Il caso

Imparammo in fretta le parolacce in inglese…

Carlo continua il suo racconto e affida i suoi ricordi a Melegnano. La fine dei bombardamenti su Potenza.

MELEGNANO OTTOBRE 2015 – Uno dei miei fratelli ed io ci spingemmo con una damigiana a cercare dell’acqua, ma fummo sorpresi dall’arrivo di sei aerei-caccia che iniziarono a mitragliare in ogni direzione. Correndo a più non posso riuscimmo a ripararci in un sottopassaggio stradale.

I colpi arrivavano fino all’imbocco di quella cortissima galleria e per salvarci ci spingemmo al suo interno il più possibile, scoprendo così una catasta di moltissime piccole bombe a mano chiamate «Balilla». È paradossale, ma un luogo pieno di bombe a mano, in quel momento, era un luogo sicuro rispetto ai colpi che cadevano dal cielo! Aspettammo all’incirca un’ora dopo la fine delle mitragliate prima di uscire da quel riparo di fortuna, poi, sempre di corsa, ci dirigemmo verso il nostro rifugio abituale ricavato dalla montagna d’argilla. Un rione venne completamente raso al suolo, vennero colpiti dalle bombe la Cattedrale di San Gerardo e il Museo provinciale e distrutto l’Osservatorio Astronomico. I danni furono ingenti… in vite perse e in edifici abbattuti.
Anche il giorno dopo apparvero in cielo massicce formazioni di aerei quadrimotori, in gruppi di tre, molto ravvicinati tra loro, che lanciarono ancora bombe… sui palazzi… sulle case… sulle scuole… I bombardamenti continuarono fino alla fine del mese di Settembre, fino cioè all’arrivo degli inglesi.

Un mattino eravamo nuovamente raccolti tutti nel rifugio. Ricordo un silenzio assordante e innaturale che mi terrorizzò. Poi, all’improvviso, il rumore di automezzi in arrivo. Tutti rimasero in assoluto silenzio, tranne mia madre che con il volto rigido espresse ad alta voce il pensiero di tutti: «Forse sono tornati i Tedeschi». Mio fratello trovò il coraggio di uscire dal rifugio lentamente e in assoluto silenzio. Tornò poco dopo gridando: «Sono gli Americani!», ma erano gli Inglesi. Ci precipitammo tutti all’aria aperta, ci si abbracciò tra di noi e anche con i militari inglesi stupiti che quel luogo così angusto avesse dato rifugio a ben mille persone. Distribuivano piccoli doni per noi preziosissimi! Io ricevetti pane bianco e una scatoletta di sgombro. Imparammo in fretta qualche parola in lingua inglese: la mia prima fu «brad», bread, pane, ma non ci volle molto tempo per imparare anche a dire le parolacce nella stessa lingua…

(Continua)

Giovedì 8 ottobre 2015, ore 17:40

radarmelegnano@gmail.com

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In foto, militare con divisa e occhiali in dotazione all’esercito britannico, campagna d’Italia 1943-1945.

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