L'inchiesta ninfetta

La crocifissione, passione, morte e resurrezione di Raimondo

«PER UN’ANALISI CORRETTA DELLA VOLONTÀ POPOLARE, partiamo da un risultato definitivo: il centrosinistra ha vinto. E assume su di sé la responsabilità di governo.
Un risultato raggiunto in un momento storico. Non facile per il nostro Partito. Come ha dimostrato l’esito del voto nazionale. — La voce è calma. C’è brusio in sala. Il nostro osservatore sta zitto. «Nella nostra Città il successo del Partito dimostra che gli obiettivi si raggiungono con gli uomini e con le idee. E non con le alchimie politiche».

Peccato, pensa l’osservatore. «La collaborazione con le altre forze politiche e civiche si è interrotta quando forti e insormontabili sono divenute le diversità di visione. Non era possibile cedere a compromessi». — La vostra infinita ostilità con Mezzi. Dovrò farci un post. «Al nostro fianco si è creato un movimento di persone desiderose di buona politica, un progetto ambizioso che ha richiesto un grande lavoro di studio, di approfondimento, di analisi, di ricerca e raccolta di informazioni, di condivisione. Al sindaco Bertoli riconosciamo, tra gli altri, il merito di aver saputo interpretare tutto questo lavoro e di aver coinvolto e appassionato la Città con entusiasmo». — Vi è andata bene. Era uno sconosciuto.
«Siamo consapevoli del ruolo che i cittadini ci hanno assegnato riconoscendoci meritevoli della loro fiducia. Per questo rinnoviamo il nostro grazie». — Semmai hanno deciso di provarvi per 5 anni. Semmai. Ma sentiamo.
«Una fiducia che cercheremo di ripagare con verità, legalità, rispetto delle regole, per una buona e civile convivenza; con politiche di solidarietà per curarsi di chi è in difficoltà, affinché nessuno rimanga indietro; con processi di innovazione in grado di produrre e distribuire ricchezza; aprendo Melegnano all’esterno, per attrarre interesse e promuovere il suo nuovo Rinascimento». — Distribuire…?
«Perseguiremo la collaborazione di tutto il Consiglio comunale in uno stile di corresponsabilità, per raggiungere l’unico obiettivo che ci deve accomunare: la ricerca del bene comune. Grazie. Buon lavoro».
La democrazia è uno scroscio di applausi. L’aula consiliare di Melegnano è un Niagara.

Reazione di un nazista a questo post.

L’osservatore, zitto, si rialza in volo. Abbandona l’aula. L’osservatore è lo spirito di Fabio Raimondo, improvvisamente separato dal corpo a causa dell’insuccesso elettorale. È lunedì 17 luglio: il primo consiglio comunale dell’amministrazione Bertoli, vittoriosa il 25 giugno, offre un’analisi politica dei fatti. È quasi un mese che lo spirito del nostro osservatore vola nervosamente nel borgo sul Lambro, disincarnato, schiodato dalle costole e dai tendini del suo tempio. Il suo partito non ha ottenuto voti sufficienti per sedersi in consiglio comunale. L’8,29% non è bastato: 608 votanti non saranno rappresentati. Non conteranno nelle decisioni della comunità. 10 anni di lavoro nell’assessorato al sociale e alla sicurezza sono chiusi. La campagna elettorale è stata la sua crocifissione, il ballottaggio la sua morte. Ma è una morte spontanea, accetta, volontaria.

Chissà cosa ne pensano gli assessori a vita.

La mattina del 26 giugno il giovane coordinatore locale del suo partito usciva dalla sede melegnanese — improvvisata per le elezioni — raccogliendo le sue cose. Il coordinatore è Marco Rossi. La testa è bassa, colpa della delusione. Ci aveva creduto davvero. Ma non solo. Ci credevano pure i suoi quasi 100 sostenitori: lo conferma una notizia, apparsa nell’aria estiva come un riflesso del potente Shiva. Siamo in una caffetteria melegnanese, carina e riparata. Il tavolino di ferro è occupato da quattro studenti. Una ragazza, nemmeno 20 anni, sta parlando ai coetanei. Chiacchierano di elezioni. «Insomma, praticamente la Caputo ha perso» le dicono. Devono essere fan del centrodestra. Non simpatizzano per la candidata: sono quattro Millennials, fanno parte di un altro target. «Sì — risponde la 21enne: — ma tanto adesso entra Marco Rossi al posto suo in consiglio comunale» e annuisce con la testa. Quel gesto di annuire con la testa è quasi una mistica attesa, segnale di garanzia assoluta del carisma e delle capacità di Marco Rossi, un giovane che, per una Millennial da bar, vola più in alto di una donna d’esperienza come Raffaela Caputo, vicesindaca, una vita spesa per la comunità.

Raffaela Caputo dev’essere stata colpita dal presentimento. Ma è mai possibile immaginare Caputo, persona da 2851 voti, lasciare il posto a un leader alle prime armi? Dopo due turni di campagna elettorale boots on the ground? Alle 21:28 del 18 agosto Caputo risponde alla domanda con un commento misterioso. «Non potevo perdere la mia dignità di fronte a coloro che avevano riposto la loro fiducia in me. Mi dispiace tantissimo, la vita però riserva sempre delle sorprese» è il commento. «Non si può prima osannare una persona, le sue qualità. Portarla alle stelle, poi ignorarla, dimenticare tutto perché ha detto no» conclude.

La passione e resurrezione di Raimondo fu preparata da anni di predicazione su strade deserte. Qui, il suo ingresso a Milano. Rinunciò persino alla mite cavalcatura di un asinello.

Freddie Mercury non se la prendeva mai: sosteneva, quando era il momento di afferrare il messaggio delle sue canzoni, che l’interpretazione dell’ascoltatore fosse sempre quella giusta. RADAR è pure dell’idea. A voi l’interpretazione del commento di Caputo.
Senza malafede: Fabio Raimondo è uomo di parte; aveva il dovere di piazzare bene i suoi uomini. Ma non solo. Raimondo è animale politico, urla al megafono e si incatena alle ringhiere perché non può stare lontano dalla sua passione. Raimondo è legato alle sorti del Sud Est Milano: è uno dei coordinatori territoriali e gli sta a cuore il successo percentuale della sua fazione. Ma non solo. Raimondo è fascista: lo sa Melegnano, che l’ha ospitato come assessore dal 2007, dove dette prova di alata propaganda quando propose un manifesto del 25 aprile che equiparava tutti i morti della guerra civile del 1943-’45, repubblichini e partigiani, nazisti e liberisti, cani e gatti, pelati e capelloni, glabri e pelosi, corti e lunghi, questi e quelli, carni e pesci, tutti e nulli.
Lo sa Filippo Errante, sindaco di Corsico, il comune ammonito dalla commissione parlamentare antimafia a gennaio 2017 a causa di un sospetto organizzatore della Sagra dello Stocco, fiera pubblica che la comunità corsichese celebra al finire dell’estate — l’organizzatore fu identificato come uomo imparentato con amici degli amici. Capito, sì. — Corsico sorge a un breve sparo da Cesano Boscone, comune dove Raimondo è capo dell’opposizione dopo le elezioni perse contro Simone Negri; a un breve sparo da Melegnano, dove Raimondo entrò da assessore nominato dall’ex sindaco Bellomo, figlio di un socialista.
Il maestro Dario Fo, un giorno prima di spirare, dedicò una lettera a Filippo Errante. Era maggio 2016. Errante censurò l’esecuzione di Bella Ciao durante la celebrazione pubblica del 25 aprile. Ma non solo. «Errante vuole togliere il pasto a 500 bambini di famiglie» scrisse Dario Fo, «che sono in mora con la mensa. Vuole chiudere un asilo storico nel centro di Corsico. Vuole ridimensionare la scuola Dante, vuole chiudere il Centro Civico di Musica» con 35 dipendenti a carico. «Attento a te, uomo di comando: non pórti mai contro chi esprime la bellezza e l’intelligenza. È molto pericoloso. Soprattutto per le tue natiche» avvisava il maestro Fo.

Miles Davis ha avuto da ridire su Errante, a sua volta. Esternazioni poco ripetibili. (Miles Davis al Vancouver International Jazz Festival, 1986, mentre scorge Rossi e Raimondo)

Nel 2017 l’avvertimento della commissione parlamentare antimafia nuclearizzò il comune di Corsico. Errante licenziò tutti gli assessori. Poi nominò Pietro Di Mino come assessore al sociale e alla sicurezza, ma Di Mino deluse l’umanità delirando sui social scrivendo un post neonazi dietro l’altro. Silurato. Ma non solo. Il 15 settembre 2017, Errante schiuse l’uovo cosmico. Nominò Fabio Raimondo come assessore delegato al sociale, alle politiche della casa, all’attuazione del programma.

Lo scorso inverno. Errante fa finta di niente. Raimondo si volta di là. Ma erano già amiciamici.

E Fabio Raimondo risorse. Fornito di un nuovo involucro corporeo si incarnò in un nuovo assessore. È a suo agio con lo stratagemma: primo, serve la presenza di un sindaco ex socialista, che accetta di nominare al comando personaggi non residenti in comune. Bellomo lo nominò così. Errante ne ha nominati tanti, di assessori forestieri.
L’effetto sui cittadini di Corsico è immediato. «Un altro assessore extra-comunitario!» (G., 15 settembre ore 11:53). «Dopo aver importato 6 assessori, proporrei di importare anche il primo cittadino» (C., 18 settembre, 13:53). «Anche il sindaco attuale è importato» (N., 18 settembre, 14:50). «Ma aiutarli a casa loro…?» (E., 18 settembre, 15:10). «Giù dalle cadreghe» (N., 19 settembre, 15:23).
Comprensibile. È nominato, non l’hanno scelto loro. Ma non solo. Di Mino era fascista convinto? Raimondo è più vicino alla fonte di lui: «Sanno tutti che Raimondo è un antifascista convinto, che rispetta i valori della Resistenza» ironizza B. il 15 settembre. Memore del manifesto di Melegnano.

Quella fascia a tre colori al contrario è fortemente sospetta. Chi l’ha notata?

La politica è questa e la legge non lo vieta a nessuno; puoi nominare Raimondo assessore anche tu, sindaco che stai leggendo. Senza malafede: Raimondo ha studiato a Corsico alle superiori, per 5 anni, dove svolse attività politica studentesca. A Melegnano, dove fu assessore dal 2007 al 2017, ha risieduto parte della sua famiglia. Prendi coraggio allora e, se trovi anche tu la più flebile connessione tra il tuo comune e la vita di un politico locale, presentalo come assessore.

Ti metterai contro gli elettori e le elettrici che preferiscono sceglierlo al primo turno, il loro assessore. Come a Melegnano. A Melegnano non ne potevano più dei nominati; non ne potevano più delle campagne elettorali che ti trattano come polpa per voti — o come materia inerte per la tua propaganda — e hanno scelto persone eleggibili. Prova a ricordare: «La vita porta con sé qualcosa che ci allontana dalla materia bruta. In condizioni determinate, la materia si comporta in un modo determinato; niente di ciò che essa fa è imprevedibile. La materia è inerzia, geometria, necessità. Ma, con la vita, è apparso il movimento imprevedibile e libero. L’essere vivente sceglie» (Henri Bergson). L’insuccesso elettorale del centrodestra melegnanese trova ragione in queste poche parole, ideali per un udito intenditore. Ma non solo. Che possa trovare ragione all’udito di Corsico.

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Vuoi leggere tutta la lettera di Dario Fo a Filippo Errante? Clicca qui.
I commenti apparsi sui social di Corsico sono leggibili su
Il Nuovo Caffè di Corsico, gruppo pubblico creato su Facebook.

Lo Staff, venerdì 6 ottobre 2017 ore 10:00
ilblogradar@gmail.com

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2 risposte a "La crocifissione, passione, morte e resurrezione di Raimondo"

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