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Carpiano, la terra delle diossine e dei cancerogeni

I terreni agricoli di Carpiano e di Landriano sono contaminati da sostanze chimiche che procurano il cancro e che sono velenose per la salute umana, vegetale e animale. In particolare le diossine, sostanze velenose ottenute dalla combustione dei rifiuti solidi, e i furani, liquidi cancerogeni. In questi anni, quei campi sono stati regolarmente coltivati e hanno dato da mangiare agli animali negli allevamenti circostanti, che producono un latte esportato alle case di produzione. In questi anni, il suolo può avere favorito l’assimilazione delle sostanze nei vegetali e la loro discesa nella falda acquifera.

L’estensione del territorio inquinato è di 12,5 ettari. Nel 2007, il Centro Comune di Ricerca ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, pubblicò il rapporto «Monitoraggio ambientale di un’area contaminata nelle Province di Pavia e Milano», a cura dei ricercatori Roberto Cenci e Fabrizio Sena, con supervisione della Commissione Europea e dell’Istituto per l’Ambiente e la Sostenibilità.
Il rapporto fu realizzato su richiesta della Provincia di Pavia. Era parte del Progetto Pavia, uno studio sulla salute dei suoli pavesi. Altri 14 ricercatori hanno collaborato al rapporto. Dichiara il documento: «Lo studio ha identificato l’estensione di un’area “anomala” per la concentrazione di metalli pesanti e diossine». Il rapporto concludeva con un appello: «Gli amministratori sapranno fare tesoro di questi risultati provvedendo al ripristino dell’area contaminata».
Sono passati 8 anni ma sull’area non è arrivato alcun ripristino. Il rapporto è stato confermato da una seconda ricerca del 2011. Il rapporto dichiara: «Nei 12,5 ettari sono state identificate 33 aree. Sono stati prelevati campioni di suolo fino alla profondità di 30 centimetri». I risultati, specialmente all’interno di 11 siti, hanno identificato una «importante contaminazione di metalli pesanti, diossina e furano. I valori sono significativamente più elevati rispetto all’intero territorio pavese. Tale livello di contaminazione potrà arrecare danni ingenti all’ambiente e alla salute umana» (pagine 13, 15, 24).
In questi 11 siti la diossina è più alta dei valori a norma di legge. In 4 di essi arriva ai seguenti valori: 25.43 picogrammi per grammo, 12.32 pg/g, 12.76 pg/g, 10.29 pg/g. Il valore di legge deve essere pari a 1 pg/g. Il picogrammo è una frazione milionesima del grammo.

Siamo a 1 kilometro da Carpiano, paese di 4106 abitanti nel Parco Agricolo Sud Milano. I suoli esaminati contenevano ancora le tracce del mais coltivato sul terreno. «I prodotti che si coltivano tenderebbero ad arricchirsi di metalli pesanti», scrivono i ricercatori. Metalli come mercurio, cadmio, piombo, particolarmente dannosi, sono presenti in modi strettamente correlati. Questo ha fatto ipotizzare che nel territorio ci siano stati «spargimenti pirata»: in pratica, sostanze chimiche inquinanti sparse illegalmente e di nascosto nei terreni.
A 400 metri sorge Cascina Calnago, azienda agricola di allevamento e coltura sulla strada provinciale 165, a breve distanza da Cascina Leoncina e Cascina Foina. Il terreno è vicino al cavo Lissone. L’azienda ha prodotto uno studio e lo ha presentato il 31 maggio scorso in regione Lombardia, durante una Conferenza dei Servizi, alla quale i ricercatori di ISPRA non hanno partecipato. Il nuovo studio restringe i 12,5 ettari contaminati a 2 ettari, e attribuisce la contaminazione al corso delle acque di canale. Ma ARPA Lombardia, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha bocciato lo studio dell’azienda.
Per il comune di Carpiano la notizia è stata un colpo di tuono. Il 9 novembre si è tenuto un consiglio comunale aperto, i cittadini hanno partecipato in folla. Dichiara Emanuela Gorla, attivista carpianese del Movimento Cinque Stelle: «L’amministrazione comunale sembra minimizzare il problema. I primi controlli ufficiali sul latte munto sono stati fatti pochi giorni fa, a ottobre/novembre». A sollevare il problema è stata Iolanda Nanni, 47 anni, consigliera regionale in Lombardia per il Movimento Cinque Stelle, con un’interrogazione del 14 settembre scorso: «Ancora non ho risposta» afferma.

A giudizio degli abitanti, gli spargimenti illegali sono legati ai versamenti di fango che i terreni agricoli hanno ricevuto negli ultimi anni. Affermano due residenti di Carpiano: «Queste cose sono successe quindici, vent’anni fa. Andavano nei terreni e versavano dentro dei fanghi. Erano cose fatte alla luce del sole, davano dei soldi, c’erano contratti. Vicino Landriano c’era una discarica. L’impressione era che fosse una cosa normale, regolare, fatta con contratti».
Regione Lombardia non è rimasta a guardare. Ha dichiarato i 12,5 ettari di Carpiano Sito Inquinato di interesse Regionale. Per il triennio 2013-2015 la regione ha messo da parte 7 milioni di euro con il decreto 424 del 19 luglio 2013 in aggiunta a un milione di euro stanziati nel febbraio 2013, per la messa in sicurezza di emergenza dei territori inquinati e contaminati. La bonifica dei suoli inquinati rappresenta «una priorità per le amministrazioni locali e regionali», ricorda Regione Lombardia.

Marco Maccari, giovedì 19 novembre 2015 ore 20:04

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«Ci penso io con Arcore, con Berlusconi e con Mantovani»

La tesi è quella dell’accordo. L’Azienda Ospedaliera è stata penetrata con un accordo stretto tra l’indagato Gianstefano Frigerio, il Professore – ex DC, condannato in Tangentopoli, una scrivania nella sede romana di Forza Italia fino al 2012 – e le due ex direttrici amministrative, Daniela Troiani prima e Patrizia Pedrotti poi. Roberto Moroni, ex direttore generale (reintegrato nel suo incarico nel 2015) è nel sistema; è stato indagato a sua volta: «Persona civile e perbene, gli spiegherò cosa deve fare» dice Frigerio.
Il 21 dicembre 2012 Pedrotti ringrazia il Professore. «Un abbraccio per tutto quello che hai fatto quest’anno». Il che induce i giudici a un’ipotesi: la Pedrotti dall’accordo «ricava favori di carriera». In primavera il Professore sarà più chiaro: «La Pedrotti mi ha chiesto di essere spostata più vicino a casa». Scrive il giudice: «Frigerio dice che per aiutare la Pedrotti chiederà all’assessore Mantovani». Il Professore: «Devo trasferire la Pedrotti al suo paese a Legnano, me lo ha chiesto lei prima di Pasqua. Mi ha detto che non la regge più la situazione, che è stanca» (3 aprile 2013).
La tensione non scherza. Il 13 settembre 2012 Pedrotti entrava nell’ufficio del Professore temendo l’arrivo della Finanza per il comportamento di un suo dirigente. «Ho un dirigente che – dichiara Pedrotti – nonostante una gara dove per la mia azienda per gli stampati ho speso 71mila euro, lui ne ha già spesi a oggi 328mila. Questa è da denuncia. Il problema è che se è vero quello che mi hanno detto i miei colleghi, a giorni noi abbiamo la Finanza. Hai capito?». «Come si è giustificato?». «Stamattina mi ha detto che sennò non mandava avanti l’ospedale. L’aveva messo per iscritto che si era comportato in modo illecito… io stamattina gliel’ho detto, l’ho messo in guardia. Urlavo come una pazza, lui mi veniva dietro e urlava anche lui… sceneggiate pazzesche». Interviene Frigerio: «Patrizia, siccome io e te abbiamo fatto un accordo di… eh… di razionalità, che se io ho bisogno di una cosa, ne parlo a te e poi ne parlo a lui, quando lui viene a dirti che è una cosa mia e tu non la sai, ti sta mentendo. Stai tranquilla».
Il «sistema illecito» coinvolge diverse aziende del milanese. Scatta l’inchiesta. Il 25 gennaio 2013 Pedrotti torna nell’ufficio del Professore e stavolta si sfoga. «Sono disperata» dice. È indagata. La sua accusa è turbativa d’asta presso l’Azienda Ospedaliera di Vimercate, dove era stata direttrice amministrativa. Al Professore pare «sotto choc». «Ti devo fare la predica – le fa quel 25 gennaio – non devi amplificare una cosa che non esiste. Non c’è motivo che tu ti preoccupi». In quel caso sarà prosciolta.

Pedrotti e Professore non sono soli. Hanno spesso sulle labbra due nomi non indagati: Vincenzo Pascuzzi, funzionario presso l’azienda ospedaliera – «responsabile dell’unità operativa approvvigionamenti» precisa il giudice – e un altro collaboratore aziendale, Piercarlo Marchetti, «un consulente che è lì adesso, che Moroni si è preso» dice il Professore, «convocato lunedì o martedì da Frigerio (il 18 o 19 febbraio 2013) in modo da dirgli di procedere». Marchetti, sostiene l’indagato Enzo Costa, avrebbe dovuto «dargli copia della delibera» (10 maggio 2013). Anche Pascuzzi avrebbe visto Frigerio il quale, sempre il 10 maggio, risponde: «Ho visto Pascuzzi stamattina, mi ha detto… sì, adesso continuano, vogliono fare una proroga».
Sulle labbra di Frigerio c’è Mario Mantovani di Forza Italia, ex assessore regionale alla sanità. Il presidente Maroni gli ha, nello scalpore dell’inchiesta Cupola degli Appalti, tolto la delega alla sanità. Secondo le intercettazioni, Mantovani risulta essere nel portfolio di Frigerio, anzi «uno dei suoi»: «Ci penso io con Arcore, con Berlusconi e con Mantovani» dice il Professore il 6 maggio 2013 per dare benedizione politica a Enzo Costa, l’imprenditore favoreggiato a Melegnano; il Professore infatti avrebbe conosciuto l’assegnazione degli assessorati in anticipo sulle elezioni. Da quanto scrive il giudice: Frigerio dice che «se vince la sinistra hanno un buon rapporto. Se vince la Lega andrà Mantovani alla sanità: ed è uno dei suoi vecchi» (13 febbraio 2013).

Marco Maccari, venerdì 23 ottobre 2015 ore 11:27

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Pubblicato su Il Melegnanese, sabato 24 maggio 2014
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Chi è Enzo Costa. Società Ferco Srl; «persona seria» lo descrive Frigerio. Costa è colui che assieme a Bruno Greco (società cooperativa Co.Lo.Coop; arrestato nel ’92 per Tangentopoli, «un loro amico, persona del giro della Giunta regionale» di Formigoni, stando al Professore) ha pagato a Frigerio una mazzetta da 120mila euro il 29 maggio 2013, per ottenere la proroga dell’appalto di pulizie presso l’Ospedale di Melegnano (appalto da 14.624.000 euro). Hanno confessato ai giudici. Era stato Stefano Fabris, imprenditore legato a Bruno Greco per cointeressenze societarie, ad andare dal Professore il 10 dicembre 2012 con lo scopo, scrive il giudice, di «orientare la proroga degli appalti di pulizie» dell’Ospedale di Melegnano a favore di Greco e Costa. «Adesso viene qui da me Greco – gli risponde Frigerio – io ho già concordato con la Pedrotti, Moroni e compagnia bella che facciamo il rinnovo. Facciamo la proroga a Greco per la parte sua, se lui tira dentro te e compagnia bella, basta, quello che dovevo fare l’ho fatto».

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Il «sistema illecito» di Melegnano

Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Il «sistema illecito» di Melegnano: intercettazioni, testi, indagini della Procura, tutto sulla «turbativa di appalti» nell’Azienda Ospedaliera: la prima parte del servizio pubblicato un anno fa su Il Melegnanese.

Il Professore. «È vero che ci poteva essere corruzione. Ma non puoi trasformare, per un po’ di corruzione… distruggere tutto. Questo è il punto del problema. Cioè: la legalità è… non è un valore, è una condizione. Quindi se tu la tratti come l’unico valore che un Paese ha, scassi tutto. Eh. Cioè… l’illegalità. L’illegalità c’è in tutto il mondo, bisogna trattarla con con con normalità… non farla diventare una… ogni volta una crociata su qualsiasi cosa, eh. Così distruggono tutte le nostre aziende all’estero. Per… ma è mica possibile… mica…». Parla Gianstefano Frigerio, principale indagato nell’inchiesta sugli appalti di Expo e della sanità lombarda. La dichiarazione è avvenuta nel suo ufficio il 12 aprile 2013. È leggibile tra le intercettazioni contenute nell’ordinanza del 6 maggio scorso, firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Antezza, Tribunale di Milano. Riprodurre la dichiarazione di Frigerio è di rilievo pubblico evidente: esprime una mentalità opposta a quel concetto di legalità attorno al quale in questi anni la società civile melegnanese si sta dando da fare per il bene comune, in modi sempre nuovi. Ma quella mentalità operava a Melegnano dall’interno. Gianstefano Frigerio (parlamentare classe 1939, tessera DC, poi forzista) o, come viene chiamato dagli intercettati, il Professore, oggi è agli arresti e in custodia cautelare. È indagato come «capo, promotore e organizzatore» di un’«associazione criminosa» operativa a Milano presso la Onlus Centro Culturale Tommaso Moro, via Andrea Doria. È accusato di associazione a delinquere per aver «favorito e assicurato le deliberazioni di proroga e l’aggiudicazione di appalti pubblici presso l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, attraverso contatti reiterati, sfociati in doni, collusioni e condizionamenti». È al centro di 2770 telefonate intercettate tra gennaio 2012 e luglio 2013, svolte con «contatti riferiti alle aziende ospedaliere di Melegnano, Pavia, Varese, Chiari, Vimercate, Lecco». E la sua creatura a Melegnano è, nelle parole del giudice, un «sistema illecito», emerso all’interno di un «numero rilevante di contatti con pubblici ufficiali del settore sanitario e imprenditori, finalizzati a controllare il sistema degli appalti pubblici».

La «compagine» di Melegnano… Il giudice la chiama «compagine», utilizzando un’espressione degli stessi indagati. Si tratta di un gruppo di dirigenti ospedalieri e di imprenditori del ramo pulizie. Tutti diretti dal Professore. Il gruppo è individuato nelle persone di: 1. Patrizia Pedrotti, cerrese, direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 gennaio 2012, in carica (il suo curriculum è online sul sito http://www.aomelegnano.it); 2. Paolo Moroni, di Torrazza Coste, direttore generale dell’Azienda dal 1 gennaio 2012, in carica (curriculum sul medesimo sito); 3. Enzo Costa, milanese, imprenditore attivo nel ramo pulizie per la società Ferco Srl; 4. Bruno Greco, milanese, imprenditore nel settore pulizie per la società cooperativa Co.Lo.Coop.

…e i capi di incolpazione. Nessuno dei quattro è agli arresti. Per il giudice «non ne sussiste l’esigenza». Ma sono diversi i capi di incolpazione ipotizzati nei confronti loro e del Professore. La «Compagine» è accusata di avere «favorito in modo illecito e tutelato in via preferenziale gli interessi di Enzo Costa e di Bruno Greco» nell’assegnazione degli appalti per le pulizie. Nello specifico: «turbativa del procedimento amministrativo al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente; disponendo, in luogo di bandire una nuova gara d’appalto, la proroga di 36 mesi per 14.624.002,77 euro». Il primo capo di incolpazione riguarda Frigerio e gli imprenditori Costa e Greco, comprende reato continuato (art. 81 del Codice Penale), concorso in reato (art. 110), corruzione (art. 321), corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319) con aggravante (art. 319 bis). Il giudice dichiara che al momento non ci sono indizi gravi a sostegno di queste accuse, ma ne ipotizza la sussistenza. Il secondo capo di imputazione riguarda anche i due dirigenti Pedrotti e Moroni. Comprende reato continuato e concorso in reato (artt. 81 e 110), turbativa di pubblico incanto o appalto (art. 353). Su questo capo invece ci sono «gravi indizi di colpevolezza».

Chi comanda a Melegnano. Per gli inquirenti, la direttrice Pedrotti in cambio «ricava l’utilità di coperture politiche, appoggi per il trasferimento e avanzamenti di carriera». Il Professore dichiara addirittura il 3 aprile 2013, insediata la nuova giunta regionale, che «per aiutare la Pedrotti» andrà da alti papaveri del Popolo della Libertà, oggi Forza Italia, in Regione e fa nomi e cognomi indicando Mario Mantovani, «uno dei suoi vecchi». Un’intercettazione aiuta a capire il radicamento del sistema. «La prima volta, la prima cosa che mi ha detto quando mi son seduta a Melegnano, mi hanno detto: fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio. Me lo ricordo benissimo perché era la fine di gennaio di quell’anno… Sono passati quattro o cinque anni ormai… e quello che mi ha detto è: tu fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio, che non lo conosci ancora». Intercettazione di Daniela Troiano nell’ufficio di Frigerio, 1 ottobre 2012, ore 16.24. Troiano, indagata a sua volta, è l’attuale direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, ma è stata direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 febbraio 2008 al 31 dicembre 2010, predecessore di Pedrotti. Il «sistema illecito» di Melegnano risalirebbe a molto prima dell’attuale dirigenza ospedaliera (continua). 

Marco Maccari

Ripubblicato su RADAR mercoledì 21 ottobre 2015, ore 13:32

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«Quell’appalto se lo prenda». I 120mila euro che comprarono Melegnano

M_Mantovani-BWMELEGNANO – Sempre più dettagli, sempre maggiori informazioni sul caso Mantovani visto un anno prima delle manette, nel capitolo precedente all’arresto di pochi giorni fa. Il prequel è nella Cupola degli Appalti, caso giudiziario del 2014 che toccò due ditte e due dirigenti all’ospedale di Melegnano e che il nostro Marco Maccari ha documentato collaborando con diverse testate del territorio.

Gianstefano Frigerio, ex DC, ex Tangentopoli, oggi Forza Italia, coordinatore occulto di una mazzetta da 120mila per Melegnano, dichiarava che Mantovani era «uno dei suoi vecchi». Frigerio è stato condannato a scontare 3 anni e 4 mesi di carcere.

Clic qui per l’articolo pubblicato online il 16 giugno 2014 e stampato sul freepress 7giorni. Buona lettura.

Lo Staff, martedì20 ottobre 2015 ore 13:29 

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L’ex sindaco Gina Greco: «Io, Genia, 12 milioni e il debito con Scaroni di ENI»

RADAR-GinaGreco-11giu2015«Lorenzano? Che resti o no per un anno, non cambia nulla» conclude l’esponente democrat sul caso gonfiato dai giornali locali

«Fossi nei cittadini sarei molto preoccupata. Di Genia non sappiamo ancora cosa deciderà il curatore fallimentare né quale tipo di approccio sarà usato. La città invece è lasciata a se stessa; vengono fatte alcune piccole cose, ma talmente piccole che non portano niente». Gina Greco, Partito Democratico, ex sindaco di San Giuliano Milanese e collega del sindaco eletto Alessandro Lorenzano, concede un’intervista esclusiva a RADAR. «In questi quattro anni non ci sono stati grossi cambiamenti. Dal 2011, quando arrivò il commissario Iacontini, aveva riportato a casa tutti i contratti che erano stati dati a Genia per le manutenzioni stradali, quindi erano tornati in Comune. Posso capire bene quali sono le problematiche di una città: per queste cose non servono grosse cifre, basterebbe risparmiare in alcune attività e fare scelte diverse. Chi è che direbbe di no a sistemare situazioni più critiche?». Ma su quali voci di bilancio vorrebbe vedere spostate risorse? «Per me ci sono sprechi in cause e avvocati. Vorrei meno soldi buttati in spettacoli ai quali la gente partecipa ma non più di tanto, e più investimenti in temi come la perdita del lavoro, la disabilità. Il sottopasso Ikea: prima si diceva che con 50mila euro si metteva a posto, oggi con 10mila scuse non si fa. Mi aspettavo un programma lineare, fatto di interventi in continuità. Non si può sempre dire: “Ho risparmiato, che bravo sono stato”. Per me è mancanza di politica. La politica è scelta». Lei ha fatto rivendicazioni: “Io ho portato S. Giuliano davanti alla Corte dei Conti, ho iniziato un iter trasparente. Ma questa cosa non piacque”. Riporterebbe quei dati alla Corte dei Conti, anche oggi? «Due cose. A livello etico lo rifarei di nuovo. A livello di informazione e di giornali, al giorno d’oggi avrei agito in modo molto più eclatante, affinché tutti venissero a sapere e le autorità prendessero in mano le cose in modo molto più rapido. Mi aspettavo che arrivasse qualcosa un pochino prima. Sto ancora aspettando la relazione del mio incontro con la Corte dei Conti del 2010. Poi, quasi nessuno sa della relazione dell’8 marzo 2010 scritta dalla commissione di indagine, 80 pagine dalle quali viene fuori di tutto, per gli stati di Genia, ex sindaci, consiglieri. È un documento importantissimo». “Questa trasparenza non è piaciuta”, ha detto. A chi non è piaciuta? «Sicuramente a chi c’era prima di me…». Cioè? «Stiamo parlando di Marco Toni e di alcuni della mia maggioranza, che infatti votarono contro di me per farmi cadere». E che lei ha silurato. «La questione era: chiedere aiuto al partito. Già mi ero trovata una gatta da pelare, e non era il mio lavoro. Avevo intorno gente capace, assessori e tecnici; però mi sono trovata ad affrontare da sola questioni molto più grandi di me, e che mi sono state lasciate come patata bollente tra le mani. Il siluramento è arrivato dopo, ma come questione politica. Io sono stata a parlare con tutta la scala gerarchica del mio partito; sono arrivata fino a un personaggio romano». E le risposte quali furono? «Che dovevo rivolgermi a chi mi poteva seguire nella mia zona di residenza. È stato un po’ deludente, non ho paura a dirlo». Un’obiezione: sì che era una sua gatta da pelare, come candidata sindaco e come eletta. «La questione è una sola. Se lei arriva in un’azienda, e quest’azienda gliela illustrano come un’azienda positiva; e lei, eletto a maggio, si ritrova ad agosto con l’informazione: “Abbiamo 12 milioni di euro di debiti con ENI”, la prima cosa che fa è dire: fermi tutti. Ed è quello che ho fatto. Quindi la bella gatta da pelare me la sono presa, dalla A alla Z. Ho cominciato a guardare tutte le carte, a parlare con Genia. La società Genia aveva fatto un accordo di due pagine con Paolo Scaroni di ENI per vendere Genia Energia. Ho cominciato a dire non che ero contraria alla vendita, e neanche che fossi favorevole; ho detto: voglio capire di cosa stiamo parlando. Quel documento è un documento che non andava bene. Non può una società pubblica vendere direttamente. Deve fare una gara. E io ho sempre detto: controlliamo i dati. E mi sembrava strano che la valutazione di Genia Energia fatta a suo tempo dal presidente avesse lo stesso valore del debito con ENI. E poi, scusi la domanda: ma come mai siamo arrivati a 12 milioni di debito e nessuno lo sapeva prima? Certo che lo sapevano. Genia lo sapeva. Qualcuno del PD lo sapeva, visto che ci lavorava dentro. Per questo dico: mi sono trovata una brutta gatta da pelare. Ma non mi sono spaventata. Io ho incontrato il capoccia di ENI insieme all’avvocato che rappresentava Genia insieme alla presidente di Genia Energia, che era segretaria del dottor Fazioli. Anche queste cose… insomma, non puoi nominare presidente di un’azienda la tua segretaria. E li ho affrontati, e sono andata avanti fino a quando ho potuto. Ho convocato tutte le forze politiche presenti in consiglio, ho detto: io posso anche andare via, lasciatemi però finire delle cose, una è Genia: togliamo il consiglio d’amministrazione, mettiamo un solo amministratore delegato, mettiamo a posto la questione della stazione, finito questo se non siamo soddisfatti me ne vado anche a casa. Invece il gioco delle parti è stato: chi se ne frega». All’interno del PD il favore nei confronti di Lorenzano non è granitico. Si parla di un produttore che ha voglia di girare un film, nel quale il sindaco finirà il suo mandato prima del tempo. Lei, se fosse tra gli spettatori, da quale parte starebbe? «Non condivido e non ho condiviso la linea di questa Amministrazione, altrimenti sarei rimasta. Io vorrei sapere cosa è stato fatto in questi quattro anni: siccome ho visto che non è stato fatto niente, che il sindaco resti o non resti un anno non cambia nulla. Se hanno fatto danni lo scopriremo più avanti. Perciò se il sindaco resta in carica solo per rimettere a posto qualcosina, fare campagna elettorale l’anno prossimo e utilizzare la vecchia nomenclatura, così vedi che sono stato bravo e mi rivoti, è come dire che è meglio qualcosina piuttosto che niente. Ma io non credo che questa città si meriti qualcosina».

Marco Maccari, giovedì 11 giugno 2015 ore 17:00

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Milano metropoli, i reati sarebbero in calo? +22.7% nel 2012, +23.6% nel 2013, +37.9% nel 2014

PARLANO I DATI. Per le fonti Istat l’area di Milano ha conosciuto negli ultimi anni l’aumento, non la diminuzione dei reati: o meglio, di quei reati che riguardano l’immediata e quotidiana sicurezza del residente. Leggendo le cifre reali, e non quelle sventolate dai politici, i reati non hanno fatto che radicarsi e aumentare. Il sito dati.istat.it permette l’outlook dei soli tre anni 2010, 2011, 2012: per il 2013 e il 2014 fanno testo le dichiarazioni della Questura, le pubblicazioni del Ministero dell’Interno e le elaborazioni di Il Sole 24 Ore.

INIZIAMO DAL PRINCIPIO: 2010-2012
Osserviamo l’arco triennale 2010-2011-2012.
I furti. Crescono i furti con destrezza. Nei tre anni l’andamento è del +19.45% (con 20.769 casi nel 2010, 24.556 nel 2011, 25.786 nel 2012).
Furti con strappo incrementati del +27.83% (dai 1426 del 2010, ai 1589 del 2011, fino ai 1976 del 2012).
Ecco le uniche diminuzioni: -2.46% per i furti in esercizi commerciali, (166.131 nel 2010, 162.211 nel 2011, 162.135 nel 2012), -6.52% per i furti in abitazioni con 19.271 casi nel 2010, 16.483 nel 2011, 18.090 nel 2012.

Le rapine. +15.93% negli esercizi commerciali, salite dalle 654 del 2010, alle 596 del 2011, infine alle 778 del 2012.
+29.53% di rapine in abitazione: 167 nel 2010, calo a 155 nel 2011, impennata di 237 nel 2012.
+26.33% nella pubblica via: 1899 nel 2010, poi 2433 nel 2011, infine 2578 nel 2012.

Contraffazione di marchi e prodotti industriali: +18.95% con 389 casi nel 2010, 417 nel 2011, 480 nel 2012.

Truffe e frodi informatiche: principio di crescita, 7775 nel 2010. 7575 nel 2011; 8061 nel 2012. +3.54%.

Clamoroso il riciclaggio di denaro, beni, utilità di provenienza illecita: +30.55% con i 50 casi del 2010, i 70 del 2011, i 72 del 2012.

Dimostrano di stare calando, invece, i reati con gli stupefacenti, passati dai 2540 del 2010, ai 2413 del 2011, ai 2513 del 2012 (-1.07%).
Calano gli incendi (457 nel 2010, 404 nel 2011, 307 nel 2012: -48.85%).
Calano anche gli altri delitti non compresi nell’omicidio né nei reati sopra elencati: dai 34.111 del 2010 ai 30.831 del 2011, fino ai 29.161 del 2012. -16.97%.

Tendenza a scendere per i reati commessi con violenza, come l’omicidio, o contro beni mobili come le auto in sosta.

IL GRANDE EQUIVOCO
Nel triennio 2010-2012, l’unico dato rilevante a essere sceso (variazione inferiore al 10%) è il numero TOTALE dei delitti commessi nell’area di Milano:
– dai 264.067 del 2011
– ai 275.414 del 2010
– ai 259.157 del 2012.
Quindi significa che è tutto falso? Che i furti, le rapine, il riciclaggio, le frodi, la contraffazione, non sono una vera emergenza?

Certo che sono una vera emergenza: la cosiddetta «diminuzione» dei reati è, in realtà, un -6.27%. Meno del 10%. È questo che fa equivocare sul presunto «calo di reati», difeso dalle autorità locali. Ma questo dato è un equivoco e questo presunto calo è un giudizio superficiale. Non tiene conto dell’aumento dei tipi di reati esaminati in questo articolo, che vedono i cittadini esposti al crimine direttamente in prima persona e che vengono puntualmente documentati sui social network per questo motivo.

Non sfugge infatti che il tasso di reati è invece esponenzialmente cresciuto: 6911.1 il tasso nel 2010, 8322.5 nel 2011, 8482.3 nel 2012. L’aumento è del +22.73%.

I REATI NEL 2013 E NEL 2014: L’AUMENTO
In attesa dei dati completi sui reati negli ultimi due anni, ecco le prime cifre ufficiali dichiarate dal questore Savina.
Le rapine in abitazione sono cresciute del +23.6% nel 2013.
Cresciuti i furti con strappo del +16.7% nel 2014, con 2299 casi denunciati: confrontati con i 1426 del 2010, evidenziano che il furto con strappo non ha fatto altro che crescere del +37.97%.
Aumento del +33.5% per la truffa e frode informatica nel 2014.

Dove starebbero diminuendo i reati nelle nostre città?

Marco Maccari, mercoledì 11 febbraio 2015 ore 14:19
Ripubblicato il 30 novembre 2015

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