Cronaca

Melegnano e la ‘ndrangheta, Gentili: «Chiediamoci perché Melegnano è così “diversa”»

RADAR-Gentili-2015SALA CONSILIARE – Anche David Gentili, presidente della commissione comunale antimafia di Milano, ha parlato la sera del 17 giugno. «A Milano la mafia è radicata da alcune decine di anni. A Milano la mafia spaccia droga – ha detto, – esercita l’usura e lo sfruttamento della prostituzione, il recupero crediti, le estorsioni. Ricicla e reinveste denaro nella ristorazione, nei catering, nel trasporto terra, nella polizia privata e nelle discoteche, nello sport e nel calcio in particolare. A Milano è riuscita a fare tutto ciò anche perché ha intrecciato relazioni con persone apparentemente lontane del loro mondo, relazioni che garantivano a entrambe reciproche convenienze. Abbiamo visto un magistrato coinvolto nelle attività di ‘ndrangheta, abbiamo visto diversi politici a Milano coinvolti nelle indagini di ‘ndrangheta, abbiamo visto notai, commercialisti avvocati e soprattuto molti imprenditori: persone che subivano, persone che colludevano, persone che speravano magari dal sodalizio con quel personaggio così arrogante ma simpatico, così prepotente ma utile, di riuscire a dare dei vantaggi per se stessi e per la propria attività imprenditoriale, per la propria carriera politica o di professionista».

«Questo è accaduto a Milano. Penso che in Lombardia, nel 2015, in questo momento, dobbiamo capire perché Melegnano è diversa da altri comuni del territorio, perché è diversa da Corsico, da Buccinasco, perché dal punto di vista culturale questa città dovrebbe essere diversa dalle altre città che hanno purtroppo incontrato la presenza importante, aggressiva e violenta delle mafie. Abbiamo avuto dal 2010 fino ai cinque anni successivi 160 arresti nell’operazione Infinito, poi i 500 con diverse operazioni antimafia fino ad altri 150 arresti. Numero impressionante di persone. Ma non spacciatori di droga, o solamente calabresi, campani, siciliani: anche imprenditori lombardi. Dalle indagini si capiva l’interesse a entrare in relazione con un mondo altro».

«La politica si deve interrogare. Qui vicino c’è un comune, Merlino, che ha aderito ad Avviso Pubblico e ha fatto un protocollo di legalità che ha girato tutta Italia e che sottolinea come un’amministrazione comunale possa prevenire presenze e interessi mafiosi negli appalti per l’edilizia. La politica si deve interrogare se delegare alla magistratura e alle forze dell’ordine il contrasto agli interessi mafiosi, oppure se farsene carico. Farsene carico con gli strumenti dell’amministrazione: il controllo, l’indirizzo, gli atti che una giunta può emettere, e che vanno magari anche al di là delle indicazioni di legge. Ad esempio, abbiamo avuto un centro sportivo bruciato probabilmente da uomini dei clan, e abbiamo immaginato un codice etico per le società sportive. Abbiamo immaginato, là dove ci sia un cambio di licenza commerciale frequente nel territorio, là dove ci sono indicatori che possano rappresentare delle piste di riciclaggio, la segnalazione di informazione finanziaria attraverso la Banca d’Italia».

«L’anticorruzione può essere un copia-incolla, o può essere un’anticorruzione che responsabilizza i dipendenti. Il comune di Merlino ha aderito alla rete di Avviso Pubblico, un luogo che coinvolge più di 300 comuni italiani dei quali 55 in Lombardia, regione che ha più soci aderenti. Avviso Pubblico è un luogo in cui le buone prassi si possono esportare e importare. C’è un contagio positivo di idee, una solidarietà trasversale tra amministratori spesso esposti a minacce, intimidazioni, non solo all’esasperazione della crisi».

Marco Maccari, sabato 20 giugno 2015 ore 16:38

mamacra@gmail.com
@mamacra

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