Le nostre storie

Il Carmine, l’origine della Festa, la Vergine, il restauro, il sentimento popolare

Fonte: Lombardia Beni Culturali

La devozione alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (questa la titolatura completa) o del Carmine, la cui festa liturgica cade il 16 luglio, affonda le sue radici nella storia dell’Ordine Carmelitano che la diffuse in occidente ai tempi delle crociate.

Il termine trae origine dal Monte Carmelo, promontorio che si estende dal Golfo di Haifa sul Mediterraneo fino alla pianura di Esdrelon. Il Monte è il «luogo del sacrificio e del trionfo sui falsi profeti ed anche la montagna dell’Adorazione e della preghiera che ottiene la pioggia dalla misericordia di Dio». Nella spiritualità della scuola dei Profeti, che con Eliseo si mettono al seguito del grande Profeta Elia (2RE, Cp. II), il Carmelo è unito all’Oreb, la Santa Montagna dell’incontro con Dio. Quindi il Carmelo ne ricorda e perpetua la spiritualità. La fondazione dell’Ordine Carmelitano risale all’anno 1000, epoca cupa, attraversata dalle profezie escatologiche sulla fine del mondo (il 1000 e non più 1000 della Chanson de Roland), da innumerevoli carestie e da fenomeni che le scarse fonti non riescono a spiegare se non come segni di una prossima Apocalisse.

Furono in molti all’epoca a cercare penitenza e conversione nei pellegrinaggi nei luoghi «bagnati dal sangue dei martiri», ad esempio: S. Tiago de Compostela, dove si veneravano le reliquie dell’Apostolo S. Giacomo; la tomba di S. Pietro a Roma. La Terra Santa esercitava un fascino particolare sia per essere stata la culla della Fede Cattolica sia per le figure di santi e profeti di cui la Bibbia narrava le gesta ed i miracoli. Tra questi Elia ha avuto, in ogni epoca, un influenza particolare non solo per i cristiani, ma anche per gli Ebrei ed i Mussulmani. Nel 1155 il crociato Bertoldo, di origine calabrese, fondò sul monte Carmelo un eremo, dove alcuni reduci dalle crociate intendevano trovare la pace nella mortificazione e nell’adorazione di Dio. Venne subito eretta una piccola chiesa dedicata alla Vergine Maria, sotto il cui patrocinio essi si posero (dal Messale). Nel 1205 fu chiesta dagli eremiti che, in buon numero, ormai vivevano sul Monte, al Patriarca di Gerusalemme Alberto da Vercelli, una Norma di Vita. Nel 1242 la Comunità ebbe il permesso di fondare un Ordine con una propria Regola e che prese nome di Carmelitano (la Regola venne approvata da Papa Innocenzo IV nel 1248). La devozione alla Vergine Maria ebbe la sua origine nel 1257, quando al Superiore generale, l’inglese Simone Stock, poi santo, apparve la Vergine accompagnata da una schiera di angeli nell’atto di offrirgli lo Scapolare (due rettangoli di stoffa, raffiguranti immagini sacre, da portare sul petto e sul dorso pendenti e legati da due nastri). Da allora lo Scapolare divenne segno distintivo, per ogni cristiano, di devozione mariana e l’indossarlo voleva dire essere preservato dal Male e dall’Inferno. Col tempo esso si ridusse ad essere una medaglietta, rappresentante la Vergine. I crociati che ritornavano dai luoghi santi ed i cristiani che fuggivano di fronte all’avanzata degli Arabi (i Saraceni) diffusero l’Ordine e la devozione, a quella che era ormai diventata la Madonna del Carmelo, in occidente. La più antica testimonianza del suo Culto è ancor oggi la Chiesa della Madonna del Carmine a Napoli, detta Madonna Bruna dal colore scuro del volto. La Regola carmelitana in sostanza si basa sui principi di «Ubbidienza, Povertà e Castità; sulla meditazione della Bibbia, sulla Comunione fraterna di vita e di beni dei confratelli, sulla Celebrazione eucaristica quotidiana e l’austerità di vita con il lavoro e la mortificazione; scopo fondamentale dell’Ordine carmelitano è la Gloria e l’Onore di Maria».

Il sempre impareggiabile Don Cesare Amelli (a cui continua ad andare la mia riconoscenza per l’amore e la serietà con le quali mi ha avviato allo studio della storia), in un opuscolo sulla storia della Chiesa del Carmine ci rende noto come a Melegnano i Carmelitani arrivarono intorno al 1393. Le antiche cronache dell’Ordine affermano infatti che «il nostro Carmelo milanese trasmise i suoi figli ad altre case e ad altre sedi sacre in onore alla Madre di Dio, come a Melegnano». Il convento con la Chiesa sorsero tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 (quindi sotto i Parroci Francesco Rolandi, 1480-1501, e Giovanni de Rencate, 1502-1503). I circa 10 Frati che le fonti dicono essere viventi nel Convento si mantenevano grazie ai proventi dell’affitto di alcuni terreni, dedicandosi, secondo lo spirito dell’Ordine, ad opere caritative, come il servizio agli infermi e agli ammalati. Il Parroco Giovanni Candia (1766-1812) volle che il Convento fosse la sede dell’Opera Pia di Misericordia per l’accoglienza dei pellegrini e per l’assistenza ai disoccupati, ai quali veniva fornito un pasto caldo ed un lavoro nei terreni appartenenti all’Ordine. Le fonti scoperte da Don Cesare confermano quanto i Carmelitani fossero molto popolari a Melegnano e quindi anche la festa con la processione in onore alla Madonna del Carmine costituisce una delle più antiche testimonianze documentabili della fede popolare assieme a quella del Corpus Domini. Gli Annali Ecclesiastici affermano che fu Benedetto XIII Orsini (Papa dal 1724 al 1730), nel 1726, ad estendere a tutta la Chiesa la celebrazione della Festa della Madonna del Carmine. Nel 1770 l’Arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli (1743-1783) aveva deciso di sconsacrare la Chiesa, ma la Confraternita che ne gestiva il Culto rivolse all’Arcivescovo una supplica nella quale si prometteva di mantenere la Scuola della Dottrina cristiana e, in particolare, la devozione pubblica alla Madonna del Carmine. Purtroppo dopo che le autorità austriache ebbero deciso la soppressione del Convento, alla fine del ‘700, iniziò la decadenza dell’edificio, tanto che nel 1872 una parte del tetto della chiesa crollò. Anche se la devozione popolare alla Madonna si manteneva viva nei melegnanesi, fu solo nel 1928 che venne dato incarico alla Scuola d’Arte Superiore Cristiana Beato Angelico di Milano del rifacimento della facciata e della decorazione integrale dell’interno. I melegnanesi anziani ricordano (come riportato da Don Cesare nell’opuscolo) le rose gettate dalle finestre al passaggio della Processione, i drappi ed i tappeti esposti alle finestre che costituivano quanto di più prezioso e bello si aveva in casa per fare onore alla Madonna. Fino al 1939 poi la Festa coinvolgeva tutta la città, con bancarelle posizionate sul piazzale della Chiesa. La statua della Madonna che si vede al colmo dell’altare, e che oggi viene portata in processione nella terza domenica di settembre, risale al 1911, ad opera dello scultore Nardini; è in legno policromo, dalle mani della Vergine e del Bambino pende lo Scapolare (come quello visto nella visione di S. Simone Stock). Nel 1965 venne elevata a Parrocchia e con l’arrivo di Don Giuseppe Pellegatta di Seveso, iniziò la vita della nuova comunità del Carmine.

Federico Bragalini, 21 settembre 2017 ore 10:00

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