L'intervista

Intervista con il Drago

DAL BORGO – Sono 10 anni che ci lavora. Ruggero Pavesi (in foto in alto, concessione di Carlo Oriani) è del 1954, è nato in via Zara. È artigiano. «La Festa della Madonna dei Servi nasce da un gruppo di commercianti di via – comincia. – Non solo commercianti. Sei persone coinvolgevano tutto il rione. Nell’84, ’85, sono entrato anch’io. Ho allestito la prima esposizione di artigiani nel Borgo. Un anno sul sagrato dei Servi viene rappresentata una storia, Il diavolo Tamiat. Don Cesare Amelli aveva lasciato il testo. Un pittore aveva dipinto sei tavole. C’era questa storia della fanciulla Eleonora. Abbiamo detto: perché non creiamo questa leggenda raffigurandola? Eravamo 16 figuranti nel 2006. Andavamo all’inizio del ponte del Lambro con un tamburo, a ricevere le autorità. Siamo al decimo anno. A chi ha visto il corteo del Perdono, ci è stata data da tre anni la possibilità di portare, con onore, dico io, il gonfalone della città di Melegnano e di accompagnare le autorità al Castello, dove si svolgeva la cerimonia civile. Per noi è un onore metterci al servizio di Melegnano senza nessuna spesa; lo facciamo solo perché siamo melegnanesi.

«Vuole sapere chi sono i Rugnus? Rancori vecchi tra persone. Ci sono polemiche, quest’anno soprattutto perché volevano bloccarci la manifestazione. Ci si voleva impedire di arrivare sul sagrato della chiesa. Non importa. Alla cerimonia della mattina in via Dezza, davanti alla pizzeria Vesuvio, c’era il maresciallo con tre carabinieri. Noi rievocatori abbiamo portato il saluto all’arma dei carabinieri. Ci hanno risposto sull’attenti e la gente ha battuto le mani.

«Se comincio una manifestazione così, i miei unici interessi sono la sicurezza di quelli che assistono e l’ospitalità. Lascio il resto agli altri. Io cerco di fare in modo che i ragazzi e i giovani imparino la storia. Il medioevo era secoli bui? Nel medioevo c’era un ordine cavalleresco, c’era un sistema di vita. Quest’anno non abbiamo fatto in tempo a fare la Caccia alle Streghe; avrei impersonato l’inquisitore, spiegando che cos’era la tortura. Poi l’avremmo buttata sul ridere. Mille problemi, non siamo riusciti a farla.

«Per questo dico che Melegnano meriterebbe qualcosa in più. Le feste dei rioni non è vero che son solo commerciali. Perché, soprattutto la nostra, erano fatte dai commercianti, dagli artigiani e dalla gente del posto.

«Serve rispettare delle regole. Un anno ci siamo trovati i viados sulla via, perché un commerciante aveva pensato di portare i travestiti brasiliani. Ho sedato una rissa, il comune lo sa, lo sanno i vigili, lo sanno i carabinieri; lo sanno tutti. Ho chiesto dal 2009 un incontro con i commercianti per regolamentare le attività delle feste.

«Per questo mi sono sempre battuto: per rispetto della nonnina che mi veniva a dare diecimila lire, o anche solo quattromila, cinquemila lire, per partecipare alla festa. Un anno avevo giù i Barbarian Band, un gruppo medievale particolare; le vecchiette battevano la mani alla loro musica… quando quei ragazzi avevano la copertina del diavolo sui loro cd! Se lo sanno mi ammazzano. Ma l’ho fatto per portare qualcosa di nuovo. Lo facciamo per loro. Facciamo il giro lungo per coinvolgere anche un pezzo del Casarino, perché le persone anziane vedessero gli sbandieratori.

«Quest’anno non è un caso che nel corteo figurasse la presidente dell’Unione Commercianti. Non è un caso che avessimo la castellana di Zavattarello. Non è un caso che con l’associazione Virtus et Labor, che compie 110 anni, abbiamo organizzato danze sul ritmo dei nostri tamburi. Anche l’anno prossimo vedremo di creare qualcosa di nuovo, è ora di unire le forze».

Marco Maccari, mercoledì 30 settembre 2015 ore 7:30

mamacra@gmail.com
@mamacra

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