di vista politico, ma sopratutto di corruzione e mala gestione in generale del nostro Paese, l’immigrazione di massa non porta benefici, né agli immigrati né a i cittadini. Chi è stato nei Paesi a più alto tasso d’immigrazione e a bassa disoccupazione lo potrà sicuramente capire.

Per il resto costui che ha scritto questo messaggio è stato semplicemente un povero demente. Come ha detto la signora Angela Bedoni, nell’intervista alla Repubblica, queste scritte non spaventano.

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DOVUTI CHIARIMENTI 

Mi astengo dalla politica, il mio commento ha nulla a che vedere con la situazione politica nel nostro paese. Il razzismo di per sé è totalmente sbagliato, come, allo stesso modo, un’immigrazione non controllata e adatta ad un paese come l’Italia. Cerco di spiegare come gli italiani spesso non distinguono l’integrazione di stranieri nel nostro paese con chi invece fatica a integrarsi e riscontra difficoltà per una situazione già molto precaria nel sistema stato Italiano.

L’Italiano medio ha poca fiducia nel sistema politico e altrettanta nel sistema economico. Questo porta il Paese a vedere poco l’immigrato come una risorsa. Sono fattori collegati, perché molti dei ragazzi africani che vengono in Italia rimangono a vivere in situazioni precarie. Mancano i fondi per aiutarli a crescere dal punto di vista lavorativo. E sopratutto mancano i fondi per spingere la manodopera nel nostro Paese. Italiana o non.

Qua in Svizzera non è un paradiso, ma sicuramente la gestione del sistema sociale è migliore e ti permette di crearti una vita. Anche se tengo a precisare che fa una distinzione tra Paesi UE ed extra UE. In effetti poco corretta su certi punti di vista. Ma chi è extra UE e ha le capacità di lavorare in un determinato settore, viene premiato, riconosciuto. Cosa che da noi non funziona, né per gli Italiani né per altri cittadini. Secondo me, quindi, per far sì che un sistema di immigrazione e accoglienza funzioni, c’è bisogno che un Paese sia anche prospero da un punto di vista economico. È un po’ come invitare degli sconosciuti a casa propria, uno che ha pochi soldi o vive di corruzione, cercherà di sfruttare i suoi ospiti; uno che ha dei buoni risparmi, riuscirà al meglio a organizzare e distribuire i propri beni agli altri.

Leggi e clicca il sondaggio:

Francesco B.
Mercoledì 27 febbraio, ore 12:00

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I lettori scrivono

L’abolizione dell’odio

Andrea. «Il problema è che, di base, dopo internet, i muri ecc., il razzismo attecchisce dove vi è ignoranza e disagio». 

È così. Il razzismo è un comportamento; una malandata istruzione, insufficienti fonti di reddito, un’occupazione saltuaria lo inacerbiscono — e fanno sentire in diritto di odiare — e di menare le mani. 
I genitori di Bakary hanno chiesto: vorremmo che i giornalisti vadano oltre, cercando di capire il malessere che c’è dietro. Eccolo, il malessere. 

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Chiara. «Sono d’accordo con quasi tutto. Nel senso: per poter dire che una città sia razzista, lo dovrebbe essere la maggioranza dei suoi abitanti. E, nella mia piccolissima esperienza, questo lo posso smentire». 
Grazie, Chiara, rincuori, significa che la maggioranza dei melegnanesi leggerà con piacere il nuovo RADAR. : )

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Antonella. «Atti di intolleranza razziale e religiosa è razzismo…». 

Lo diciamo dal 2014 ai melegnanesi, sia ai residenti sia all’estero. Quando capiranno? 

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Francesco. «Non credo che a Melegnano ci sia razzismo. Né più né meno di quello che c’è ovunque.
Il fatto è che è a dei livelli bassi. Queste manifestazioni servono, secondo me, a non farlo crescere. Cosa che, di questi tempi, è un buon successo. E un ottimo segnale…». 

Ottimo segnale da parte della cittadinanza, in gran numero entusiasta. Ottimo segnale da parte del sindaco melegnanese. Ha mantenuto un basso profilo e una bassissima voce, priva di pose da divo in telecamera, ma il merito di avere lanciato il forte appello è, obiettivamente, suo; sabato 23 febbraio ha voluto fare di Melegnano uno dei capoluoghi della Metropoli di Milano. Sindaci così sono urgenti e riconosciamo in Rodolfo Bertoli il merito di impersonare il necessario: auguriamoci un futuro di pubblici rappresentanti così, conservatori o progressisti che vogliano essere. 

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