I lettori scrivono

La gran voglia di Melegnano

Samuele Degradi, comunicatore professionista, attivista per i diritti LGBTQ, ci linka questa intervista ad Alberto Nardelli, data journalist del Guardian: «“Penso che per i giornali locali la cosa chiave sia essere originali. Il tuo vantaggio, rispetto a una testata nazionale che si occupa anche di locale, è che hai l’opportunità di fare cose di una profondità e un’originalità superiore. Quindi la chiave è cercare di creare un audience locale molto ben definito. Un’altra chiave di volta è quella di riuscire a raccontare storie locali ad un pubblico non del posto, ma globale”. Intervista interessante! Marco Maccari, quando parlavamo di media comunitari…».

Sì, era proprio questo. Tu sostenevi il bisogno di media iperlocali e comunitari nel tessuto cittadino e io li pensavo come unico orizzonte di evoluzione per l’informazione.

Prima, due cose alla community. I media sono i mezzi di comunicazione di massa. Radio, tv, telefoni, giornali di notizie. Cose dell’Ottocento. Con l’arrivo del computer nel mercato dei consumi e con la sua evoluzione in cellulare, touchphone, tablet, smartphone, ai mass media si sono gradualmente affiancati i personal media. Cioè mezzi di comunicazione personale: decido io cosa si pubblica e, se sono bravo/a a gestire le mie relazioni, se creo una audience, se ho appeal, divento una sorta di editore. Di me stesso, prima di tutto.

«Esiste una voglia di partecipare, di fare, che nasce a prescindere» insegnano i comunicatori di oggi e gli esperti di social (qui c’è un team interessante che tutti dovremmo conoscere). Con un blog come RADAR, nato per i personal media, questa voglia rinasce in modo più personale, più giusto per me, non per un’entità massiva tagliata con ascia statistica.

Sarò sincero, la demarcazione tra giornalismo nazionale e giornalismo locale non resiste più. L’anno scorso un esperto locale di marketing mi disse di RADAR: «Tutto molto bello, Marco, ma al momento non è per tutti». È andata a finire che RADAR in città – con la campagne sul razzismo e lo hate speech online, sul degrado delle strade e dei parchi, sulle aree a rischio come i 20mila metri quadri dell’ex cimitero, contro l’integrazione mafiosa a Melegnano, sui diritti delle coppie omosessuali – lo conoscono veramente tutti. È chiaro che la prima linea in un giornale locale deve essere sempre la cronaca: ma che sia inserita in una strategia. Una strategia che è andata perduta all’interno della stessa editoria industriale (i giornali illustri del nostro territorio). Questa strategia è un segreto che abbiamo riportato alla luce, e che non verrà svelato qui. Non è un mistero invece, che, come mi ha detto la 23enne neoblogger stamattina, «se alla semplice cronaca non aggiungi articoli dal valore emotivo, personale, ecco che non serve più a nessuno». E finisce l’identità, concluderei io.

Marco Maccari, giovedì 17 settembre 2015 ore 16:44

mamacra@gmail.com
@mamacra

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