Cronaca

Ex mattatoio Cerca-Binasca. Dal cantiere emerge di tutto

VIA CERCA, COLTURANO – 30 giorni per la rimozione dei nuovi quattro fusti metallici. L’area accanto al cantiere TEEM (nella quale i fusti sono stati rinvenuti) è privata e la proprietà si occuperà di asportarli. Spetta invece al Parco Agricolo Sud Milano la bonifica del materiale inquinante ancora abbandonato a terra. Giovedì 9 aprile l’ufficio tecnico dell’unione di Comuni di Vizzolo Predabissi e Colturano ha svolto un nuovo sopralluogo: «È stata fatta richiesta di mettere in sicurezza una porzione del terreno» informa oggi la Polizia vizzolese. L’area sulla quale insiste il cantiere assume i contorni di un ex «mattatoio di carichi industriali», sfruttato nei decenni scorsi per depositare scarti ingombranti di origine edile e metalmeccanica, per eliminarli in una fossa e per finirli bruciandoli. Scavando, il cantiere ha estratto una quantità rilevante di rifiuti, «al 99% inerti» è la dichiarazione. «Durante i lavori di TEEM sono stati trovati diversi materiali lungo il percorso» aggiunge la Polizia. Prima di asportare i materiali i responsabili avrebbero fatto segnalazione al Comune e alla proprietà, ma alle forze dell’ordine non risultano comunicazioni. «I Vigili del Fuoco hanno dato indicazioni ai Sindaci di Vizzolo e di Colturano sulle modalità di smaltimento dei nuovi fusti – precisa l’ufficio stampa ARPA – che, comunque, sembrerebbero vuoti o non contenenti materia tossica». E i dieci fusti dissepolti da TEEM? Incaricata dei lavori è Lambro Scarl, ditta con sede a Vizzolo Predabissi. Subappaltatrice è la Elios Srl, società piacentina operativa in Expo nota per essere uscita e rientrata in scena a causa di indagini nel novarese, poi cadute. Nel 2012 infatti un’informativa della Prefettura di Milano produsse l’allontanamento temporaneo di Elios da Expo, a causa di «elementi suscettibili sotto il profilo dei requisiti», privi del carattere di infiltrazione mafiosa ma «tali da pregiudicare il rapporto fiduciario tra Expo e l’impresa stessa». Un ricorso al Tribunale Amministrativo riportò tempestivamente Elios al lavoro. Oggi Elios è nella lista bianca piacentina. «I fusti nel cantiere TEEM erano dieci – conferma la ditta. – Li abbiamo smaltiti come rifiuti pericolosi, erano contaminati dalla presenza di qualcosa all’interno. Contenevano materiale secco. Li abbiamo fatti campionare da un impianto che li ha portati via». Silenzio sul nome dell’impianto: «Non sta a noi dirlo. Nei dieci fusti c’era dentro una pasta, odore di resina».

Marco Maccari, martedì 14 aprile 2015 ore 12:00
mamacra@gmail.com
@mamacra

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