L'inchiesta ninfetta

I distruttori–costruttori di Melegnano

VIA BASCAPÈ/CASTELLINI — Prendere il suolo e cementificarlo? È una tendenza italiana che, dagli anni ’90, è cresciuta del 500%. In Italia, secondo il Fondo Ambiente Italiano, colano 3 metri quadri di cemento al secondo; non c’è crisi del mattone né fuga dall’immobiliare che possa domare la corsa al suolo. È la legge a emettere vincoli: il suolo, «risorsa non rinnovabile», non va consumato. Va rigenerato. Si costruisce sul costruito, in pratica; l’edilizia deve sfogarsi sulle aree già urbanizzate ma cadute in disuso e degradate. Sono i brownfields — dall’inglese: campi neri — aree ex–industriali con sospetta presenza di inquinanti e contaminanti. Regione Lombardia ha pubblicato due leggi, LR31/14 e LR16/17, in questa direzione.

Nagasaki (MI) dopo la follia di un Costruttore.

E i costruttori che fanno, se non possono consumare? La variante è intuitiva: radere al suolo e cementificare uguale. L’eldorado è il settore dei piani di recupero, cioè degli interventi di ricostruzione su aree urbane occupate da edifici trascurati o fatiscenti. A Melegnano, il cancro delle demolizioni/ricostruzioni di edifici storici abbandonati — tramutati senza grazia in palazzine dall’immutabile look anni ’50 — ha impregnato il tessuto urbano, fino a disperdere il volto dell’insediamento originario ricchissimo di preziosi esemplari. Per le associazioni di tutela del patrimonio storico, come Italia Nostra, la demolizione e ricostruzione dell’edificio settecentesco all’incrocio delle vie Veneto e Marconi è l’ultima testimonianza.

THE SPERNAZZATI EXPERIENCE. Il 2 luglio scorso Melegnano ha ospitato l’evento Spernazzati, il recupero della memoria. Dedicato all’edificio di valore storico che sorge lungo via Castellini, di fianco alla Corte Turin, ha fatto conoscere i discendenti della famiglia Spernazzati, tra i quali Francesco Edoardo Misso, nipote dell’ultima Spernazzati residente nel borgo sul Lambro. Palazzo Spernazzati è sottoposto al piano di recupero n. 86 che prevede l’abbattimento integrale e la costruzione, sul suo suolo, di un cortile acciottolato con tre piani abitabili di 1233,13 metri quadri residenziali, da circondare di vetrine per un totale di 324,20 metri quadri commerciali. Prendere un’antica residenza aristocratica, farne un salotto per la piccola borghesia: «È peggio dell’ISIS» commentano gli archeologi locali, costretti ad assistere allo sventramento di centri storici, di borghi, di edifici rurali ricchi di una tradizione architettonica irripetibile.
Peggio dei talebani, solo certi sindaci. Mai possibile asportare mezzo mattone senza il consenso delle amministrazioni comunali: infatti il piano di recupero di Spernazzati, avviato nel 2011, ha avuto pieno appoggio dall’ex sindaco forzista Bellomo, figlio dell’omonimo Michele, ex sindaco craxiano eletto negli anni ’80; con il quale sono iniziate le fortune degli operatori edili che hanno regalato al centro storico di Melegnano il suo aspetto mozzafiato. Il figlio non è stato da meno: ha inaugurato nel 2012 un Piano di Governo del Territorio a consumo di suolo definitivo.
Pieno appoggio politico e pieno silenzio sui giornali. Non un solo intervento di informazione locale ha parlato di palazzo Spernazzati negli ultimi 5 anni; il piano di recupero stesso si riferisce all’edificio con il nome di Corte Castellini: «Il complesso edilizio è di epoca ottocentesca» proclama una perizia statica del 2013. I documenti storici affermano che palazzo Spernazzati risale invece al Gotico. La perizia enfatizza le pessime condizioni del complesso, ne raccomanda l’abbattimento: «Assurdo — osservano i membri del gruppo promotore per il restauro di Spernazzati, — esaltare le condizioni di degrado significa esaltare la negligenza del privato proprietario che, in anni e anni, non è mai intervenuto per recuperare l’edificio». La convenzione per attuare il piano di recupero è pronta dal 16 marzo 2017: il proprietario — la società a responsabilità limitata Progetto Cinque, rappresentante Carlo Locatelli, sede in via Roma — si impegnava a versare al comune quattro rate di importo di monetizzazione per attrezzature e servizi pubblici del valore di 45mila euro l’anno, per la durata di quattro anni, 2017–2020. Sono 181.773,04 euro: eroina per le casse pubbliche. Più 54.424,58 euro di oneri di urbanizzazione primaria. Più 80.336,52 euro di oneri di urbanizzazione secondaria.
E, per tappare la fame di parcheggi — a lungo richiesti dai negozianti melegnanesi — un bel parcheggio interrato in tutta l’area. Senza alcuna indagine sotterranea ad accertare la presenza di cantine a volta, tipiche delle costruzioni tardo–medievali.

PRIMA CHE MELEGNANO FOSSE DISTRUTTA. Fortuna che c’è un libro a smentire i mattonari. Chiunque si interessi di storia locale lo conosce. È il testo Cenni Storici dell’Antico e Moderno Insigne Borgo di Melegnano, scritto da Giacinto Coldani e conosciuto nella riedizione curata da Francesco Saresani. Se la perizia protocollata da un comune della repubblica può permettersi di definire palazzo Spernazzati come una costruzione ottocentesca a corte lombarda, è perché non ha mai ficcato un dito nei documenti:
«Il tuo sguardo potrà spaziare sulla contrada del castello, detta dal popolo Contrada Lunga [oggi il rettilineo di via Castellini]. Qui vedrai, all’altezza della prima via a destra, un abitato molto grande e antico, di proprietà degli eredi di Carlo Spernazzati; chiamato La Caserma, per il fatto di avere dato alloggio, in altre occasioni, ai soldati di guarnigione in questo borgo. Il gotico delle sue finestre e l’insieme della sua struttura coincidono molto bene con lo stile architettonico dell’antico palazzo Brusati nella Contrada dei Pellegrini [oggi via Mazzini, davanti alle Poste] e del palazzo della Comunità [il Broletto, oggi sede del municipio]. Stile che contrassegna questi tre palazzi come i resti dell’antica Melegnano, così com’essa era prima che fosse distrutta da Federico II di Germania». Se palazzo Spernazzati non lo distrusse il sacro romano imperatore Federico II — proprio Federico II di Svevia, venerato sovrano di Sicilia, promotore di costituzioni, coniatore di monete (sopra, in foto) e artefice della pace in Medio Oriente — c’è motivo che lo distruggano piccoli imprenditori lombardi, amici di ex–sindaci craxotti? La descrizione turistica tra virgolette è tratta dal prezioso libro, scritto nel 1749, ripubblicato nel 1880; la trama è semplice, un Precettore insegna al fanciullo Antonio l’amore per le bellezze del suo borgo; il testo, adattato all’italiano corrente, può essere letto a qualsiasi minore di età scolare. Niente male se il primo bambino che passa per via Castellini potesse smontare la testa di questa o quell’amministrazione comunale, di questo o quel mattonaro, no?

OGGI. Palazzo Spernazzati vivrà. Con esso vive il tesoro di identità che custodisce. La nuova rete arancione di sicurezza che lo protegge in via Castellini doveva essere l’ultimo atto pubblico in preparazione alla sua distruzione–ricostruzione; atto compiuto a pochi giorni dalle votazioni dell’11 giugno, unito a una delibera, la n. 92 del 6 giugno, con cui l’ex-craxotto approvava il piano di recupero. Sarà invece un atto di cura e protezione. La nuova giunta di centrosinistra, eletta il 25 giugno e guidata dall’architetto Rodolfo Bertoli — promotore di un progetto politico di rinascita, portatore di una sensibilità dimostrata all’interno del gruppo per la tutela di palazzo Spernazzati — non vuole che l’edificio originario vada perduto e dichiara di volerlo tutelare. E dovrà farlo in fretta, se vuole sopravvivere all’ISIS di Melegnano.

Lo Staff, giovedì 24 agosto 2017 ore 06:30
ilblogradar@gmail.com

Annunci
Standard

One thought on “I distruttori–costruttori di Melegnano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...