L'inchiesta ninfetta

La solitudine di Bertoli

2010 DOPO CRISTO. VIA CERCA VECCHIA. Mattina, 5:45. Terreno aziendale, recinto di una divisione logistica. Carlo prende le chiavi del deposito di container. Ficca la chiave nel cancello: il solito tintinnio finissimo, come di uccellini meccanici. Destinazione, container D6-7XXX-XX. Dentro ci sono componenti di fabbrica da consegnare.

Il cielo è di fumo. Un posacenere. Per gli operai è il momento di accendersi una paglia, sbuffare insieme fino alla stessa ora. Un rito sottoproletario.
Carlo tira l’ultimo respiro senza filtro. Butta il mozzicone; schioda il portello. Sgancia la maniglia.

All’interno le sagome di quattro cinesi, semisdraiati, vedono il mattino apparire in sembianze di un quadrato chiaro.
In quel quadrato c’è il territorio di Melegnano. C’è la libertà. Li risucchia via.
Spariti. Carlo ha solo il tempo di fissare il ricordo di quattro asiatici, chiusi settimane in un container, come in una piramide, per la libertà.

LA FABBRICA DELLA PAURA

«Un politico non parla. Un politico ha un vocabolario fisso di 10 parole in tutto da pronunciare davanti alle telecamere».

Siamo nel futuro, fra pochi anni. Un giovane signore intrattiene il pubblico. «10 parole più o meno. Non sono parole a sua scelta. Sono solo quelle che i suoi sponsor vogliono sentire. Un politico non dirà mai le cose come stanno. Un politico dirà le cose che gli confermano appoggio. Un politico non è mai libero di dire quello che gli pare perché un uomo libero è un uomo solo e “un politico solo è un politico fottuto” per dirla come Fabrizio De André».
L’interlocutore beve un sorso. «Prendiamo le elezioni del 4 marzo 2018. I politici capirono che per prendere voti, tanti voti, dovevano prestare la loro voce, le proprie parole alla paura sviluppata nei confronti di chi è immigrato. C’è una paura che esiste a prescindere ed è la paura che uno sconosciuto appaia e ti faccia qualcosa di male. Esiste un senso di orgoglio, di appartenenza a un territorio, che prescinde dalle tue idee; o ce l’hai o no, o ti senti parte o no; e, se ti senti parte, ti senti in diritto di riversare questo orgoglio su chi viene da fuori. Ecco, qualcuno riversa questo orgoglio come una vendetta, dice: Tu qui non puoi venire; Tu qui non puoi stare; Tu sei solo un ospite e ti comporti da ospite. Il problema è che nei centri abitati urbani questa paura e questo senso di orgoglio si uniscono alla solitudine. La solitudine è il vuoto, è mancanza di ricchezze, di informazioni, di relazioni. È la rabbia di chi va al lavoro ma non si arricchisce, va a scuola ma non si istruisce, esce di casa ma non conosce nessuno, guarda la televisione ma non capisce il mondo, non conta; e finisce per dare forma, nella sua solitudine, a comportamenti sempre meno tolleranti, sempre meno pacifici nei confronti di tutti, specie di chi viene da fuori».

Finisce l’acqua. «Dare voce alla paura dell’immigrato. Amnesty International l’ha chiamata fabbrica della paura. 600 attivisti di Amnesty hanno monitorato, dall’8 febbraio al 2 marzo 2018, i profili social dei candidati alle elezioni parlamentari. 787 segnalazioni di discorsi di odio in 23 giorni, di cui il 91% contro migranti e immigrati, definiti «bestie» e «vermi».
Il restante 9% era contro islamici, gay, rom, donne.
Nella sola Lombardia le frasi segnalate sono state 123, di cui 106 erano, definisce Amnesty, “razziste”».

LA PIRAMIDE DELL’ODIO

«Questo, perché esiste una piramide dell’odio. È costruita sul pregiudizio. Si innalza con atti di discriminazione. Sale con i discorsi d’odio. Culmina nel crimine. I discorsi d’odio sono incitamenti espliciti alla paura, all’odio, al pregiudizio, alla discriminazione, al delitto. Bersaglio dell’odio è una persona o un gruppo di persone appartenente a un gruppo sociale, a un’etnia, a una lingua, a una religione, a un orientamento sessuale, a un’identità di genere o a una particolare condizione psicofisica.

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La piramide dell’odio in Italia, secondo la relazione della commissione parlamentare Jo Cox.

Il discorso d’odio o linguaggio di odio, invece di promuovere l’eguaglianza dei diritti tra un cittadino italiano e un richiedente asilo che fugge dalla guerra, invita a guardare il richiedente asilo come uno che “va fermato all’origine” (dichiarazione firmata).

La verità? La verità è che l’unione europea ha destinato 3 miliardi e 100 milioni di finanziamenti per potenziare l’accoglienza dei migranti.

È un mare di soldi.

Sono finanziamenti stanziati per 7 anni (clicca e leggi) dal 2014 al 2020. I Paesi dell’unione hanno il compito, con questi soldi, di migliorare i sistemi di asilo e di integrazione dei migranti. L’Europa ha chiesto ai Paesi di sostenere l’asilo e l’integrazione fissando una quota minima molto alta, senza precedenti nella storia dell’Europa unita.
Un mare di soldi. La commissione europea, il 13 giugno 2018, ha deciso di aumentarli del 51%, destinando altri 10 miliardi e 400 milioni di euro per l’asilo e l’immigrazione. È un fondo chiamato AMF, Fondo Asilo e Migrazione. Evidentemente a qualcuno non piace».

IL BAROMETRO DELL’ODIO

«L’Italia è il primo Paese occidentale per ignoranza sull’immigrazione. Secondo i dati di Ipsos Mori la gente in Italia crede che gli immigrati siano il 30% della popolazione.

Non è vero. A giugno del 2018 l’ISTAT ha dichiarato che gli immigrati sono l’8,5% della popolazione italiana». 

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In alto a sinistra: gli immigrati sono l’8% (fonte ISTAT). Dalla relazione della commissione Jo Cox.

E DOPO LE ELEZIONI?

«Chi è stato eletto è lo stesso che in campagna elettorale ha pronunciato frasi di odio.

In campagna elettorale il professore Attilio Fontana, oggi presidente del consiglio regionale della Lombardia, ha pronunciato 20 frasi che Amnesty International identifica come discorsi di odio.
Matteo Salvini, oggi ministro dell’interno, ha pronunciato 180 frasi di odio.
Giorgia Meloni, 113 frasi.
Silvio Berlusconi, 12 frasi.
Roberta Lombardi, 7 frasi.
Raffaele Fitto, 1 frase.
Mario Adinolfi, 1 frase.

Scrive il rapporto di Amnesty International: “I partiti con maggiore incitamento all’odio contro migranti e immigrati sono stati:
Lega Nord (52%),
Fratelli d’Italia (22%),
Forza Italia (22%).
Seguono Movimento 5 Stelle (2%) e Noi con l’Italia (1%)”.

Contro gli islamici:
Lega Nord (43%),
Fratelli d’Italia (33%),
Forza Italia (17%).

Contro donneomosessualitransessuali:
Fratelli d’Italia (41%),
Lega Nord (36%),
Forza Italia (14%)”.

LINGUAGGI DI PACE

«Amnesty afferma che il 32% di tutti i discorsi d’odio segnalati contenevano bufale, fake news. Il 36,4% era difficile da confermare.
Insomma i discorsi d’odio fatti in campagna elettorale nel 2018 erano al 68% infondati o confusi. Hanno dato voce a una rabbia inconscia. Senza informarla.

Le elezioni del 2018 furono una fabbrica della paura. Da quella data in Italia capirono — dopo gli spari di Caserta, l’omicidio del senegalese Sacko e la sparatoria di Macerata — che il discorso d’odio è la culla del crimine.

Capirono che l’integrazione è armonia. Capirono che ci vogliono discorsi di pace».

Leggi la relazione di Amnesty International: report-barometro-odio

Leggi la relazione sulla Piramide d’Odio della commissione Jo Cox: Jo_Cox_Piramide_odio

 

69745_juliuscaesar_mdIL CRISTO DEI ROMANI 

Faceva appello al popolo e al senato, non agli oligarchi. Era clemente con gli avversari. Aveva un sogno per Roma e lo compì, e fu pugnalato 23 volte per questo.
Iniziò facendosi sacerdote di Giove. Per tutta la vita si distinse come uno che promette e che mantiene. Credeva nei giovani: li adottò come figli, nell’usanza romana; Antonio, il focoso, Bruto, il filosofo, Ottaviano, il riflessivo: indoli divergenti, unico padre.

Che voleva la pace. Con la sua visione di una nuova legge agraria e di riforme — prima a lungo rinviate — come la riforma del calendario solare di 365 giorni, la ristrutturazione dei debiti, la razionalizzazione delle professioni, la ricostruzione di Cartagine; con il suo progetto di una biblioteca di Roma modellata sulla biblioteca di Alessandria d’Egitto, Caio Giulio Cesare, il Cristo dei romani, ridonò la vita a un popolo condannato a morte.

Il suo assassinio non ha che allargato la via alle riforme. L’erede Augusto, prescelto attentamente, consegnò il nome di Cesare ai successori; nella sua pace, la pax augusta a lungo sognata, fiorì il meglio di una civiltà.augustus

 

IL GIARDINO SOLITARIO DI MELEGNANO

  1. Rivediamo la cementificazione
  2. determiniamo insieme quali opere pubbliche sono prioritarie
  3. ricostruiamo le strutture sportive esistenti
  4. parcheggi sotto piazza Giovanni Paolo II sì, ma solo dopo avere sfruttato tutte le opportunità presenti
  5. controllo del vicinato
  6. centri estivi comunali da riaprire con le associazioni
  7. il sindaco della notte
  8. introduciamo la tariffa puntuale sui rifiuti

Immaginiamo. Il sindaco Rodolfo Bertoli è in municipio, nel suo studio. Posa il foglio. Ha appena riletto gli 8 punti di programma del «patto per fare rinascere Melegnano». 

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L’originale è del 2500AC. È nel British Museum, che conserva le istruzioni rinvenute su una tavoletta d’argilla. 2 giocatori ricevevano 7 pedine ciascuno, giocavano su 20 caselle con l’aiuto di 4 dadi tetragonali dai vertici colorati di bianco. È chiamato Gioco Reale di Ur e per 3000 anni, prima dell’invenzione degli scacchi, è stato il gioco da tavolo più appassionante del Vicino e Medio Oriente. Caso, abilità personale, probabilità statistica e strategia — e l’occhio degli dei, considerati spettatori del gioco — definivano in eguali misure la partita.

Il patto fu formato nel giugno 2017, prima del ballottaggio che vide contendere Rodolfo Bertoli contro il centrodestra. La candidata sindaca Lucia Rossi, uscita fuori al primo turno, cercò alcuni punti in comune tra il suo programma di governo e il programma di Rodolfo Bertoli. Ne trovarono 8 (l’elenco sopra). «Per vedere realizzati questi punti, avremo bisogno di votare per Rodolfo Bertoli al ballottaggio del 25 giugno» concluse Rossi.

I commenti furono: «Lezione di coerenza», «signorilità». Pietro Mezzi, in coalizione con la Rossi, esortò i suoi: «Al ballottaggio del 25 giugno si vota. Contro la destra, vota Bertoli».

Agli elettori del 2017 piacque essere trattati bene. Per la prima volta vennero giù i muri che dividevano gli elettori, desiderosi di sentirsi uniti e di firmare di propria mano il miglioramento. Aderirono festosamente.

Bertoli stravinse.

Non ci furono apparentamenti.

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Da destra a sinistra: «Produzione di birra. 134,813 litri d’orzo da consegnare in 3 anni (37 mesi) all’ufficiale governativo Kushin, responsabile della produzione di birra nel tempio di Inanna a Uruk». La tavoletta è considerata — assieme ad altre 76 di identica mano conservate nei musei di tutto il mondo — un capolavoro della pittografia sumera. È datato al 3000AC. Misura 6,8/7,2/1,9 centimetri, è in scrittura pittografica di livello esperto (fonte).

MELEGNANO, CITTÀ SUMERA

Vivere in città è un’arte. Tutta da scoprire. La scopriamo da 5000 anni. Come specie umana abbiamo iniziato in Medio Oriente con i Sumeri. Che, per fare una città, avevano bisogno di:

  1. un fiume
  2. un tempio e un palazzo
    2.1. con attività e case
  3. campi coltivati intorno.
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Cartina topografica sumera, iscritta in carattere cuneiforme. È la prima mappa conosciuta nella storia. È uno studio dei campi di proprietà reale di Nippur, la più antica città sumera. Le città-stato sumere erano organizzate entro una duplice cerchia muraria, la più interna dominata dallo ziqqurat e dedicata al culto, alla burocrazia e alla conservazione delle risorse, la più esterna dedicata alle attività produttive e alle abitazioni. L’impianto generale delle città sumere è durato nel tempo ed è lo stesso delle città odierne: un centro riconoscibile e identificativo, una o più d’una periferia destinata alla residenza e all’industria. I dintorni della città erano terreni coltivati.

Melegnano, città sul Lambro, è una città sumera. (Per scherzo. Ma non troppo). La storia insegna: arrivava un tempo nelle città sumere in cui la popolazione era talmente cresciuta, talmente cambiata, da rendere opportune le riforme.
Le leggi, prima fatte — giustamente — da chi aveva reso illustre il luogo, ora volevano essere fatte dalla gente nuova, volenterosa di migliorare la vita.

Era il tempo per il miglioramento.

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Tavoletta sumera con mappa astronomica ritrovata nella biblioteca di Ninive, 3300AC. Il contenuto, scritto in carattere cuneiforme, documenta le sofisticate conoscenze scientifiche elaborate nelle città-stato sumere: 1) il sistema numerico decimale, 2) il sistema basato sul 60 (i 60 minuti e 60 secondi, i 360 gradi del cerchio), 3) la settimana, 4) equazioni di secondo grado.

LA PACE DI MELEGNANO

Melegnano iniziò il cambiamento nel 2017. Tre capi politici, Bertoli, Mezzi e Rossi, non si fecero la guerra ma strinsero atti di pace, per fare rinascere la città sul Lambro.

Ai cittadini piacque. Si sentirono trattati come una comunità unita. Votare in tanti — e in diversi — piacque e piacque uscire fuori ciascuno dal proprio giardino solitario, per vedere come i giardini di tutti chiedessero pace e abbondanza. 

Impossibile tornare indietro. Il 2017 insegnò ad andare oltre il criterio del «mio orticello» per abbracciare il miglioramento di tutti. 

MODESTA PROPOSTA

Favorire la pace si può. Occorrono, e presto:

  • imposte comunali eque
    perché vivere in una cittadina dev’essere accessibile a tutti e premiante per chi rispetta di più la comunità.

E non c’è tassazione senza competenze. Perciò occorre: 

  • collaborazione dell’intera comunità
    cioè associazioni, comitati e professioni perché la vita di comunità è fonte preziosa di competenze, efficacia e saper fare.

Non c’è collaborazione se non c’è vivibilità. Perciò:

  • servizi a costi ragionevoli con risultati ragionevoli
    perché i servizi e in specie quelli sanitari sono la prima forma di ridistribuzione. 

I servizi hanno bisogno di rispondere a domande attuali, non a bisogni superati. Perciò: 

  • identità e originalità al passo con innovazione e benessere
    perché le libertà e le identità locali vanno promosse in modo che siano all’altezza del futuro senza smarrirle o peggio lasciarle alla contraffazione.
PACIFICA RICHIESTA

Nel 2018 noi che viviamo in una città siamo il 65% della specie umana. Nel 2028 saremo il 75%. C’è in gioco il nostro destino. Non solo per strade più belle o edifici migliori: c’è bisogno di un cambio culturale. Di una migliore mentalità.

Che vuole pace. Il sindaco Rodolfo Bertoli — che l’ex amministrazione offese chiamandolo «lo sconosciuto» — in questo è tutt’altro che solo. 

Ad ascoltarla, la pace fa richiesta di:

  1. tariffa puntuale sui rifiuti differenziati
  2. restauro del centro storico
  3. uso libero di palazzina Trombini (primo piano) e del castello Mediceo per associazioni e cittadini.

Possa esserci la pace.

Lo staff, ore 6:00
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Diritti di Tutti

«Puzzano, stuprano, chiedono l’elemosina, vivono nelle baracche, da 2 diventano 4, 6, 10. Rimpatriateli»

DAL BLOG «FRIULI MULTIETNICO» — «Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.

Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione».

Il testo riporta circola in alcune varianti. Questa, ritenuta la forma più attendibile, è tratta da «una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, ottobre 1912».
La fonte risulta essere questa.

Se vuoi leggere questo post sul bel blog Friuli Multietnico, clicca qui.

Venerdì 15 giugno, ore 13:33
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Diritti di Tutti

Sono uomo, bianco, sano, occupato; di un africano annegato in mare che mi interessa?

DAL BLOG «IL MATTINALE» – Io non sono africano. E quindi del fatto che gli africani vengano lasciati morire annegati nel mediterraneo non dovrebbe fregarmi nulla.
Io non sono nero. E quindi del fatto che sparino ai neri non dovrebbe interessarmi nulla.
Io non sono povero. A me la flat tax mi fa guadagnare, dalle simulazioni, circa 400 euro annui. Sono pochi ma meglio di niente.

Leonardo La Rocca, associazione «Libera contro le mafie» [fonte: arche.it]

Io non sono gay. E quindi, che qualcuno pensi che un gay non abbia diritto alla pensione di reversibilità od ad assistere il suo compagno o la sua compagna in ospedale, a me non dovrebbe fregarmi nulla.
Io non sono un disoccupato. Ho un lavoro e dei 760 euro di reddito di cittadinanza che non ci saranno non me ne dovrebbe fregare nulla, non mi servono.
Io non sono una donna. A me non serve abortire. Io non ho 18 anni. Io non sono un anziano. Io risiedo al nord da 13 anni. Io non sono rom né sinti.
E allora perché sono preoccupato?
Perché se un rom, un gay, un povero non hanno riconosciuta la loro dignità nella mia società, io come uomo sono corresponsabile.
È questo il centro del discorso: non mi batto per un diritto solo quando è un mio diritto e negli altri casi me ne frego, mi batto perché tutti hanno diritto di essere tutelati: lo dice quell’ accordo di condivisione della nostra società che si chiama Costituzione della Repubblica.

Continua a leggere qui!

Leonardo La Rocca, giovedì 4 giugno 2018 ore 9:46
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Comunità Virtuale & Comunità Tribale

San Giuliano: trovato vaccino anti-Ebola, inizia sperimentazione di vaccino contro intolleranza, odio online, razzismo

«È TU SIGNOR BUONISTA, sei contento che ti piacciano in casa, che non pagano biglietto, che vanno in giro con il piccone , che picchiano e violentano le donne. Questa è la risposta no dei razzisti ma di chi vuole che tutti rispettino le leggi . In primis chi è ospite . È no dire a ne non potete fare niente. Smettetela di fare i buonisti per niente
Pregiudizio sociale a sfondo razziale è continua dicendo sul web.
Lei è convinto che sia un pregiudizio razziale, non una constatazione di tutte le cose brutte e i loro modo di vivere fregandosene delle leggi. Leggi che noi rispettiamo a parte i mafiosi o ladri ecc ecc co ne in tutto il mondo. Queste persone non vogliono essere aiutate, loro Vogliono pretendono. Mio parere» (utente identificato).

«Fai questo test: prendi l’aereo e vai a Monaco di Baviera, piscia su un albero e poi resisti alla polizia. Vediamo cosa ti succede. Saluti» (utente identificato).

«Il Maccari confonde gli immigrati con le persone senza titolo per rimanere sul territorio nazionale. Bene vedrebbe lui un rinfoltimento delle schiere pauperiste léniniste, visto che ultimamente languono e quasi nemmeno entravano in parlamento. No, li confonde e non per filantropia ma per convenienza; tenesse davvero alla vita di questi diseredati, si batterebbe perché chi ha regolarmente ottenuto cittadinanza o permesso di soggiorno e lavoro non venga confuso con i disperati che non dovrebbero essere qui e che andrebbero fermati all’origine, con la cooperazione internazionale e progetti di sviluppo. No, il Maccari li confonde e un po’ cinicamente accetta che vivano da sbandati, senza un posto dove vivere, una prospettiva di lavoro, una aspettativa di vita. Non importa se anche gli onesti – una volta che hanno ricevuto il foglio di via perché non titolati a rimanere in Italia – si troveranno a vivere di espedienti quando non di crimine, perché dovranno pur mangiare. No, la nuova filantropia è quella di farli stare tutti qui e recluderli a due euro al giorno negli ostelli requisiti, a vita. Senza lavoro, senza donna, senza futuro. La filantropia di Maccari» (utente identificato).

IL VACCINO rVSV-ZEBOV

Attenzione: in Congo, nella capitale, dove vive più di un milione di abitanti, nuovo caso di virus Ebola. Proveranno il rVSV-ZEBOV, un vaccino che pare funzioni.
Forse anche in Italia serve un vaccino per le menti delle persone che hanno dentro di sé il verme dell’odio, dell’intolleranza, e della razza. Nero, giallo o bianco, siamo tutti esseri umani, e se tagli quelle vene il sangue è sempre rosso.
Forse serve una «informazione-formazione». E non solamente un pappagallo che ripeta le idee altrui. 

L’aspetto del virus Ebola al microscopio. Mortale fino al 90% dei casi, il virus si trasmette da persona a persona ed è comparso in Africa occidentale a partire da pipistrelli infetti. Prende il nome dal fiume congolese Ebola in cui nacquero i primi focolai. Nel 2015 un medico italiano fu colpito da Ebola; guarì grazie alle cure dell’istituto nazionale per le malattie infettive «Lazzaro Spallanzani» di Roma.

Serve un’informazione consapevole. Non piace come esordisce questo utente: «Confondere gli immigrati con le persone senza titolo». Come se certe persone non fossero uomini, donne e bambini bisognosi d’aiuto, solo perché «senza titolo». Come se un foglio facesse la differenza fra uomini e chissà quale altra categoria.
Secondo. Ci vorrà pure una regolamentazione, con l’aiuto internazionale; ma perché non si parla mai di inclusione? In molti dicono via i clandestini, ma perché non pensano di allargare il loro punto di vista? Come se tutti i clandestini fossero delinquenti.
Terzo punto: perché puntano, tanto facilmente, il dito contro gli immigrati ma non fanno altrettanto quando a compiere atti gravi sono gli italiani? Due pesi e due misure, come si dice. Se vuoi pene più severe allora devi volerle per tutti. Non piace il discorso «abbiamo già i nostri e allora via gli altri». 

Piacciono l’inclusione e la giustizia, uguali per tutti; la verità chiara, evidente, che tiene il passo atletico di un’agile democrazia; la luce e il governo dell’esperienza, vincitrici sul vento di parole che iniziano, sempre, con: «Fermare all’origine». E che finiscono senza governare. 

Lo Staff, giovedì 26 maggio ore 9:54
ilblogradar@gmail.com 

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Satira

L’eleganza di essere l’ex

BELLOMO: «PARLO PER I cittadini e il loro diritto di essere informati». Mo’ il grillino.

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«So che è facile dire: è colpa di Bellomo». Perché lo fa sempre. In video. Su Instagram.

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«Devo ringraziare il collegio dei revisori». Per avermi dato la fede, e degli orari.

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«Nasce dalla precedente amministrazione alla mia». Ed è tutta colpa a te.

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«Devo riconoscere all’assessore Pietrabissa che riconosce il lavoro che viene dal passato». E che l’uomo viene dal freddo.

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«2012-2017, è stata crisi spaventosa». Lui.

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«C’è una montagna di aumenti di entrate grazie a Bellomo». E anche di escrementi.

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«I crediti si incagliavano». Per gli escrementi.

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«È sostanzialmente un buon bilancio». Non ne vedeva da diec’anni.

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«Commissione antimafia: questa amministrazione s’è sempre vantata».
Commissione mafia: altro vanto, altra amministrazione.

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«Vorrei capire la lotta alla corruzione». Questa gran vaccata!

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Sorveglianza: «Assessore Parrotta, noi avevamo proceduto a installare una telecamera di sicurezza». La accende lei?

#quelluomo

Da BariToday, presentazione della raccolta poetica di Vito Bellomo.

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Comunità Virtuale & Comunità Tribale

«Il ragazzo era a terra, l’hanno riempito di calci e parolacce: “Devi morire”» 

«DUE AGENTI AGGREDITI DA UN SENEGALESE INTENTO A URINARE». È il 6 maggio, Marco Segala, sindaco sangiulianese, posta questa notizia sulla sua Pagina Facebook. La visibilità della notizia è pubblica. Un giovane africano, «cittadino irregolare», è stato arrestato dalla polizia. Urinava contro un’aiuola a Borgolombardo. È stato fermato, gli sono stati richiesti i documenti. Ha opposto resistenza. «Naturalmente era clandestino» conclude il sindaco.

San Giuliano si scatena. I commentatori del sindaco hanno festeggiato l’arresto come un miracolo. I toni non sono freddi: linguaggio di odio, intolleranza, espressioni a sfondo fascista e razzista:
«Spero gli arrivino un bel pò di manganellate in caserma» (utente firmato).
«È una vergogna fanno tutto quello che vogliono. Complimenti ai ragazzi che l’hanno arrestato» (utente firmato).
«Naturalmente era un clandestino!» conclude un altro utente.
«Io acconsentirei anche qualche manganellata un più, di quelle sane che lasciano l’ematoma» (utente firmato).
«Calci nel culo e spediti al loro paese» per un altro utente.
«Questi CLANDESTINI VANNO RISPEDITI A NUOTO DA DOVE SON PARTITI. SE NON VOGLIONO RITORNARE A NUOTO FARLI CAMMINARE SULL’ACQUA» (utente firmato).
«Continuiamo a sopportare questa marea di corpi estranei e finiremo per essere sommersi», (utente firmato).
«Un grazie anche a chi predica questa accoglienza indiscriminata e a cui va tutto il mio disprezzo!» (utente firmato).
«Caro sindaco, ho più volte offerto a titolo gratuito della formazione di lotta corpo a corpo metodo krav maga, addestramento militare e ammanettamento alle forze dell’ordine» (utente firmato). «Mi mandi un’email» (il sindaco).

E GLI ITALIANI? PURE GLI ITALIANI

Fatto o bufala? Un commento fuori dal coro ha un altro ricordo dei fatti: «Purtroppo in quel parco non è l’unico che fa certe cose, e non solo clandestini, ma anche italiani, visto che il parco è completamente al BUIO DI SERA, oltretutto chi ha visto la scena, con tutto rispetto dei vigili, hanno seriamente esagerato sia con le mani che con le parole. Il ragazzo era a terra ed è stato riempito di CALCI e PAROLACCE: “DEVI MORIRE ecc…”. Mi spiace solo che essendo troppo buio il parco non è stato possibile fare il video. Io ero lì, il ragazzo reagiva contro i vigili perché non voleva seguirli, io non dico nulla contro i vigili, tanto che una signora voleva chiamare i carabinieri, dico forse che sarebbe stato meglio, secondo me, chiamare rinforzi» (utente firmato).
All’utente viene intimato di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine: ciò che afferma è grave, è passibile di querela, le viene detto.
Intanto i commenti non cambiano: «Se gli italiani fanno di peggio mi dispiace e spero che gli vengano date due manganellate anche a loro» (utente firmato).

«NATURALMENTE UN CLANDESTINO»

Interviene don Nicola Cateni: «Peccato per quel “naturalmente” ingiustificato, se non forse per compiacere qualche pancia elettorale. Chiedo: i buoni ragazzi italiani che fanno le stesse identiche cose in quale Paese vorrebbero mandare gli illustri commentatori di questo post?».
Alle 22:50 il consigliere comunale Andrea Garbellini condivide la notizia nei gruppi San Giuliano Libera e Sei di San Giuliano Se.
Gli risponde un secondo commento, che riporta una realtà non distorta dei fatti: «Con immenso dispiacere ho assistito a questa scena. Il ragazzo stava urinando dietro una siepe dove tutti i maschietti vanno in continuazione a farla a tutte le ore del giorno e soprattutto ITALIANI di tutte le età. Il ragazzo avrà anche risposto in malo modo ma gli agenti non sono stati da meno, con minacce e parolacce, tanto è vero che sia io dal balcone che il ragazzo abbiamo chiamato i carabinieri. Mi rende triste sapere che pretendiamo l’educazione ma non la mostriamo; resta il fatto che sono rimasta molto scossa e dispiaciuta, poi lui non lo conosco e neppure i suoi genitori, presenti a questa scena. Mi sono solo messa nei panni di una madre al cui figlio scappa da pisciare e si mette in un angolo a farla e te lo trovi ammanettato, pestato e maltrattato perché sta facendo nient’altro che una pipì. Dagli una multa, prendi i suoi dati. Penso che siano partiti tutti, ma proprio tutti, il ragazzo e i poliziotti, troppo in quarta» (utente firmato).

«Tagliategli il pisello così non lo fa più» consiglia infine un utente.

IN CONCLUSIONE?
Una rissa. È stata solo una rissa. Perché un sindaco sente il bisogno di diffondere la notizia di una rissa come se fosse una notizia («Naturalmente era un clandestino») sull’immigrazione? È giusto o è manipolazione? E la manipolazione delle notizie deve passare per gli alti vertici dell’autorità cittadina?

Martedì 15 maggio 2018, ore 14:33
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Satira

Il bisnes dell’ex sindaco

Vito Bellomo non fa più il sindaco, ha smesso di monetizzare sulle nostre buche.

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No, Vito Bellomo non ha perso, Vito Bellomo si è perso.

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Il nuovo business di Bellomo. Gli piace stupire.

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Bellomo ex sindaco tenta la rimonta: riparare con le cacche dei cani le buche di Melegnano.

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I cantieri stanno aperti apposta per Vito Bellomo.

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La maggiore invidia dell’ex sindaco Bellomo è pensare che Massimiliano Pala adesso va a cercare un certo Ambrogio Corti e non lui.

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È nelle sere come questa che Bellomo rivanga certi messaggi inviperiti. «Che ricordi, quando mi twittavi contro. Ma era solo il mio corpo elettorale che volevi. Eri solo chiacchiere e tesserino da pubblicista».

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Rimborsi chilometrici! Questo di tanta speme oggi mi resta.

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Pentirsi amaramente di un selfie con Matteo Renzi.

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#sindacodimagenta

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