L'inchiesta satirica

La mafia ce l’ha con Bellomo

5 OTTOBRE 2012. Il sindaco Vito Bellomo è furioso. Da pochi giorni i suoi militi hanno respinto in consiglio comunale la proposta di una commissione speciale antimafia – «proposta demagogica» dichiarò il suo decurione Simone Passerini – e su Facebook un pischello gli ha detto che da uno del suo partito, il Popolo della Libertà, non si aspettava altro. Condisce il suo commento, il pischello, con le parole chiave Bellomo, PDL, Silvio, indagini, mafia. Il sindaco legge ed è bufera. Non esiste scrivere «mafia» e «Bellomo» quasi vicini. Carne grassa per i giornali che l’indomani stampano titolazzi dal suono: Antimafia a Melegnano. Bellomo contro tutti. «Io non ho mai avuto problemi con la mafia e chi pensa il contrario ne risponderà davanti a un magistrato!» strafulmina il sindaco in virgolettati di lava pompeiana. Si volta e con un destro frantuma il suo mezzobusto in marmo pario, modellato su nobili sculture di Marchini. Il senato occulto di Melegnano per circostanza brucia le parrucche.

#VENTURA
Ma allora cosa ci faceva in piedi la gru di Ventura Spa a Melegnano in piazza del Comune? Il sindaco si risentiva perché un commento su Facebook, apparso dopo la bocciatura della commissione antimafia, avvicinava il suo cognome ai reati di concorso in associazione criminale e di corruzione contestati al suo partito. Ma pochi giorni dopo il pubblico ministero Giuseppe D’Amico e il giudice Alessandro Santangelo avrebbero richiesto e ordinato gli arresti del politico lombardo Domenico Zambetti, Popolo della Libertà, con accuse di voto di scambio, corruzione, concorso esterno in associazione mafiosa. In quegli anni l’informazione si occupava delle indagini su Marcello Dell’Utri, Popolo della Libertà e fondatore di Forza Italia, oggi detenuto a Parma per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a 7 anni di carcere. Quest’anno va a processo Mario Mantovani, Forza Italia e Popolo della Libertà, con accuse di corruzione e concussione. Hai già iscritto il tuo vicino al Popolo della Libertà? Dovresti. Quel 5 ottobre 2012 il sindaco non volle saperne di essere accostato a questo universo così contiguo al suo partito e distribuì fiammate.
Ma allora cosa stava in piedi a fare la gru dell’azienda Ventura Spa, davanti al Comune?
Neanche Ventura Spa ha, citando Bellomo, «mai avuto problemi con la mafia». È solo stata «esclusa da EXPO2015 per legami con Cosa Nostra e alcuni potenti clan del Messinese e di Barcellona Pozzo di Gotto» (leggi Rosella Mungiello, Il Cittadino 25 gennaio 2013, pag. 19: «Ditta cacciata da Expo lavora a Pieve. Sospettata di legami mafiosi»).
Ventura Spa era riuscita a entrare nel giro di 165 milioni di euro per l’aggiudicazione della piattaforma EXPO. Vinse la gara di costruzione di un cavalcavia sull’A1 a Pieve Fissiraga, comune dove ha sede al nord, proponendo «ribasso del 24,71%». L’esclusione dai cantieri di EXPO fu ricevuta da Ventura Spa il 17 gennaio 2013 con l’interdizione firmata dal Prefetto di Milano Paolo Tronca.
«Non siamo mafiosi; non siamo coinvolti in processi di mafia» replicò Ventura Spa. Infatti il Consiglio di Stato sospese l’interdizione perché «il quadro indiziario era meritevole di maggiori approfondimenti». In Sicilia, il Consorzio Autostradale Siciliano richiese un’informativa alla Prefettura di Messina, e Messina «confermò la presenza di infiltrazioni mafiose» in Ventura Spa. Nel 2014, Ventura Spa è stata infine respinta da EXPO2015 con sentenza del tribunale amministrativo regionale della Lombardia per «indubbia “interferenza” tra i soci di riferimento di Ventura e gli ambienti di malavita organizzata» (notizia ANSA, clicca e leggi).
Il 20 novembre 2014 Ventura vede respingere un ricorso anche dalla sentenza del tribunale amministrativo regionale del Piemonte. La sentenza, con l’ausilio del Servizio Analisi Criminale e Gruppo Interforze per l’Expo, dichiara:

  1. «Ventura Angelo (socio, Amministratore Delegato e Consigliere fino al 2006) è stato condannato, con decreto penale 26.11.2009, per il reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata in concorso con persone pregiudicate per reati di usura e detenzione illegale di armi; risulta nel 2006 aver affidato lavori di sistemazione di un terreno a Campanino Salvatore e Campisi Agostino, soggetti pregiudicati per i reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e associazione di tipo mafioso».
  2. «Ventura Sebastiano (socio, Presidente del Consiglio di Amministrazione, Amministratore Delegato, Direttore Tecnico e Responsabile Tecnico, cariche cessate a partire dal 2006), è stato condannato per il reato di turbativa d’asta, sentenza divenuta irrevocabile in data 24 maggio 2008».
  3. «Ventura Giuseppe (socio, amministratore Delegato e Consigliere di Ventura Spa fino al 2006), è stato condannato per violazione delle norme di attuazione delle direttive CEE in materia di rifiuti pericolosi (sentenza divenuta irrevocabile nel giugno 2006). Lo stesso nel 2003 è stato controllato in compagnia del sig. Presti Rosario, imprenditore ritenuto “attiguo alle consorterie criminali di stampo mafioso operanti sulla fascia tirrenica siciliana della provincia di Messina”. Le condotte penalmente rilevanti appena citate (in particolare il reato di turbativa d’asta) oltre ad essere in sé dotate di rilevanza indiziaria in materia antimafia si calano nel contesto di ulteriori tentativi di condizionamento delle procedure di affidamenti pubblici riferiti da collaboratori di giustizia, esponenti di assoluto rilievo della criminalità organizzata di tipo mafioso. In dettaglio, presso la sede di Ventura Spa, si sarebbe tenuto un incontro finalizzato all’organizzazione della turbativa delle aste alla presenza e per favorire il pregiudicato Salvatore Di Salvo detto “Sam”, considerato dalla DIA di Messina un esponente di spicco della criminalità organizzata barcellonese; sarebbero emersi rapporti molto stretti tra Ventura Angelo e pericolosi pregiudicati della zona collegati alla criminalità organizzata, grazie all’interessamento dei quali riusciva a recuperare il proprio fuoristrada precedentemente rubato».

A gennaio 2016 il Consiglio di Stato «boccia in definitiva» Ventura Spa, come scrive Il Giorno (7 gennaio 2016, clic alla notizia).
Le «indubbie interferenze» dei soci durano fino al 2006.
Oggi i tre figli dei tre fratelli Ventura sono considerati in «nessuna discontinuità» con i padri, scrive il Consiglio di Stato.
Nel 2009 niente era cambiato quando la gru di questa ditta rifaceva il tetto sul cranio di Bellomo.

#INGEGNERE
Anche il consulente ing. Angelo Bianchi non ha «nulla a che fare con la mafia». Ha a che fare con accuse di «corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio». Bianchi nel 2011-2012 era responsabile dell’appalto del cimitero di Melegnano. Oggi è a processo con Mario Mantovani. «Mantovani è uno dei miei, quelli vecchi» diceva Gianstefano Frigerio, ex DC, poi Popolo della Libertà e Forza Italia, condannato nell’inchiesta Cupola degli Appalti considerata ramo di Mafia Capitale. Frigerio «coordinava» la Compagine del 2012 che gestì una mazzetta nell’Ospedale di Melegnano. Clic qui.

#VIVENDA
Anche Vivenda Spa «non ha nulla a che fare con la mafia». Ha solo subito le conseguenze di un’interdittiva indirizzata nel 2015 alla sua azienda madre, La Cascina, holding di cooperative d’ispirazione cattolica conservatrice ed ex democristiana. Un giro di 200 milioni di euro di fatturato e 37 milioni di pasti l’anno. L’interdittiva è stata firmata nel 2015 dal Prefetto di Roma Franco Gabrielli.
I due manager della holding La Cascina, Salvatore Melolascina e Carmelo Parabita, sono arrestati nella seconda fase dell’inchiesta Mondo di Mezzo su Mafia Capitale insieme a 42 indagati. Anche nella prima fase di Mafia Capitale, 2014, il gruppo La Cascina era stato intercettato. Era interessato ad aggiudicarsi la gestione di strutture sanitarie per il valore di 1 miliardo di euro. La Cascina è definita da Luca Odevaine, arrestato nell’inchiesta Mondo di Mezzo e in attesa di processo per corruzione: «Più che un nome. La Cascina è un sistema. Diciamo Comunione e Liberazione, quindi Compagnia delle Opere».
Vivenda Spa, al 70% di proprietà di La Cascina, vince l’appalto di mensa e refezione scolastica a Melegnano a settembre 2014. Alla notizia del procedimento interdittivo tutti i comuni partner presero provvedimenti contro Vivenda. Anche Melegnano revocò l’appalto; ma i precedenti di Vivenda Spa erano noti dal 2012. Sia nei procedimenti giudiziari, sia nelle inchieste giornalistiche. Nel 2011-2014 Vivenda Spa lavorò nella mensa dell’Ospedale di Montereale, a L’Aquila, senza che fosse mai celebrata la gara d’appalto, in procedura di negoziazione e con proroghe semestrali. Un affare di 7 milioni di euro, secondo i giornali.

#PRIMAVERA
Anche Prima Vera Spa alias Zephyro Spa «non ha nulla a che fare con la mafia». È solo un’azienda il cui presidente è in arresto per un profitto illecito di 2,55 milioni di euro durato 10 anni, 2004-2014.
Nel 2014 Prima Vera Spa manifesta interesse a gestire gli impianti di illuminazione di Melegnano. Ma nel 2015 i giudici ordinano l’arresto del presidente di Prima Vera, Domenico Catanese, e di altri due top manager. Andranno a processo.
L’amministrazione Bellomo «nulla sapeva degli arresti» e i rappresentanti di Prima Vera – oggi fusa in Zephyro Spa – si mostrarono «sorpresi, ma in nulla turbati».

COSIDDETTO #BELLOMISMO 
Dopo avere spiegato le ricorrenti presenze a Melegnano di imprenditori indagati, arrestati o interdetti dalle massime autorità, ecco il dovere di alcune considerazioni.
1) Ventura Spa e Vivenda Spa hanno una medesima madrina, l’associazione Compagnia delle Opere. È formata da imprenditori di Comunione e Liberazione: una falange persiana di 36mila imprese. A dare retta a Ignazio La Russa si fa peccato, ma ci si azzecca sempre; e, a dargli retta, anche il sindaco Vito Bellomo è di Comunione e Liberazione. «Bellomo, amico mio, ciellino se non mi sbaglio» pronunciò La Russa nel 2011 a San Giuliano Milanese (video «Quel peperino del ministro», 3 maggio 2011, YouTube).
2) Compagnia delle Opere è madrina anche di Prima Vera Spa. L’arresto del presidente di Prima Vera Spa Domenico Catanese arriva dopo anni di affari vissuti nella cerchia di Roberto Formigoni. Paolo Biondani e Luca Piana scrissero su L’Espresso nel 2012 l’articolo «Quanto ci è costato il Celeste», nel quale viene ricostruito chi è Catanese e quali affari abbia avuto nella sanità lombarda.
3) Anche Mario Mantovani, del quale il consulente Bianchi è fiduciario, è un uomo della sanità lombarda. Il sindaco di Melegnano Vito Bellomo è sulla via di diventare uomo della sanità lombarda, da quando nel 2012 si autocostituì vicepresidente di Fondazione Castellini Onlus con sede in Melegnano.

CONCLUSIONI
Da Ventura alla consulenza Bianchi, da Vivenda a Prima Vera Spa, 2009–2016. Sono i 4 casi di #bellomismo, cioè di incontro all’interno del comune di Melegnano tra lavori pubblici da una parte e, dall’altra, imprenditori/professionisti arrestati, indagati, interdetti, giudicati dalla magistratura. Non è difficile immaginare quale odore esala da tutto questo: un odore di merda. Davanti all’evidenza dei 4 casi si può dire con certezza che la merda, per tutto questo tempo, ce l’ha avuta forte con Bellomo. E si è accanita proprio su di lui.

Lo Staff, giovedì 5 maggio 2016 ore 6:00 

radarmelegnano@gmail.com

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RADAR non è un blog antimafia. È un blog di inchiesta, di informazione e di – attualità. Consapevolmente il blog usa l’immagine contenuta in una parola arcaica, mafia, per indirizzare la mente a una realtà storica con più raffinata evoluzione e natura. 

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