L'inchiesta cinica

Aridateci le brioches!

CON L’INCHIESTA CINICA il blog RADAR dà il colpo di grazia al monopolio dell’informazione. In onore alla coetanea Maria Antonietta, questa settimana nu’ je lasciamo manco le briciole.

Melegnano si sveglia dalle vacanze a un regolare ritmo di furti. Il comandante della stazione dei carabinieri, Domenico Faugiana, ha sempre dichiarato che i reati sono in diminuzione – e con lui l’assessore Raimondo e il sindaco Bellomo. Lo Staff di RADAR ha fatto ricerca, elaborando i dati sui delitti in Milano provincia, e ha appurato il contrario. Chi ha ragione?

Ha ragione chi legge l’ISTAT. I dati dell’Istituto Italiano di Statistica, elaborati dall’agenzia ADNKRONOS, dichiarano che nel Paese i reati crescono. Compresi furti e rapine. L’Italia in cifre, il rapporto pubblicato nel 2015, sottolinea:

  1. dal 2010 al 2013, +10,7% di reati denunciati dalla polizia alle autorità giudiziarie
  2. +17,3% di furti (sempre 2010-2013)
  3. +29,6% di rapine.

Il riciclaggio di denaro non si ferma: +40,7%. La frode informatica piace sempre più: +45%. L’estorsione funziona: +14,8%.

Difficile che la stampa locale, a eccezione di RADAR, offra questi numeri. Tendenzialmente pubblica in apertura i comunicati degli amministratori politici in carica e marginalizza, in posizione di spalla o di fondo, il genere di notizie che costituiscono la vera dieta dei lettori: la cronaca.

L’informazione nasce drogata, quindi; il giornalismo è interallacciato (in dialetto: intrallazzare, in inglese: to wheel and deal) con i poteri locali di maggioranza; le vere notizie sono ridotte a cibi di dimensione mignon, a vantaggio di bottazze di glucosio e siringoni di politica. Tutta l’estate l’editoria industriale locale ha proseguito con l’«enfasi del banale» (G. Debord), la spettacolarizzazione del già visto. Osserviamo un’analisi propedeutico-diagnostica sulla cronaca locale.

Quanto a efficienza e organizzazione, la nostra industria editoriale locale:

  1. fa cronaca avvalendosi di 50, 70, 100 collaboratori giovani senza assumerli;
  2. riempie i posti di lavoro su parametro produttivo quantitativo (in altre parole: su quanti articoli sei stato in grado di fare). Latitante la lungimiranza meritocratica fondata sulla qualità dei processi produttivi;
  3. esplicitamente informa il nuovo collaboratore dicendo: «Lo scoop io non lo voglio». Non libera, intrappola risorse.

Quanto a innovazione, apparentemente apre espansioni digitali, ma:

  • le notizie integrali sono diffuse il giorno dopo i fatti, scadute di 24 ore (Il Cittadino),
  • gli articoli più interessanti sono messi generosamente online ma senza una strategia visibile (Il Giorno),
  • anzi, sull’online vige la legge Ottocentesca della concorrenza: gli altri giornali non devono essere nominati.
  • Infine, i dati riguardanti numero di letture ed entità dei lettori non vengono pubblicati.

Senza il web 2.0 e 3.0 il giornale resta «una cosa che si legge mio padre». La generazione più giovane, dei Millennials, dal 2015 scalza in termini demografici la Generazione del Boom e la scalza anche in termini di mercato, imponendosi con nuovi bisogni. Nessuno stupore se oggi un barile di petrolio non vale mezza azione di Facebook (40 contro 90 dollari, agosto 2015). Ma, se dal 2011 gli smartphones crescono e i giornali crollano, la colpa non è dei giovani. È il giornalismo che dovrebbe guardarsi nelle mutande, invece. L’informazione è un piatto sempre buono. A patto che.

1) Si misuri con business di successo. Nell’area di Milano c’è la ristorazione. Tira il settore di bar e caffetteria, con il recente balzo annuale da 7300 a 7800 esercizi, corrispondente a segmenti di mercato che cercano soddisfazione nel caffèbevanda moderna per eccellenza – nel segno della quale è nata l’informazione milanese – e nella brioche, status symbol della nutrizione. E a patto che: 2) rinunci al giornalismo. RADAR infatti afferma che il giornalismo dovrà scomparire. Meno giornalismo è uguale a più informazione.

Lo Staff, martedì 8 settembre 2015 ore 10:59

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