L'inchiesta ninfetta

L’oroscopo di Lucia Rossi

L’ÉLITE OCCULTA DI MELEGNANO non vuole capire. Liberare l’area di Melegnano non significa fare alternanza. Significa fare alternativa.

Sembra di vederla, l’élite. Quel 31 dicembre 2016, un anno fa. Cena in stazione. Si è radunata per scambiarsi auguri e orrori. Siamo a tavola. La somma degli anni è 30147. I capelli sono sporchi, lunghissimi, pochi. Come i denti. Negli occhi l’espressione è amara e rugosa, infinita. Preparano la tombola. Fiotta sangue nei calici.
Il cadavere di Laura Orsi, appeso all’angolo, fa il paio con uno stendardo inumano.
«Rega’. Du’ scudi’ a cranio. ’i mettemo?» sputa uno.
«Famo uno e basta».
«A braccino».
«A cojone».
«Ahó» gracida quello al centro. «Stamo a capodanno. ’A finimo?».
«Daje».
«Daje sì».
Tutti di sesso maschile. «Ahó a giugno ce stanno ’e votazioni» si fa sentire un altro.
«Embè. Te frega?» rantola un altro.
«Ar cazzo» ciancica un terzo. «Però questo qua. Er craxi. Ha fatto ’na fracca de cazzate. E mo vuole mette ’na donna».
«Dio ebbreo» geme il quarto. «’Na donna; no».
«Ahó. Ariva er da magnà» impartisce il vecchio al centro. La portata è vaporosa, etnea. Si servono. Longilinea, decorticata, tempestata da piccole e nere guarnizioni, la carne esibita è di fattezze umane.
È una coscia femminile.
«’Zo ce famo co ’na donna» sfiata il quinto.
«Ce devo pure da penzà?» si ingozza il sesto.
«Nah» sibila il quinto. «’A vonno perché ce sta quell’artra».
«’A… come se chiama. ’A civica» emette il settimo.
«Quella che è indipendente» sbotta l’ottavo.
«Eh» ringhia il nono.
«N’a lista de quello. Er sindacalista» ulula il decimo.
«Quanto me sta sur cornicione d’a cappella, quello» sbratta l’undicesimo.
«Mai retto» tossisce il dodicesimo.
«Regà» schiocca quello al centro. «Ce sta aria de fregna; mejo che s’a levamo dai cojoni. Mo’. Subbito». Annuiscono tutti e dodici. «Er craxi, je famo mette chi je pare. Omo. Donna. Basta che nun ce va quella».
«Eh» fanno tutti.
«Quella no. È peggio d’er comunismo» ci prova uno.
«Zìttate» gli impartisce il primo. «Poi ce stanno li preti. I cristiani. Quelli però c’amo sempre ragionato. Tanto ce pensa l’alpino. Je fa er fischio. I communisti ’i lasciamo divide tra loro. Questo che ce sta mo’, perde. E a’mo fatto».
«I preti so’ omini, no?» abbaia il secondo.
«E te credo. A maschio» ansima il primo. Chiede al cameriere. «Mettime er sangue». Gli riempiono il calice. «’Amo deciso. ’Na donna no. ’I famo core. E state a vede. Fanno tutto da soli. Mo’ se beve».
Bevono.
«Mo’ basta però» anela il secondo. «’A famo ’sta festa? ’A famo?».
«E famo» tossiscono tutti.
«Famo entrà ’ste spojarelliste» balbetta il secondo.
«Daje, daje» si rianimano.
«Ma ce sta ’na beiònce? Io vojo beiònce».
«Bono. Che stai a Melegnano. No a Wascinto. O a Londra».
Putridi dettagli seguono.

CHI È «L’ÉLITE OCCULTA» 

L’élite occulta è un mito letterario contemporaneo. Il mito dell’élite occulta è radicato nella controcultura popolare, appare con frequenza negli articoli di informazione libera online: personaggi ricchissimi, altolocati, eccezionalmente longevi, separati dalla società di massa sono gli appartenenti alla mitologica élite. La cui forza risiede nelle sconfinate ricchezze materiali, nel contatto con dimensioni parallele del cosmo così care alle controculture del nostro pianeta.
Il poeta Pier Paolo Pasolini, che mai si è dedicato a fare controcultura — per Pasolini la controcultura era sottocultura e ogni sottocultura veniva assimilata dal fascismo — si dedicò a definire con chiarezza il «nuovo potere» che si impadroniva dei corpi e delle menti negli anni Settanta. Chi è il nuovo potere? Il nuovo potere non ha identità politica, né economica. Risiede, per il poeta, al di sopra delle forze politiche industriali dominanti in Italia; nettamente al di sopra di esse, così da gestirle. Il nuovo potere non è bianco o nero, non è cattocomunista o clericofascista; il nuovo potere non eccede in quelle sovrastrutture perché egli stesso è struttura; perciò crea l’ideologia, non la idoleggia. Il culto di massa creato dal nuovo potere supera i vecchi schemi del Novecento compresi gli schemi intellettualistici degli anni Settanta. Quale culto? Il culto del consumo di esperienze. Ascoltando slogan avviene l’iniziazione al culto. Negli slogan del nuovo culto si scopre che nessuno dovrà morire, nessuno proverà dolore. Chi consuma gode. Chi gode secondo il programma del nuovo potere sperimenta la vita di chi ha la sensazione di eternamente vivere. Non si muore, non si soffre, la bolla del consumo è antisettica, sicura, protetta dall’incidente come dalla sconfitta. Apre a forme di brivido, di pericolo, di profondità. Ma cura in istantanea. Così è la bolla del piacere, creata per popolare dall’interno una zona franca originaria riservata a troppo pochi, che ora pochi ricordano. Nella bolla il piacere è in serie sempre nuova, in confezioni croccanti. Il piacere del nuovo potere sbalordisce. Procura esperienze che dilatano i confini del corpo. Nella bolla il culto del piacere e il culto del dolore sono dosati in modo da fare apprezzare oltre ogni limite i loro prodotti, cantabili in diverse forme, e di fare disprezzare — e sotto ogni limite minimo conosciuto — qualsiasi altra esperienza. Per tutto c’è una medicina che ridà piacere: la bolla concorre a fasciare in fretta le terminazioni nervose degli utenti quando sono toccate da spiacevoli segnali:

  1. quotidiana insoddisfazione;
  2. incessante sonnolenza;
  3. sensazione di ignoranza;
  4. senso di cecità mentale;
  5. radicata disistima;
  6. povertà di relazioni amichevoli, di relazioni sessuali, di relazioni spirituali;
  7. infelicità profonda;
  8. certezza quasi assoluta di una morte inutile.

Quei segnali sono segni che il nuovo potere, colui che la controcultura chiama élite occulta, ammutolisce perché sono propedeutici a disertare il nuovo culto; sono l’anticamera dell’abbandono della matrix, altro mito contemporaneo elaborato per spiegare la programmazione originaria che ogni atto, gesto, movimento subisce in società. In latino matrix significa utero: nel mito contemporaneo è l’origine di tutte le illusioni, piantata allo scopo di conservare l’ordine occorrente alla mitologica élite. Il nuovo potere identificato dal poeta anticipava di decenni l’intuizione della matrice, cioè dell’esistenza di un programma che agisca nella società mantenendola al suo posto. All’ordine asciutto della matrice fa da contrappeso l’ardore senza quiete del consumo.
Dentro e fuori dalla bolla, dentro e fuori dal mito: dagli anni Settanta il nuovo potere individuato da Pasolini, che non coincide con la mitologia controculturale ma che la chiarisce, diede un aspetto più limpido e più logico a una creatura destinata alla nebbia e al mito; aspetto reso forte dalla suprema forza dell’espressione artistica.
Forza suprema, l’arte di Pasolini. La mitologia degli anni Settanta non le ha resistito. L’omicidio del poeta, nel pieno degli anni di piombo, è diventato mitologia a sua volta. Pasolini ucciso «perché sapeva», ucciso perché «lo ascoltano tutti», «perché va fermato». Ma la forza della sua espressione non è stata uccisa ed è viva, finalmente, dopo essere stata a lungo in un limbo di rifiuto, non-accettazione, forzata negazione. Illuminati, gruppi Bilderberg, Uomini-Rettile; esseri interdimensionali, intelligenze extraterrestri & altri mostri mitologici inviano sentiti dispiaceri.

L’OROSCOPO DI LUCIA ROSSI

«Questo è l’anno della prova del nove» annuncia l’indovino sul giornale. «Un segno come il vostro, il più bravo a superare gli Schemi, avrà grosse occasioni per realizzare i Desideri, oltre le barriere, gli steccati, le vecchie e decadute contrapposizioni». Lucia Rossi è in ufficio. È ora di pranzo, quasi. Sta per tornare dai suoi bimbi. Ha appena compiuto gli anni; stavolta è un’età decisiva. Ha festeggiato in modo piacevole. Si rilassa con un giornale sul tavolo. Lo sfoglia. Pagina degli oroscopi. Non li legge mai; ma è dell’umore giusto per un po’ di giochi semiseri. Ecco il suo segno. «Un segno abile come te nel coniugare le differenze, le Funzioni diverse avrà nel 2018 l’influsso di Giove in Scorpione, positivo per lunga parte dell’anno: dovrete mettere a frutto il favore del superpianeta e mettere alla prova le vostre scelte professionali, personali, motivazionali. Occasioni simili le avete viste solo nel 1993 e nel 2005. Favorite l’iniziativa in specie a maggio, non perdetevi in autoconvinzioni limitanti, apritevi a una mentalità nuova e liberata. Consiglio: non date retta né alla stampa né alla moda del momento».
Lucia viene da una dura campagna elettorale. Nel 2017 ha proposto un programma pronto all’uso. Era la sua seconda candidatura a sindaca ed è andata meglio della prima. Ma perché, alla fine, tanti hanno eletto un altro candidato, Rodolfo Bertoli? Vediamo.

1. Bertoli conta sul Partito Democratico. Il Partito Democratico di Melegnano ha un uomo in senato: Erminio Quartiani, alpinista che adora la montagna. In altre parole: hanno il santo in parlamento.

2. La campagna elettorale del PD è stata porta a porta, scarpe sull’asfalto. Tanti altri candidati hanno consumato i cellulari, gli intermediari, il telefono, gli amici.

3. A dicembre del 2016 compare su Facebook uno strano post. L’autore del post è il PD di Melegnano. Il post dice: «Il PD ringrazia gli elettori che, alle urne, hanno espresso questo forte Sì». È riferito ai 3000 voti a favore della riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi, all’epoca primo ministro. 3000, stesso numero di voti andati al Partito Democratico alle ultime elezioni europee (2013). 3000 è il numero perfetto? Lo è per il PD, che ha guardato il risultato e si è detto: con questo numero le elezioni del sindaco sono nostre.

4. Numero perfetto in mano, i Democratici si sono detti: siamo i più forti. La maggioranza la dirigiamo noi. Alla sinistra diciamo no. E a Lucia Rossi? Lucia Rossi ha, dall’inizio della sua attività politica: A) portato a Melegnano (2012) il Protocollo di Legalità negli appalti pubblici; B) sostenuto la creazione (2012) di una commissione antimafia melegnanese, C) promosso il Codice Etico dei Pubblici Amministratori (2013), detto Carta di Pisa; D) proposto la verifica (2014) delle bollette TARI non pagate, E) proposto la riduzione dei parcheggi abusivi nelle vie (2015) e sui marciapiedi, F) promosso un sistema di abbattimento dei costi (2016) della tassa sui rifiuti, G) difeso la necessità di rendere più chiaro il bilancio pubblico. Quindi Lucia Rossi è efficace, è pratica e senza scopi di lucro. Lucia Rossi si fa capire. Si dà da fare. Lucia Rossi non ha bandiere né pregiudizi. Lucia Rossi è interessante per il PD. Nonostante non abbia vinto le elezioni, benché sieda in minoranza, il PD vuole Lucia Rossi coinvolta nella nuova maggioranza comunale.

5. …e Bellomo? Bellomo è il lato oscuro della sinistra. Abbonda tutta una mitologia che allude a un tacito patto di continuità Bellomo-Bertoli. Appendice del mito della macabra intesa tra centrodestra e centrosinistra, a livello nazionale prima, a livello locale poi, come in alto così in basso, per un’unità di governo che annulla le differenze. L’intesa coincide con il mito giornalistico del piano Gelli, l’infame progetto di un morbido colpo di stato. Ma fuori dal mito Bellomo è semplicemente un fedelissimo del senatore Mario Mantovani, oggi due volte indagato dalla magistratura: appigliarsi alla sua cordata è diventato malsicuro.

Finale. Il PD locale si è presentato come partito organizzato (punto 1) capace di fare massa (punto 3) di voti, ricorrendo alla raccolta faccia a faccia (punto 2) con apertura alle persone meritevoli non prive di mezzi (punto 4). Pure Bellomo ha sempre visto di buon occhio la Lucia meritevole e non priva di mezzi (punto 5). Perciò la domanda è: perché l’élite politica si ostina da 5 anni a inglobare Lucia Rossi in almeno uno degli schieramenti esistenti?

STIRACCHIARE LE SOMME

Secondo le Nazioni Unite l’Italia è al 36° posto per numero di donne presenti nei ministeri. Al 43° posto per donne presenti in parlamento. La mappa è aggiornata al 1 gennaio 2017; i paesi occidentali ai primi posti sono Bulgaria, Francia, Svezia, Canada. Nel decennio 2005–2015 in Italia la presenza di donne in parlamento è cresciuta del 7%. Per l’associazione nazionale dei comuni italiani, in 30 anni il numero delle donne sindache è aumentato di 7 volte, fino al numero attuale di 2752 comuni diretti da una donna. La prima donna sindaca fu eletta nel 1946.
Le battaglie contro la violenza sulle donne, contro il femminicidio, per i diritti delle donne, per le minoranze femminili, per la presenza delle donne nell’università e nella ricerca, parlano di un progresso. Parlano di processi di maturazione ormai avviati nella società globale. Gli studi di genere — quei gender studies poco cari alle élites ultraconservatrici — sono di grande supporto a tali processi ma l’istanza resta unica: le risorse migliori di una comunità, locale o mondiale, non vanno misurate in base al sesso. Vanno messe alla prova secondo i loro caratteri intrinseci, valutate in base al futuro che intravvedono. In altre parole: conta chi porta valore, il carattere sessuale non può fare da discriminante. La piccola società melegnanese — rappresentativa di tutte le grandi diversità italiane — è pronta perciò a dotarsi di vertici decisionali femminili. Personalità come Lucia Rossi possono dare concretezza all’alternativa di cui l’area melegnanese ha bisogno, temperare le posizioni estreme, mettere in dialogo le generazioni.
Ma «il futuro è di chi crede alla bellezza dei propri sogni», frase di Eleanor Roosevelt e motto di Lucia Rossi. Peccato non sia il motto della fantomatica élite occulta; che, secondo l’abbondante mitologia politica locale, mostra di chiudere le dita attorno a Melegnano. Le élites occulte non amano le donne, amano solo se stesse e poco approvano l’idea di alternativa. La battaglia per Melegnano allora non ha colore politico, non è maschile né femminile: non ha la pelle di un colore solo, non parla una lingua precisa: è una battaglia antropologica. Nel Novecento avrebbero detto: è una battaglia culturale — o controculturale. Ma la cultura non esiste, esiste la nostra umanità; come non esiste realtà predeterminata, può esistere una mente, nella quale viaggiano persone più o meno definite, verso il futuro a cui decidono, consapevoli o inconsapevoli, di destinare se stesse e gli altri, in ogni piccola scelta fatta oggi.

Lo Staff, giovedì 22 febbraio 2018 ore 6:00
ilblogradar@gmail.com

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