Il caso

Riforma della costituzione: cosa propone e cosa cambia. Tutto il referendum spiegato bene

Referendum, totale assenza di informazioni: le forze politiche non promuovono campagne informative soprattutto a livello locale, limitandosi a sponsorizzare un SÌ o un NO nel disinteresse per il destino degli elettori. Ecco il post che regala ai lettori un quadro generale della riforma

In questi giorni se andate su Google e iniziate a digitare la parola «testo», il motore di ricerca vi farà apparire automaticamente la frase: «testo riforma costituzionale». In Italia da settembre a ottobre 2016 la parola referendum è stata ricercata in media fino a 1 milione di volte al mese su Google e sui motori di ricerca affiliati. Mentre il SÌ convince industriali e coltivatori diretti, su internet e in particolare sui social network si è concentrato l’avamposto del NO; lo testimonia la ricerca del gruppo BEM (clic per guardare i grafici). L’analisi di BEM stima che il SÌ e il NO possano avere due differenti impatti sulla Borsa; il voto negativo le assesterebbe un colpo gigantesco, aumentando lo spread tra i titoli italiani e i titoli tedeschi. Al contrario il SÌ non dovrebbe divaricare la distanza tra i titoli. Secondo le analisi tedesche, il referendum italiano darà il colpo decisivo all’equilibrio o al crollo dei mercati euro, dopo le scosse di Brexit e Trump. Ma si alzano le smentite: i mercati agiscono d’anticipo, non a posteriori, e la previsione sembra esagerata.

CHE COS’È E DA DOVE VIENE
È un disegno di legge che fa parte del programma di riforme del governo Renzi. Porta la firma del premier e della ministra Maria Elena Boschi. Ha lo scopo di superare il bicameralismo paritario (cioè il pari numero e peso delle due camere), di ridurre il numero dei parlamentari, di contenere i costi delle istituzioni.

CHE COSA PROPONE IL REFERENDUM
La costituzione italiana è la legge fondamentale della repubblica ed è in vigore dal 1948. La riforma è registrata come disegno di legge costituzionale 2613-D. Le proposte di riforma sono profonde e disegnano un nuovo tipo di Stato. Ecco le proposte:

  1. eleggere a suffragio universale solo la camera dei deputati (fine del bicameralismo perfetto)
  2. abolire le province
  3. nella camera dei deputati, introdurre un equilibrio numerico tra deputati uomini e deputate donne (parità dei sessi)
  4. non eleggere più il senato a suffragio universale, ma con un nuovo sistema interno: si candidano a senatore solo i consiglieri eletti nelle istituzioni territoriali (cioè nelle regioni, nei comuni e nelle città metropolitane) e li possono eleggere solo i loro colleghi, cioè i consiglieri di regioni, città metropolitane, eccetera. Non avranno l’indennità parlamentare
  5. diminuire il numero dei senatori da 315 a 100, di cui 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal presidente della repubblica (riduzione dei parlamentari)
  6. abolire il comitato nazionale per l’economia e il lavoro, chiamato CNEL, composto da 64 membri, che può proporre iniziative di legge in materia di economia e mondo del lavoro. Ma nessuna delle sue 14 proposte è mai stata approvata
  7. per le leggi di iniziativa popolare serviranno 150mila firme. Per proporre un referendum popolare serviranno 800mila firme
  8. il presidente della repubblica sarà votato dai consiglieri regionali, oltre che dai deputati e dai senatori, allo scopo di rendere la sua nomina un’espressione degli organi territoriali.

Rimangono altre proposte, come quelle sulla consulta; ecco un link per leggerle: https://www.forexinfo.it/testo-riforma-costituzionale-referendum-2016.

RIDISEGNARE I POTERI 
L’approvazione della riforma costituzionale assegnerà la competenza legislativa, cioè l’incarico di fare leggi, quasi esclusivamente alla camera dei deputati. Il senato manterrà iniziativa legislativa limitata (leggi costituzionali, referendum popolare, leggi elettorali, trattati UE, leggi per le minoranze linguistiche, leggi territoriali). La camera dei deputati potrà respingere tutte le altre iniziative del senato. Lo stato di guerra sarà dichiarato solo dalla camera.
Importante: la combinazione di riforma costituzionale e nuova legge elettorale (l’Italicum) consegnerà più poteri al governo. Infatti la nuova legge elettorale ordina di attribuire un premio di maggioranza alla lista che vince le elezioni superando il 40% dei voti: questa lista otterrà 340 seggi sui 630 disponibili nella camera dei deputati. Significa fare le leggi più facilmente. Infine, «se la camera dei deputati, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ne dichiara l’urgenza, una legge è promulgata nel termine da essa stabilito». Velocità, a senso unico però.
E le minoranze parlamentari? La riforma prevede la creazione di uno statuto delle opposizioni, il regolamento che tutela le minoranze.

IL 4 DICEMBRE SI DECIDE. E BASTA
Qualsiasi voto esca dalle urne il 4 dicembre, sarà il voto decisivo. Il referendum costituzionale infatti non ha bisogno di raggiungere il quorum, vale a dire il numero minimo di votanti tale da renderlo valido. Chi vince, vince.

I 5 TIPI DI VOTO
Gli orientamenti di voto iniziano a dividere gli elettori in gruppi. Ne identifichiamo 5.
I padri di famiglia. Il primo tipo di voto è il SÌ dell’elettore o dell’elettrice che non vuole fare cadere né il governo né i mercati. Infatti fin dall’inizio Matteo Renzi ha dichiarato che, con questo referendum, il suo governo «si gioca tutto»: la fiducia, la missione di completare le riforme, la probabilità di vittoria alle elezioni politiche del 2018. «Se perdo, lascio» ha detto Renzi.
Gli anti-Renzi. Il secondo tipo di voto è il NO. Sarà scelto dall’elettore o dall’elettrice a cui Renzi non piace, e che vuole vederlo finito. All’anti-Renzi non interessa la stabilità, l’equilibrio, il collasso: gli basta che qualcun altro prenda il posto del premier.
I ribelli e le ribelli. Il terzo tipo di voto è il NO, ma scelto dall’elettore o dall’elettrice a cui non piace che la costituzione sia ritoccata nei punti più delicati, o che detesta le forze politiche che votano NO, o che non vuole sia fatta di tutt’erba un fascio – vale a dire, che siano stati messi assieme molteplici quesiti costituzionali che dovrebbero essere tematicamente separati.
I non pervenuti e le non pervenute. Il quarto tipo di voto rappresenta chi sarà assente dall’urna.
I dissidenti. Il quinto tipo di voto rappresenta chi non si riconosce nei quesiti del referendum e cerca una modalità per esprimerlo ufficialmente.

LE DUE ANIME DEL VOTO
Le persone andranno a votare con due spiriti. Il primo è uno spirito politicizzato: conta sostenere o non sostenere il premier Renzi. Fine. Il SÌ o il NO sono utilizzati come un mero messaggio al primo ministro: o un messaggio di sostegno, o un messaggio di sfiducia. Il limite di questo spirito è di non avere letto davvero la riforma costituzionale, per eseguire soltanto ciò che detta un partito o un politico.
Il secondo è lo spirito di chi inizierà la giornata del 4 dicembre in modalità consapevole: avrà letto la riforma costituzionale, sarà informato, avrà maturato una decisione pragmatica e sceglierà di conseguenza. Il limite di questa posizione è il suo peso. Ma è lo spirito costituzionale.

Lo Staff, giovedì 23 novembre 2016 ore 6:00
ilblogradar@gmail.com

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L’immagine in evidenza è un collage di foto apparse su Panorama.it

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5 thoughts on “Riforma della costituzione: cosa propone e cosa cambia. Tutto il referendum spiegato bene

  1. Damiano ha detto:

    Il punto numero 7 a parere mio è sbagliato. Non è vero che serviranno 800 mila firme per richiedere un referendum popolare, se ne richiedono 800 mila se si vuole abbassare il quorum altrimenti rimangono le 500 mila come prima per avere un quorum come sempre del 50 per cento.

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  2. Damiano ha detto:

    L’articolo 15 del testo di legge costituzionale modifica l’articolo 75 Cost. sul referendum abrogativo, introducendo un nuovo quorum per la validità del referendum, ossia la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera, nel caso in cui la richiesta sia stata avanzata da 800.000 elettori. Nel caso in cui la richiesta provenga da un numero di elettori compreso tra 500.000 e 800.000, resta fermo il quorum di validità attualmente previsto, ossia la maggioranza degli aventi diritto al voto.

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  3. Sara Marsico ha detto:

    Lo stato di guerra sarà dichiarato dal Capo dello Stato come prima e deliberato dalla sola Camera dei deputati. Chi rappresenta l’unità nazionale infatti è il Presidente della Repubblica

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