Appunti

Noi vogliamo restare qui

IL GENERALE SHERMAN, MATUSALEMME, in fin dei conti, non sono che alberi. Legno! Certo, vivo, ma sempre materia non pensante. 2000, 3000, 4000, 5000; esiste persino un pino di 13000 anni. Quante epoche sono passate, viste (per così dire) da questi alberi longevi! Miliardi di persone sono nate e poi sparite ma, loro, sono sempre qui! Ecco perché abbiamo dato loro un nome. Sono i più conosciuti della terra! Gli uomini si sono arrabattati per campare in un mondo malato, sporco, irresponsabile, egoista e distruttore. Non abbiamo fatto altro che sottomettere, distruggere la dignità della bellezza meravigliosa che è in noi, donata da un grande progettista, concepita per vivere all’interno di un sistema «olistico».

Il pino chiamato «Matusalemme», un Pinus Longaeva californiano la cui germinazione è stata stimata risalire al 2832 avanti Cristo.

La nostra mente è un tesoro capace di gustare il bello, di provare sentimenti sublimi, di apprezzare tutto ciò che ci da gioia; possiamo immaginare, costruire e realizzare ogni sorta di idea. Gli elementi sono quelli; chimica, elettricità, memoria in espansione, velocità di calcolo che nemmeno un super computer NASA riesce a eguagliare. La tecnologia ci permette di fare cose che ci consentono di vedere, provare, capire. Se pensiamo solo alla capacità del linguaggio, di comunicare, di capire una lettura. Chi ci ha progettato, ci ha programmati perché potessimo comunicare. Ha inventato le facoltà di linguaggio e ha dato la capacità di inventare e comprendere tutte le lingue, benché siano migliaia!
Il cervello immagazzina centinaia di milioni di informazioni e di immagini mentali. Contiene un numero di cellule pari a quello delle stelle della Via Lattea, circa 100 miliardi; è in grado di formare centinaia di migliaia di miliardi di connessioni, ma non è solo un deposito di informazioni. Con esso possiamo imparare a fischiare, a fare il pane, a parlare lingue straniere, a usare il computer o a pilotare un aereo. Possiamo pregustare una vacanza o il delizioso sapore di un frutto. Possiamo analizzare e creare cose. Possiamo anche fare progetti, apprezzare, amare e mettere i nostri pensieri in relazione con il passato, il presente e il futuro. Allora nei prossimi mille anni quali meraviglie potremo fare! Questa meraviglia che è dentro di noi ci permette di mantenerci in vita; miracolo di associazione. Lo strumento straordinario di cui siamo dotati per mantenere efficiente quello che è definito: l’oggetto più complesso dell’universo: il nostro io. La persona con una propria volontà. Consapevole, dotata della capacità di ricercare il profondo universo.
Avere pensieri nobili. Descrivere la natura intorno a noi con poesia, provando stupore per tutto ciò che è intorno a noi. Ma con la sconsolata consapevolezza che: il Generale Scherman, e Matusalemme, alberi che furono piantati, fra mille anni saranno ancora qui; ma noi, che ci arroghiamo di avere il potere sul nostro pianeta, come se fosse nostra proprietà, viviamo come se non dovessimo morire, e non ci rendiamo forse conto della nostra miserevole vita di soli 60, 70, 80 anni circa e poi… scompariamo nell’oblio, nel silenzio, nell’oscurità.

La sequoia gigante conosciuta come Generale Sherman. È nella Foresta Gigante in California. La circonferenza del tronco è di 31,3 metri.

Ebbene, quale è la riflessione? In tutte le epoche gli uomini hanno cercato l’eterna giovinezza; perché non riusciamo a concepire di essere di passaggio e di lasciare tutto a chi viene dopo. No, noi vogliamo restare qui. Tuttavia, benché la fonte dell’eterna giovinezza esista davvero, non l’abbiamo mai cercata nel posto in cui è: il nostro corpo, la prova che vivere per sempre è possibile. La perfezione porta al ricambio costante di tutte le cellule del corpo. In continua rigenerazione, rinnovamento, ricostruzione. Se si aggiusta il meccanismo, al di là degli anni che passano, siano secoli o millenni, il nostro corpo sarà sempre giovane e sano. Alcuni calcolano che il numero delle specie viventi sulla terra possa «raggiungere i 200 milioni», come afferma UNESCO Sources. I primi 1000 anni ci serviranno per avere consapevolezza della nostra casa che vola, la Terra.

E poi…

Vincenzo, sabato 10 febbraio 2018 ore 16:04
ilblogradar@gmail.com

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