Il caso

Case popolari a Melegnano? Il guru non è Giorgia Meloni. È Massimiliano Pala

Case popolari? A Melegnano le liste di attesa, che durano anni, semmai sono al 90% con nomi stranieri e la priorità va alla loro cultura di fare molti figli e di essere in alcuni casi soggetti disagiati. Per questo punto Massimo Pala è il guru, sono anni che lotta per i più deboli in aspettativa di casa popolare.

No centri commerciali e commercio di prossimità: la Caputo, proprio lei, non prende in considerazione progetti.

Videosorveglianza: è stata attivata su un progetto che era stato preventivato in 30mila euro, poi ridimensionato a 10mila perché a Buccinasco è stata questa la cifra, e l’azienda è stata scelta nel sistema regionale degli appalti per lo stesso tipo di installazione. Questo fatto andrebbe approfondito. Comunque, dire che una telecamera è un deterrente per gli abusivi mi sembra una montatura, perché in realtà primariamente è un sistema che tutela la sicurezza dei cittadini, in zone “calde”. Domanda: ma, per funzionare, il sistema dovrebbe avere una persona che vigila sui monitor 24/7, altrimenti non è un sistema cosi efficace. Per esempio la telecamera posta nel sottopasso ferroviario è ad altezza vandali o di malintenzionati che potrebbero manometterla per compiere azioni fraudolente, non coprendo interamente la visibilità sull’intero passaggio.

E qui mi fermo, altrimenti la patata in bocca inizia a borbottare e andiamo avanti alle calende greche.

Messaggero non firmato, sabato 24 giugno 2017 ore 7:03 
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Il caso

Lo vogliamo mettere po’ di femminismo, in Comune?

Dire e scrivere «una donna Sindaco» NON è femminista (ovvio) ma non dimostra nemmeno essere inclusivi, vuol dire solo che chi lo usa è arcaico nel pensiero.

In questo documento MIUR del 2011 http://www.ricercainternazionale.miur.it/media/2962/protocollo-miur-dpo_diffusione_cult_genere.pdf a firma del Ministro Carfagna e del Ministro Gelmini si dichiara, relativamente all’influenza dei media, che “il linguaggio assume un ruolo importante nella riproduzione della disparità fra i generi tanto da alimentare gli stereotipi di genere, il pregiudizio e la discriminazione”.

Bene, ma non benissimo insomma.

Qualora iniziassero a giungere abitualmente alle nostre orecchie termini come Ministra, Poliziotta, Chirurga, Magistrata, Ingegnera, Sindaca… dato che il linguaggio, ovviamente non da solo, ha questo potere di influenzare le masse, non aiuteremmo il processo di eliminazione delle disuguaglianze di genere?

Non aumenterebbe la percezione (che corrisponde peraltro a realtà) che anche le donne possono essere professioniste di cui sopra anziché solo Infermiere, Casalinghe, Cuoche, Sarte… generando VERA inclusività?

La risposta è sì, e non ammette repliche.

Aspirante Misantropa, venerdì 23 giugno 2017 ore 10:47 
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Caro RADAR, se qualcuno dovesse risponderti che la sua opinione è «diversa», si tratterebbe di un chiaro esempio di Post-Verità. Rispondi pure per conto mio che non si possono avere opinioni in materia, ma esistono solo fatti, carta canta:

https://web.uniroma1.it/fac_smfn/sites/default/files/IlSessismoNellaLinguaItaliana.pdf, (notare l’anno!)

http://www.accademiadellacrusca.it/sites/www.accademiadellacrusca.it/files/page/2013/03/08/2012_linee_guida_per_luso_del_genere_nel_linguaggio_amministrativo.pdf)

 

 

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Il caso

Palazzo Spernazzati: la lettera della Soprintendenza, il restauro conservativo, la malta cementizia, le contropareti che nascondono tesori 

MELEGNANO — Il 26 maggio la Soprintendenza ha raccomandato di effettuare dei rilevamenti completamente nuovi su palazzo Spernazzati e più rispettosi delle sue origini storiche. Raccomandazione: valutare il restauro conservativo. Il parere della Soprintendenza è uno schiaffo alle affrettate negligenze che il privato proprietario ha commesso in questi anni, con il silenzio dei pubblici poteri e in particolare dell’ultima Giunta che dichiarò al quotidiano Il Cittadino: «La Soprintendenza ha dato parere favorevole all’abbattimento». Non era vero. Leggete.

Oggetto: Melegnano (MI) – Palazzo Spernazzati, via Castellini angolo via Bascapè. Piano di Recupero “Corte Castellini”. Parere specificazioni.

«Essendoci giunte segnalazioni relative all’approvazione del piano di recupero della Corte Castellini, in merito al quale il Comune ha chiesto parere alla Soprintendenza, richiamate le relative note (le nostre protocollate nn. 5964 e 5950 del 2014 e n. 1235 del 10/2/2017) e viste le Osservazioni pervenute — secondo le quali potrebbe individuarsi un nucleo centrale del complesso a corte, delimitato dalla facciata su corte parallela alla via Bascapè e dal muro di spina della corrispondente ala, forse palazzo Spernazzati citato in testi storici con possibili analogie con palazzo Brusati, — vista una documentazione fotografica relativa alla citata facciata, che illustra alcuni dettagli di archi di finestre ed aperture allo stato attuale non visibili, in quanto situate in zone coperte da uno strato di malta probabilmente cementizia, questa Soprintendenza raccomanda che siano diligentemente effettuati i saggi stratigrafici già richiesti nella citata nota del 10/2/2017 al fine di chiarire la consistenza e l’articolazione della facciata e l’opportunità di improntare l’intervento (per quanto riguarda il nucleo sopra indicato) secondo le modalità operative proprie del restauro e del risanamento conservativo.
Inoltre, vista l’ipotesi dell’esistenza di un nucleo centrale più antico, si ritiene utile che sia indagata la effettiva consistenza architettonica provvedendo a togliere eventuali contropareti che possano celare elementi di interesse.

Si specifica che i risultati dei saggi stratigrafici e delle altre opportune indagini dovranno essere esaustivamente documentati e sottoposti all’attenzione dell’Ufficio della Soprintendenza».

Lo Staff, mercoledì 21 giugno 2017 ore 6:00 
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Il caso

Com’è dura la vita sui social…

MELEGNANO ONLINE — Ignoro il post-invettiva sui nuovi obblighi vaccinali, dribblo la sfilza di picollage dei super-dimagrimenti spegnifamebruciagrassidetoxdelportafoglio, rido dell’ultimo Lercio, osservo in cielo due scie chimiche e snobbo l’ultimo profeta del Piano Kalergi
Mi soffermo un secondo di troppo e l’occhio cade sull’autore del post… un candidato alle amministrative del mio paese?!? Cioè corro il rischio di avere in consiglio comunale un emerito cretino?!?
Come diavolo si fa a credere a queste teorie del complotto assurde?
Ma soprattutto: chi ha avuto il coraggio di farlo entrare nella sua lista?

Inizio a scrivere…

«Mi perdoni, ma DAVVERO lei crede in queste stupidate? I “poteri forti” che tramano alle nostre spalle? Lo sa quanti immigrati ci sono in Italia? Da dove vengono e perché sono qui?
Lo sa che l’unico vero complotto è quello ordito contro di lei e altri imbecilli per:

  • Divertirsi alle vostre spalle (come @ErmesMaiolica o @MartinaDall’ombra, ad esempio)
  • Guadagnarci dei bei soldini (si chiama clickbait)
  • Fare politica senza avere la minima competenza se non quella di fomentare le paure del cittadino medio…

Mi dica, Lei da chi crede di essere preso per i fondelli?».

Poi conto fino a 10 e cancello tutto.

Perché a nessuno piace sentirsi dare del cretino, specie se lo è davvero, e non approvo le maniere del Burioni di turno.

Burioni

Ma condivido le sue perplessità e la voglia di combattere: nel 2013 il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale (casuale o costruita ad arte) nella lista dei “rischi globali, capace di avere risvolti politici, geopolitici e, perfino, terroristici”… e io questi rischi li tocco con mano confrontandomi sui social network, dove le bufale prosperano indisturbate perfino tra i miei “amici” o chi potrebbe amministrarmi.

Sui gruppi Facebook di Melegnano e nella chat delle mamme dell’asilo si toccano apici di dabbenaggine da far sanguinare gli occhi e io alterno costernazione a pessimismo cosmico, gentili tentativi (tenendomi gli insulti per me) di anteporre i dati ai vaneggiamenti a muta rassegnazione.

Mickey

Ecco perché non sono più nei gruppi di Melegnano (seppure catarticamente e masochisticamente li frequento ancora, quelli in chiaro) e alla chat delle mamme farò entrare il papà.

E voi, sapete distinguere e selezionare le fonti sul web? Riconoscete una fake news?

Siete consapevoli che il web non ci farà MAI cambiare idea (con buona pace dei debunker, del fact checking e dei candidati alla poltrona di Sindaco di Melegnano) per colpa del confirmation bias che aumenta la polarizzazione verso le nostre echo chamber e radicalizza le nostre narrazioni?

Sapete che nell’era della postverità quest’ultima diventa irrilevante e contano solo le opinioni, e mica solo quelle più autorevoli… no! Sui social network, TUTTI hanno il sacrosanto diritto di esprimersi e TUTTI, of course, hanno ragione e pari diritti di condivisione. Come farete voi con questo post. Adesso.

Post-verità

Aspirante Misantropa, martedì 20 giugno 2017 ore 18:00
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Sondaggio: sei pro o contro l’intesa PD–Lucia Rossi al ballottaggio?

MELEGNANO — 1747 elettori fanno un gran bel suono alle urne. Sono gli elettori di Lucia Rossi, candidata al primo turno dell’11 giugno. Esiste, nell’elettorato melegnanese, l’intenzione di punire al ballottaggio i candidati Caputo–Bellomo a causa dei «10 anni di cattivo governo» che hanno mostrato loro dal 2007 a oggi. L’intenzione è trasversale e sta invocando gli elettori della Rossi; infatti il duo Caputo–Bellomo non può contare su altrettante forze, ma solo sul voto di alcuni degli 800 elettori leghisti rappresentati dal candidato di Lega Nord, Giuseppe Di Bono.

Perciò, una parte di elettorato spera in una forma di colloquio tra Rossi e Rodolfo Bertoli, candidato del Partito Democratico. Colloquio che permetta agli elettori della Rossi di riversare il loro voto all’urna e determinare il suono schiacciante della vittoria.

La contesa infuria e l’arena è più rumorosa che mai. Fa’ sentire la tua voce e rispondi al sondaggio:

Lo Staff, lunedì 19 giugno 2017 ore 12:00
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Visita medica: ricorrere al privato, pagando solo il ticket pubblico. Ecco come fare

«Non posso aspettare! Sono una donna malata, non riesco a stare in piedi!». Così ha gridato il 14 giugno al CUP di San Donato una povera donna di 80 anni, venuta a sapere dell’attesa di un anno, per sottoporsi ad una visita alle ossa. Spesso la salute viene baratatta in denaro, costringendo i pazienti a rivolgersi in privato, oppure a rinunciare con aggravamento delle condizioni di salute e della qualità della vita.

Spesso le liste d’attesa per una visita sono lunghissime, ma in alcuni casi è possibile ricorrere al privato pagando solo il ticket. Non è una novità ma si tratta di un diritto a molti sconosciuto. In Italia esiste uno specifico Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA), emanato nel 2010 secondo cui ci sono dei tempi massimi di attesa per alcune prestazioni, ben 58 tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici. In base a questo piano, si può andare dal privato pagando il solo ticket previsto nel pubblico se entro 60 giorni non è stato fissato un appuntamento nel sistema sanitario nazionale. Un diritto che può essere esercitato per tante tipologie di esami e visite specialistiche, perché nello stesso piano fissa priorità e tempi garantiti.

ALTERNATIVA ALLE LISTE D’ATTESA, IL MODULO – Chi chiede una prestazione medico-specialistica o un accertamento diagnostico e si vede rispondere che i tempi di attesa superano rispettivamente i 30 e 60 giorni, può chiedere che quella medesima prestazione gli venga fornita in intramoenia, ossia in attività libero-professionale intramuraria, senza dover pagare il medico come “privato”, ma essendo tenuti a corrispondere solo il ticket.
Per far ciò è necessario presentare un’istanza al Direttore generale dell’Azienda sanitaria o dell’Azienda ospedaliera. La prima cosa da fare è scaricare il modulo cliccando qui.

Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa ha individuato 58 prestazioni, tra quelle offerte dal Ssn, il cui tempo massimo d’attesa va garantito almeno al 90% dei cittadini che ne fanno richiesta. Con particolare riferimento agli esami strumentali, da erogare entro 60 giorni, tra di essi rientrano anche le Tac, in particolare quelle, con e senza contrasto, al torace, all’addome (superiore, inferiore o completo), al capo, al rachide e allo speco vertebrale, al bacino.
Tra gli esami strumentali che vanno erogati entro 60 giorni al 90% dei cittadini ci sono, poi, la mammografia, la Rmn cervello e tronco encefalico, la Rmn pelvi, prostata e vescica, la Rmn muscoloscheletrica, la Rmn colonna vertebrale, l’ecografia capo e collo, l’ecocolordoppler cardiaca, l’ecocolordoppler dei tronchi sovra aortica, le ecografie addome, mammella e ostetrica-ginecologica.

Il medico che prescrive gli esami e le visite deve indicare anche sulla richiesta un codice di priorità per tempi ancora più celeri.
Si usa il codice U (urgente) per ottenere la prestazione entro 72 ore, il codice B (breve) per vedere erogata la prestazione entro 10 giorni, il codice D (differibile) entro 30 giorni per la specialistica e 60 per la diagnostica ed infine il codice P che sta per programmabile. Per la diagnostica e la specialistica i tempi massimi devono essere rispettati nel caso di prime visite o primi esami diagnostici mentre non si fa riferimento a tempi massimi per le visite di controllo successive alla prima. Le visite specialistiche che fanno parte del piano prevedono un tempo massimo di 30 giorni dalla data della richiesta, mentre gli esami diagnostici devono essere effettuati entro 60 giorni.

Sarà interessante capire come finirà la questione dell’ambulatorio diagnostico a Melegnano, dopo aver espresso rassicurazioni al motto «Il poliambulatorio non si tocca!», indicando che non sarebbe stato chiuso, da parte di alcuni esponenti candidati, ora esclusi dalla campagna elettorale, i cittadini anziani potrebbero  vedersi allungare ancora di più le liste di attesa. Il diritto alla persona, alla salute, alla vita, è un bene inestimabile e degno di considerazione.
Massimiliano Basile, sabato 17 giugno 2017 ore 9:00 
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Il caso

Montorfano, il quartiere che non esiste

MONTORFANO – Da via Montorfano a via Verdi, non c’è un singolo marciapiede o asfalto a regola d’arte; sono gli effetti della negligenza manutentiva delle ultime amministrazioni comunali, in un quartiere rimasto senza comitato.

Lo Staff, giovedì 8 giugno 2017 ore 13:32

radarilblog@gmail.com

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