L'inchiesta

Saronio, una «disonestà profonda»

«IO HO VISTO LE COSE CHE SONO SUCCESSE, la gente che è morta dentro lì è tantissima. Ma anche fuori. Ricordo che c’era un reparto che a un certo punto hanno chiuso, lo han bloccato a chiave e non si poteva entrare, dove facevano dei prodotti altamente nocivi. Non so a cosa servissero.

«La cosa difficile da discutere è cosa facevano nei reparti. Facevano turni di notte e di giorno e gli davano degli scarponi alti, zoccoloni a volte, con le mascherette che non servivano a niente e per purificarsi uscivano un’ora prima per lavarsi, poi andavano a casa e – come mi raccontava la moglie di uno dei dipendenti che è morto – non solo dovevano lavarsi un’altra volta ma dovevano mettere nel letto dove dormivano una specie di foglio di plastica per non sporcare le lenzuola.

«C’era una disonestà profonda, quando i filtri ad esempio si rompevano non venivano effettivamente cambiati ma scambiati tra i due stabilimenti di Melegnano e Riozzo. Le vasche di decantazione erano fatte proprio malamente, come se mettessi giù delle tavole come capita e quindi chissà quante cose sono filtrate nel terreno», racconta un testimone.

Clicca e leggi tutto. 

Di Elisa Barchetta
12 dicembre, ore 15:32
Reblog dal settimanale 7giorni

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Immagine in evidenza: Michelina Salandra

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