Cronaca

Chiuso da sei anni e non dà lavoro: il monumento alla mafia in via Lodi voluto da Bellomo

RIONE BORGO – In via Lodi le tre saracinesche abbassate in mezzo al bar e alla parrucchiera erano della mafia. Sono al civico 39, corrispondono a un negozio. L’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla mafia le ha sottratte nel 2010 all’intestatario Molluso. Il comune di Melegnano non è riuscito ancora a ridestinarle.

DOMANDE
La legge ordina di ridestinarle a scopi sociali
; il comune ha emesso due bandi a febbraio e aprile 2016. Le leggi sono la n. 109 del 1996 (clic per leggere il testo) modificata dalla n. 159 del 2011 (qui il testo), la legge regionale 17 del 2015 e la delibera di giunta regionale n. 3597.

I bandi sono stati un flop. Il primo chiedeva all’eventuale assegnatario di pagare l’affitto, il secondo chiedeva all’assegnatario di ristrutturare per 20mila euro, autorizzandolo a chiederli direttamente alla regione Lombardia.

«Questo non è conforme alla legge» commentano l’associazione Osservatorio Mafie Sud Milano e il Presidio sud est Milano di Libera Contro le Mafie, l’associazione iniziata da Luigi Ciotti. «Per legge, un bene confiscato alla mafia non può essere sottoposto ad affitto» osservano. «Il concessionario non può chiedere direttamente i fondi alla regione. Solo il Comune, per legge».

«Il bene in via Lodi è fermo da anni, non dà lavoro a nessuno» concludono, «i bandi non obbediscono alla legge. Perché il Sindaco di Melegnano non si attiva, né vuole riceverci?».

RISPOSTE
In 3 punti
la plausibile risposta.

Credibilità
L’amministrazione comunale di Melegnano, nella persona del sindaco, considera l’Osservatorio Mafie Sud Milano un oppositore politico. Nonostante l’Osservatorio abbia collaborato con i sindaci di 16 comuni del Sud Est Milano, appartenenti ad ambedue gli schieramenti. Sia Andrea Checchi di San Donato Milanese (PD) sia Paolo Bianchi di Mediglia (Forza Italia) considerano l’Osservatorio un interlocutore privilegiato. Non il sindaco di Melegnano, l’avvocato Vito Bellomo.

Ostilità
Il sindaco di Melegnano Bellomo è ostile a Libera. Libera Contro le Mafie è un’associazione influente. È competente nelle prassi amministrative: non siede certo ai tavoli in posizione subordinata. Nel 2015 Libera inaugurò il Presidio nel sud Est Milano e invitò gli amministratori pubblici. Il sindaco Bellomo non presenziò (clic alla notizia). Quando Libera criticò sui quotidiani le carenze del secondo bando di assegnazione del bene in via Lodi, il sindaco Bellomo rispose: «Ingiustificata intromissione di Libera».

Mafiosità
Il terzo motivo coinvolge la caratteristica mafiosa. Il sindaco Bellomo nega che il bene di via Lodi appartenesse alla mafia: «Io mi arrabbio. Sono cose non vere. Tecnicamente non si può parlare di mafia in questo caso» esclamò in consiglio comunale nel giugno 2015. Clic qui per la notizia integrale e clic qui per lo scenario. Si giustificò appellandosi al fatto che l’ex proprietario Molluso è stato condannato per molteplici reati, mai per l’aggravante di associazione mafiosa; contraddicendo una confisca dell’Agenzia Nazionale, che ha iscritto l’immobile di via Lodi nel registro dei beni «sequestrati alla mafia».

Quanto deve durare? «L’immobile di via Lodi è sottoposto a deterioramento. Oggi ristrutturarlo costa 20mila euro; il costo aumenterà e ristrutturarlo sarà molto oneroso» avvertono le associazioni.

Marco Maccari, giovedì 16 giugno 2016 ore 16:46

mamacra@gmail.com

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