L'inchiesta satirica

La ’ndrangta di Melegnano

CON L’INCHIESTA satirica online il blog RADAR «dà diritto di parola a legioni di imbecilli» (Umberto Eco, 10 giugno). Questa settimana diamo retta a William Shakespeare: «Signori, il tempo della vita è breve. Se vogliamo vivere, viviamo marciando sulle teste dei re».

MORTE DAL FUOCO
Chi ha visto le immagini dell’incendio di Riozzo pensa di avere visto l’ultima manovra di una guerra incendiaria «mai avvenuta prima in città». Questa guerra ha strateghi occulti. L’informazione però ha sempre fatto il suo dovere: il 5 settembre 2014, all’indomani degli spari contro una vetrina, il quotidiano Il Giorno ammoniva: «Fornitori non pagati, clienti insoddisfatti o competitori infastiditi dalla concorrenza: le modalità richiamano da vicino lo stile mafioso» (A. Zanardi, L’ombra del racket tra S. Giuliano e Buccinasco). Il 10 giugno 2015 Il Cittadino ha ricordato: «Scartiamo l’autocombustione (l’incendio di Riozzo è scoppiato alle due di notte). O nel Sud Milano si aggira un piromane, oppure siamo di fronte al racket e alle sue tipiche vendette» (È un piromane o è il racket?, articolo non firmato a pagina 17).

MORTE DALL’ACQUA
Chi ha visto le buche di nuovo formato aperte per strada sa che a Melegnano c’è una guerra per il controllo del territorio: è una guerra di natura idrogeologica, le risultanze sono buche irregolari che sprofondano nel suolo con un diametro variabile dai 5 agli 85 centimetri. Il nuovo formato di buca può contenere un dito, un piede, una gamba; alcuni esemplari sono pronti a inumare un uomo.

C’È UNA STRATEGIA DI CONTRASTO PUBBLICO?
Strano, ma c’è. La prima è la TASI. Serve a rifare gli asfalti. La sigla TASI si spiega in due modi: sintetico il primo, analitico il secondo. Sintetico: Tassa sui Servizi Indivisibili. Analitico: A/1 A/8 A/9 C/2 C/6 C/7 2.5 per mille escluse A/1 A/8 A/9 pertinenza C/2-C/6-C/7, 2 per mille A/1 A/8 A/9 pertinenza C/2 C/6 C/7, F24, F/100, codice catastale scrivere 3958 TASI su abitazione principale e relative pertinenze, ma se l’importo è meno di 10 euro non paghi.
Seconda strategia è il consiglio comunale. La riunione di domani sera, 17 giugno, serve ad analizzare gli attacchi incendiari di Melegnano in relazione alla fenomenologia mafiosa. Potrà intervenire chiunque, gli ospiti sono competenti: David Gentili della Commissione antimafia del comune di Milano, Gian Antonio Girelli della Commissione antimafia della regione Lombardia, Riccardo De Corato consigliere regionale, Fabio Altitonante consigliere regionale.

È UNA STRATEGIA VINCENTE?
No. La TASI del 2014 prevedeva di mettere da parte i soldi riscossi in sei capitoli di spesa. Primo accantonamento in ordine di grandezza erano 773mila euro previsti per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza. Circa la metà per l’Illuminazione, seconda priorità con 341mila euro. Terza priorità il Verde Pubblico: 286mila. La Manutenzione Stradale era individuata come penultima priorità. 91mila euro. Poco più dell’attenzione dedicata al servizio di Anagrafe (88mila euro).
Il consiglio comunale sulla mafia di domani sera ha ospiti curiosi. La presenza di Fabio Altitonante, 41 anni, Forza Italia, farebbe ridere il giornalista Gianni Barbacetto, querelato da Altitonante perché ha fatto il suo nome nel libro Le mani sulla città. Altitonante è descritto da Barbacetto come un interlocutore dell’immobiliarista e vicepresidente d’agenzia Andrea Madaffari. Madaffari è stato condannato a 6 anni di carcere nell’operazione antimafia Parco Sud, già condannato a 3 anni e 4 mesi nel 2010 per avere corrotto Tiziano Butturini ex sindaco di Trezzano sul Naviglio. Madaffari ha avuto contatti telefonici con Altitonante per una cena con Silvio Berlusconi e una con il forzista Stefano Maullu (cene che, definì la Direzione Investigativa di Milano, «spesso sono uno strumento di pressione»). La loro cena Madaffari, Maullu e Altitonante l’hanno fatta tutti e tre, 20 novembre 2008, alla Contea di Rozzano: Altitonante – allora consigliere comunale a Milano – non era indagato, non era ricercato, i processi lo hanno lasciato in pace ma lui a Barbacetto l’ha denunciato uguale [clic per leggere la smentita di Altitonante, arrivata alle 18:48 di venerdì 19 giugno 2015: Altitonante a RADAR, «Non ho mai partecipato a quella cena»].
Niente di simile per Riccardo De Corato, Fratelli d’Italia, classe ’51. Storicamente fu uno dei più votati nel PDL (secondo al solo Berlusconi), ma «mafioso» gliel’ha detto soltanto un milanese esaurito, incrociandolo al bar e lanciandogli una multa in faccia (insieme a quattro schiaffi). De Corato infatti era vicesindaco di Milano, uno col pugno duro in tema di vigilanza e di sanzioni.

UN VIAGGIO NEL TEMPO
Se torniamo al 2013 qualcosa si fa chiaro. Caduto il consiglio regionale della Lombardia, indette nuove elezioni, a febbraio un giornale locale individua e intervista una quindicina di candidati per la carica di consigliere regionale. Tutti provenienti o attivi nel Sud Milano. Le interviste vengono svolte: le domande sono tutte critiche e contropelo. I candidati stanno alle regole, rispondono a tono. Ma il loro metodo non funzionerà. Non saranno eletti.
Sono due gli intervistati che respingono le domande. Uno le trova «non pertinenti alle elezioni» e chiede di cambiarle. L’altro, palesemente seccato, va oltre. Fa pervenire da parte del suo ufficio stampa le domande e le risposte da pubblicare.
A fine campagna, appunto, nessuno degli altri è eletto.
De Corato e Altitonante invece, rispettivamente, sì.

ALTRO VIAGGIO NEL TEMPO
L’amministrazione Bellomo non commenta le buche né crede alla ’ndrangta. Il 19 luglio 2012 il sindaco disse: «Mafia, per il momento, a Melegnano non ce n’è, segnali non ce ne sono, ma è giusto tenere alta la tensione». Quel giorno inaugurava la targa del Parco Paolo Borsellino, a vent’anni dalla morte del giudice.
Targa che poi fu rubata.
Parco che è caduto nel degrado.
Fino al 2014 Melegnano sembrava un buco bianco nelle mappe. Dall’incendio della tabaccheria in avanti è stata pura escalation. Nella quiete di tre anni fa, in tempi insospettabili, commentava una giornalista del territorio: «Ci sono momenti in cui la criminalità organizzata si ferma. Si mette da parte un attimo se sa che ha gli occhi puntati addosso, non si manifesta nelle forme che conosciamo. Essa stessa è stata sottoposta a evoluzione e oggi non per forza ti rendi conto della sua presenza: ha cambiato i suoi volti, ha assoldato nuove persone, molto spesso sono imprenditori, in alcuni casi politici ai quali ha dato fiducia. È a questi aspetti che si possono ricondurre i buchi bianchi che si sono verificati a Melegnano. Oggi come oggi le intimidazioni non sempre sono necessarie. In un’operazione che ho osservato, agli esponenti del crimine organizzato bastava presentarsi dicendo: “Appartengo a questa famiglia”, per ottenere quello che volevano. Nel momento in cui non l’ottenevano si passava alla violenza. Però era una conseguenza estrema, cui si ricorre sempre meno. Per le amministrazioni locali, soprattutto per le forze che sono al governo, è sempre difficile ammettere la presenza della criminalità organizzata» (F. S., Radio Italia Network, 4 ottobre 2012).

Lo Staff, martedì 15 giugno 2015 ore 9:43

radarmelegnano@gmail.com

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Una risposta a "La ’ndrangta di Melegnano"

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