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San Giuliano: trovato vaccino anti-Ebola, inizia sperimentazione di vaccino contro intolleranza, odio online, razzismo

«È TU SIGNOR BUONISTA, sei contento che ti piacciano in casa, che non pagano biglietto, che vanno in giro con il piccone , che picchiano e violentano le donne. Questa è la risposta no dei razzisti ma di chi vuole che tutti rispettino le leggi . In primis chi è ospite . È no dire a ne non potete fare niente. Smettetela di fare i buonisti per niente
Pregiudizio sociale a sfondo razziale è continua dicendo sul web.
Lei è convinto che sia un pregiudizio razziale, non una constatazione di tutte le cose brutte e i loro modo di vivere fregandosene delle leggi. Leggi che noi rispettiamo a parte i mafiosi o ladri ecc ecc co ne in tutto il mondo. Queste persone non vogliono essere aiutate, loro Vogliono pretendono. Mio parere» (utente identificato).

«Fai questo test: prendi l’aereo e vai a Monaco di Baviera, piscia su un albero e poi resisti alla polizia. Vediamo cosa ti succede. Saluti» (utente identificato).

«Il Maccari confonde gli immigrati con le persone senza titolo per rimanere sul territorio nazionale. Bene vedrebbe lui un rinfoltimento delle schiere pauperiste léniniste, visto che ultimamente languono e quasi nemmeno entravano in parlamento. No, li confonde e non per filantropia ma per convenienza; tenesse davvero alla vita di questi diseredati, si batterebbe perché chi ha regolarmente ottenuto cittadinanza o permesso di soggiorno e lavoro non venga confuso con i disperati che non dovrebbero essere qui e che andrebbero fermati all’origine, con la cooperazione internazionale e progetti di sviluppo. No, il Maccari li confonde e un po’ cinicamente accetta che vivano da sbandati, senza un posto dove vivere, una prospettiva di lavoro, una aspettativa di vita. Non importa se anche gli onesti – una volta che hanno ricevuto il foglio di via perché non titolati a rimanere in Italia – si troveranno a vivere di espedienti quando non di crimine, perché dovranno pur mangiare. No, la nuova filantropia è quella di farli stare tutti qui e recluderli a due euro al giorno negli ostelli requisiti, a vita. Senza lavoro, senza donna, senza futuro. La filantropia di Maccari» (utente identificato).

IL VACCINO rVSV-ZEBOV

Attenzione: in Congo, nella capitale, dove vive più di un milione di abitanti, nuovo caso di virus Ebola. Proveranno il rVSV-ZEBOV, un vaccino che pare funzioni.
Forse anche in Italia serve un vaccino per le menti delle persone che hanno dentro di sé il verme dell’odio, dell’intolleranza, e della razza. Nero, giallo o bianco, siamo tutti esseri umani, e se tagli quelle vene il sangue è sempre rosso.
Forse serve una «informazione-formazione». E non solamente un pappagallo che ripeta le idee altrui. 

L’aspetto del virus Ebola al microscopio. Mortale fino al 90% dei casi, il virus si trasmette da persona a persona ed è comparso in Africa occidentale a partire da pipistrelli infetti. Prende il nome dal fiume congolese Ebola in cui nacquero i primi focolai. Nel 2015 un medico italiano fu colpito da Ebola; guarì grazie alle cure dell’istituto nazionale per le malattie infettive «Lazzaro Spallanzani» di Roma.

Serve un’informazione consapevole. Non piace come esordisce questo utente: «Confondere gli immigrati con le persone senza titolo». Come se certe persone non fossero uomini, donne e bambini bisognosi d’aiuto, solo perché «senza titolo». Come se un foglio facesse la differenza fra uomini e chissà quale altra categoria.
Secondo. Ci vorrà pure una regolamentazione, con l’aiuto internazionale; ma perché non si parla mai di inclusione? In molti dicono via i clandestini, ma perché non pensano di allargare il loro punto di vista? Come se tutti i clandestini fossero delinquenti.
Terzo punto: perché puntano, tanto facilmente, il dito contro gli immigrati ma non fanno altrettanto quando a compiere atti gravi sono gli italiani? Due pesi e due misure, come si dice. Se vuoi pene più severe allora devi volerle per tutti. Non piace il discorso «abbiamo già i nostri e allora via gli altri». 

Piacciono l’inclusione e la giustizia, uguali per tutti; la verità chiara, evidente, che tiene il passo atletico di un’agile democrazia; la luce e il governo dell’esperienza, vincitrici sul vento di parole che iniziano, sempre, con: «Fermare all’origine». E che finiscono senza governare. 

Lo Staff, giovedì 26 maggio ore 9:54
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«Il ragazzo era a terra, l’hanno riempito di calci e parolacce: “Devi morire”» 

«DUE AGENTI AGGREDITI DA UN SENEGALESE INTENTO A URINARE». È il 6 maggio, Marco Segala, sindaco sangiulianese, posta questa notizia sulla sua Pagina Facebook. La visibilità della notizia è pubblica. Un giovane africano, «cittadino irregolare», è stato arrestato dalla polizia. Urinava contro un’aiuola a Borgolombardo. È stato fermato, gli sono stati richiesti i documenti. Ha opposto resistenza. «Naturalmente era clandestino» conclude il sindaco.

San Giuliano si scatena. I commentatori del sindaco hanno festeggiato l’arresto come un miracolo. I toni non sono freddi: linguaggio di odio, intolleranza, espressioni a sfondo fascista e razzista:
«Spero gli arrivino un bel pò di manganellate in caserma» (utente firmato).
«È una vergogna fanno tutto quello che vogliono. Complimenti ai ragazzi che l’hanno arrestato» (utente firmato).
«Naturalmente era un clandestino!» conclude un altro utente.
«Io acconsentirei anche qualche manganellata un più, di quelle sane che lasciano l’ematoma» (utente firmato).
«Calci nel culo e spediti al loro paese» per un altro utente.
«Questi CLANDESTINI VANNO RISPEDITI A NUOTO DA DOVE SON PARTITI. SE NON VOGLIONO RITORNARE A NUOTO FARLI CAMMINARE SULL’ACQUA» (utente firmato).
«Continuiamo a sopportare questa marea di corpi estranei e finiremo per essere sommersi», (utente firmato).
«Un grazie anche a chi predica questa accoglienza indiscriminata e a cui va tutto il mio disprezzo!» (utente firmato).
«Caro sindaco, ho più volte offerto a titolo gratuito della formazione di lotta corpo a corpo metodo krav maga, addestramento militare e ammanettamento alle forze dell’ordine» (utente firmato). «Mi mandi un’email» (il sindaco).

E GLI ITALIANI? PURE GLI ITALIANI

Fatto o bufala? Un commento fuori dal coro ha un altro ricordo dei fatti: «Purtroppo in quel parco non è l’unico che fa certe cose, e non solo clandestini, ma anche italiani, visto che il parco è completamente al BUIO DI SERA, oltretutto chi ha visto la scena, con tutto rispetto dei vigili, hanno seriamente esagerato sia con le mani che con le parole. Il ragazzo era a terra ed è stato riempito di CALCI e PAROLACCE: “DEVI MORIRE ecc…”. Mi spiace solo che essendo troppo buio il parco non è stato possibile fare il video. Io ero lì, il ragazzo reagiva contro i vigili perché non voleva seguirli, io non dico nulla contro i vigili, tanto che una signora voleva chiamare i carabinieri, dico forse che sarebbe stato meglio, secondo me, chiamare rinforzi» (utente firmato).
All’utente viene intimato di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine: ciò che afferma è grave, è passibile di querela, le viene detto.
Intanto i commenti non cambiano: «Se gli italiani fanno di peggio mi dispiace e spero che gli vengano date due manganellate anche a loro» (utente firmato).

«NATURALMENTE UN CLANDESTINO»

Interviene don Nicola Cateni: «Peccato per quel “naturalmente” ingiustificato, se non forse per compiacere qualche pancia elettorale. Chiedo: i buoni ragazzi italiani che fanno le stesse identiche cose in quale Paese vorrebbero mandare gli illustri commentatori di questo post?».
Alle 22:50 il consigliere comunale Andrea Garbellini condivide la notizia nei gruppi San Giuliano Libera e Sei di San Giuliano Se.
Gli risponde un secondo commento, che riporta una realtà non distorta dei fatti: «Con immenso dispiacere ho assistito a questa scena. Il ragazzo stava urinando dietro una siepe dove tutti i maschietti vanno in continuazione a farla a tutte le ore del giorno e soprattutto ITALIANI di tutte le età. Il ragazzo avrà anche risposto in malo modo ma gli agenti non sono stati da meno, con minacce e parolacce, tanto è vero che sia io dal balcone che il ragazzo abbiamo chiamato i carabinieri. Mi rende triste sapere che pretendiamo l’educazione ma non la mostriamo; resta il fatto che sono rimasta molto scossa e dispiaciuta, poi lui non lo conosco e neppure i suoi genitori, presenti a questa scena. Mi sono solo messa nei panni di una madre al cui figlio scappa da pisciare e si mette in un angolo a farla e te lo trovi ammanettato, pestato e maltrattato perché sta facendo nient’altro che una pipì. Dagli una multa, prendi i suoi dati. Penso che siano partiti tutti, ma proprio tutti, il ragazzo e i poliziotti, troppo in quarta» (utente firmato).

«Tagliategli il pisello così non lo fa più» consiglia infine un utente.

IN CONCLUSIONE?
Una rissa. È stata solo una rissa. Perché un sindaco sente il bisogno di diffondere la notizia di una rissa come se fosse una notizia («Naturalmente era un clandestino») sull’immigrazione? È giusto o è manipolazione? E la manipolazione delle notizie deve passare per gli alti vertici dell’autorità cittadina?

Martedì 15 maggio 2018, ore 14:33
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Condizionamento DigiMen-tale

184540-thumb-full-marc_maron_the_social_media_geneNel corso degli anni, probabilmente avrai dato a molte app, siti e aziende il permesso di accedere ai tuoi dati di Facebook.

Aziende tecnologiche come Facebook, Google, Apple, Amazon e Snap Inc. impiegano alcuni dei web designer più richiesti al mondo per aiutarli a costruire i loro prodotti. Questi designer, utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione, possono esercitare un enorme potere, influenzando ciò su cui clicchiamo, vediamo, ascoltiamo e acquistiamo. Le loro scelte decidono come interagire con Internet.

Con questo potere, ci deve essere responsabilità. In effetti, il designer — e tutti coloro che creano contenuti social media — dovrebbe essere una professione autorizzata, completa di formazione, test e accreditamento.

Sappiamo che il design è potente e può condizionare le persone verso determinate azioni e scelte politiche o commerciali. Quindi, come incoraggiamo i progettisti ad assicurarsi che esercitino questo potere in modo etico e responsabile?

Il problema con i designer e l’etica, è che lo vedono come qualcosa a cui aspirare e forse incorporare nel loro lavoro, ma non lo vedono come il nucleo di ciò che fanno. Come possiamo convincere i progettisti a vedere che l’etica è fondamentale per il loro lavoro?

Il problema è che la professione in Italia e nella maggioranza dei paesi, non è autorizzata o certificata. Posso definirmi designer, esperto di social media, posso costruirmi un portfolio e posso trovarmi a lavorare su Facebook in un progetto che ha gravi implicazioni, come abbiamo visto nelle ultime due settimane, e non ho assolutamente alcuna formazione su come gestire responsabilmente le informazioni che mi sono state date, o i dati sensibili che sto manipolando e le regole della privacy in continua mutazione.

In nessun momento qualcuno vedrà se sono accreditato. Posso tranquillamente essere  una persona normale, il primo che passa per la strada, che gonfia un profilo professionale fittizio e inizio a lavorare per una amministrazione pubblica, un ente governativo, una associazione. È terrificante, vero? Ma puoi farlo. Puoi costruire una falsa reputazione e dire «Sono un progettista di Microsoft e mi occupo di privacy» e all’improvviso ti ritrovi a lavorare su Facebook lavorando proprio su quella roba.

Considerata la posta in gioco per i progetti su cui i progettisti lavorano, perché non esiste una pratica di concessione di licenze e accreditamento?

Quando si guarda al genere di cose che i social media manager erano soliti manipolare, era roba come fare un post di uno spettacolo rock, o un sito web per un film, o una promozione per una giacca, o la presentazione di un libro. Quelle cose non uccidono le persone.

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All’improvviso, abbiamo a che fare con l’interfaccia utente per automobili senza conducente, e pseudo professionisti che ci lavorano senza un minimo di competenze.  Probabilmente potresti provare a cercare un lavoro simile, il che dovrebbe spaventare a morte chiunque lo scopra, perché non hai nessun tipo di addestramento, di certificazione, vai a tentativi.

Ma la contro-argomentazione è che una regolamentazione come questa potrebbe soffocare l’innovazione, che l’unica ragione per cui queste aziende sono state in grado di crescere velocemente, è perché ai progettisti non è necessario avere una licenza.

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Che importa? Alcuni ricchi sono diventati più ricchi. Fantastico. Ma a quale costo?

C’è un libro intitolato The Jungle di Upton Sinclair. Racconta la storia dell’industria di Chicago [lavorazione della carne] all’inizio del secolo scorso, e di come la carne e i maiali malati venivano lavorati, e migliaia di persone avvelenate. La gente ha dato di matto quando ha letto il libro. E a causa di quel libro il governo ha approvato un regolamento sull’industria della carne.

Non possiamo aspettarci che la tecnologia si autoregolamenti e non possiamo aspettarci che i progettisti si autoregolamentino, perché semplicemente non lo faranno. E si scopre che quando non si regolano da soli, si comportano in modo abissale, perché il loro lavoro è di ottenere un profitto.

Il mio consiglio è di affidarsi ad Agenzie certificate, competenti, che abbiano personale qualificato, professionalmente responsabile, eticamente formato, e che cerca i vostri  interessi e non solamente il profitto.

Massimiliano Basile – Social Media Manager
http://www.communicatemotion.net

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E chi è Hyso Telharaj? Te lo dice la radio di Melegnano

INVENTANDO UNA RICETTA DI QUA e una ricetta di là, il programma di Radio Melegnano SAPEVATELO! avanza alla velocità della luce. È recente l’illazione dello speaker Leonardo La Rocca seconda la quale il tizio qualunque, procurandosi mafia, ‘ndrangheta, una banca e un po’ di amministratori pubblici, può costruirsi dal nulla una città.

Ma le storie sulle vittime innocenti di mafia non sono inventate: quelle sì che sono vere. Settimana scorsa, il 21 marzo, sono state celebrate in tante città italiane.

hyso-telharaj

Come la storia di Hyso Telharaj, massacrato per avere contrastato il caporalato. Chi sono i criminali, poi? I migranti o chi li trucida perchè si oppongono alla schiavitù?

Leggi su il mattinale.

Lunedì 26 marzo 2018, ore 15:15
ilblogradar@gmail.com

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Il rifugiato e la bambina

OGGI HO RICEVUTO uno dei sorrisi più belli… sinceri… della mia vita. Ho fatto mettere un euro da mia figlia nel cappellino di uno dei ragazzi africani che stanno fuori dal bar in via Zuavi. No, non oggi, scusa, ieri… e lui ci è rimasto, perché gli ho mandato la bambina.

Gli ha detto: «Perché sei povero?». Lui le ha sorriso, ma non le ha risposto. Le diceva solo ciao, come ti chiami… Io ho cercato di dire a mia figlia che non è povero. Le spiegherò che cos’è un rifugiato.

Comunque lui aveva gli occhi lucidi. Continuava a sorridere. Voleva parlarmi. Credo non fosse abituato.

— Il suolo italiano ospita 136.493 richiedenti asilo nei centri d’accoglienza. Provengono in larga parte da nazione sconosciuta, dalla Guinea, dalla Costa d’Avorio. La Lombardia ne accoglie 21.783. L’area metropolitana di Milano ne accoglie 4919. Le richieste di asilo pendenti nell’area di Milano sono 10.976, secondo l’inchiesta parlamentare del gennaio 2017. Quasi 11mila persone che sopravvivono senza status civile né diritti. Alto il numero di minori non accompagnati, bambini che scappano da soli dalla loro terra: 262 nel 2017. 

Una melegnanese. Lunedì 19 marzo 2018, ore 6:30
mamacra@gmail.com

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«Sei donna, sei carina, non ti ci mando». Anche tu sei soffocato dal politicamente corretto?

ESISTE, IN OGNI discussione social — inerente a temi di genere, di orientamento sessuale o concernenti discriminazioni etniche — un nutrito gruppo di commentatori-bestemmiatori che sbattono i pugni sullo schermo urlando: «Siamo soffocati dal politicamente corretto».

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Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, già celebre per aver interpretato rispettabili personaggi sul piccolo e grande schermo. Indovinate chi ha interpretato a destra.

C’è gente che il troppo rispetto la fa soffocare. Negli ultimi due giorni sono nate e cresciute polemiche riguardo un’acefala risposta dell’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, a una giornalista sportiva: «Sei una donna e sei carina. Non ti mando a fare in culo solo per questi due motivi»; e per un’operazione pubblicitaria di Moby e Tirrenia (compagnie di trasporto marittimo del Gruppo Onorato Armatori) sulla Gazzetta dello Sport che recita: «Il nostro personale? È tutto italiano!».

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Attenzione: dai tratti somatici sembra una ragazza extracomunitaria. In realtà è, come svelato dal Gruppo Onorato, una ragazza italiana. Come pubblicità, insomma, gioca con uno stereotipo razzista. E non è la prima volta per il Gruppo Onorato (leggi qui).

UNA CLASSIFICAZIONE DEI COMMENTATORI

Saltellando fra un gruppo Facebook e un altro di impavidi commentatori-bestemmiatori nasce dentro di te la consapevolezza di trovarti veramente davanti a casi di soffocamento da politicamente corretto. Ecco una classificazione pseudo-scientifica dei casi in base ai commenti:

  1. «Ommiodiohhh, ha detto a una donna che è una donnaaa, poliziaaaaaaa» (utente G. G., 13 marzo 2018). Tipico caso di isteria che affligge numerosi commentatori maschi online;
  2. «Ommioddio, ha detto a una donna che non riserverà lo stesso trattamento che avrebbe riservato a un uomo in quanto donna, poliziaaaaaa» (utente G. G.). Un altro attacco di quella che sembra una malattia psichica sempre più seria. — Notare come, in un sottile gioco dialettico, il commentatore riesca a rispondere a qualsiasi critica copiando e incollando lo stesso messaggio;
  3. «Quindi, in nome del no al sessismo, possiamo tirare le pizze in faccia alle ragazze come faremmo coi ragazzi?» (utente D. P.). Per un momento ti chiedi perché non ti abbiano mai lanciato una marinara durante una discussione. Poi comprendi cosa intendesse quest’ultimo fine intellettuale; ti rendi conto di quanto sia complesso spiegare e capire che «tirare una pizza» consiste in un’aggressione fisica violenta punibile per legge, azione che va oltre a qualsiasi dinamica di sesso;
  4. «Ah, invece, se ce la mandava, partiva il femininininimibinibicidio. Ma vaffanculo» (A. T.). «Analisi lucida, razionale, bravo« (risposta di M. P.). «Ah, perché quando fai la cacca prima misuri l’asse?» (A. T.). In pratica, questo tipo di commentatore dice: mi dimostro meno sessista di Sarri e vi ci mando tutti, gay, ciccioni, donne, negri, bambini, vecchi, come ricordava un noto politico prestato alla comicità: «VAFFANCULO».
  5. Per concludere: «Una volta le donne lottavano per parità e diritti, oggi lottano per essere mandate affanculo» (D. B.).

La pizza di Cracco. Per unire in un colpo solo le vere polemiche della settimana. 

COME INTIMIDIRE UNA GIORNALISTA

La parte del tuo animo che ha a cuore questo paese vorrebbe fermarsi a spiegare ai commentatori-bestemmiatori perché il caso di Sarri sia un lampante caso di retrogrado, imbecille sessismo; ma il tuo io razionale si rende conto che la logica è una pratica che poco si abbina alle possibilità di chi ha appena imparato ad aprire le noci a colpi di cranio.
L’affermazione dell’allenatore del Napoli è discriminazione senza dubbio. Perché, dopo attimi di interminabile silenzio, il tizio ha finito per rimarcare alla giornalista un fatto solo: ricordati che sei una donna. Lui, maschio, davanti ai microfoni. Lei, che deve stare al suo posto senza domande scomode — tecnicamente era una domanda contropelo — a un perdente. Infatti Sarri si è reso conto. Quanti altri sottintesi nel testo dell’allenatore? Quest’altro: ha sempre vigore, nei confronti dei giornalisti, l’uso dell’intimidazione: dall’intimidazione mediante denuncia all’intimidazione mediante allusione sessuale. Quanti ancora?

Amnesty International ha creato una campagna di informazione e di sensibilizzazione: fare giornalismo non è un crimine. Né una colpa sociale. C’è poco da ridere.

SOPRAVVIVERE SOTTO DITTATURA

C’è qualcosa che va oltre il non saper comprendere come si sta al mondo ed è la sensazione di essere, di sentirsi, dei poveri minoritari — avete letto bene questa volta, minoritari, non minorati — e di sentirsi discriminati. A questi commentatori, che si sentono in minoranza e discriminati, pare evidente che sia in atto una sorta di censura galante, che vuole appiattire la loro libertà d’espressione. Sentono di vivere in dittatura. La dittatura del politicamente corretto.
Vero. Viviamo in una dittatura del politicamente corretto. Una correttezza che corrisponde all’incapacità della nostra società di iniziare a raccontare la realtà delle cose, cioè le cose come stanno. Se ti lamenti di non poterti esprimere al 100% dichiari, in realtà, di non saperti esprimere. Mostri solo la tua fragilità di fronte a un mondo che, dici, «non ti accetta»; che invece hai ancora da accettare tu. «Ma io voglio poter fischiare alle ragazze che c’hanno un bel culo!», piagnucoli. In realtà hai paura, se fischi alle tue care culone, di essere giudicato per ciò che dimostri di essere: un maschilista; nel tuo universo mentale è in vigore un soffocante regime politicamente corretto, che vuole criticarti a torto, facendoti notare le tue porcate. Almeno: nella vita di tutti i giorni, se fischi a un bel culo, non sei fico. Sei uno che viene da un passato preistorico. E ti prendi un po’ troppe libertà.
Gridare sul giornale: «Da noi lavorano solo gli italiani» è apoteosi del politicamente corretto, che non può essere criticato, sputato né deriso come meriterebbe. Per fortuna ogni giorno la realtà torna prepotentemente a dirti che chi scrive una frase idiota e razzista è il figlio di una minoranza di passatisti, che urlano con una scodella di pasta ficcata in testa.
Smettiamola perdio di sentirci discriminati dal politicamente corretto di chi vuole prendersi delle libertà che nella vita non esistono; di chi è schiavo di un linguaggio vecchio, discriminante, che puzza di morto; abbracciamo invece la realtà di un futuro che ci vuole tutti più sereni, più liberi, più tranquilli di mandare a fanculo bambini e donne, disabili e vecchi.
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Davide Polimeni, Marco Maccari, ore 14:45
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Antisocial Media, Comunità Virtuale & Comunità Tribale

«SAN GIULIANO ONLINE FREE? Gruppo a uso, consumo e tornaconto di chi lo gestisce»

tenorMELEGNANO/SAN GIULIANO MILANESE — Andrea è admin e ha letto RADAR: «Il punto che dovreste toccare è un altro. Parlate di onestà intellettuale piuttosto, e dell’esproprio del senso delle parole, che sfocia nell’inganno.

Certi gruppi si mascherano (e possono farlo) dietro nomi fuorvianti; fingono di fare un servizio alla comunità e invece usano i social a scopi personali, come grimaldelli politici.

Questi articoli sono sicuramente simpatici, ma tendono più che altro a due cose: uno, a radicalizzare le posizioni già esistenti. Due, a legittimare certi gruppi come se fossero un punto di riferimento ufficiale del paese in questione.

Se esistono i Bellesi News, gli Almirantino News, “smascherateli” per quello che sono: pagine a uso e consumo di chi le gestisce; chi più, chi meno, per fare da influencer per piccolo o grande tornaconto, che sia ego, patrocini o consenso politico.

P.S. Ci sono anche pagine che dovrebbero chiamarsi “Fratelli d’Italia Notizie”, nate sulle ceneri di una pagina politica preesistente. Gruppi gestiti da partiti che si mascherano… è tutto un carnevale».

Messaggio firmato, venerdì 19 gennaio 2018 ore 6:00
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