Cronaca

Nascite, matrimoni, funerali, pesca, semina e raccolto

Nei primi giorni di Giugno in piazza della Vittoria si è tenuto il saggio di Virtus et Labor. Uno dei corsi dell’associazione viene definito dall’insegnante Giulia «Danza di espressione africana». Le danzatrici vengono accompagnate musicalmente dalle percussioni. Questi strumenti lavorano insieme creando una poliritmia, cioè l’intreccio perfetto di diversi ritmi che mantengono una base costante. I principali sono i tamburi bassi che vengono percossi con un bastone e accompagnati dal suono della campana, e i Djembè che sono suonati con le mani fungendo anche da voce solista. La musica tradizionale africana non si scrive, per questo gioca un ruolo fondamentale l’improvvisazione. La danza ha origini nell’Africa Sub-Sahariana e si caratterizza per un insieme di movimenti e gestualità che vivono in connessione profonda con la musica; il tutto rappresenta un linguaggio vivo, creativo e ricco di fascino. In quelle zone dell’Africa la musica e la danza hanno una valenza sociale e religiosa. Il repertorio ritmico e melodico e i canti accompagnano celebrazioni come la nascita, il matrimonio, i riti funebri; oppure attività quotidiane come la pesca, la semina e il raccolto. Attraverso la musica e la danza i popoli africani esprimono gioia di vivere, felicità, fierezza comunicando le loro emozioni.
Come è nata questa tua passione, come l’hai scoperta? Racconta Giulia: «Più di 10 anni fa ho iniziato ad appassionarmi alla musica africana frequentando corsi di percussioni, poi nel 2002, durante un viaggio-studio a Bobo Djoulasso in Burkina Faso, ho incontrato per la prima volta la danza e me ne sono innamorata». E continua: «Ho iniziato a studiare questa disciplina con insegnanti italiani e africani e da allora non ho mai smesso di danzare».
È un hobby o un lavoro? «Si tratta più di un hobby, il mio lavoro è un altro. L’insegnamento è un’attività che svolgo da diversi anni una sera a settimana, ma continuo comunque a frequentare corsi per proseguire con la mia formazione; ci tengo a precisare che il mio approccio didattico è contaminato, sono consapevole che la danza africana è appannaggio di chi nasce africano. Per questo preferisco definire i miei corsi “danza di espressione africana” in quanto prendo spunto dai movimenti e dalla gestualità delle danze tradizionali, però le rielaboro per renderle personali e contemporanee. I nostri corsi si inseriscono nelle proposte dell’associazione Virtus et Labor e sono di due livelli, principiante e intermedio/avanzato». La sensazione è che le percussioni e la danza siano un insieme di musica e cultura etnica allo stesso tempo. Michelina Salandra, mercoledì 17 giugno 2015 ore 9:48 michelinasalandra@libero.it @misal80

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