I lettori scrivono

Hanno fatto del male ai nostri figli migliori

S. HA 37 ANNI, è melegnanese. In Melegnano lo riconoscono tutti. Scrive: «Il mio non vuole essere un discorso politico perché sinceramente, osservando quello che mi circonda, ho notato che non esiste né rispetto né democrazia.
La democrazia che tutti sventolano non è altro che un miraggio, una semplice oligarchia incartata con una carta lucente e brillante.
Ai cittadini, non solo melegnanesi, vengono dati in pasto i prodotti di chi realmente vuole comandare e se non scendi a compromessi con questa “mafia” non puoi dire la tua, non puoi dimostrare il tuo pensiero o lottare per un ideale.
Non sto facendo un discorso politico, la destra e la sinistra non sono nemmeno più schieramenti, non credo più in questo mondo».

In questo paese la democrazia avanza in via Zuavi su scarpe da 400 euro. Come il sindaco.

In questo paese la democrazia dichiara che «i furti dovrebbero interessare ai carabinieri, più che a me» (11 maggio 2016) come l’assessore alla sicurezza Fabio Raimondo.

In questo paese la democrazia vive dietro copertura sotto ogni punto di vista: professionale, matrimoniale, personale. Servono i nomi?

Se in questo paese racconti le deficienze di un amministratore con responsabilità pubbliche o di un pubblico funzionario, la democrazia ti fa fuori.

In questo paese «non puoi dire la tua», non puoi «dimostrare il tuo pensiero», non puoi «lottare per un ideale». Tradotto nel linguaggio dei diritti: la libertà di opinione viene limitata o repressa dalle leggi del più forte e del privilegiato. La libertà di espressione del pensiero in forma scritta viene tagliata dai giornalisti. L’impegno per concorrere al progresso materiale e spirituale della società resta un sogno.

Politicamente questo modo oligarchico di fare ha preso un nome. Per ora lo chiameremo Bellomo. Non è il nome del sindaco attuale. È il nome del padre, Michele, e del suo dèmos, cioè della sua cerchia, della quale Vito è il piatto freddo.

Politicamente ha un nuovo nome pronto per le elezioni. Per ora lo chiameremo Raimondo, come l’avvocato Fabio, entrato in giunta dalla porta del privilegio, non da quella degli elettori.

Ma il fatto più grave non è la politica. Come tu dici, il fatto più grave è la mancanza di rispetto, è il degrado del tessuto sociale. Questa oligarchia melegnanese, molto lontana dall’avere salvato la governabilità e l’affidabilità di Melegnano, al contrario ha prodotto guadagni illeciti per i pochi e disprezzo per i tesori sapientemente custoditi dai padri. Innanzitutto, per i tesori rappresentati dai suoi figli migliori.

In questo paese i cittadini sono i negri del mondo. Li mandano in cucina quando entrano gli ospiti. Ma tu sta’ forte, non guardare i loro salotti. Nemmeno noi crediamo al loro mondo: loro sono solo facce venute da fuori, non sono di qui, non sanno mai che cosa fare. Se ci dicono «mangia in cucina», noi penseremo alla poesia di Langston Hughes: «ma io rido, e mangio bene, e divento forte. Domani, sederò a tavola quando verranno gli ospiti. Allora vedranno come sono bello, e si vergogneranno».

Lo Staff, mercoledì 25 maggio 2016 ore 18:40

radarmelegnano@gmail.com

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