Il caso

Avevo sei anni e quattro giorni

MELEGNANO, OTTOBRE 2015 – Melegnanese, 80 anni. Carlo racconta la sua guerra. Il suo primo giorno di scuola coincise con gli inizi del conflitto. I suoi ricordi in esclusiva, a settanta anni dalla fine dell’ultima guerra mondiale.

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La prima volta che sentii parlare di guerra avevo solo sei anni, l’età gioiosa che dovrebbe essere dei giochi e della spensieratezza. A quel tempo abitavo ancora nella mia città natale, Potenza, in Basilicata. Nel rione chiamato da tutti Santa Maria, si trovava la nostra abitazione: un appartamento a pian terreno dal quale, proprio per questo, ben presto fummo sfollati per lasciare spazio a un punto di primo soccorso della Croce Rossa, che di lì a poco sarebbe di certo molto servito. Quando ebbi l’età precisa di sei anni e quattro giorni, infatti, venne dato il fatidico annuncio:  era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale. La «nuova casa» che ci venne assegnata era stata ricavata tempo prima all’interno di una grande fornace di mattoni. A soli 50 metri da quel luogo, in una montagna di terra argillosa, venne scavata una galleria nella quale potevano trovare rifugio fino a mille persone e solo il giorno prima dell’inizio dei bombardamenti si riuscì ad aprire una essenziale seconda «uscita di sicurezza» come via di fuga. Era il punto di ritrovo ogni qual volta l’angosciante voce della sirena tornava a farsi sentire. Si tornava a casa solo dopo il suo cessare, con il momentaneo senso di sollievo per lo scampato pericolo, ma con il pensiero alla prossima corsa della salvezza, visto che spesso, nel cuore della notte, la sirena ricominciava a suonare. Ben presto imparammo tutti ad andare a letto vestiti, in un perenne stato di allerta…

Iniziai la Scuola Elementare il 1° Ottobre del 1940. Ricordo come fosse stato ieri i discorsi di quella maestra appena conosciuta: quale comportamento tenere in caso di bombardamento, come agire per difendersi dall’attacco di eventuali gas nocivi… Ci mostrò subito un ritaglio di coperta di lana chiedendo a ciascuno di procurarne uno simile per l’indomani. Ricordo con precisione ogni sua indicazione, perché la paura mi stampò tutto nella memoria: in caso di necessità, ogni bambino avrebbe dovuto bagnare la propria coperta, coprire in fretta la testa, scendere in fila ordinata e silenziosa nello scantinato, a passo svelto, ma assolutamente non di corsa. Per essere sicuri che tutti sapessero cosa fare, venivano organizzate spesso delle simulazioni. A volte sembrava tutto un gioco, ma poi ci veniva ricordato che un gioco, purtroppo, non era…

Il sabato noi bambini avevamo l’obbligo di presentarci a scuola indossando una divisa. Per quelli della mia età era prevista la divisa da «Figli della Lupa», ma io, con l’ingenuità dei miei pochissimi anni, avrei voluto indossare la divisa «Balilla» riservata ai ragazzi più grandi. Così, disubbidendo, spesso non la indossavo e la mia maestra, come succedeva allora, mi puniva con dolorose e umilianti bacchettate sulle mani… Mia madre, donna di gesti concreti, tentò di gestire quella incresciosa situazione portandomi alla Camera del Fascio: ero un bambino robusto per la mia età e forse avremmo ottenuto la divisa dei bambini più grandi. Ci accolse un uomo dai lucidi stivali neri e con un berretto anch’esso nero sulla testa, che rispose alla nostra richiesta dandomi un sonoro schiaffo in pieno viso ed urlandomi di non fare storie e di indossare la divisa che mi era stata assegnata. Intervenne mia madre che pacatamente, ma con sguardo fiero, promise che ci avrebbe pensato lei. Quell’uomo terribile non poteva immaginare che cosa potessero significare, in realtà, le parole di mia madre. Infatti, tornati a casa, si diede subito da fare per accontentarmi e mise in atto lo stratagemma seguito da molti altri ragazzi dell’epoca… Ottenni la mia «divisa» quando lei riuscì a procurarsi un paio di calzoni militari dai quali ricavò dei pantaloni della mia misura; in quelli infilai il grembiule nero della scuola e con un fazzoletto celeste le differenze con la autentica divisa che volevo divennero impercettibili!

(Continua)

Martedì 6 ottobre 2015, ore 15:47

radarmelegnano@gmail.com

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