L'inchiesta cinica

Lista Cinica

CON LE INCHIESTE SATIRICHE online il blog RADAR innesca arsenali nucleari. Questa settimana, con la prima inchiesta cinica, i missili sono puntati contro Cuba mediterranea, la Sicilia di chi ha detto al telefono: «Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre». Seguiamo l’ispirazione di un poeta vivente: «In quest’epoca senza leggi la nostra guerra è contro l’impero del brutto» (liberamente ispirato a Tomaso Kemeny).

SICILIA
Rosario Crocetta, governatore della regione Sicilia, aveva un medico personale. Giovedì 2 luglio Lucia Borsellino, primogenita del giudice Paolo, si è dimessa dall’incarico di assessore alla sanità siciliana. Crocetta in persona l’aveva nominata. Si è dimessa perché il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, ex chirurgo plastico, ex primario di Villa Sofia a Palermo, indagato da un anno, è stato arrestato il 29 giugno con accuse di truffa, falso, abuso d’ufficio e peculato. «Prevalenti ragioni di ordine etico e morale, quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mandato» motivano la dimissione di Lucia Borsellino. È stato Tutino a dire, intercettato, a Crocetta: «Lucia Borsellino va fatta fuori, come suo padre».
Crocetta si è autosospeso alle 14 di giovedì.

LOMBARDIA
Melegnano, 3 luglio. Il giorno dopo le dimissioni di Lucia Borsellino tre politici lombardi si riuniscono per dire no alla fusione delle aziende ospedaliere di Melegnano e Lodi. Guida il trio Fabio Altitonante, consigliere regionale 41enne di Forza Italia: «Sbagliato» è il suo commento all’operazione.
Altitonante è membro della commissione regionale sanità, è spesso ospite di strutture sanitarie per dichiarazioni. È in ospedale anche a ottobre 2014: il 27 dichiarava all’ospedale di Cernusco sul Naviglio che «con una strategia precisa riusciremo a ridurre le liste d’attesa, migliorando l’efficienza» (La Gazzetta della Martesana, «Caratterizziamo i presidi», pagina 15, firma di Tomaso Garella). Sosteneva di avere «raccolto la questione sollevata dal capogruppo di Forza Italia, Gianluigi Frigerio, che ringrazio» (righe 21-24).
Gianluigi Frigerio è consigliere comunale di Cernusco. È descritto dai giornali come il parente «prediletto di Gianstefano Frigerio», il Professore, Forzista storico ed ex indagato Mani Pulite, amministratore della Cupola degli Appalti bloccata dall’inchiesta su Expo del 2014; condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere per tangenti.
Altitonante è nelle intercettazioni dell’operazione antimafia Parco Sud che ha fatto arrestare Alfredo Iorio, presidente di Kreiamo Srl e condannato a un anno e mezzo di reclusione per i reati di corruzione e di associazione mafiosa. Altitonante è al telefono con Iorio nel 2008: «Dagli atti è emerso – ha dichiarato il pubblico ministero Paolo Storari nel 2010 – che Fabio Altitonante è riuscito a ottenere un parere di incompetenza dalla Regione Lombardia e ha accompagnato alcuni tecnici presso il Comune di Milano da un funzionario non identificato». Deposizioni di Alfredo Iorio: «La pratica di via Tosi è stata piuttosto laboriosa e Altitonante si era rivolto a un architetto della Regione per formalizzare un parere che tardava ad arrivare. Successivamente Altitonante ha messo in contatto qualcuno della Wed (una delle società di cui Iorio è socio insieme con Andrea Madaffari, anche lui arrestato dalla Dda) con un funzionario comunale per ottenere il via libera sulla pratica di via Tosi. La pratica era incagliata. Dovevamo fare 17 appartamenti. La commissione paesaggistica ci aveva dato prima il parere positivo, poi tutto di botto ce l’ha… [Altitonante] non ha fatto altro che rompere le scatole all’architetto della Regione per avere questo parere, ma in realtà semplicemente per cercare di farcelo dare il prima possibile» (leggi l’interrogatorio di Storaro a Iorio nell’articolo di Davide Carlucci).
Altitonante era ospite del consiglio comunale di Melegnano il 17 giugno. Invitato dai vertici dell’amministrazione Bellomo. Si parlava di contrasto alla mafia.
Il sindaco Vito Bellomo era con lui il 3 luglio presso l’ospedale di Melegnano.

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«L’IMPERO DEL BRUTTO»
Secondo le ultime rivelazioni un solo comitato d’affari unisce Expo a Mafia Capitale (leggi il servizio su Wired, 3 luglio). Appalti, appalti, appalti, appalti. Negli anni appena trascorsi sono stati la priorità del mondo affaristico laterale, cioè la fetta di società politica che usa e, se occorre, abusa dell’amministrazione pubblica per stare a tavola con gli affari; un mondo parallelo al mondo economico. Parallelo e parassitario.
La prassi italiana della corruzione negli appalti «è percepita come normalità, non come una degenerazione» definiva un economista italiano nel novembre 2010 in un articolo fondamentale per chi voglia fare informazione oggi. Nel luglio 2015 la corruzione è religione. La cellula del suo organismo è la trattativa per il singolo appalto, nel piccolo comune come nell’ente nazionale. Corruzione è religione e i partiti producono i suoi sacerdoti, gli attivisti di partito sono i suoi azionisti consapevoli o inconsapevoli.
La fame di appalti è un indicatore. I mondi dell’economia reale e della società reale sono stati schiacciati nel Mondo di Sotto, secondo la dottrina di Maurizio Carminati, ex NAR, ex amico der negro Giuseppucci della Banda della Magliana. Il suo processo sarà celebrato il 5 novembre insieme ad altri 33 indagati. La storia di Carminati è la storia di un criminale italiano ideale, un politicizzato. Inizia rivoluzionario neofascista e militante ideologizzato contro lo stato e contro il progresso, privo di inibizioni culturali o sociali; va militare in Libano nell’81 e ’82 per una missione «senza mandato»; finisce manager di attività illecite. A Roma i ragazzi di strada quelli come lui li rispettano: «Io ero politico… facevo politica a quei tempi … poi… la politica ha smesso di essere politica… è diventata criminalità politica, perché c’era una guerra a bassa intensità, prima con la sinistra e poi con lo Stato. A quattordici anni avevo la pistola… una 7,65… ventimila lire la pagai… mia mamma non mi diceva un cazzo… Ci andavo a scuola… con la pistola… col vespone… erano altri tempi… adesso te carcerano subito». È Carminati a dire in che mondo viviamo. Conosce una teoria: «È la teoria del mondo di mezzo, compa’. C’è il mondo dei vivi sopra e dei morti sotto. Noi stiamo nel mezzo, un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e tu dici: “Cazzo, com’è possibile che quella persona…?”. Si incontrano tutti là, no? Ma non per una questione di ceto, per una questione di merito, no? Allora, nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno gli faccia delle cose che non le può fare nessuno» (clic per ascoltare l’intercettazione ambientale).
I morti, abitanti del Mondo dei Morti, con cosa possono salire? Con «pistola» e con «politica». «Calcola, pigliavamo stecche da 50-60 milioni… con 50 milioni m’ero comprato casa» (Carminati). Salire nel Mondo di Mezzo, conoscere chi, nel Mondo dei Vivi, «ha bisogno di cose che nessuno gli può fare»…
A Roma – città che ha profondamente politicizzato i suoi abitanti, che radicalmente è assorbita e simpatetica al metodo organizzato di ispirazione criminale – tutti i normali cittadini del Mondo dei Morti mostrano e insegnano all’Italia, con complicità, ignoranza o ingenuità, che la via eccellente per accedere ai sopramondi è quella criminale.

FARE UNA ‘NDRINA
È opportuno conoscere le formule che iniziano a dare vita a una cellula organizzata criminale. Antonino Belnome, nato a Giussano in Monza e Brianza nel 1972, ex boss di Seregno, è il primo pentito e collaboratore di giustizia di ‘ndrangheta in Lombardia: «La mia mente era invasa. Ora conosco la vera felicità» ha scritto Belnome. Le sue memorie sono ricche di ricordi sulle formule. «Buon Vespero – dice colui che parla. – Siete conformi?». «Su di che?» rispondono. «Per riformare la società». «Conformissimi». «Io formo questo corpo di società a ciampa di cavallo e sfera di mezzaluna, con parola mia divina formo e sformo fino alla mattina, con parola mia severa formo e sformo come una sfera, con parola da minore sottoposta a maggiore, con parole di umiltà e formata società». Oppure: «I miei piedi di ciompo, la mia pancia una tomba, il mio petto una balata, la mia bocca di fata, con parole di umiltà e formata società.
«Un altro rituale per formare la società» scrive Belnome «si può formulare in questo modo: “Con bastone d’oro e pomello d’argento, stella mattutina forma società criminale e ‘ndrina, con parole d’uomo, con parole di umiltà formata società”.
«Onore bello mi sparasti, di rose e fiori mi copristi, alla fonte d’onore mi portasti» recita un’altra formula di formazione.
«Un altro rituale – continua Belnome – era anche in nome dei nostri vecchi antenati “osso”, “mastrosso” e “carcagnosso”, che dinanzi a due carretti piantarono due lunghi spadini e fecero la guerra tra Calabria e Sicilia e tutto lo Stato napoletano. Con una palla che fece il giro di tutto il mondo, calda come il fuoco, fredda come il ghiaccio e umile come la seta e ai fedeli compagni giuriamo che nessuno la scoprirà, e chi la scoprirà la pagherà con tre o cinque colpi di pugnale come da regola sociale, con queste parole di umiltà e formato questo “onorato corpo di società”.
«Ci sono rituali per battezzare il locale prima delle cosiddette riunioni di ‘ndrina: giusto appunto in questo locale così come lo battezzarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza, se lo battezzarono con fiori e gelsomini in mano, così lo battezzo io con fiori e gelsomini in mano e mi riservo spille, specchi, stufe e località, se prima era considerata una località bastarda adesso sarà considerata una località sacra, dove mai nessuno scoprirà in questa giornata di umiltà e battezzata questa località».
Ferri e catene come in un’altra formula. «Amiamoci cari fratelli con sventura e con coltelli, amiamoci come si amarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza. Così amiamoci noi fedeli compagni, calice d’argento, ostia consacrata, con parola mia divina, con parola di umiltà e formata società.
«La società di ‘ndrangheta anche lei ha i suoi colori simbolo – ricorda Belnome – e sono il rosso-bianco-verde. Il rosso rappresenta il sangue sparso dell’onorata società, invece il bianco rappresenta l’onore dell’onorata società, invece il verde rappresenta la speranza dell’onorata società. Questi sono i colori riconosciuti all’interno della “società”».

Lo Staff, sabato 18 luglio 2015 ore 13:31

radarmelegnano@gmail.com

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