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Che cosa fa l’ISIS quando occupa una città

Dopo che la città di al-Raqqa, nella Siria del nord, fu occupata dall’ISIS, venne distribuita il 20 gennaio 2014 nelle strade una Dichiarazione in quattro punti. Era firmata «L’Ufficio di Predicazione dell’ISIS». Affermava:

  1. «Tutte le sorelle devono indossare l’abito islamico, che consiste nel velo per il viso e in un abaya [velo integrale] per coprire interamente il corpo. Le donne non hanno il permesso di alzare la voce in strada o di camminare in ora tarda senza un guardiano maschio. Se queste regole non sono applicate, rischiamo di perdere il controllo delle aree liberate».
  2. «Sono bandite musica e canzoni nelle automobili, nelle feste, nei negozi e in pubblico, così come le fotografie di persone dalle vetrine dei negozi. Canzoni e musica prevengono dal ricordo di Dio e del Corano e sono tentazione e corruzione per il cuore».
  3. «Sono vietate la vendita di sigarette e le pipe. Ogni sigaretta fumata in stato di trance o vanità è disobbedire a Dio. Tutte le quantità di tabacco saranno bruciate».
  4. «I negozianti devono chiudere il negozio 10 minuti prima dell’orario di preghiera. Ogni uomo in strada andrà in moschea per eseguire l’obbligo religioso di pregare. Non arriverà tardi, né parlerà per strada mentre i Musulmani sono in moschea. Coloro che aprono il negozio o sono fuori dalla moschea nel tempo della preghiera avranno i loro negozi chiusi e saranno considerati responsabili, in accordo con la Sharìa».

Che cosa è la sharìa? La sharia è un codice di norme e prescrizioni capace di regolare tutta la vita umana. La sua applicazione in forma integralista è l’obiettivo dell’IS. La sharia è «la strada battuta» dal credente. «Prima dell’ISIS l’85% della sharia era assente dalla nostra vita» dichiara Anjem Choudari, 48 anni, abitante a Londra, sostenitore dell’ISIS.

COSA VUOLE L’ISIS
L’IS – prima del 2014 noto come ISIS – mira ad espandersi nel Medio Oriente, abbattendo i confini tracciati dai Paesi occidentali. L’IS considera la sua area come uno stato liberato e la governa. Ha un’amministrazione: fornisce servizi pubblici, elettricità, istruzione, polizia.
La sua forma di governo è il califfato. Il califfo è il vicario del Profeta di Allah, un reggente politico e religioso. Secondo il Profeta, chi non offre lealtà a un califfo muore jahil, cioè ignorante, e «muore di una morte di incredulità». Secondo l’Islam radicale dell’IS, tutti i musulmani sono in obbligo di trasferirsi in un califfato dove vige la sharia.
Il pensiero dell’IS ha tre fonti:
1. l’Islam di corrente sunnita, osservante dei comportamenti del Profeta Mohammad,
2. il movimento radicale salafi, che pratica il ritorno al Profeta e alle prime tre generazioni dei suoi seguaci, chiamate «antenati», in arabo salaf,
3. il wahhabismo, interpretazione letterale del Corano nata nel 1700, responsabile della nascita del regno dell’Arabia Saudita. Il wahhabismo rifiorì negli anni Settanta del XX secolo; promuove ed esegue l’abbattimento di siti storici, residenze, palazzi, monumenti.
Il salafismo è diffuso in Europa. Si distingue in tre correnti: i puristi, che sono non violenti e apolitici. Gli attivisti, che vogliono la sharia come base del vivere politico. I jihadisti (dall’arabo jihad, perseveranza), che osservano lo scontro armato contro i nemici dell’Islam come un dovere religioso e sono circa 11 milioni. «È semplicissimo – ha dichiarato nel 2012 Mohammed Abd El Rahman, salafi attivista, nell’intervista L’alba dei salafi alla rivista Time. – Noi vogliamo la sharia. In economia, in politica, nella giustizia, nelle relazioni internazionali».

COME SI COMPORTA L’ISIS
L’IS – prima del 2014 noto come ISIS – ha quartier generale e capitale nella città di al-Raqqa, bombardata il 15 novembre. Nel 2012 l’anagrafe registrava 220.268 abitanti. Ha un’area di 1962 km quadrati.
L’IS ha un giornaleLo Stato Islamico progetta, stampa e pubblica una rivista moderna e tradotta in perfetto inglese dal nome Dabiq, arrivata all’undicesimo numero, con copertine chic, servizi dottrinari, cronache dal fronte, foto sorridenti (qui l’ultima edizione).
Non c’è solo restrizione. L’ISIS fabbrica scatoloni per la distribuzione di alimenti gratis, con il suo logo sul cartone. Distribuisce caramelle. Apre Internet Point. Fa assistenza sanitaria gratuita. Fa le cartelle scolastiche per i bambini e ammette le bambine a scuola. Aerografa nuove carrozzerie delle auto di polizia. Porta l’acqua in autocisterna. Impacchetta il cibo per il Ramadan o fornisce catering alle moschee (questo e altro nelle foto).
Le altre religioni devono sottomettersi. Un servizio della televisione americana CNN, pubblicato nel febbraio 2014, informa che nella capitale al-Raqqa i cristiani devono pagare una tassa – la jizya – equivalente a 17 grammi d’oro per maschio adulto. Oppure convertirsi all’Islam. Le restrizioni ai cristiani includono il divieto di svolgere affari.
Le città occupate sono informate con linee guida per i civili, che puniscono i trasgressori. Nelle scuole di Mosul – la città irachena più grande tra quelle occupate dall’IS – un nuovo programma scolastico ha rimosso la storia nazionale, la letteratura, l’arte. Secondo il quotidiano britannico Telegraph del settembre 2014, lo studio delle scienze è stato permesso purché «non sia in conflitto con il testo letterale degli insegnamenti religiosi». La teoria darwiniana è stata rimossa. Il nuovo curriculum di Mosul incoraggia gli studi di ingegneria per reclutare i funzionari del califfato. Recita il programma: «Rendili pronti per il potere con ogni mezzo, come cavalli da guerra che terrorizzano il nemico di Allah e il tuo nemico».
A Mosul, come ha divulgato il quotidiano The Irish Times nel luglio 2014, è stata diffusa una Guida della Città (in arabo: wathiqat al-madina). Imponeva alle donne il velo integrale: «Non come restrizione alla sua libertà, ma per prevenirla dall’umiliazione e dalla volgarità, o dal fare teatro di lei per gli occhi di coloro che guardano». A Mosul, le mani femminili devono essere «coperte da guanti» e «non sono permessi profumi». In un cartellone pubblicitario dell’IS, una donna velata afferma: «La mia modestia… è la mia bellezza». Sentimenti e sessualità tra persone dello stesso sesso sono considerati «perversi».

Lo Staff, mercoledì 18 novembre 2015 ore 10:47

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Cuore del Borgo

A Caccia del Drago: il servizio di RADAR che apre una serie di post sul rione Borgo, le sue feste, il suo spirito 

MELEGNANO, RIONE BORGO – Traversato il ponte, comincia via Dezza con l’esposizione di creazioni a mano, oggettistica e artigianato (più di 12 stand), alimentari (una decina), sport, benessere, motocicli. Ecco la Croce Bianca. Sotto un gazebo speciale i bambini potevano truccarsi. Il signor Lorenzetti espone un’uniforme dell’esercito francese del 1795, campagna di Napoleone in Italia, ricostruita su stoffa e tessuto odierni. La signora Trotta ha le sue ultime creazioni sul banco, collane decorate in rame, pitture in Ebru. Ma agli espositori, radunati in Dezza da tutta Melegnano, non sembra una giornata di affari: «Movimento tanto, acquisti pochissimi» senti dire sotto i gazebo. Il risparmio, la nuova tendenza del mercato italiano, fa accelerare l’andatura di chi arriva, butta un’occhiata e, se non trova l’elemento funzionale, va via prima che arrivi il desiderio stesso di fare acquisti.

È davvero tra questi stand il cuore del Borgo? Del rione più tradizionale e più identitario della città? Te ne accorgi quando arrivi in via San Martino. Lì comincia il cuore del Borgo. «Ricordo quando non c’era nulla in via Pasolini, e per la festa del Borgo ci venivano le giostre – ricorda Ruggero Pavesi, che presiede l’associazione Rivivere il Borgo. – Lo spirito del Borgo? Eccolo» e indica la Curt de San Giorg, al civico 53, dove si affetta il pane e si gusta cibo locale durante l’unica pausa tra le manifestazioni; dove un incontro casuale può diventare un invito a fermarsi a pranzo.

«Lo spirito del Borgo è la familiarità» apprendi presso l’esposizione di Fabrizio e Stefano Lana, artisti nelle discipline figurative e musicali. I loro lavori – disegni in chiaroscuro, acquerelli, sculture, vasi ceramiche, armature d’epoca in metallo, miniature militari – sono esposti in tutta la loro complessità di suggestioni e riformulazioni classiche, narrative, storiche, mitologiche (in evidenza un disegno di Fabrizio Lana). La ricchezza dei progetti che nasce qui nel rione influenza vita e relazioni, e ne fa uno dei luoghi più creativi della città. Una Melegnano dentro Melegnano, che ogni anno intende celebrare in processione la sua dichiarazione nei confronti del futuro: siamo noi Melegnano. E voi, che partecipate guardando e ascoltando, voi non siete silenziosi: anche voi siete questo, anche voi state facendo questo; state facendo Melegnano.

Marco Maccari, domenica 27 settembre 2015 ore 20:02

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Gino’s Barber Daily Special

Un romanzo è stato in molte mani quest’estate. Mani giuste. Non lo trovavate in giro. L’editoria aveva fatto problemi: «Sì, ma già come presenti la storia, Gino, con questa prospettiva…». Edizione limitata; crowdfunding con 400 copie numerate; firma dell’autore. Con dedica: questa qui davanti dice: «In questa storia non eri nato, forse nemmeno eri un’idea, ma ti voglio bene». Inizialmente la richiesta era di 2000 euro. Grazie al successo dell’operazione preliminare, sono diventati 4800. La casa Infinito Edizioni di Formigine, conosciuto il successo, ha contrattualizzato il volume. Ottobre 2015 il lancio nazionale.

Il Barbiere Zoppo, è questo il nome del libro, è una prosa che si è scritta con il cuore. E con molto orecchio. Gino Marchitelli si dipinge come un mero elettricista ma col cavolo che lo è, è un narratore che ha sviluppato una dote affabulatoria definita, allenandola sul testo a canzone. La musicalità del suo stile si ottiene con strumenti semplici, appena usciti di lavorazione. Il profumo è di legno e parti metalliche. Le prime righe del capitolo Braccàno, memorie: «Angelo si svegliò all’improvviso, nel silenzio dell’alba un gallo piuttosto indisponente non la smetteva di salutare il nuovo giorno. Allungando la mano sul corpo liscio e caldo di Lidia, si sollevò sui gomiti per osservarla ma la finestra filtrava poca luce. Aprì leggermente le imposte, il cielo era scuro, nuvole basse e nere passavano velocemente sospinte dal vento che piegava le fronde dei pioppi lungo il ruscello. Aprì leggermente i vetri per inspirare il profumo di quella terra, di quei luoghi che lo avevano visto nascere. L’aria era frizzante, fresca e lo fece leggermente rabbrividire» (pagina 154).

Il Barbiere Zoppo ritesse la storia – vera – delle comunità marchigiane di Braccano e Matelica. Due ambientazioni: il 1969, anno di rivoluzione dei costumi e del sentire, e un cupo 1937-1944, riportato in vita dolorosamente e luminosamente con la lettura di un diario di resistenza. La protagonista è l’adolescente Lidia, cresciuta in Puglia nel mare cobalto del Sud. Il viaggio della ragazza ci farà incontrare travolgenti amicizie, l’amore di una vita, e un vecchio misterioso, né saggio né eremita: un sopravvissuto, portatore di memoria.

Il Barbiere Zoppo, libro e legname da artefice, libro nei libri – i flashback del diario e della bottega di barbiere si alternano con disinvoltura a schede sull’impresa d’Abissinia e foto d’epoca della colonizzazione italiana – è lo sforzo di tendere due archi, quello della Resistenza e quello della cultura giovanile italiana anni Sessanta, della memoria storica popolare e delle verità abissine obliate. Il Barbiere Zoppo è il romanzo di formazione di Lidia. La letteratura la fa la riflessione personale di Marchitelli sulla figura del sopravvissuto. Su Aurelio, il vecchio superstite dei lager che vive con le voci dei partigiani, su Primo, il barbiere tornato dall’Africa come marito e padre, marchiato – con invidia – come eroe di guerra. Leggeremo avanti, Gino, in quali frutti si comporrà questa riflessione.

Marco Maccari, 22 settembre 2015 ore 12:41

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Il Rottweiler

Oggi vi spiego alcune caratteristiche di questa magnifica razza cominciando col dirvi che il Rottweiler NON è un cane adatto a tutti, ma non è nemmeno il cane killer di cui si parla spesso. Purtroppo è stata attribuita loro questa etichetta e ancora oggi, che siamo nel 2015, molte persone li definiscono così. Anche i media fanno la loro brutta parte, quando si tratta di aggressioni o di bambini morsi, scelgono quasi sempre immagini di Rottweiler oppure dicono che il cane in questione era un Rottweiler. Questo alimenta da sempre gli scettici; invece chiunque ami o abbia avuto e allevato uno di questi molossi tedeschi quasi certamente ne prenderà un secondo e un terzo e così via.

Dicevo che non è adatto a tutti perché molto spesso si è presi dalla smania di avere un cane che incute terrore sia a guardarlo sia solo a pronunciarne il nome; ed è esattamente qui che arrivano gli scettici. Quando si esce per una passeggiata con un Rott al guinzaglio e si incontra qualcuno, dapprima arrivano i complimenti, «Che bel cane!», poi quando chiedono, «Di che razza è?», e tu rispondi: «Rottweiler», vedi la gente dileguarsi, come se avessi pronunciato il nome del diavolo. E tutto questo grazie ai media.

Il nome deriva dalla città di Rottweil dove veniva impiegato dai macellai per custodire le carni e per trainare piccoli carri. Per la sua indole è classificato come cane da utilità e difesa, è molto ubbidiente e viene impiegato spesso anche dalle forze dell’ordine. Non bisogna insegnargli a difendere, lo fa già da solo, bisogna solo perfezionare quello che sa fare di natura. Esistono svariati centri di addestramento specializzati in determinate razze che hanno in comune alcune caratteristiche, molto spesso sono proprio gli allevatori a consigliare un centro, in base a quello che si vuole fare con l’amico peloso. Tra le sue caratteristiche anche la fedeltà al padrone che sicuramente difenderà all’occasione molto fermamente. Il Rottweiler non è un cane mordace e non abbaia invano, è capace di fissare il vuoto per ore solo perché ha sentito un rumore e possiede tra i molossi la miglior presa mascellare dinamica, a differenza del Pitbull che è invece caparbio e non lascia la presa fino a farsi male. In parole povere il Rott non morde senza motivo.

Per i fortunati possessori di Rott loro sono degli eterni cuccioloni, passano in 6 mesi da 5 a 40 kg rimanendo inconsapevoli delle proprie dimensioni. Hanno un buon rapporto con i bambini purché siano educati entrambi a convivere, diventa una questione di gerarchia, nel regno animale funziona così. Quando il bimbo sarà grande abbastanza bisogna insegnargli il rispetto verso il cane, in questo modo si evitano episodi sgradevoli. Se rispettato è anche un ottimo baby sitter, sempre sotto supervisione. Chiunque deciderà di far entrare in famiglia un Rott, si troverà a gestire un concentrato di vitalità e di amore incondizionato all’ennesima potenza.

Michelina Salandra, sabato 4 luglio 2015 ore 15:45

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Computer abbandonato, un cartello del comune, un braccio rotto: la strada privata di via Castellini

VIA CASTELLINI – Una strada privata si apre d’angolo con il civico 115 e il tratto di portici che da via Castellini conduce in via 23 Marzo. Quindici giorni fa una residente – 65 anni e pensionata – è caduta incespicando presso il tombino al centro della strada, dove l’asfalto è particolarmente rovinato.

Ora ha un braccio rotto ed è ingessata. Ma è dissestato l’intero manto della via, sulla quale parcheggiano diverse auto e su cui si affacciano dieci box privati.

Il tower di un personal computer dismesso, un giocattolo, un cavo USB, una conduttura rotta, rifiuti alimentari e un palo per la segnaletica con cartello comunale di divieto: è questo che invece salta agli occhi a chi percorre a piedi la via. I rifiuti compaiono periodicamente allo sbocco su via Castellini. «Qui non puliscono – commenta il residente che segnala il fenomeno, e indica due dissuasori per la sosta, uno metallico, uno in cemento. – Le macchine della MEA non riescono a entrare. Non so se il Comune possa fare qualcosa per riportare indietro l’asfalto, visto che la strada è privata».

Si attendono dichiarazioni da parte dell’amministratore dei condomini, il dottor Bonacina.

Marco Maccari, venerdì 6 giugno 2015 ore 12:39

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«Vi consiglio zona Pertini»

VIA PERTINI – Ci scrive Maria: «Vi consiglio zona Pertini, un giardinetto con due altalene, anzi una. L’altra è rotta. Due dindon che non esistono più, restano solo le molle. Uno scivolo che sta per crollare. Tra spazzatura, lattine… è in fondo alla via della casetta MEA (via a fondo chiuso), andate, vi divertirete un casino».
Siamo andati. Il cestino pubblico è a terra, divelto.
Lo Staff, lunedì 25 maggio 2015 ore 11:09
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Dice la fontana: «Rimettetemi a posto, figli di…»

VIA DEI CEDRI – Questo è il parco che costeggia quasi la ferrovia, i giochi per bambini sono dimenticati e l’altalena è rotta. La fontana perde e non c’è più il rubinetto; qualcuno ha scritto sulla fontana stessa: «Rimettete a posto la fontana figli di…».

Michelina Salandra, giovedì 21 maggio 2015 ore 9:48

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