Il caso

Vivenda Carthago

Si parla di mafie e G., 25 anni, assidua frequentatrice di Melegnano, scrive sui social: «Scusate, ma cos’è tutto ‘sto accanimento verso Radar?
Radar ha espresso un giudizio riguardo la “lotta” alla legalità che questa amministrazione sta svolgendo. Non tutti la pensiamo allo stesso modo.. Quindi dipende dai punti di vista, è più importate concentrare la propria attenzione sui venditori ambulanti di carciofi al mercato e sbarazzarsi di loro o capire il perché di tutti questi avvenimenti, che fa ridere sentir dire “non essere legati l’uno all’altro”? La mafia vive di omertà, e se si ridimensiona un fenomeno del genere, allora, da bravi italiani, ancora, non abbiamo capito nulla!».

Cara G., una settimana prima dell’assessore il sindaco ha dichiarato che «non si può dire mafia». L’ha detto a proposito del locale di Melegnano che nel 2009 è stato sequestrato alla criminalità organizzata. È un locale in via Lodi; il numero è il 39.

Per il sindaco in quel caso «tecnicamente non si può dire mafia». L’affermazione è nelle registrazioni del consiglio comunale, 17 giugno.
In città il consenso alla sua affermazione è bassissimo.

A Melegnano c’è una maxi impresa, Vivenda Spa, che dal settembre 2014 gestisce le mense scolastiche pubbliche primarie e dell’infanzia. Un mese fa, il 4 giugno 2015, sono stati arrestati 44 nuovi indiziati dell’inchiesta Mafia Capitale, l’operazione giudiziaria che ha portato alla luce il Mondo di Mezzo – la teoria di Massimo Carminati, ex Banda della Magliana: «Ci sono i vivi sopra e i morti sotto, e noi in mezzo». – Arrestati anche Salvatore Melolascina e Carmelo Parabita, consiglieri della holding La Cascina di Roma, settore ristorazione, e a tutte le aziende della holding compresa Vivenda Spa. La notizia che il prefetto di Roma Franco Gabrielli ha inviato un’interdittiva antimafia a Vivenda «in virtù della gravità dei fatti d’indagine e delle particolari esigenze di tutela della legalità» è stata pubblicata ieri online dal Cittadino. Non ha ancora sconvolto nessuno perché nessuno a Melegnano sa di che cosa si stia parlando; e poi i pasti di Vivenda «so’ pure boni». La reazione più rapida è di questa mattina, 6 luglio, da parte del consigliere comunale Pietro Mezzi. Ha chiesto al consiglio comunale di fare luce sugli atti di interdizione e su tutti i documenti che riguardano l’incarico, invitando il sindaco a dare ampia informativa domani sera in consiglio comunale.

Colpisce, urta l’ipocrisia del Cittadino che pubblica online un titolo sinuoso, fumoso, accomodante: «Mense, la coop sospesa coinvolta in Mafia Capitale». Un titolo chiaro e veritiero sarebbe dovuto essere: «Melegnano, vertice in comune per la coop di Mafia Capitale» Sottotitolo: «Commissariata dal prefetto di Roma, la società Vivenda lunedì al vaglio di palazzo Broletto», con occhiello limpido: INTERDITTIVA ANTIMAFIA.
Vivenda è nata nel Lazio. È posseduta al 70% dalla holding La Cascina – detta coop bianca perché considerata in contiguità con Comunione e Liberazione. – Distribuisce quasi 40 milioni di pasti in Italia. Al 30% è controllata dall’agenzia Invitalia, del Ministero del Tesoro. A L’Aquila, nell’aprile del 2015, è finita assieme alla giunta comunale sotto l’occhio del tribunale della Corte dei Conti per un’ipotesi di danno erariale di mezzo milione di euro nel settore delle mense scolastiche. Sotto accusa la giunta del sindaco aquilano Massimo Cialente, che, «con delibera di Giunta 378 del 28 ottobre 2010, avrebbe permesso a Vivenda di aumentare il prezzo per ogni pasto di 1,12 euro + IVA. L’aumento, applicato su circa 400mila pasti, avrebbe prodotto il danno di 450mila euro» (clic alla notizia).

Sempre a L’Aquila nel maggio 2014 il sito di informazione NewsTown pubblica un’inchiesta. Vivenda Spa avrebbe ricevuto 7,1 milioni di euro in tre anni per la refezione ospedaliera, in trattativa privata e mediante continue proroghe dell’appalto da parte dell’Azienda ospedaliera locale (leggi l’inchiesta giornalistica).

Ma, tecnicamente, «non si può dire» che Melegnano sia attraversata da fenomeni di mafia, da capitali fenomeni di mafia. Ancora meno si può dire «’ndrangheta», «appalti», «violenza», «corruzione».

Lo Staff, lunedì 6 luglio 2015 ore 11:41

radrmelegnano@gmail.com

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