L'intervista

Il Partigiano di Melegnano

received_740498102793827IN UN CAFFÈ DI MELEGNANO — «Chi è il partigiano, il partigiano vero? È quello che è nato nel 1915-1920; già quelli nati più in là del 1920, per l’amor di Dio, magari facevano quelli che portavano i bigliettini, sì, ma i partigiani veri erano uomini fatti, uomini che hanno combattuto; quelli sì, sono partigiani». Quindi esiste una… come possiamo chiamarla? «Una diatriba fra partigiani, un dibattito interno. Il partigiano vero ha combattuto, ha rischiato la pelle; ha fatto saltare ponti; la mia famiglia, che ha origini piemontesi, ha avuto per quasi due anni un ufficiale delle SS in casa di mio nonno, perché mio padre, partigiano nato tra il ’15 e il ’20, era un ricercato».
Perché avevano un ufficiale in casa? «Per controllare se arrivava mio padre; perché avevano il sentore che sarebbe tornato. I partigiani, a Cuneo, trovavano un sacco di protezioni nella popolazione; dormivano nelle cascine fuori città, a volte entravano in città per salutare i parenti; all’epoca sia le camice nere che le SS controllavano, per paura che tornassero. E per poterli arrestare: se fai saltare ponti, se fai saltare tralicci della corrente, se fai questi attentati — chiamiamoli attentati — cercavano di fare di tutto per prenderti. Mio nonno me lo raccontava sempre: “Un veneto, un ufficiale del partito fascista, ha dormito nel letto del tuo papà per quasi un anno…”. E non potevano dire niente; perché mio nonno non era neanche iscritto al partito fascista — lo avevano anche licenziato dalle Poste; — se la cavava con i cugini di Mondovì Piazza, una famiglia abbiente, che aveva terreni con ortaggi, e che portavano loro le cose. Pensa che la casa dove è nata mia nonna è proprio davanti alla palazzina dei Montezemolo.

Partigiani-web

E mio nonno se la cavava così, durante la guerra. Perché c’era la guerra, e la guerra è la guerra. Oggi tentano di far passare queste cose come cose negative; lo ha affermato una certa fazione politica, negli ultimi trent’anni. Ma è sbagliato. In una guerra civile io posso avere rispetto di tutti i morti, ma quei morti di là non sono uguali ai morti di qua; mi dispiace, non è la stessa cosa». Perché secondo te non è la stessa cosa? «Secondo me, perché i morti sono morti e sono degni di rispetto; però quei morti lì, sono dei morti che hanno messo l’Italia in ginocchio. Sono dei morti che hanno combattuto per un ideale sbagliato e distorto. Poverini, sono morti perché magari li hanno abbindolati, non lo so; ma hanno creduto in qualcosa di sbagliato, alla luce dei fatti. Nazismo e fascismo sono stati condannati dalla storia. O no? Gli ebrei li hanno deportati loro. Poi possiamo dire mille cose sugli ebrei, ma è un’altra cosa; quello che fanno in Israele, gli ebrei, o quello che hanno permesso loro di fare in Israele, non è giusto; quindi rispetto, per l’amor di Dio; però non posso parificare.
Perché, secondo me, i partigiani che sono morti, sono morti come quelli che hanno cercato di fare l’unità d’Italia: i carbonari, i patrioti. Io la vedo così; hanno liberato l’Italia dagli austriaci, dai francesi, dai Borbone, e hanno fatto l’unità d’Italia. È stata una guerra per l’unità d’Italia, la guerra civile del ’43–’45, gli anni i cui eravamo sotto i tedeschi. Che hanno fatto nefandezze».
Quali? «Mio padre è stato uno dei primi partigiani italiani; me le raccontava. È stato uno dei primi a entrare a Boves. Boves era la città alle porte della Valle Roia. Tu sai la storia di Boves?». Era una città occupata. «È stata messa a ferro e fuoco per rappresaglia, perché stavano cercando i partigiani. Mio papà ha trovato, entrando in città dopo la rappresaglia, gente appesa per la bocca ai ganci da macellai… Mi viene il magone a ricordare, ho le lacrime agli occhi. [Per qualche minuto sospendiamo la conversazione]. Come fai a dire che questi qui, che hanno fatto queste scelte sbagliate, possono rivendicare lo stesso trattamento di questi morti innocenti? Bambini, donne! Inchiodati ai tavoli per le mani! Prima di essere uccisi! Non puoi dire che i morti di Boves non sarebbero morti se non ci fossero stati i partigiani! Non puoi dire, il 25 aprile, festeggiamo tutti i morti! Facciamo un’altra data, semmai, per i morti della guerra civile; ma, per come sono stato educato io, parificare tutti i morti il 25 aprile non esiste.

Perché mio papà, questa storia di Boves, me la raccontava spesso. Tanti partigiani, finita la seconda guerra mondiale, hanno cominciato a fare altro. Non tutti hanno continuato. Mio papà, quando gli Alleati sono arrivati a Torino, era nel comando generale, ha vissuto a casa degli Agnelli per sei mesi — perché Agnelli ha finanziato il Duce; non nascondiamocelo; le famiglie importanti italiane l’hanno sempre finanziato, però si sono tenute sempre aperte tutte le vie, perché i potentati economici non si chiudono mai tutte le porte. — Quando ci fu, poi, il rompete le righe, mio papà tornò a Cuneo, e ha cercato di stare lì due anni per fare qualcosa. Poi ha detto, vabe’, vado a Milano, lì c’è l’industria, stanno costruendo, vado a farmi una vita lì. Così nel ’50 è venuto a Milano; ha trovato lavoro; poi nel ’54 si è spostato a Melegnano. Però lui, a Melegnano, siccome non era di qui, non si è mai integrato; ha sempre pensato al suo lavoro e alla sua famiglia, alla sua famiglia e al suo lavoro; mia mamma non era neanche lei di Melegnano, ma di Milano, i parenti andavamo a trovarli a Milano e a Cuneo, e mio papà non si è più interessato a queste cose. Se non, anni e anni dopo, con l’ex sindaco Panigada; e con Giorgio Bocca. Perché mio padre era amico, fin da bambino, con il famoso Giorgio Bocca. Vuoi che te lo racconto?».

Marco Maccari, martedì 25 aprile 2017 ore 21:30
mamacra@gmail.com

Annunci
Standard

4 thoughts on “Il Partigiano di Melegnano

  1. giuliano curti ha detto:

    ciao Marco, sono un pò basito dal quesito (scusa l’involontaria rima 🙂 credo che nessuno, neppure il più fascistoide si permetterebbe di sostenere un tale quesito, semmai il problema mi sembra quella della pari dignità dei morti, quindi direi che in prima istanza quel quesito è inutile e fuorviante; venendo al secondo aspetto (la pari dignità dei morti) condivido l’opinione del tuo interlocutore: qualsiasi morte merita rispetto, tuttavia l’operazione che vorrebbe allineare tutti sullo stesso piano è puro revisionismo: come allineare chi ha sacrificato la propria vita per un sogno di potere e chi per un sogno di libertà? ciao

    Mi piace

    • Progetto Caucus ha detto:

      Ricordi Leon Dégrelle? Ispiratore del neofascismo europeo? Lui andava esattamente nella direzione del quesito. E ti sembrerà stano ma una minoranza ha espresso preferenza per l’ingiusta condanna del nazifascismo, nei termini in cui l’hai letta. Andiamo verso un’oscura destinazione, caro Giuliano.
      A presto. Marco

      Mi piace

  2. Ma chi l’ l’ha detto che il vero partigiano era nato tra il 1915 e il 1920? Ragazzi nati nel 1925 hanno dato la vita proprio per l’incoscienza dei vent’anni,spesso salvando i più anziani rispettando un codice etico non scritto di rispetto!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...