Il dibattito

Il sogno di Leonardo

SUD EST MILANO — Non so perché, ma ho sempre pensato che il rispetto della legalità fosse funzionale alla garanzia dei diritti.
Da ieri non ne sono più tanto convinto.
Non sono mai stato un sostenitore delle occupazioni. Ho sempre pensato che le occupazioni dei centri sociali non fossero giuste perché con i gruppi di persone con le quali ho fatto attività politica e sociale fin da ragazzo, abbiamo sempre creato associazioni, ricercato fondi (spesso autotassandoci) ed affittato spazi.

Tensioni in piazza Indipendenza, al centro di Roma. ANSA/ANGELO CARCONI

Il fatto è che lo stesso non vale per via Curtatone a Roma. Non è la stessa cosa. Quella occupazione, pratica assolutamente illegale, è una occupazione di necessità. Quella occupazione, pratica illegale, è l’unica alternativa per autogarantirsi un diritto. E allora cosa prevale? La garanzia di un diritto ad un tetto sulla testa o la garanzia che la proprietà privata (di una immobiliare, mi risulta) sia tutelata? È un dilemma difficile ma credo che il diritto alla dignità sia inalienabile.

Comincio a guardare in giro e vedo i commenti e mi si gonfia la vena. Commenti, normalmente razzisti, che passano da “prima gli italiani” a “tuteliamoci contro l’invasione” a “se non gli sta bene tornassero a casa loro” a “gli hanno offerto case fuori Roma e non ci sono voluti andare, che vogliono Trastevere o Piazza Navona?” (in effetti hanno offerto 80 posti letto nel reatino a fronte di circa 800 occupanti, almeno a sentire quegli spioni di UNICEF) per finire con perle legate alla mancanza di sicurezza, all’invasione, all’incitamento alle manganellate ed al fatto che comunque tra di loro ci sono terroristi.

Insomma la solita merda. E allora ho cominciato ad immaginare un giorno in cui a governare il mio paese ci stiano persone come quelle che scrivono questa merda. Ho iniziato ad immaginare ad occhi aperti il giorno in cui vincono loro. Probabilmente io sarei additato di essere buonista ed il buonismo diventerebbe reato perché i buonisti fanno schifo. In un paese governato da questa gente la legge non sarebbe al servizio dei diritti ma al servizio dei potenti (in effetti al momento ancora il limite non credo sia superato). Sarei probabilmente oggetto di dileggio o di persecuzione politica. Io ovviamente sarei licenziato in tronco dal mio datore di lavoro: “qui non c’è posto per i buonisti!!!” e mi troverei in mezzo ad una strada. Chiaramente cercherei rifugio da qualche parte, magari andrei ad occupare un garage abbandonato dove metterei tutte le mie cose e ci rintaneremmo per la notte. Ma in questo caso sarei arrestato per occupazione con l’aggravante ideologica (sono sempre un buonista e nel mio paese hanno vinto loro). Probabilmente verrei cacciato con gli idranti, portato in questura per essere poi rilasciato dopo essere stato schedato. Mi sono chiesto cosa farei. Sicuramente proverei ad andare via da questo paese.

Durante lo sgombero di circa 100 immigrati, che dopo essere stati sgomberati dal vicino palazzo di via Curtatone, si erano accampati da sabato nei giardini della piazza sono stati lanciati sassi, bottiglie e bombole contro gli agenti. Utilizzato l’idrante. Due i fermati. ANSA/ANGELO CARCONI

Ed eccomi prontamente arrivato in Francia od in Svizzera od in Austria, dopo mesi di stenti nel mio paese in quanto “oppositore politico”, ridotto una pezza e senza i miei vestiti, la mia auto, i miei capelli tagliati il mio deodorante e la mia barba fatta, accompagnato da una moglie che le unghie le ha nere perché non ci si lava da un po’ e da una figlia i cui capelli sembrano una corona di spine (nel mio sogno sono lontani i giorni di shampoo e balsamo ogni sera e dello smalto rosso che mi piace tanto) come CLANDESTINI!

E devo dire che nell’elenco delle possibilità, se sotto quell’idrante ci fossero mia moglie o mia figlia, dopo quello che ho passato nel mio sogno, non credo reagirei bene.

Fortunatamente mi sono svegliato dal mio sogno e mi rendo conto che quando si chiede più sicurezza nel nostro paese forse è meglio pensar bene a come la si deve garantire la sicurezza. Ah, a proposito di sicurezza e di percezione della sicurezza: io a Palermo dopo il ’92 c’ero. C’ero quando c’era l’operazione Vespri Siciliani. C’ero quando i militari giravano per la città sui blindati. C’ero quando davanti le case dei giudici c’erano i sacchetti di sabbia ed i militari dietro col fucile puntato. C’ero. C’ero quando all’ingresso del campus universitario stava piazzato un blindato giorno e notte.

La percezione di sicurezza era tanta, per carità, ma mi sentivo in Libano.

Leonardo La Rocca, venerdì 25 agosto 2017 ore 13:30 

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Melegnano, scandalo: appare «merda» al Benini

MELEGNANO — Il 23 maggio 2017 i ragazzi di una scuola del sud est milanese hanno esposto uno striscione nel quale definivano la mafia «una montagna di merda».

Qualcuno si è risentito, perché le parolacce a scuola non si dicono.

Ed ancora qualcuno ne parla, ma fortunatamente lo striscione è ancora là.

E allora pensavo che forse questa cosa va ragionata perché se no non si capisce il senso.

In effetti, credo abbiano ragione coloro che si scandalizzano. Io mi scandalizzo come loro. Mi scandalizzo a vedere quella scritta, volgarissima, davanti ad una scuola e mi scandalizzo davanti al fatto che delle genuine menti in fase di formazione abbiano deciso di esporla.

E perchè mi scandalizzo? Mi scandalizzo perchè c’è qualcuno che si scandalizza perchè legge una citazione di Peppino Impastato — «la mafia è una montagna di merda» — e non ne capisce il senso, rimanendo alla parola «MERDA», non pensando al sostantivo aggettivato da quella parola. Lo scandalo vero però è che c’è ancora bisogno che qualcuno lo segnali, che la mafia è una montagna di merda. Mi scandalizzo perché non posso credere che il problema sia la parola «MERDA», e non l’esistenza della mafia. Mi scandalizzo perchè qualcuno non comprende — o fa finta? — che, per fare un percorso con i giovani, ogni tanto, per trasmettere un messaggio importante, ci si debba discostare dal problema di quanto possa essere sboccato il linguaggio che si usa. Mi scandalizzo perchè c’è ancora qualcuno che si pone il problema del linguaggio che si usa per far vivere ad una classe la violenza delle mafie e si pone la questione che chi affronta la discussione eventualmente possa dire o scrivere le parolacce.  Ci si sofferma sulle parolacce e non sulla mafia.

Poi però ci penso bene. E non mi scandalizzo più…

Continua a leggere! 

Leonardo La Rocca, martedì 30 maggio 2017, ore 8:00 

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Caro sindaco, e tu c’eri in piazza per le vittime innocenti di mafia? No? E perché no?

SUD EST MILANO – Il 21 marzo è il primo giorno di primavera. Da 22 anni ormai Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie ha deciso di dedicare questa giornata — e da qualche settimana ha deciso di farlo anche la Repubblica Italiana con una legge dello Stato — alla memoria delle vittime innocenti di mafia. Da 22 anni nelle piazze italiane si celebra il primo giorno di primavera con quel rito laico di lettura di tutti i nomi delle vittime innocenti di mafia per ridare loro la dignità.

I nomi delle vittime, scritti su ali di farfalle colorate, sono 950. La più piccola, Caterina Nencioni, aveva 53 giorni nella notte tra il 26 ed il 27 maggio del 1993 quando in via dei Georgofili a Firenze esplose l’autobomba che la uccise, insieme a suo padre Fabrizio, sua madre Angela e sua sorella Nadia di 9 anni.

Il 21 marzo di quest’anno circa 500.000 persone in tutta Italia hanno partecipato a questo rito. Anche dal sud est milanese, i ragazzi di Melegnano hanno deciso di partecipare in piazza. E dal sud est milanese alcuni amministratori hanno deciso di colorare la piazza con la loro fascia tricolore.

E la presenza, in questi casi, non è una conferma del fatto che le mafie sono nel loro territorio. Mentre l’assenza, ahinoi, è un momento di negazionismo o di distrazione imperdonabile.

la-rocca-2Allora a voi, sindaci distratti del sud est milanese, mando un augurio: che le ali di una delle farfalle che il 21 marzo hanno colorato l’Italia possa graffiare le vostre coscienze. Che quelle ali colorate vi aiutino a togliere dal sud est milanese quel manto scuro di negazionismo e di toni duri e acerbi con cui, in queste ultime settimane, si è cercato di non ricordare gli eventi, di smussare gli angoli, di far finta di niente o di trovare i colpevoli che hanno fatto la spia, quando sarebbe invece stato probabilmente più opportuno usare toni pacati, linguaggi di accoglienza per sfruttare questi cittadini — che sul territorio ogni giorno si fanno domande, cercano di approfondire e, responsabilmente, vigilano — come patrimonio della vostra comunità.

Leggi tutto l’intervento qui.

Leonardo La Rocca, lunedì 27 marzo 2017 ore 20:54 

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La ricetta, di Leonardo La Rocca

laroccaOggi ho pensato di trasformarmi in uno stratega diabolico ed al tempo stesso divino ed ho deciso di teorizzare l’assalto ad un paese o, magari, vedetela così: di giocare ad uno di quei giochi di ruolo in cui ti costruisci e ti gestisci una fattoria nel far west. Ma il far west è troppo far e, quindi, facciamo che il mio gioco di ruolo lo faccio nel near south east.

Come per magia farò crescere un paese di 7000 abitanti fino a 23000 abitanti, trasformandolo nella settima città italiana per reddito pro capite, arricchendomi fino a dire basta e magari condendo il tutto con un po’ di sana, strategica infiltrazione della criminalità organizzata (che in quanto tale – organizzata – a strategia mi sa che è messa bene).

Serve creare un sistema, dove tutti sono compresi e tutti ci guadagnano illegalmente e riciclano e si autosostengono e si arricchiscono, ed infiltrano e comandano e soprattutto non sparano e se lo fanno lo fanno poche volte e col silenziatore, magari al funzionario che ha capito il giretto…

Ma la vera svolta ce l’ho io perché, avendo fatto tutta questa bella torta, ho praticamente scritto una ricetta. E se la prima volta la torta l’ho fatta 20 anni fa e mi sono comprato un paese, oggi sono ancora in grado di farla, basta sostituire gli ingredienti ed il gioco è fatto.

Nel sud est milanese, come ho detto, la torta l’hanno già fatta una volta, adesso son cambiati gli ingredienti ma in realtà ci sono tutti e quindi la nuova torta è praticamente pronta da infornare. Ma tanto si sa, nel sud est milanese non succede mai niente.

Clicca e leggi l’originale: Oggi voglio farmi un paese.

Leonardo La Rocca, mercoledì 1 febbraio 2017 ore 18:52 

 

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«Sui presunti intrecci, la magistratura farà piena luce»

«Troviamo che venerdì 4 marzo, durante l’assemblea pubblica riguardante il caso Mantovani-Bianchi ed i presunti intrecci con l’Amministrazione Bellomo, si sia fatta strumentalizzazione politica. La sinistra melegnanese non perde occasione per attaccare l’attuale Giunta sul lavoro svolto in questi anni. A nostro avviso, allo stato attuale non sono emersi elementi concreti tali da poter colpevolizzare o anche sospettare minimamente di mala fede il sindaco Bellomo riguardo questa vicenda. La magistratura farà piena luce e soltanto dopo si potranno trarre le più sensate conclusioni. Il Movimento Destra Sociale».

Eh no però, ragazzi. Si cominciava a parlare di cose interessanti: appalti, denaro, conti correnti intestati, percentuali del 4-5%, dati al vaglio delle indagini, voti raccolti nelle case popolari, e invece voi fate uscire dalla penna un peana di moralità.

Eddai. E poi, questa ostentazione che sapete distinguere la mano destra dalla sinistra. Beati voi. Oggi nessuno a Melegnano le usa; sembra che basti dire «di qua», «di là», tanto i punti di riferimento sono Piazza, Mercato, Castello.

Comunque, liberi di esprimervi. Rientrate tra gli aventi diritto.

Una ricca libertà d’espressione e di parola contraddistingue Melegnano: perciò strafogatevi di diritti. Nel segno – è un consiglio – di un uso del linguaggio completamente libero dallo hate speech*, online e offline.

Attenti solo a non parlare di voti raccolti nelle Case Popolari e negli Alloggi Convenzionati. Spuntano fuori le «denunzie per diffamazione».

Lo Staff, martedì 15 marzo 2016 ore 9:18

radarmelegnano@gmail.com
Tweet: @RADARmetropoli

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hate speech: in inglese, discorso di odio. Un’espressione molto forte con la quale si indica, in un contesto sociale, il linguaggio intollerante usato nei confronti di minoranze etniche o di razze diverse da quella maggioritaria. Oggi è diffuso nei gruppi social ed è strumentalizzato, in determinati casi, per dirigere le comunicazioni su temi di propaganda estremista di destra. 

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Liste civiche sfigate

MELEGNANO – «Credo il civismo sia una visione della vita politica alternativa ai sistemi dei partiti, che si propone di mettere insieme persone che vivono una comunità, in relazione a dei valori positivi e condivisi. Vivere il proprio territorio, non avere vincoli di parte o favori da fare e restituire, dovuti a decenni di sistema che sta implodendo per corruzione.
È necessario essere sostenuti e finalmente spinti da tutti coloro che pensano si sia arrivati a un bivio fondamentale. Non basta più parlare e lamentarsi… è necessario metterci la faccia e rimboccarsi le maniche se si vuole davvero cercare di cambiare. Mai dire mai. Mai dire: non si può fare».

Questa lettera è stata inviata ai giornali non molti giorni fa. Non l’abbiamo vista granché, in giro. Nello Staff di RADAR, persino chi di politica non ne vuole sapere parla con curiosità di Insieme Cambiamo, il gruppo civico autore della lettera. I motivi della curiosità sono evidenti: pragmatismo e ironia. Belle idee – il Protocollo contro la corruzione negli appalti edilizi – anche votate all’unanimità. Dal 2012 a oggi sono riusciti a dribblare il triplice trabocchetto che infama (neologismo melegnanese) e decortica le liste civiche, cioè la disorganizzazione, le scarse speranze e la ricca aspettativa di sfiga.

Hanno dichiarato sul blog di lista: «Non abbiamo tempo di fare marketing» (23 luglio 2015). Sennò spaccherebbero il culo, sottinteso. Eppure in tutto il Sud Est Milano, da San Donato a Mediglia, da Cerro a Segrate, è proprio la minuscola lista melegnanese a proporre idee avanti in fatto di marketing e posizionamento. Come si fa a dirlo? Disse il coordinatore Alessandro Lomi (clic all’intervista): «La politica civica è un servizio che la cittadinanza fa a se stessa». Vantaggio competitivo e value proposition innovativi espressi dalle parole di un metalmeccanico con prole.

La politica ha disgustato anche noi. Ieri sera nessuno di RADAR era ad ascoltare il primo consiglio comunale dell’anno. Ma alla notizia di pochi cittadini melegnanesi che si danno da fare senza ricorrere a strutture decadenti, ci viene da sperare. Che la voglia di sorprenderci con nuove idee venga a tanti altri melegnanesi sobri, competenti, ancora nell’ombra, come lo erano i fortunati tizi della lista. Nonostante sia costume di RADAR bruciare i comunicati politici appena letti, stavolta il link alla lettera integrale lo condividiamo senza angoscie (con la i).

Lo Staff, mercoledì 23 settembre 2015 ore 15:00

radarmelegnano@gmail.com

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Comuni sull’astrico

MELEGNANO SOCIAL – Lotta campale per la ragione e il torto. Argomento, la strada più liscia di Melegnano, il cavalcavia. Arena, il gruppo social più chiuso (agli sguardi) e più aperto a guerra tra poveri, intolleranza, razzismo, apologia di fascismo o di reato.

Scopo politico del gruppo, promuovere/proteggere il sindaco Bellomo, gli assessori e la clientela di attivisti e di politicizzati. La lotta campale è sfuggita a molti perché bloccati dalle impostazioni di privacy, innescata da uno degli amministratori del gruppo, Bikers Centauro. È di interesse pubblico: cittadini informati smentiscono un ex politico che reagisce zittendo, e danno lezioni di social media management a un admin in persona.

Era il lontano 26 giugno. «Carissimi amici, avete visto che il cavalcavia del Giardino… da Melegnano a Riozzo sta per essere asfaltato! A cos’è servito quella vigliaccata disegnata per terra [«le cazzo di buche», disegni fallici con spray fluorescenti]? A fare la figura del coglione… Io sono un imprenditore edile» è la difesa dell’admin Centauro, «i due comuni sono almeno 4/5 mesi che ci stanno lavorando… ci si poteva far sentire in modo più educato» (26 giugno ore 12).

Stroncato l’eroe del giorno, nessuno ha gradito. «Ah ah ah rido tantissimo» (Cannondale Degio). «Come mai non c’è traccia di questo importantissimo lavoro di rifacimento manto stradale sul piano triennale 2014-2016 delle opere pubbliche del comune di Melegnano? Come puoi vedere, nessuna traccia del lavoro sul cavalcavia del Giardino e addirittura zero euro a budget nel 2015 e nel 2016 alla voce “rifacimenti manti stradali vie cittadine”?» ha continuato l’utente. «Quindi, e concludo, ti dico, ben vengano coloro che disegnano i cazzi sulla strada se la cosa serve a svegliare quei fenomeni dell’amministrazione che, se vogliono, nel giro di una settimana sono in grado di riasfaltare un cavalcavia… ti invito a fare una riflessione. Ciao» (Cannondale Degio).

23 likes. Ma l’admin Centauro inizia a bloccare gli utenti che la pensano in modo diverso. «Scusate ma io gli imbecilli li blocco» (Bikers Centauro).

«Evviva il confronto civile!» (Silvia Merli). «Forse al posto di bloccarli dovresti imparare a leggere bene quello che scrivono, accettandolo e ammettendo di avere torto quando qualcuno te lo dimostra. Oppure puoi sempre cercare di smentire i documenti che sono stati portati a supporto della tesi che ti ha contraddetto. Tra persone civili funziona così, ma capisco che dare dell’imbecille a chi ti dimostra che sbagli e sentirsi in questo modo dalla parte della ragione sia molto più semplice. Buona giornata» (Riccardo Bragato).

«Quoto e sottoscrivo. Il signor Cannondale ha espresso un’opinione e detto delle cose documentandole… lei signor Bikers come fa a sostenere quello che dice? Fa parte del consiglio comunale? Peraltro trovo di una classe ed un’educazione estrema apostrofare come ‘imbecille’ una persona che non è stata né volgare né offensiva… buona giornata» (Elisa Villani).

«Conosco la destra di Melegnano, sono un imprenditore, ho lavorato negli appalti pubblici, ero ex vicepresidente comitato di quartiere Ovest, facevo parte della lista civica Dalle Periferie In Centro In Sicurezza dell’amministrazione precedente… ho fatto parte del consiglio comunale di Opera 20 anni fa, ne hai abbastanza? Io su quel ponte ho lasciato un avantreno del furgone, 2000  euro… e 6 mesi per prenderli da Cerro con l’avvocato…» porta a sua difesa Centauro.

«Bikers Centauro nessuno ti sta accusando, gli automobilisti  (e non…) sono incazzati per aver dovuto aspettare tanto una manutenzione stradale particolare su un ponte in curva molto trafficato e dove tanti incidenti accadono troppo spesso… Con questo non polemizzo, ma lamento il fatto che nel 2015 esistono cellulari internet e macchine fotografiche, però non bastano a mettere d’accordo due comuni che per far quadrare i conti usano la solita scusa…» (Fanuccio Giggio).

«Signori miei… I tempi burocratici saranno anche lunghi ma io sono trent’anni che vivo qui… E quel cavalcavia me lo ricordo solo rappezzato…» (Benedetta Betty).

«Hai ragione ma stiamo parlando di adesso… e devi dire che negli anni bene o male dalla parte di Melegnano ogni tanto qualche striscia ci scappava… ma da Riozzo semre e solo pezze» è la chiusa di Bikers Centauro. «Comunque resta il fatto che io giro molti comuni e regioni per lavoro, comuni di destra o di sinistra sono tutti nella stessa situazione… comuni sull’astrico (così nell’originale)… non andiamo tanto lontano San Giuliano è sull’astrico (originale)».

«Te la prendi troppo e ti sei innervosito troppo, e dà fastidio sentir dire che è così e ci sono situazioni peggiori. Fa male sentir dire che la colpa è sempre di altri, la colpa è nostra che non abbiamo le palle di fare casino, farci sentire, pretendere i nostri diritti, senza offenderci tra noi, ma mettendo sul patibolo i veri responsabili.
Non schieriamoci sempre sulla destra e sinistra e centro ecc…
Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare tutti per migliorare la nostra situazione.
Non solo politica, ma a 360°…
Ognuno faccia la sua parte senza offendere!» (Fanuccio Giggio).

Oggi l’admin in questione è sul giornale Il Cittadino, pagina 17, ha un virgolettato nell’articolo di apertura: «I vandali colpiscono alla stazione, danneggiato il nuovo ascensore».

Lo Staff, mercoledì 15 luglio 2015 ore 15:20

radarmelegnano@gmail.com

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