L'inchiesta satirica

Papparsi appalti, gestire i centri, assumere raccomandati: tutti gli inciarmi fatti con il direttore

«Nessuno dei direttori che si sono avvicendati ha dimostrato di voler rilanciare l’ospedale di Melegnano. Tengono il motore al minimo, e basta» è la protesta degli infermieri e degli operatori sanitari dell’azienda socio sanitaria territoriale Melegnano e Martesana. Un lettore scrive a RADAR: «Sono andato a prenotare una visita all’ospedale di Melegnano e me l’hanno data nel 2017. Ho letto gli articoli sui lavoratori in protesta e hanno tutte le ragioni, cazzo».

#MICIOMICIO
Che cosa hanno fatto i direttori all’ospedale? Prendiamo le intercettazioni dell’inchiesta Smile del tribunale di Monza, che ha investigato sugli appalti razzolati dalla Signora dei Denti, l’imprenditrice brianzola Paola Canegrati, con l’aiuto degli alti papaveri di regione Lombardia e dei manager sanitari della Mezzaluna Fertile: l’area tra Melegnano, Vaprio d’Adda, Pieve Emanuele e Pioltello. Prendiamo l’ex direttore Paolo Moroni; emblematico il suo caso, finito nelle pagine di due inchieste giudiziarie, la Smile del 2016 – ai cui atti ufficiali fa riferimento questo articolo – e la Cupola degli Appalti del 2014.
Da direttore, Paolo Moroni segnalava e l’imprenditrice assumeva. Così scrive il giudice: «Moroni aveva sollecitato all’imprenditrice Paola Canegrati, l’assunzione di più persone, che l’imprenditrice aveva puntualmente assunto». Paolo Moroni non è stato indagato né arrestato dall’operazione Smile, che ha dato quattro anni a Paola Canegrati e che ha arrestato e demansionato Patrizia Pedrotti e Piercarlo Marchetti dell’ospedale di Melegnano. Moroni non è implicato in accuse di reato ma, dalle conversazioni registrate durante le indagini, il giudice deduce «accordi» stretti tra Moroni e Canegrati per una «gestione dei centri dell’azienda ospedaliera di Melegnano». Gestione che tornasse «conveniente all’imprenditrice Canegrati».

#BAUBAU
La conversazione delle 12:30 del 20 marzo 2014 è chiarissima. Paola Canegrati chiama in ospedale e l’operatrice le passa Paolo Moroni. «Caro Paolo!» lo saluta.
«Ciao Paola. Come stai?».
«Tiro avanti…». Canegrati si commisera nella sua profonda ricchezza.
È Moroni a iniziare. È una manovra lenta, lumacona, l’incontro umma umma di appetiti materiali. «È un po’ che non ti vedo» se ne esce; «e vieni a salutarmi».
«Eh, no,» si nega Canegrati. «Figurati se mi permetto,» si giustifica. «Di disturbarti» si umilia. «Sei il direttore» si accuccia. «Sei mica micio micio, bau bau» si accula. «Cioè. Voglio dire» si punisce. «Eh,» si elimina. Poi: «Io vengo. No, dimmi tu quando, che ci mettiamo d’accordo». Lavoratori: tiè.
«So che ogni tanto vieni qui per la storia del contratto del nuovo ambulatorio. Venerdì, come sei messa?».
«Venerdì bene».
«Volevo fare il punto un po’ con te, sulla rete complessiva delle nostra Azienda. Magari viene anche la Patrizia Pedrotti…».
«Volentieri! Perché noi siamo veloci, eh. Tac paf: detto fatto».

IN CONCLUSIONE
Questa volta le conclusioni saranno le vostre. Scrivetele voi. Che nome dare al «sistema» individuato dai giudici nell’ospedale di Melegnani? Quale sarà il corso della protesta degli infermieri e degli operatori sanitari? Continuate a seguire la vicenda sugli articoli di RADAR, l’appuntamento è lunedì 20 giugno con l’audizione dei lavoratori in regione Lombardia.

Lo Staff, mercoledì 15 giugno 2016 ore 06:30 

radarmelegnano@gmail.com

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