Cronaca

Cos’è successo il 27 in consiglio comunale e cos’è questa storia della mafia al mercato, spiegato bene

MELEGNANO — Chi ha detto che a Melegnano c’è la mafia? L’ha detto la commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere, conosciuta con il nome di commissione parlamentare antimafia.

La commissione esiste per legge — la legge 356 del 1992 — ed è composta da deputati e senatori; controlla dove si insedia la mafia e come si trasforma nel tempo, e segnala i nuovi casi alle forze dell’ordine. Ha sede a Roma. Dal 2013 a capo della commissione c’è la parlamentare Maria Rosaria Bindi, detta Rosy, nel ruolo di presidente.

La notizia della mafia a Melegnano è arrivata dalla televisione il 19 gennaio 2017. Il tg regionale della Lombardia, in onda su RAI3 alle 19:45, ha trasmesso un servizio nel quale si annunciava che la presidente Bindi aveva «chiesto alle forze dell’ordine di accendere un’attenzione su Melegnano, in provincia di Milano, soprattutto per quanto riguarda il mercato».

COSA È STATO DENUNCIATO
È stata segnalata alle forze dell’ordine la «presenza di organizzazioni che condizionano l’illegalità la domenica al mercato», in particolare «30 posti abusivi». Sono stati segnalati «diversi locali di ristorazione acquistati da organizzazioni non trasparenti».

COME L’HA SAPUTO LA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA
La commissione è stata informata di queste cose dall’associazione commercianti di Melegnano. Ma lo sapeva già dal 2014. Il 6 maggio di tre anni fa, l’osservatorio sulla criminalità organizzata parlò di «forti presenze di Cosa Nostra a Melegnano» alla commissione parlamentare antimafia.

COME HA REAGITO IL COMUNE DI MELEGNANO
All’inizio, il sindaco di Melegnano Vito Bellomo, in carica dal 2007, ha manifestato disponibilità a collaborare con la commissione parlamentare, ma esprimendo dichiarazioni confuse. «Non ho mai sottovalutato il problema. Sono stato presente in diverse occasioni e, in particolare, ho firmato il decreto di confisca e distruzione di una grande quantità di frutta secca di dubbia provenienza» afferma su Facebook il 20 gennaio.
Poi il sindaco ha chiarito i toni, sviluppando però un attacco personale alla presidente Bindi sui giornali e sui social. «Invito la presidente Bindi a portare prove concrete se sono realmente esistenti» scrive il 23 gennaio. L’attacco è politico: «Bindi ha nominato solo comuni di centrodestra», il tono è la minaccia e l’intimidazione: «Se qualcuno vuole scrivere che c’è la ’ndrangheta qui, una querela se la becca» (quotidiano La Repubblica, 22 gennaio). «Bindi ha sparato nel mucchio senza prova concreta» (3 febbraio).
Purtroppo l’attacco contagia gli utenti del profilo del sindaco. «Di’ alla signora Bindi di andare a lavorare» gli scrive un utente su Facebook il 20 gennaio. «Si sente in diritto di mettere il naso» (22 gennaio). Alcuni commenti scadono nell’insulto sessista, cioè nelle offese alla presidente Bindi sulla base del suo aspetto fisico: «È più bella che intelligente» (23 gennaio). «Questa rosica perché manco li cani se la porterebbero a letto» (24 gennaio). «Metterla sotto con la macchina?» (24 gennaio). «’Sta cicciona schifosa» (3 febbraio).
Sessismo nelle parole del capogruppo di maggioranza Simone Passerini, in un messaggio tutto al maschile: «C’è necessità di capire che cosa il diretto interessato (l’on. Bindi) intende dire. La commissione e il suo presidente (l’on. Bindi) devono spiegare» (bollettino comunale febbraio 2017, pagina 14).
Sessismo dal quale il sindaco di Melegnano non ha preso le distanze. «Dalla tua parte c’è la forza della Verità» lo benedice un commentatore il 21 gennaio.

COSA È SUCCESSO NEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 27 FEBBRAIO
Lunedì 27 il consiglio comunale di Melegnano si è riunito per «fare chiarezza sulle presunte infiltrazioni mafiose». Presenti il sindaco Vito Bellomo, il presidente del consiglio comunale Pier Antonio Rossetti, gli assessori e i consiglieri comunali; per l’occasione sono stati ospitati Marco Barbieri, segretario dell’associazione commercianti di Milano; Luca Squeri, parlamentare iscritto al partito Forza Italia; Marcello Taglialatela, parlamentare iscritto a Fratelli d’Italia; Marco Rondini, parlamentare iscritto a Lega Nord; David Gentili, consigliere comunale di Milano iscritto al Partito Democratico e presidente della commissione antimafia di Milano; e Franco Mirabelli, senatore iscritto al Partito Democratico, membro della commissione parlamentare antimafia.
Inizia proprio Mirabelli: «A Melegnano ci sono tre questioni: il mercato, con la presenza di numerose bancarelle abusive e la presenza di un’organizzazione che le colloca e le rifornisce; la movida, con diversi cambi di proprietà repentini nei locali, che ci fanno pensare a situazioni illecite; diversi incendi di esercizi commerciali e di automobili. Oggi c’è molta difficoltà a denunciare ai carabinieri queste questioni» ha dichiarato.
Taglialatela difende Bellomo: «Io credo che la presidente Bindi abbia fatto un errore, forse provocato da qualche cattivo consigliere. Oggi non ci sono notizie che possano ricondurre l’amministrazione comunale di Melegnano alla ’ndrangheta». Marco Barbieri sostiene che «è dovere dell’associazione commercianti segnalare alle autorità qualsiasi fenomeno di abusivismo e di contraffazione. È nostro dovere, sono temi che trattiamo in tutti i comuni. C’è sempre stata collaborazione con le autorità locali. Esiste un problema al mercato? Cerchiamo di risolverlo».
Il sindaco Bellomo: «L’attenzione è altissima e spero che il senatore Mirabelli lo dica alla presidente Bindi. Ma a Melegnano la criminalità organizzata non è presente. Non l’ho detto io, ma le forze dell’ordine. Ecco perché le affermazioni della Bindi dovevano essere criticate; sono state date in pasto ai giornali, è stato un massacro. Queste affermazioni creano un danno. Ci sono state persone, non voglio fare nomi e cognomi, che hanno cavalcato la notizia. Bisogna stare attenti».
Da questo momento, Mirabelli inizia ad essere messo all’angolo. «Io non credo che la commissione parlamentare antimafia abbia attaccato l’amministrazione comunale di Melegnano» si è difeso; «è meglio alzare la guardia invece di offendersi».
«La presidente Bindi manda al macero la credibilità della commissione parlamentare antimafia» ribadisce Luca Squeri. «Il viceprefetto e il questore di Milano non sono a conoscenza di notizie di infiltrazione mafiosa a Melegnano; mi spiace per questa polemica» interviene Marco Rondini. «Non possiamo perdere tempo; dobbiamo capire. Ci sono molte cose che un’amministrazione comunale può fare, in questi casi» tenta di affermare David Gentili.
Ma è troppo tardi. Il consiglio comunale di lunedì 27 si conclude come una contro-conferenza stampa organizzata per contrattaccare e distruggere l’autorevolezza di Rosy Bindi. La commissione parlamentare antimafia, invitata nella persona di Franco Mirabelli, è messa visibilmente in minoranza. Solo un’azione concreta, cioè la creazione di una commissione comunale antimafia permanente a Melegnano, avrebbe salvato la serata. E può salvarci ancora.

Marco Maccari, venerdì 3 marzo 2017 ore 13:50
mamacra@gmail.com

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2 risposte a "Cos’è successo il 27 in consiglio comunale e cos’è questa storia della mafia al mercato, spiegato bene"

  1. giuliano curti ha detto:

    Ciao Marco,
    complimenti per la tua ricostruzione molto attenta e precisa della vicenda; mi permetto solo un paio di osservazioni (tanto mi avevi in altra pagina FB detto di criticarti, ti ricordi?)

    1) la serata del 27 febbraio è andata come tutti hanno visto: la destra ha preferito occuparsi di spegnere il focolaio che aveva aggredito la sua coda, anzichè occuparsi del problema della mafia a Melegnano; hai ragione a lamentare la perdita di una grande occasione che poteva culminare nell’istituzione della commissione consigliare antimafia, ma non trarrei dall’episodio un epilogo del tutto negativo; credo che ci troviamo di fronte a due fatti, il problema della mafia e la serata del 27; le due cose avrebbero dovuto coincidere, invece la destra ha voluto farne occasione di orgoglio settario ed ha messo in campo tutto l’armamentario peggiore di cui dispone: ha solo mostrato il suo vero volto sui temi della legalità e della trasparenza; credo che questo possa costituire un momento di verità e chiarezza per la città, almeno per la parte onesta ed intelligente che tu dimostri di interpretare;

    2) c’è un aspetto che vado ripetendo sui social, cui partecipo; non viene in realtà raccolto da nessuno per cui è probabile sia un problema solo nella mia piccola testa, però continuo a pensarlo: nella vicenda c’è un convitato di pietra: la Confcommercio di Melegnano; la denuncia è partita da lì, ma se la situazione è sotto controllo, come sembravano affermare Barbieri e Squeri (credo che ricordare il titolo di ‘onorevole’ qui sia troppo), che bisogno c’era di segnalazioni alla Commissione Antimafia? oppure la segnalazione è stata male interpretata e/o travisata? perché la Confcommercio non pubblica il testo della segnalazione? credo sarebbe un momento di chiarezza utile alla città;

    3) sui dileggi alla Bindi consentimi di evitare: purtroppo è stata fatta oggetto di dileggio da parte del signor (si fa per dire) Berlusconi: tutti i servi sono proni ad emulare il padrone (quando questo è in auge, perchè poi sono i primi a buttare le monetine quando decaduto; adesso osserviamo la prima fase, per la seconda basta aspettare);

    due piccole ulteriori precisazioni: la circostanza dei cambi di proprietà dei locali di ristorazione non mi sembrava contenuta nella conferenza stampa di Milano, dove si era parlato di “infiltrazioni al mercato” e “rischio di condizionamento dell’amministrazione”; la questione era ripresa in altro articolo (di Mirabelli?) di cui però ho perso traccia; inoltre la circostanza era riferita alla via Emilia, sul tratto tra Melegnano e San Donato, non specificamente a Melegnano;
    questo il ricordo che ho, te lo segnalo se avessi voglia di approfondire; in ogni caso niente di determinante, ma in un tema molto delicato la precisione non guasta, anche per smascherare i movimenti delle orde barbare calate su Melegnano il 27 febbraio.

    Scusa la lunghezza ma spero ammetterai che il tema è delicato e complesso; ti ringrazio dell’ospitalità e ti rinnovo la stima per la tua opera di informazione, soprattutto per lo spirito di verità ed indipendenza con cui lo fai,
    ciao,
    Giuliano Curti

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    • Progetto Caucus ha detto:

      Grazie Giuliano,

      parliamo del punto 2. Lasciami esporre un problema che ho anch’io nella mia piccola testa:
      a) Confcommercio ha denunciato,
      b) il comune ovviamente era stato informato, e l’amministrazione comunale viveva nella sicurezza che la denuncia sarebbe passata sotto discrezione,
      c) invece, a sorpresa, la presidente della commissione antimafia rilascia una dichiarazione inaspettata, non concertata, ma GIUSTA. Mettendoci addirittura del suo: parlando, cioè, di un’illegalità che «può essere considerata spia di un condizionamento del territorio e dell’amministrazione comunale».

      Se tu fossi il comune, sarebbe giusto prendertela con Confcommercio, che ha fatto solo il suo dovere? No; ma non sarebbe giusto neanche prendertela con chi rende di pubblico dominio queste notizie.

      Marco Maccari

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