Il Predictor

L’Ora dell’Accesso: la macchina, il successo, il posto fisso, strane idee in cui abbiamo creduto

OGNI GENERAZIONE AFFRONTA, spesso senza rendersene conto, un cambio di paradigma. La società decennio dopo decennio si modella su strutture diverse.

Attraverso le nostre singole azioni, che paiono insignificanti, contribuiamo a plasmare realtà nuove.

Il grande passo che ha caratterizzato questi ultimi anni è stato il passaggio dalla forma mentis del possesso a quella dell’accesso.

TECNOLOGIA, LIBERTÀ, ILLUSIONE

Nel descrivere questo passaggio si cerca sempre di dare una connotazione qualitativa al nostro vivere. Si creano fazioni, ci si crogiola in una calda vasca di ideologia. «La possibilità di accedere alle informazioni, di scambiare idee, dati e contatti ci libera». Libertà. Un termine così semplice da usare. Così semplice che perde il suo significato. Tutto diventa libertà, tutto diventa autodeterminazione. Sentirete però anche chi tuonerà: «Le forme dell’accesso ci privano della stabilità, consegnando ad altri il potere di decidere per noi. Questi mezzi ci illudono con l’idea di libertà, ma in realtà ci rendono nuovi schiavi».
Per nostra fortuna gli schemi che governano le interazioni fra esseri umani sono più complesse di queste due banali esaltazioni ideologiche. Lasciamo ai filosofi il compito di ululare nei programmi tv e negli editoriali; mentre noi cerchiamo di fare un passo oltre, coscienti che la nostra natura di liberi uomini o schiavi non sarà in nessun modo intaccata da questo processo.
Un processo che è già in atto e non si può fermare; tanto vale provare a capirlo.

Prima del telefono smartphone, del computer e dei treni a vapore, ci fu la ruota circolare. Prima invenzione tecnologica, che oggi permette di viaggiare. Ma quanto costa possedere un mezzo di trasporto a ruote? Per alcuni conviene noleggiarlo, prenderlo in prestito, guidarlo solo per qualche ora.

ACCUMULARE? MAI PIÙ

Avere una casa propria, la propria macchina, il proprio lavoro stabile. Questi erano i dettami di realizzazione consegnati in mano ai nostri genitori. Una generazione cresciuta dopo l’esplosione economica della metà del secolo scorso.

Accumulare, avere, possedere, sicurezza e stabilità. Parole magiche per descrivere il primo momento della storia dell’occidente in cui quasi tutti avevano una loro abitazione, a volte anche due; in cui tutti avevano un lavoro, un posto quasi prestabilito all’interno della società.
Cambiare paradigma, essere capaci di guardare il mondo con occhi diversi, mentre lui non si ferma a farmi ammirare e rimirare. Questa è la nostra sfida. Quelle metriche di successo, quei desideri paiono ora quasi scomparsi. Un po’ irraggiungibili, un po’ nemmeno cercati.

LA CHIAVE DELLA CASA SENZA PARETI

A noi giovani è stata consegnata una chiave di una casa senza pareti, una casa che può apparire inconsistente, con una sola grande porta: accesso. 

Ieri sera ho acquistato un libro, scaricato su un lettore digitale, letto, finito ed eliminato per far spazio ad un altro. Sono diverse le emozioni che mi ha regalato?

Questa mattina sto lavorando su un software che non ho acquistato. Ogni mese, se mi va, rinnovo l’abbonamento. Mentre scrivo sto ascoltando musica da un programma che contiene milioni di brani ma nemmeno un CD. Le canzoni passano, scivolano via come infiniti flussi di dati, che si formano e perdono chissà dove.
La paura più grande ci scuote quando vediamo variare ciò che negli ultimi decenni era apparsa come una conquista: il lavoro. Chi aveva un lavoro fisso e stabile possedeva quel contratto, il posto era suo. Ora anche il lavoro sembra essere entrato in quel limbo offuscato che viene rappresentato dall’accesso. Il lavoro è flessibilità. Io accedo a questa posizione, nel frattempo imparo a fare altro per cambiare fra qualche mese. Come un programma che ha il continuo bisogno di aggiornarsi per poter essere efficiente, così anche noi non possiamo più esimerci dal continuo miglioramento delle nostre capacità?

Cercare impiego presso un datore di lavoro, diventare «cliente» di qualcuno. Oggi non è più così. Oggi si passa di esperienza in esperienza. Conta maturare professionalità. Il rapporto con il datore fisso passerà in secondo piano.

STRANA IDEA IN CUI ABBIAMO CREDUTO

Poter cambiare è libertà? Essere costretti a cambiare è schiavitù? Forse nessuna delle due. Non si tratta di libertà o schiavitù, ma della continua lotta per stare al mondo.

Una strana idea ci ha fatto credere che la vita fosse qualcosa di facile, che le nostre comodità siano scontate. Ciò che possiamo ottenere, invece, è dato solamente dalla nostra capacità di adattarci e comprendere ciò che abbiamo intorno.

La tecnologia, il nuovo paradigma dell’accesso che sconfigge il possesso non ci ha reso più liberi, e mai e poi mai ci renderà più schiavi. Ci rende diversi, o meglio, rende il nostro ecosistema diverso. Dovremo essere più capaci e più coscienziosi nello scegliere, poiché siamo chiamati a farlo di continuo, giorno dopo giorno. Dovremo essere più capaci a costruirci un mazzo di chiavi che sappia aprire infinite porte, con la consapevolezza di poter trovare altrettante esperienze positive e negative.
Né liberi, né schiavi, ma in lotta verso una crescente responsabilità e un nuovo modo di autodeterminarsi.

Mercoledì 9 maggio ore 9:09
davidepolimeni@gmail.com

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L'analisi al radar

I voti, la destra, il reddito, i migranti, le tasse. Storia dell’analista che analizzava gli analisti

OGNI SINGOLO VOTO può essere analizzato, commentato, scomposto, compreso, incolonnato, scorporato fino a diventare particella di una statistica che rimarrà negli annali. Ogni singolo voto però appartiene alla nostra storia personale, a quel complesso e intricato sistema di valori, ricordi, pensieri, teorie e visioni del mondo che compongono il nostro essere. Compito supremo di un analista dovrebbe essere estrarre i tratti comuni dalle esperienze particolari che ci hanno portato a depositare una x sul simbolo del partito a noi più vicino. Compito impossibile, vien da dire, compito che si ascrive fra quelli di una supposta intelligencija culturale che si è auto-assegnata il ruolo di lettrice privilegiata del mondo.
Da dove provengono i voti della lega, che tracima dal nord Italia diventando un partito nazionale? Ha pesato di più il sogno di una tassazione semplice e leggera o più la promessa di una terra liberata dal giogo dell’immigrazione? Si può slegare il successo del movimento 5 stelle al Sud dal profumo di un reddito di cittadinanza garantito a tutti quei giovani invischiati nel vortice della disoccupazione più elevata fra i paesi occidentali?
«L’elettore è pilotato, coccolato, circonvenuto. L’elettore ha espresso la sua rabbia, il suo urlo al cambiamento, a una rivoluzione gentile, fatta di matite impugnate come spade». Una rivoluzione che non cambierà il volto di uno stato che, sotto monarchie, repubbliche da numero cardinale e diverse bandiere, si è sempre mantenuto fedele a se stesso.
L’analista osserva e dice, commenta questo cambio di passo, e accarezzandosi la barba sogna un… «io lo avevo detto». L’analista poi scrive, protetto dai venti dietro la scrivania del suo giornale, o su una tastiera bollente preparando l’articolo per il suo blog: «Io so, è andata così perché…».
Ma l’analista vive in un preciso stato psicologico per cui non sente il bisogno di andare in analisi. Ogni suo scritto è in realtà frutto di rimozione, di un’elisione della memoria che avrebbe contribuito alla fortuna di Freud. Infatti, dimentica che lui non è in grado di spiegare alcunché del voto di protesta, poiché lui stesso ne è la causa più grande.
«Io so di sapere», mentre non fa memoria che il suo compito non è conoscere la verità, ma saperla raccontare. L’analista si trincera dietro la sua saccenteria. Questo scudo non gli permette di rendersi conto di aver sbagliato. In questa campagna elettorale, in questi ultimi anni, ogni esperto ha peccato nel suo racconto della vita e della nostra quotidianità italiana. Sentendoci superiori, possessori della Verità, abbiamo lasciato lo spazio al racconto di una falsità accomodante, che storia dopo storia ha contributo a plasmare un intero libro di menzogne. Percezione d’insicurezza, sensazione di essere vittime prescelte di un’invasione, certezza che l’unica risposta positiva sarebbe giunta da uno stato forte e sempre più invasivo, più nazionale, più protettivo. Sicuri di dire il vero non ci siamo posti il problema di come raccontarlo ed ora ci lasciamo andare a nuove analisi, sicuri di non poter sbagliare. Passo dopo passo, rimozione dopo rimozione, analizzando senza mai voler essere analizzati.
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Lunedì 12 marzo 2018, ore 12:17
davidepolimeni@gmail.com
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