L'inchiesta cinica

La Massima Espressione

LE INCHIESTE SATIRICHE del blog RADAR hanno fatto centro nei cuori. Con le inchieste ciniche diventiamo fabbricanti di chiavi per schiudere il delicato meccanismo che serra la camera meravigliosa della vostra mente. Avveriamo il maestro Georges Meliès: «Amici, mi rivolgo a voi come veramente siete: maghi, sirene, viaggiatori, avventurieri, incantatori. Venite a sognare con me».

Vengono buttati 300mila chilogrammi di pane al giorno, in Italia. 5 milioni di euro sprecati. Perso il 15,54% delle imprese di settore dal 2007 a oggi. Il consumo giornaliero pro capite è di 90 grammi; una nuova inchiesta del Corriere della Sera trova che, nel 1861, un italiano ne mangiava 1 kg al dì. In quest’alba di nuovo millennio, di economia rasa al suolo da un miraggio anni Ottanta, ci scopriamo persone nuove, immerse in un karma reale e digitale fatto di bisogni, di insoddisfazioni, di sogni infranti e da avverare. Siamo persone immerse in un mercato, e non lo sappiamo. Siamo un mercato di sogni.

Da inizio 2015 sono entrati nell’Unione Europea 432mila migranti (leggi i dati su SwissInfo e UNHCR, 14 settembre 2015). Livelli così alti, solo nel ’92 dopo la guerra in ex Jugoslavia. L’ondata migratoria ha già raddoppiato il flusso del 2014. Si tratta di una folla di richiedenti alloggio, lavoro, asilo – l’Italia è terza in Europa per risposte positive alle domande d’asilo, con 20580 domande accolte, dopo Germania, 30mila, e Svezia, 40mila. – Si tratta, in termini demografici, di una spinta a cambiare la nostra società. Si tratta, in termini storici ed economici, dell’introduzione di nuovi impellenti bisogni, desideri, sogni, in almeno tre mercati locali: quello dei consumi, quello abitativo, quello del lavoro.

Pane, lavoro, immigrazione. Siamo pronti a cambiare? Cominciamo da noi.

Ha senso notare che a Melegnano, alla testa del centro islamico Al Baraka, ci sia un imprenditore nel ramo del pane e della pasticceria? Che riflessioni fa fare? Si ricordi che i melegnanesi più adulti, nati negli anni del Boom, la moschea non la vogliono. Senza partito preso: è paura. I melegnanesi nati nelle generazioni successive? C’è chi la accoglie. Ma non sanno esprimere bene perché. Il fatto è che anche i melegnanesi si distinguono, demograficamente e sociologicamente, in due gruppisecondo le definizioni di Domenico De Masi, – gli analogici e i digitali. Gli analogici seguono un’etica che chiameremo di massa, con comportamenti tradizionali legati ai costumi religiosi, di partito, associativi. I digitali hanno tutta un’altra visione. Del mondo, del vivere, di questa comunità che abbiamo appena chiamato mercato.
Gli analogici melegnanesi vivono secondo i valori delle associazioni cattoliche, degli stabilimenti produttivi del territorio, dei partiti storicamente presenti in città. Li riconosci come di destra o di sinistra. Si servono di consumi e servizi tradizionali: mercato bisettimanale, automobile, bici, negozio di via. Sono cresciuti in fretta. Vivono in una fascia di reddito sicura, ma sono anche definiti dal denaro. Amano vivere connessi solo al 50%.
I digitali melegnanesi credono in valori ibridi. Affascinati dal tesoro sepolto della storia locale, sono propensi anche ai consumi veloci, a un commercio su base neocapitalista: centri commerciali, servizi online. Non nutrono idee politiche definibili; non leggono pubblicità, non leggono giornali. Si svegliano e si addormentano sui social, connessi all’89%. Diventano adulti lentamente. Non vivono definiti in una posizione reddituale, ma sono quelli che contribuiranno, con il resto della popolazione digitale mondiale, a far segnare un -35% ai ricavi dell’economia a base bancaria entro 5 anni.

È questo il contesto nel quale, alla luce del paradigma di Domenico De Masi, alla community di RADAR piace vedere trattata l’immigrazione melegnanese. Le comunità etniche a Melegnano, egiziane, cinesi, moldave, albanesi, subsahariane non vengono comprese in alcun sondaggio. Forza Italia, il gruppo politico in posizione di maggioranza dal lontanissimo 2007, non ha mai pubblicato un survey o un censimento. Nel 2012 ha voluto buttare fuori dalla città dei rifugiati libici, inseriti a Melegnano dalla prefettura milanese. Fratelli d’Italia, costola del vecchio PDL e spalla dell’attuale Giunta Bellomo, non ha mai detto parola su Al Baraka se non un generico: «La comunità islamica deve rispettare le regole» (assessore Fabio Raimondo, Il Cittadino, gennaio 2013). Le forze di opposizione, dal PD a SEL, da Insieme Cambiamo ad Alleanza per Melegnano, da Gente Comune di Melegnano ai liberi battitori, non hanno pubblicato dettagli sul caso. La sola ipotesi di realizzare un focus sulle comunità appartiene a una ex giornalista del freepress 7giorni nel 2010.

C’è un metodo facile per comprendere i cambiamenti sociali di Melegnano. Invece di studi metrici e definizioni, c’è il Metodo Passerini.

Una sera di un anno fa, 24 settembre 2014, i nostri eletti disputavano sul sindaco Vito Bellomo autonominato vicepresidente della Fondazione Castellini Casa di Riposo. Simone Passerini, capogruppo di Forza Italia, lo difendeva: «Il sindaco Bellomo è la massima espressione della comunità cittadina – ha detto. – Nulla vieta che sia sindaco con poteri di nomina, e vicepresidente autonominato di una Fondazione». Passerini faceva cattivo ufficio stampa al suo sindaco. Bellomo ha sempre incarnato la figura di un sindaco mite, giovanile, alla mano; orgoglioso e faziosissimo, certo, ma poco favorevole al concetto di fare opposizione in generale (il ritratto di Passerini vuole scolpire nella mitologia, ma il sindaco, nelle elezioni del 2012, si limitò a farsi ufficio stampa come «il nuovo e il più giovane» dei candidati). Con il Metodo Passerini il lettore di RADAR agevolmente analizza le caratteristiche di Melegnano misurandole sul suo Sindaco, la massima espressione, albertiana misura di tutte le cose. L’immigrazione, le comunità etniche, sono una risorsa o un problema? Il sindaco: 1) non ne parla, 2) butta fuori i rifugiati, 3) effettua blitz a sorpresa per chiudere la moschea. E così via, fino alla definizione di Melegnano attraverso i problemi che soli entrano nella visuale del primo cittadino.

Scoprano i lettori di RADAR che chi ha voluto così non è Passerini, non è stato Bellomo. Chi l’ha voluto è il PD. Alle amministrative «si rifiutò di votare l’antagonista di Vito Bellomo e si ritirò dalle urne»*: lasciando gli elettori con la matita nelle mutande, le elettrici con la fica in mano e determinando la vittoria della Massima Espressione. Questa però è un’altra storia.

Lo Staff, giovedì 17 settembre 2015 ore 13:17

radarmelegnano@gmail.com

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