CULTO DELLE IMMAGINI

Il Mito del Ponte del Diavolo di Lanzo

Il ponte fu costruito nel 1378 da discendenti dei Savoia e costò circa 1400 fiorini. Per ricavare questa somma venne messa una tassa sul vino per 10 anni.
Ebbene, narra la leggenda che gli abitanti dell’epoca provarono a costruire il ponte per due volte, e che quest’ultimo crollò miseramente in breve tempo dopo entrambi i tentativi.
Il Diavolo, vedendo quanto accaduto, pensò di poter approfittare della situazione e, forte della disperazione della popolazione vessata dalle tasse che continuavano a pagare per finanziare il collegamento, propose di far erigere egli stesso un ponte che non sarebbe mai crollato, ovviamente ad un prezzo: avrebbe reclamato per se l’anima di chi per primo vi fosse passato.
Quando il punte fu ultimato, i lanzesi lo fecero attraversare da un cane, aggirando così l’accordo col Maligno che, furioso per essere stato beffato, batté con violenza le zampe sulla roccia; quest’attacco d’ira incontrollato causò la formazione delle cosiddette marmitte dei giganti, cavità di varie dimensioni scavate nella pietra. Un altro mito popolare vuole invece che le suddette fossero invece le pentole in cui il Diavolo cucinava la minestra per i suoi manovali durante la realizzazione del ponte.
Michelina Salandra
30 aprile, ore 6:00
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CRITICA MUSICALE, CULTO DEL SUONO

Eyeliner, in Casa è entrato il Diavolo

CI AVEVA AVVERTITI: le sue eroine escono dalla stanza all’alba, in punta di piedi o in un telo nero. E adesso che Eyeliner — la sua nuova canzone completa di video, regia di Crowe e produzione SUB711 — si fa strada nell’orecchio, Greco chiarisce il punto «aprire la porta al male».

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«Si riveste, l’alba scompare». Primo comandamento: terrai a mente il numero 2Eyeliner è una canzone che accade su una linea: di qua c’è luce, di là buio; qui una bocca, là una preda; qui lei, lì un’altra; qui una barba, là un rasoio. È la creazione di Greco e del suo Doppio: è prodotto del rapper e del producer, del musicista e del songwriter; dell’artista in foto — l’immortale — e dell’uomo davanti all’obiettivo — colui che vive, invecchia, perde l’anima. 

Il video di Eyeliner. Guarda e leggi. 

Cos’è successo? C’era Apatica, c’era 33 giri, c’era una direzione. Ma una creatura, con sembianze femminili, è entrata in Casa. Vale a dire nella musica — già dimora di una musa — e la sconvolge. Entra nella musica presente, quella che senti; nella musica latente, quella sotto la linea vocale, sotto i bassi perfetti. Nella musica di Greco la donna può entrare e mandare in pezzi; così la lingua d’arte può frammentarsi, diventare dialetto, balbetta, sussurra, si blocca; e cosa succede in quel refrain? cosa succede al beat? raddoppia, impazzisce? quell’organo sotto cos’è?
E tu che ascolti, che credevi? di avere sentito tutto, di non doverti aspettare nulla di nuovo? Nel rap si vive — e si muore — di una war, fatta di io–tu, di speaker vs listener, di uno contro uno e dell’uno contro l’altro. Ma, occhio, Greco si è fatto carico della sindrome di Dorian Gray, sindrome dell’artista Uno & Trino e, in Eyeliner, mentre voi due vi ammazzate, è la donna-musica ad assumere terza persona, «entrando nella stanza in un telo nero», vincendo il gioco, prendendo tutto. Per un risultato prezioso: creare. Esplodere in direzioni inaspettate. Il prezzo è l’anima; gioco mortale, ma gioco annunciato, che il musicista doveva mettere in conto; gioco che non è più il game del rap. È la scommessa della produzione di un suono nuovo. Nel gioco di quel pensiero che, da tempo, fa della donna il «diavolo». Grave delitto — o «morbo terribile», per dirla alla Greco — quello di essere intelligente nel gestire la carne, la materia. Il suono. Il «male».

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«Sadica dea. L’inferno è lei»? Di certo all’inferno c’è buona musica — l’Inferno è la Musica — e la collaborazione di Silvia Aller rende visibile il gioco di un artista, Greco, pronto a innovare il gusto e l’immagine della musica presente.

Lunedì 8 aprile
Ore 14:00
mamacra@gmail.com

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L'intervista

Greco, il rap è pronto per il lato oscuro

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2019. Ecco che Greco, rapper, songwriter, compositore, illustratore, ha pubblicato canzoni nuove: Apatica e 33. Suonano come brani trafitti, ibridati da ispirazioni grunge, gotiche, dark, trip, minimal. In video porti un look che ricorda le ceneri del romanticismo, i surrealisti, il punk primordiale, i Misfits. Ti sei messo in laboratorio, a sperimentare su creature mai viste?

Per quanto dovrei rispondere alla domanda “ti sei messo in laboratorio?” mi piacciono così tanto le parole grunge, gotico, trip, minimal e poi “romanticismo, surrealismo e punk primordiale” che mi tengo il complimento e passo alla prossima domanda.

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Ogni romanzo gotico ha la sua eroina infetta. «Apatica, balli sudata, truccata da tigre graffiata, ferita nell’ego se non è adorata… il mio odio sei tu» canti in Apatica. «Con il ferro alla tempia tu fingi di essere ciò che non sei» (33).
Che cosa infesta le tue eroine, Greco?

Le mie eroine escono dalla stanza all’alba, o in un telo nero, o in punta di piedi, o dopo essersi rifatte il trucco taccheggiando lungo il corridoio.
Un morbo terribile, manifestarsi col buio e sparire all’alba.
Credo un’odio per il sole, o un’amore sfrenato per la notte.

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C’era una volta Cartavetrata. Lengua a ddoie punt’, primo pezzo in lista, potente, multilingue, velenifero. Oggi, l’impressione è un alleggerimento di suono e scrittura.

È un disco avvelenato, decisamente.
Ero avvelenato anche io.
È stato necessario tempo affinché quel veleno uscisse dalla circolazione.
Oggi racconto di quei ricordi, che per quanto vividi, risultano più leggeri, a quanto pare.

Versione 3

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Viaggi tra due dimensioni, quella milanese, quella salernitana. C’è da chiederti le cause di questa bi-dimensione. Se è una liberazione, se è un trucco da demone.
E cosa destini della tua creatività all’una, cosa all’altra.

Quando scrivo sono in una stanza, e nella mia stanza può esserci tutto, il mare di Salerno, la metro gialla di Milano.
È tutto parte di me, e ogni volta che torno a Salerno mi porto dietro Milano, e il contrario.
Non credo nei luoghi, credo negli avvenimenti.
Nelle canzoni scrivo quelli, e che sia il mare o le pareti di un Night club, sono solo dei luoghi letterari.

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«Non cercare la luce fuori». «Non scherzare con il buio altrui se non hai la notte dentro». Esistono frammenti luminosi — il lato positivo degli psicologi — secondo Greco?

Ciò che è luce è il già noto, il già esplorato.
Ogni domanda, il desiderio di sapere, di conoscere, ci spinge verso il buio, l’ignoto.
Ne faccio una questione di orizzonti, di sapere.
Il lato positivo degli psicologi, in merito alla “luce”, credo sia solo uno spiacevole equivoco e una errata analogia con bene e male.

È online il nuovo EP di Greco. Ascolta.

Domande Marco Maccari
Risposte Greco
Lunedì 11 marzo ore 8:00

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Conversazioni con i cittadini, Sondaggio

Immigrazione? Ben funzionante, ben gestita, porta solo migliore qualità della vita

Concordo con molte delle cose dette in questi giorni, tra cui il fatto che l’immigrazione porta ricchezza; e che è totalmente sbagliato, e grave, che ci siano ancora persone razziste nel nostro Paese e in particolare come nel caso grave delle scritte di Melegnano rivolte al povero ragazzo Bakary.

I BENEFICI 

Riferendomi però al discorso dei benefici che si hanno nell’avere un consistente flusso migratorio, bisogna soffermarsi sul fatto che l’immigrazione nei Paesi più multiculturali al mondo, tra cui Canada, Australia, Norvegia e Svizzera (dove in questo momento mi trovo e dove ben il 25% della popolazione è straniera senza passaporto svizzero) avviene in modo controllato e a favore dell’immigrazione stessa. L’immigrazione, dove è ben regolata, porta benifici a tutti.
In Svizzera uno straniero che è disoccupato dopo aver lavorato almeno per due anni e si trova in cassa integrazione riceve, oltre a un sussidio che gli permette di arrivare a fine mese, nella maggior parte dei casi, anche un corso di lingua nelle scuole ufficiali di lingua per imparare la lingua del posto e a titolo gratuito.
E da noi in Italia? In un paese dove una corruzione molto alta dilaga in molti settori, è difficile poter vedere uno straniero (sia di origine asiatica o africana o qualunque sia) che abbia una carriera come professore o semplicemente anche come capotreno. E allora è su questo che forse dovremmo soffermarci: perché se purtroppo appena oltrepassato il confine nazionale ci accorgiamo che le cose funzionano meglio, allora forse bisogna pensare che un’immigrazione ben funzionante e ben gestita, porta solo benefici e migliore qualità della vita.
E dove vediamo dei ragazzi di origine africana bivaccare davanti alla Stazione Centrale di Milano senza far niente, là allora dobbiamo agire per fermare questo fenomeno. Perché, se è vero che nessuno è straniero nel nostro Paese, è anche vero che si può essere fieri nell’essere stranieri in un Paese che ti permette di avere una vita e un lavoro, dove l’immigrazione non sia un fatto solo mediatico ma anche attuato dalla classe politica. Però, forse pochi lo capiscono, in Italia, allo stato dei fatti, sia da un punto di vista politico, ma sopratutto di corruzione e mala gestione in generale del nostro Paese, l’immigrazione di massa non porta benefici, né agli immigrati né a i cittadini. Chi è stato nei Paesi a più alto tasso d’immigrazione e a bassa disoccupazione lo potrà sicuramente capire.

Per il resto costui che ha scritto questo messaggio è stato semplicemente un povero demente. Come ha detto la signora Angela Bedoni, nell’intervista alla Repubblica, queste scritte non spaventano.

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DOVUTI CHIARIMENTI 

Mi astengo dalla politica, il mio commento ha nulla a che vedere con la situazione politica nel nostro paese. Il razzismo di per sé è totalmente sbagliato, come, allo stesso modo, un’immigrazione non controllata e adatta ad un paese come l’Italia. Cerco di spiegare come gli italiani spesso non distinguono l’integrazione di stranieri nel nostro paese con chi invece fatica a integrarsi e riscontra difficoltà per una situazione già molto precaria nel sistema stato Italiano.

L’Italiano medio ha poca fiducia nel sistema politico e altrettanta nel sistema economico. Questo porta il Paese a vedere poco l’immigrato come una risorsa. Sono fattori collegati, perché molti dei ragazzi africani che vengono in Italia rimangono a vivere in situazioni precarie. Mancano i fondi per aiutarli a crescere dal punto di vista lavorativo. E sopratutto mancano i fondi per spingere la manodopera nel nostro Paese. Italiana o non.

Qua in Svizzera non è un paradiso, ma sicuramente la gestione del sistema sociale è migliore e ti permette di crearti una vita. Anche se tengo a precisare che fa una distinzione tra Paesi UE ed extra UE. In effetti poco corretta su certi punti di vista. Ma chi è extra UE e ha le capacità di lavorare in un determinato settore, viene premiato, riconosciuto. Cosa che da noi non funziona, né per gli Italiani né per altri cittadini. Secondo me, quindi, per far sì che un sistema di immigrazione e accoglienza funzioni, c’è bisogno che un Paese sia anche prospero da un punto di vista economico. È un po’ come invitare degli sconosciuti a casa propria, uno che ha pochi soldi o vive di corruzione, cercherà di sfruttare i suoi ospiti; uno che ha dei buoni risparmi, riuscirà al meglio a organizzare e distribuire i propri beni agli altri.

Leggi e clicca il sondaggio:

Francesco B.
Mercoledì 27 febbraio, ore 12:00

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Satira

Parco Ariano Sud Milano

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Melegnano 2021.

Il figlio di Dimino sarà il politologo di riferimento.

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LaBoca-Metropolis-Movie-Poster-Silver-2017

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Sabato. Overdose di manifestanti frastorna la trance di razzisti perbene.

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2019. Razzismo = sbagliato, qui non c’è più religione.

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MIL-LEC-CIQ-QUE-CET-TO. Spero abbiate una buona spiegazione.

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Grossa marcia antirazzista, partiti xenofobi si dissociano così mi rimetto a mio agio.

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Minacce a famiglia che «li prende a casa loro»; io non sono antirazzista, ma.

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‘St’istruzione obbligatoria la dobbiamo rivedere.

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E sindaci piddini celebrati sui tg.

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«Ve l’avevamo detto» spiffera il primo qualunquista che passa.

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(Tanto non avete nessuno da votare).

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Lo Staff

Mercoledì 27 febbraio, ore 6:45

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I lettori scrivono

L’abolizione dell’odio

Andrea. «Il problema è che, di base, dopo internet, i muri ecc., il razzismo attecchisce dove vi è ignoranza e disagio». 

È così. Il razzismo è un comportamento; una malandata istruzione, insufficienti fonti di reddito, un’occupazione saltuaria lo inacerbiscono — e fanno sentire in diritto di odiare — e di menare le mani. 
I genitori di Bakary hanno chiesto: vorremmo che i giornalisti vadano oltre, cercando di capire il malessere che c’è dietro. Eccolo, il malessere. 

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Chiara. «Sono d’accordo con quasi tutto. Nel senso: per poter dire che una città sia razzista, lo dovrebbe essere la maggioranza dei suoi abitanti. E, nella mia piccolissima esperienza, questo lo posso smentire». 
Grazie, Chiara, rincuori, significa che la maggioranza dei melegnanesi leggerà con piacere il nuovo RADAR. : )

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Antonella. «Atti di intolleranza razziale e religiosa è razzismo…». 

Lo diciamo dal 2014 ai melegnanesi, sia ai residenti sia all’estero. Quando capiranno? 

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Francesco. «Non credo che a Melegnano ci sia razzismo. Né più né meno di quello che c’è ovunque.
Il fatto è che è a dei livelli bassi. Queste manifestazioni servono, secondo me, a non farlo crescere. Cosa che, di questi tempi, è un buon successo. E un ottimo segnale…». 

Ottimo segnale da parte della cittadinanza, in gran numero entusiasta. Ottimo segnale da parte del sindaco melegnanese. Ha mantenuto un basso profilo e una bassissima voce, priva di pose da divo in telecamera, ma il merito di avere lanciato il forte appello è, obiettivamente, suo; sabato 23 febbraio ha voluto fare di Melegnano uno dei capoluoghi della Metropoli di Milano. Sindaci così sono urgenti e riconosciamo in Rodolfo Bertoli il merito di impersonare il necessario: auguriamoci un futuro di pubblici rappresentanti così, conservatori o progressisti che vogliano essere. 

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Il caso

«Ammazza al negar», «Spara al ministro»: no, non è la stessa cosa

DICEVAMO. Qual è il problema di una minaccia razzista sul muro?

  1. È l’anticamera di un reato.
  2. Appartiene a nessun tipo di pensiero, semmai a un blackout mentale. 

1. ANTICAMERA DI REATO 

Minaccia scritta sul portone = linguaggio d’odio.
Il linguaggio d’odio è il primo passo verso un crimine di odio, cioè una violenza alla persona o alla proprietà personale. 
Violenza alla persona = reato. Ecco dimostrato. 

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La commissione parlamentare italiana Jo Cox ha elaborato questo grafico semplice e intuitivo.

Che cos’è Ammazza al negar?
Leggiamo il grafico: «minaccia o incitamento alla violenza contro una persona identificata in base al colore della pelle».
È linguaggio d’odio. 

Manifestare in 1500 persone è il minimo necessario a prevenire il passo successivo alle minacce, cioè un «atto di violenza fisica»; un «crimine». 

2. BLACKOUT MENTALE  

1500 manifestanti bastano per evitare di «normalizzare» — cioè di rendere normale, regolare, tollerabile; sempre il grafico sopra, punto 4 — la minaccia Ammazza al negar.

Non è lo stesso di «Spara a Salvini» (a Parma) — l’immagine in alto.

Non è la stessa cosa. Lo ha fatto capire una signora, con un commento semplice e chiaro su internet: 

«Le scritte contro il potente di turno ci sono sempre state. Invece il ragazzo di Melegnano, adottato, socialmente inserito, educato, non aveva nessuna “colpa” se non quella di avere la pelle scura» (24 febbraio 2019 ore 9:00).

Non è la stessa cosa. 

IN TRE PUNTI

Primo, il razzista non ammette che si vergogna di essere razzista: «Io non sono razzista, ma». Secondo, il razzista non ha nessun aiuto: scienza, istruzione, morale, opinione pubblica, storia: tutte lo smentiscono; vive in un completo blackout del pensiero, come un appartamento che all’improvviso non ha più elettricità e lo lascia solo; ed ecco che il razzista è costretto a ricorrere ad argomenti marginali, come: «l’immigrato costa troppo», «alimenta il crimine», «blocca la viabilità». Terzo, il razzista non ammette che ha paura (xeno-fobia)

Lo Staff 
Domenica 24 febbraio, ore 20:12 

 

 

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