Lettere

La Paziente Indiana e altre storie di un’operatrice sanitaria

LETTA TUTTA. Interessante intervista. Pardon my Italian ma ho scritto d’impulso e veloce. Mi viene da dire: «Che tristezza». Che schifo c’è dietro, è tutto un fattore di soldi… e poi la gente parla e parla… e critica, e tira fuori tutta la cattiveria che ha dentro, ma non conosce, non immagina neanche cosa ci sia dietro. Bell’intervista, anche se magari servirà a poco… Ma è giusto che la gente sappia e conosca una versione dei fatti che non viene mai raccontata. È comunque una triste realtà, come ritengo vergognoso che ci sia gente capace di fotografare un essere umano vicino a un parchimetro e pubblicarlo su Facebook su un gruppo pubblico, per diffamarlo. E trovo assurdo che gli admin non abbiano oscurato il post. poi vienimi a chiedere perché non uso i gruppi locali. Ma questa è la gente di Melegnano? Io non mi ritengo buonista; ma che male fanno queste persone, me lo spieghi? Quando passo davanti alla bottega del caffè di via Roma, quel ragazzo fuori saluta e sorride sempre ai miei bambini. La prossima volta provo a salutarlo in inglese. Alla gente fa schifo tutto questo, ma sa la gente quale storia può nascondere questo ragazzo? Comunque i centri di accoglienza illudono questi ragazzi. È uno schifo, tutto gira intorno ai soldi ormai e non c’è più rispetto per il genere umano.

La gente odia… e l’odio genera odio… abbiamo paura di vedere ragazzi di colore in massa, magari su una piazzetta a chiacchierare… sai quando sono stata a Genova, quanti ce n’erano? Io ho più paura dell’ignoranza e della cattiveria delle persone. E questo non è falso buonismo.
Bella la riflessione finale; crearsi un lavoro, magari con le proprie capacità, magari con lo studio delle lingue si può.

«IN OSPEDALE TRATTIAMO PAZIENTI DI TUTTO IL MONDO»

Io lavoro in un ospedale. Trattiamo pazienti che vengono da tutto il mondo Di fronte a una persona straniera malata grave c’è chi ha il coraggio di fare differenze, dimmi? «Torna al tuo paese e fatti curare là», dovremmo dire? Penso che questa sia l’Italia che voterà Salvini.
Sto trattando una paziente indiana che non parla neanche inglese, comunicare non è semplice. Ma ti immagini avere un interprete, che magari aiuta in queste circostanze Indiani, africani, sudamericani… bambini stranieri… io devo comunicare anche con i genitori. la signora indiana non parla inglese, non sono cosi frequenti gli stranieri che non parlano inglese o che non masticano un po’ di italiano. Ne trattiamo molti di nazionalità diverse ma in genere un po’ di italiano o inglese lo parlano. E poi, ti dico la verità, esistono molti altri modi per comunicare, che vanno al di là della parola. Immaginati una signora alta, robusta, di carnagione olivastra, che profuma di spezie e di “oriente”. Indossa ogni giorno un vestito colorato, tipico indiano, con un cappello in testa… cammina silenziosa e intidimita, non parla, non conosce l’italiano e non conosce l’inglese. Non dice una parola ma i suoi occhi parlano eccome e nascondono un mondo sconosciuto che mi piacerebbe scoprire… Quello che posso fare io in quel momento è solo cercare di capire cosa vogliono dire i suoi occhi. Un misto di paura, incertezza su quello che sta per fare su quel lettino di ospedale… e io capisco che comunicare con lei diventa facile, non c’è bisogno di molte parole, c’è bisogno solo di una carezza sul viso, come fai con un bambino per addormentarlo… di un sorriso. Ed ecco che lei mi sorride e si tranquillizza, e si affida a me.

«HOLA, OCCHI BELLI. CHE PAROLA MI INSEGNI OGGI?»

E poi… c’è la simpatica signora dal Venezuela… mi saluta tutti i giorni col sorriso: «Hola, como estas? Los ninos?». L’allegria pura… la forza di volontà… un esempio puro per il «lamentatore cronico italiano per eccellenza».
C’è Laura che è in Italia da soltanto un anno e sta facendo un corso di Italiano, e le piace… io la saluto sempre. «Hola, occhi belli, che parola mi insegni oggi?». E così scherziamo e lei mi insegna una parola nella sua lingua.
Questi sono due esempi reali per parlare di “umanità”. Ora, bisogna capire che in alcuni stati non solo europei la tecnologia medica, in fatto di apparecchiature, non è cosi avanzata. E, forse, in quegli stati non esistono alcuni tipi di cure. Certo, non siamo l’America in fatto di avanguardia medica… ma in America se vuoi essere curato devi avere un’assicurazione e pagare fior di quattrini, o sbaglio?
Ora, diciamolo a Salvini, se vuole venire a farsi un giretto in ospedale, e guardare negli occhi un bambino straniero che sta molto male… Vediamo se ha il coraggio di ritornare in Piazza Duomo, tirando fuori il vangelo secondo Matteo, e dire: «Aiutiamoli a casa loro… prima gli italiani».

Una melegnanese. Giovedì 1 marzo 2018 ore 6:00
ilblogradar@gmail.com

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La lettera è scritta da una donna residente a Melegnano. 

L’immagine in evidenza è di Patrick Farrell. È vincitrice di un premio Pulitzer nel 2009.

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