Le nostre storie

Il Borgo in festa, la Compagnia dei Servi, la gente di Melegnano, il ricordo di Cesare Amelli

MELEGNANO, RIONE BORGO — La Festa della Madonna dei Servi è antica quanto la Chiesa, anche se non esiste una data precisa a cui si possa far risalire la sua istituzione.

Il Convento con la Chiesa primitiva sorse tra il 1513 ed il 1515 e fu subito coinvolto nelle dispute e nelle guerre che devastarono lo Stato di Milano nella prima metà del XVI secolo. Nel 1593 la Chiesa fu consacrata ed un anno dopo fu istituita la Compagnia dell’Abito dei Servi formata da cittadini il cui compito consisteva nel ritrovarsi durante le principali festività mariane per far degna corona alle cerimonie e alle sante messe portando un abito particolare.

La prima menzione di una festa insieme religiosa e popolare si ha il 22 giugno 1660,   quando un quadro raffigurante la Madonna Addolorata (oggi non più esistente) richiamò l’attenzione dei fedeli perché ritenuto miracoloso; le manifestazioni in onore di questa icona mariana culminarono nel 1693 con una solenne processione pubblica per le vie della città.

Il Convento dei Servi fu, dall’inizio, un centro di cultura con diverse iniziative, come Scuole della Dottrina Cristiana, Scuole popolari ed impegni nei rami amministrativi ed economici in aiuto al Comune ed ai diversi Ordini presenti sul territorio. Fu grazie all’interessamento di Giovanni Candia (1728-1812), parroco di Melegnano dal 1766, che si arrivò alla inaugurazione ed alla consacrazione della nuova Chiesa (quella attuale) nel 1768, lavori già iniziati prima che il Candia arrivasse in città.

Purtroppo con la seconda metà del ‘700 avvennero le soppressioni operate dall’Imperatore austriaco Giuseppe II (1780-1790) che abolì gli Ordini Contemplativi e tutta la serie di feste e devozioni legate al culto mariano. La soppressione dei Conventi e l’incameramento dei loro beni, fu soltanto l’antefatto degli sconvolgimenti ben più gravi operati anche sul nostro territorio dalle truppe rivoluzionarie; esse volevano infatti spargere in tutta Europa il Germe della Rivoluzione scoppiata in Francia nel 1789, per liberare il popolo dall’oppressione dei governi aristocratici. La Campagna napoleonica in Italia del 1796 segnò un’era di razzie e rapine che colpì duramente anche la nostra città ed i suoi edifici religiosi. La pace religiosa instaurata con il Concordato nel 1801 tra il Papa Pio VII e Napoleone fu solo una tregua perché il 25 aprile del 1810, con decreto imperiale, Napoleone soppresse tutti gli Ordini religiosi con l’ordine di incamerare tutti i beni mobili ed immobili. Il prevosto melegnanese Candia riuscì a salvare solo la Chiesa, anche se privata degli arredi preziosi. Con la restaurazione nel 1814 cominciarono i lavori di restauro della Chiesa e di ricostituzione degli arredi. Al 1853 risale una nota dalla quale si evince, oltre agli elenchi degli oggetti liturgici, anche la rifondazione della Scuola della Dottrina Cristiana e la formazione di varie confraternite per il decoro liturgico; la nota ci fa capire l’importanza che la Chiesa, anche se privata del Convento, continuava ad avere per la fede popolare. Bisogna arrivare al 1889 perché l’edificio, un tempo adibito a Convento dei Serviti ed ora diviso fra privati cittadini, fosse riattato ad uso delle suore Domenicane del Santo Rosario, le quali lo adibirono ad abitazione ed a Istituto scolastico, ciò che costituì un significativo arricchimento culturale ancor oggi fiorente. Nel 1895 venne ultimato il campanile con la torre campanaria (le campane sono state rifuse nel 1941) mentre la Chiesa subì un ulteriore restauro nel 1889 che, salvaguardando le parti e le decorazioni antiche, dette all’interno l’aspetto attuale. Nel 1912, il campanile venne munito di orologio, mentre il piazzale antistante l’edificio fu restaurato e reso agibile nel 1922. Una notizia risalente al 1931 ci dà un vivido quadro della vita della Chiesa e del rione, con le sue feste e manifestazioni popolari. Nel 1939 il Prevosto Mons. Arturo Giovenzana, per uniformarsi ai nuovi ordinamenti della Curia milanese, tesi alla centralizzazione, soppresse tutte le Istituzioni e le Confraternite, ma questi fatti non indebolirono, anzi misero maggiormente in evidenza l’affetto e l’attaccamento, ancor oggi evidente, della popolazione non solo del rione ma dell’intera città alla Chiesa dei Servi. Il Rione dei Servi rappresenta ancor oggi lo «zoccolo duro» dove si possono incontrare ancora i «veri melegnanesi», gente semplice e cordiale, facile al saluto ed al sorriso. Come melegnanese, ed essendo mia madre, la Zelinda Lazzari, con le sue sorelle, nate nel Curtil de la Speransa, ho potuto toccare con mano l’amore della Gente del Rione per la «loro» Chiesa e la «loro» città.

Federico Bragalini, domenica 24 settembre 2017 ore 6:30 

PS. Ho tratto le notizie sopra descritte dalla pregevole dispensa “Santa Maria dei Servi” fatta da don Cesare Amelli per il Corso delle Guide Storiche. Federico Bragalini 

 

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