Antisocial, Diritti di Tutti, IL CRONISTA RACCONTA, L'inchiesta

Un euro per mangiare

Vi è sicuramente capitato di vedere agli angoli delle vie ragazzi stranieri che chiedono una moneta. Spesso la chiedono con tono sommesso: «Per favore, una moneta per mangiare». Accade in tutta Italia.

Scelgono le postazioni più comode e dove c’è maggiore passaggio di persone: il sottopasso ferroviario, la colonnina del parcheggio, l’uscita del market. C’è un riparo dal sole e dalla pioggia, c’è passaggio, c’è gente che ha moneta. Quindi una scelta consapevole, oculata, strategica.

È curioso come si instaura un rapporto di convivenza tra questi «poveri ricchi» e la nostra comunità. Le persone anziane si affezionano, li chiamano per nome, e un paio di volte a settimana lasciano un euro, cinquanta centesimi. A volte viene ripagato il favore, e i ragazzi aiutano a portare la spesa, superare il ripido risalire di una rampa, aiutare a fare il biglietto per il parcheggio. Si scambiano sorrisi, ammiccando una sorta di compiacimento, entrando nella vita e nelle abitudini. Una volta si sentivano parole come «ma va a laurà», oggi la presenza silenziosa produce «Ciao Alì, come va?». Un segno di integrazione? Di abitudine?

Ma chi sono questi ragazzi? Da dove vengono?
Per rispondere a queste domande ne ho intervistato uno. Parla solo inglese e si chiama Alì (nome fittizio). Alì racconta che è arrivato coi barconi. Un lungo viaggio dal Mali. È partito consapevole di cosa lo aspettava e cosa cercava. La sua è stata una partenza per motivi economici; i famosi migranti per la guerra non c’entrano, anche se nel suo Paese non si sta tranquilli per le continue attività di ribelli e di fazioni armate che mettono in pericolo la nazione.

Alì però parte per guadagnare e far star bene la sua famiglia, famiglia allargata che comprende i genitori, i nonni e i fratelli anche se già sposati.

Alì si sacrifica per la sua famiglia.

Alì vive a Codogno e ogni giorno viene a Melegnano, col treno. Non paga il biglietto. Viene a Melegnano perché è ospitato dal comune di Codogno in una struttura per rifugiati di guerra. Non paga affitto e alla sera ha un pasto pronto. Non fa l’elemosina a Codogno perché se lo vedessero sarebbe un problema, perché perderebbe il diritto di asilo. A Melegnano viene sette giorni su sette, portando a casa circa 400 euro al mese. Di questi 400 euro, 100 servono a lui per sopravvivere e 300 li spedisce al suo Paese, alla sua famiglia; poco meno di 200.000 Cfa (valuta locale). Per capire, un affitto di un appartamento con 5 stanze costa 60 euro e con 1,50 euro mangi un buon piatto di pesce fritto. Quindi vita agiata per due o tre famiglie, con il loro ritmo di espansione, circa una ventina di persone.


Tra giugno 2014 e giugno 2017 erano arrivate in Italia 550 mila persone come migranti. Ben 1311 persone sono morte tentando di attraversare il Mediterraneo centrale nel 2018.

Fonte: Dati Unhcr

Quanto dura il sacrificio? Il periodo varia ma, in genere, tre, quattro anni. «Dopo torni al tuo paese e sei un eroe» dice Alì, «la mia famiglia se non ha sperperato il denaro probabilmente ha aperto un’attività, comprato casa, e fatto micro credito a qualche altro meno fortunato». Così Alì, il nostro «povero ricco» ha sacrificato qualche anno di vita, per vivere il resto dei suoi anni con la benedizione della famiglia, e dell’intero Paese.

Quindi la prossima volta che darete un euro per mangiare sappiate che state finanziando un progetto ben più ampio, destinato a salvare intere generazioni! Questa sarebbe la vera «invasione silenziosa»: nessuna attività illecita, nessuna merce contraffatta, Alì e i suoi compagni regalano solo sorrisi e ti aiutano a portare la spesa, con un contributo volontario. Unica azione borderline è il pendolarismo (a gratis, non pagando il biglietto del treno) allo scopo di attività di elemosina, eludendo di fatto la legge che prevede sanzioni e perdita dei diritti solo nel comune ospitato. Per questa attività nessun organo ufficiale è attivo con controlli e verifiche, tollerando la presenza di persone che costano allo stato 5 miliardi di euro all’anno.

Martedì 19 giugno
Ore 16:00

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Diritti di Tutti

«Puzzano, stuprano, chiedono l’elemosina, vivono nelle baracche, da 2 diventano 4, 6, 10. Rimpatriateli»

DAL BLOG «FRIULI MULTIETNICO» — «Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.

Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione».

Il testo riporta circola in alcune varianti. Questa, ritenuta la forma più attendibile, è tratta da «una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, ottobre 1912».
La fonte risulta essere questa.

Se vuoi leggere questo post sul bel blog Friuli Multietnico, clicca qui.

Venerdì 15 giugno, ore 13:33
ilblogradar@gmail.com

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Diritti di Tutti

Sono uomo, bianco, sano, occupato; di un africano annegato in mare che mi interessa?

DAL BLOG «IL MATTINALE» – Io non sono africano. E quindi del fatto che gli africani vengano lasciati morire annegati nel mediterraneo non dovrebbe fregarmi nulla.
Io non sono nero. E quindi del fatto che sparino ai neri non dovrebbe interessarmi nulla.
Io non sono povero. A me la flat tax mi fa guadagnare, dalle simulazioni, circa 400 euro annui. Sono pochi ma meglio di niente.

Leonardo La Rocca, associazione «Libera contro le mafie» [fonte: arche.it]

Io non sono gay. E quindi, che qualcuno pensi che un gay non abbia diritto alla pensione di reversibilità od ad assistere il suo compagno o la sua compagna in ospedale, a me non dovrebbe fregarmi nulla.
Io non sono un disoccupato. Ho un lavoro e dei 760 euro di reddito di cittadinanza che non ci saranno non me ne dovrebbe fregare nulla, non mi servono.
Io non sono una donna. A me non serve abortire. Io non ho 18 anni. Io non sono un anziano. Io risiedo al nord da 13 anni. Io non sono rom né sinti.
E allora perché sono preoccupato?
Perché se un rom, un gay, un povero non hanno riconosciuta la loro dignità nella mia società, io come uomo sono corresponsabile.
È questo il centro del discorso: non mi batto per un diritto solo quando è un mio diritto e negli altri casi me ne frego, mi batto perché tutti hanno diritto di essere tutelati: lo dice quell’ accordo di condivisione della nostra società che si chiama Costituzione della Repubblica.

Continua a leggere qui!

Leonardo La Rocca, giovedì 4 giugno 2018 ore 9:46
ilblogradar@gmail.com

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