Domenica 7 settembre 2014, L'inchiesta satirica

Sandokan! Sandokan!

Il Ku Kuz Kaz vi ha fatto impazzire. «Ahahahahah! Ma come vi è venuto?» fa un lettore davanti a una birra. Impazziti i razzistoidi del Sud Milano: «Ma sparati, co***one!» ha sottolineato per tutti un commentatore. Sorpresa: un uomo di destra duro e puro ci ha rilasciato un’intervista sul razzismo. Domani o dopo pubblichiamo, ma anticipiamo questo: «Sono comportamenti da idioti – dichiara. – Io li condanno». Giulio, esperto di comunicazione (mai stato un buonista di sinistra), dice: «Tutto vero. Noi cittadini siamo razzistoidi al posto dei politici che eleggiamo. Ma aggiungo: è molto più comodo ripetere le parole altrui, invece che farsi un pensiero proprio».

Chi ci ha insegnato a fare i moralisti? La sinistra? I finti buonisti? No. Sandokan. L’eroe dalla pelle scura. Il principe in fuga. L’avversario dell’impero, il libertario che suona lentamente nella tempesta. Il sangue ci bolle per lui. Sandokan ha offerto a generazioni di giovani la sua bandiera, che batte per la libertà di tutte le razze e le religioni del mondo. Salgari ha trasmesso ai giovani con romanzi semplici e potenti la regola del bello scrivere e del bel morire, spezzando la penna di chi lo sfruttava.

Bentornati a Melegnano, frazione di Mompracem. Per questi articoli di denuncia RADAR è stato bannato da un gruppo social cittadino, ma i messaggi razzistoidi non si sono fermati: si avvera la profezia di G., nostra lettrice. Eccola: «Daranno la colpa ai migranti anche quando piove». Non ci credete?

In treno: «“Perché a me la multa e gli extracomunitari che sono seduti davanti a me non li controlla?” Risposta, non sono affari tuoi sei una razzista» (2 settembre).
Li difendi? Torna a sedere: «Visto che difendi ‘sti cazzo di extracomunitari perché non li prendi tutti a casa tua?» (2 settembre).
Carico a coppe: «Ovviamente sopra era pieno di extracomunitari e zingari…» (2 settembre).
Carico a bastoni: «Loro non pagano nulla xché il nostro sistema politico glielo permette è uno schifo!!!!!» (2 settembre).
La benedizione: «Ovvio, è sempre così» (2 settembre) e in due giorni è questione nazionale: «Io voglio pagare ma che lo facciano tutti. Italiani o non italiani!» (4 settembre).
Il giorno dopo succede una rapina? «Italiani o i soliti extra?» (5 settembre).
Marco Rondini spara la nuova cannonata? «Siamo mica in Eurabia….» (4 settembre).

2500 melegnanesi iscritti ai social devono bersi, ogni settimana, un bicchierino di razzismo. La politica non interviene perché a Melegnano la politica la fanno al bar e al bagno, il massimo che può fare è parlare di mafia: domani hanno una conferenza dei Capigruppo in Comune per gli spari nella notte, conferenza ovviamente chiusa, nella quale Pietro Mezzi, l’ex sindaco, quello che la mafia è a Melegnano, entrerà a farsi una doccia di consensi.

Mezzi è il politico che ha più seguito e copiato RADAR, rubando tutto ciò che poteva rubarci: informazioni, immagini, senza mai citare la fonte. Leggete i suoi post del 3 e 4 settembre. Sono pubblici. Foto e info copiate da qui.

Per fortuna la sua punizione è stata biblica. Il 3 settembre ha subìto due commenti di Gregory Nicotera.

Sull’altro post (4 settembre) castigo supremo: commentatori a cui va in tilt la grammatica. «Inutile indagare svincolando» lo incoraggia a modo suo una commentatrice, alle 10:26. Forse era indugiare svicolando, cara? Continua: «Altrimenti saremo sempre nelle loro mani e le cose leviteranno…..tutti uniti e collaborare, cittadini compresi no èèèè……..». Risponde Mezzi: «Credo che tu non stia sbagliando affatto», eh no, figlio, qualche errorino le è scappato; altro commento (di un indemoniato): «Affinche abbiamo un rincoglionito come sindaco» (ore 21:55). Eeeeeh? Insulto gratuito a una carica dello Stato, ma l’ex sindaco non ci pensa a moderarlo. Il diario Facebook di Mezzi è un palazzo di viale Lombardia alle due di notte: 37 likers, 13 condivisori e nessuno chiama le forze dell’ordine. E grazie, dormono. Il diario di Mezzi è come Melegnano Notizie, battezzato da una nostra lettrice Melegnano Discrimina perché non modera mai i commenti politicizzati a sfondo razzistoide.

Non è colpa di Melegnano Notizie. Questa è la politica. Che a Melegnano droga l’informazione a danno dei lettori e dei giornalisti. Politica da bar, sempre fatta al bagno. Fin dall’inizio. Ricordate il 17 maggio 2012? Faccia a faccia Bellomo-Mezzi, prima del ballottaggio? Sul palco erano fermi, pacati, ma in bagno succedeva la verità. E solo la satira ve la può raccontare.

Siamo alla toilette. Gli sfidanti strafottenti, indaffarati alle latrine confrontano le loro dimensioni. Io più largo e cicciottello, dice uno. No, io più lungo e slanciato. Sì, fa notare l’uno: ma il mio è coi baffi. L’altro: sì, ma il mio è lampadato. Davanti a quest’assoluta novità giovanile, l’uno ci è rimasto secco. Ha esitato: e l’altro, con un sorrisetto, tira su la zip e lo pianta, solo e triste, con il consensus tutto in mano, nell’eco dello sciacquone che ribolle scendendo tra i dannati.

Sul palco, botte da orbi: «Il più grande cementificatore della storia di Melegnano sei tu, Pietro Mezzi!» grida Bellomo. «Figlio di Michele!», gli dice il «cementificatore». I cattolici melegnanesi, famoso ago della bilancia, li guardavano al bagno e hanno risolto: «il figlio di Michele» aveva quel qualcosa. Ma non era tolleranza, non era solidarietà. Che cosa cercavano loro?

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