Cronaca

Melegnano, quella fredda, fredda guerra alla ’ndrangheta

SALA CONSILIARE – Incendio in tabaccheria, proiettili, incendio in un negozio, due roghi di automobili, intimidazioni a un consigliere, due incendi in un’azienda: finalmente la classe dirigente lombarda si riunisce a Melegnano, e dà spettacolo. Spettacolo di se stessa, prima di tutto. «Quella che oggi chiamiamo mafia, 50 anni fa non era mafia» inizia Riccardo De Corato, ex vicesindaco di Milano, oggi consigliere regionale di maggioranza per Fratelli d’Italia; il suo intervento ridimensiona il contrasto alle mafie e punta a singole ordinanze e ad attivare la vigilanza. «Oggi la Lombardia ha il più alto tasso di consumo di droga – continua, – di traffico di esseri umani, nel quale contiamo anche la prostituzione; abbiamo una microcriminalità, che poi diventa macrocriminalità predatoria ed è qui che nascono i primi grandi interessi illeciti: le cimici, i pedinamenti, quella contro la ’ndrangheta e la mafia è, spesso, una perdita di tempo. La prostituzione: ecco una piaga contro la quale occorrono provvedimenti anche drastici da parte dei sindaci».
Il consigliere regionale Fabio Altitonante, Forza Italia, uno che – come lo presenta il forzista melegnanese Pier Antonio Rossetti – «nonostante la giovane età ha già esperienza», si concentra su numeri e dati. «Questa legge (la nuova legge regionale per la prevenzione e il contrasto alla criminalità organizzata e per la cultura della legalità approvata il 16 giugno) è una legge di promozione della legalità e di sostegno finanziario agli enti locali, con 3 milioni di euro – osserva. – La sola Milano possiede il 10% della ricchezza italiana. 70 aziende sono state allontanate e interdette da EXPO, e questo è un segnale forte: è un segnale che dice che la mafia è fuori da EXPO, è fuori da Milano». Questa legge perciò, per Altitonante, «è solo l’inizio di un percorso, nel quale il discorso sulla criminalità va integrato con il discorso sulla sicurezza e sul disagio sociale».
Ettore Fusco, il sindaco di Opera celebre per la sua campagna contro i campi nomadi, suggerisce prudenzialità e attenzione all’abusivismo. «Bisogna pesare gli accadimenti, i segnali. Io dico che quello che è successo a Melegnano è abbastanza normale. Sicuramente non parlare di mafia fa male ma, attenzione: anche parlare di mafia può fare male – ha voluto richiamare. – Quando esplode un bar, poi un altro bar, è sicuramente grave, ma mai gridare alla mafia. L’importante è che il cittadino si senta sicuro. È piuttosto l’abusivismo nei mercati che dovrebbe preoccuparci. Chi ci dice che dietro gli abusivi non ci sia un racket?».
Parla David Gentili, promotore della rete antimafia Avviso Pubblico e presidente della commissione antimafia del comune di Milano: «A Milano la mafia c’è da decine di anni. Oggi ricicla e reinveste denaro nella ristorazione, nel catering, nelle associazioni sportive, nell’azzardo – ha dichiarato. – Le ultime operazioni antimafia hanno arrestato 500 persone, molte di esse erano imprenditori: imprenditori che subivano, che colludevano, che speravano di ottenere qualcosa in cambio dalla relazione con quel personaggio così arrogante, ma così simpatico, che era il mafioso. Che compito ha la politica oggi? Quello di decidere se delegare alla magistratura il contrasto all’attività criminale organizzata, oppure se farsene carico. Le prassi ci sono e possono essere esportate da comune a comune» conclude, riferendosi al protocollo del comune di Merlino in tema di appalti edilizi, alla raccolta di dati utili all’antiriciclaggio reperibili mediante il contrasto all’evasione tributaria e fiscale, al questionario per i dipendenti pubblici in cui denunciare in anonimato le procedure sospette e non trasparenti. «Formare i politici e gli amministratori pubblici» è il suo messaggio finale.
È Ester Castano, giornalista d’inchiesta e blogger per Il Fatto Quotidiano, a costruire un’iniziale ipotesi Melegnano. «Nel momento in cui parte un sospetto, deve sempre partire un’azione – esordisce. – È molto rischioso ritenersi immuni: sarebbe meglio avere un sospetto in più che una valutazione in meno. Io mi auguro davvero che Melegnano sia quest’isola felice che mi descrivono. La ’ndrangheta però non ragiona per limiti territoriali e linguistici. Provate a estendere il questionario ai 300 commercianti di Melegnano, chiedendo se hanno dovuto subire il pizzo, se hanno saputo di azioni illegali ai danni dei negozianti».
L’assemblea si chiude con l’assessore melegnanese Raimondo che offre una panoramica sui dati del servizio di vigilanza; con osservazioni dei consiglieri Luigi Martelli, Dario Ninfo, Alberto Corbellini, Lucia Rossi, Simone Passerini; con l’Osservatorio Mafie Sud Milano, la cui conferma della presenza a Melegnano di un bene confiscato alla criminalità – è situato in via Lodi, numero 39, sequestrato nel 2009 – si unisce a una notizia nuova, mai offerta dall’amministrazione comunale ai giornali: il vecchio proprietario del bene melegnanese era Pasquale Molluso, socio di Gra Immobiliare Srl, sessantenne pluricondannato per furto, traffico, usura, falsificazione di banconote; mai pubblicamente condannato per associazione mafiosa, era possessore di altri nove beni primo dei quali la megavilla di Chiaravalle. Il più vasto, lussuoso immobile confiscato esistente a Milano.

Marco Maccari, giovedì 18 giugno 2015 ore 16:34

mamacra@gmail.com
@mamacra

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