Comunità Virtuale & Comunità Tribale

E chi è Hyso Telharaj? Te lo dice la radio di Melegnano

INVENTANDO UNA RICETTA DI QUA e una ricetta di là, il programma di Radio Melegnano SAPEVATELO! avanza alla velocità della luce. È recente l’illazione dello speaker Leonardo La Rocca seconda la quale il tizio qualunque, procurandosi mafia, ‘ndrangheta, una banca e un po’ di amministratori pubblici, può costruirsi dal nulla una città.

Ma le storie sulle vittime innocenti di mafia non sono inventate: quelle sì che sono vere. Settimana scorsa, il 21 marzo, sono state celebrate in tante città italiane.

hyso-telharaj

Come la storia di Hyso Telharaj, massacrato per avere contrastato il caporalato. Chi sono i criminali, poi? I migranti o chi li trucida perchè si oppongono alla schiavitù?

Leggi su il mattinale.

Lunedì 26 marzo 2018, ore 15:15
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Cronaca

Melegnano ruba, persino ai fiori devi fare attenzione

PIAZZA RISORGIMENTO — «Rubano i fiori dai nostri vasi. Lo hanno fatto per due volte di seguito». Mano lesta in centro storico, spariscono i ciclamini dai vasi decorativi davanti al bar di piazza Risorgimento.

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I proprietari del bar che si affaccia sulla basilica si sono accorti del furto le mattine del 13 e del 16 marzo. Mancano tre cespi di fiori dai vasi collocati a decorazione dei tavoli esterni. «È la prima volta che succede» commentano.

Martedì 20 marzo 2018, ore 6:30
mamacra@gmail.com

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Il rifugiato e la bambina

OGGI HO RICEVUTO uno dei sorrisi più belli… sinceri… della mia vita. Ho fatto mettere un euro da mia figlia nel cappellino di uno dei ragazzi africani che stanno fuori dal bar in via Zuavi. No, non oggi, scusa, ieri… e lui ci è rimasto, perché gli ho mandato la bambina.

Gli ha detto: «Perché sei povero?». Lui le ha sorriso, ma non le ha risposto. Le diceva solo ciao, come ti chiami… Io ho cercato di dire a mia figlia che non è povero. Le spiegherò che cos’è un rifugiato.

Comunque lui aveva gli occhi lucidi. Continuava a sorridere. Voleva parlarmi. Credo non fosse abituato.

— Il suolo italiano ospita 136.493 richiedenti asilo nei centri d’accoglienza. Provengono in larga parte da nazione sconosciuta, dalla Guinea, dalla Costa d’Avorio. La Lombardia ne accoglie 21.783. L’area metropolitana di Milano ne accoglie 4919. Le richieste di asilo pendenti nell’area di Milano sono 10.976, secondo l’inchiesta parlamentare del gennaio 2017. Quasi 11mila persone che sopravvivono senza status civile né diritti. Alto il numero di minori non accompagnati, bambini che scappano da soli dalla loro terra: 262 nel 2017. 

Una melegnanese. Lunedì 19 marzo 2018, ore 6:30
mamacra@gmail.com

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«Sei donna, sei carina, non ti ci mando». Anche tu sei soffocato dal politicamente corretto?

ESISTE, IN OGNI discussione social — inerente a temi di genere, di orientamento sessuale o concernenti discriminazioni etniche — un nutrito gruppo di commentatori-bestemmiatori che sbattono i pugni sullo schermo urlando: «Siamo soffocati dal politicamente corretto».

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Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, già celebre per aver interpretato rispettabili personaggi sul piccolo e grande schermo. Indovinate chi ha interpretato a destra.

C’è gente che il troppo rispetto la fa soffocare. Negli ultimi due giorni sono nate e cresciute polemiche riguardo un’acefala risposta dell’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, a una giornalista sportiva: «Sei una donna e sei carina. Non ti mando a fare in culo solo per questi due motivi»; e per un’operazione pubblicitaria di Moby e Tirrenia (compagnie di trasporto marittimo del Gruppo Onorato Armatori) sulla Gazzetta dello Sport che recita: «Il nostro personale? È tutto italiano!».

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Attenzione: dai tratti somatici sembra una ragazza extracomunitaria. In realtà è, come svelato dal Gruppo Onorato, una ragazza italiana. Come pubblicità, insomma, gioca con uno stereotipo razzista. E non è la prima volta per il Gruppo Onorato (leggi qui).

UNA CLASSIFICAZIONE DEI COMMENTATORI

Saltellando fra un gruppo Facebook e un altro di impavidi commentatori-bestemmiatori nasce dentro di te la consapevolezza di trovarti veramente davanti a casi di soffocamento da politicamente corretto. Ecco una classificazione pseudo-scientifica dei casi in base ai commenti:

  1. «Ommiodiohhh, ha detto a una donna che è una donnaaa, poliziaaaaaaa» (utente G. G., 13 marzo 2018). Tipico caso di isteria che affligge numerosi commentatori maschi online;
  2. «Ommioddio, ha detto a una donna che non riserverà lo stesso trattamento che avrebbe riservato a un uomo in quanto donna, poliziaaaaaa» (utente G. G.). Un altro attacco di quella che sembra una malattia psichica sempre più seria. — Notare come, in un sottile gioco dialettico, il commentatore riesca a rispondere a qualsiasi critica copiando e incollando lo stesso messaggio;
  3. «Quindi, in nome del no al sessismo, possiamo tirare le pizze in faccia alle ragazze come faremmo coi ragazzi?» (utente D. P.). Per un momento ti chiedi perché non ti abbiano mai lanciato una marinara durante una discussione. Poi comprendi cosa intendesse quest’ultimo fine intellettuale; ti rendi conto di quanto sia complesso spiegare e capire che «tirare una pizza» consiste in un’aggressione fisica violenta punibile per legge, azione che va oltre a qualsiasi dinamica di sesso;
  4. «Ah, invece, se ce la mandava, partiva il femininininimibinibicidio. Ma vaffanculo» (A. T.). «Analisi lucida, razionale, bravo« (risposta di M. P.). «Ah, perché quando fai la cacca prima misuri l’asse?» (A. T.). In pratica, questo tipo di commentatore dice: mi dimostro meno sessista di Sarri e vi ci mando tutti, gay, ciccioni, donne, negri, bambini, vecchi, come ricordava un noto politico prestato alla comicità: «VAFFANCULO».
  5. Per concludere: «Una volta le donne lottavano per parità e diritti, oggi lottano per essere mandate affanculo» (D. B.).

La pizza di Cracco. Per unire in un colpo solo le vere polemiche della settimana. 

COME INTIMIDIRE UNA GIORNALISTA

La parte del tuo animo che ha a cuore questo paese vorrebbe fermarsi a spiegare ai commentatori-bestemmiatori perché il caso di Sarri sia un lampante caso di retrogrado, imbecille sessismo; ma il tuo io razionale si rende conto che la logica è una pratica che poco si abbina alle possibilità di chi ha appena imparato ad aprire le noci a colpi di cranio.
L’affermazione dell’allenatore del Napoli è discriminazione senza dubbio. Perché, dopo attimi di interminabile silenzio, il tizio ha finito per rimarcare alla giornalista un fatto solo: ricordati che sei una donna. Lui, maschio, davanti ai microfoni. Lei, che deve stare al suo posto senza domande scomode — tecnicamente era una domanda contropelo — a un perdente. Infatti Sarri si è reso conto. Quanti altri sottintesi nel testo dell’allenatore? Quest’altro: ha sempre vigore, nei confronti dei giornalisti, l’uso dell’intimidazione: dall’intimidazione mediante denuncia all’intimidazione mediante allusione sessuale. Quanti ancora?

Amnesty International ha creato una campagna di informazione e di sensibilizzazione: fare giornalismo non è un crimine. Né una colpa sociale. C’è poco da ridere.

SOPRAVVIVERE SOTTO DITTATURA

C’è qualcosa che va oltre il non saper comprendere come si sta al mondo ed è la sensazione di essere, di sentirsi, dei poveri minoritari — avete letto bene questa volta, minoritari, non minorati — e di sentirsi discriminati. A questi commentatori, che si sentono in minoranza e discriminati, pare evidente che sia in atto una sorta di censura galante, che vuole appiattire la loro libertà d’espressione. Sentono di vivere in dittatura. La dittatura del politicamente corretto.
Vero. Viviamo in una dittatura del politicamente corretto. Una correttezza che corrisponde all’incapacità della nostra società di iniziare a raccontare la realtà delle cose, cioè le cose come stanno. Se ti lamenti di non poterti esprimere al 100% dichiari, in realtà, di non saperti esprimere. Mostri solo la tua fragilità di fronte a un mondo che, dici, «non ti accetta»; che invece hai ancora da accettare tu. «Ma io voglio poter fischiare alle ragazze che c’hanno un bel culo!», piagnucoli. In realtà hai paura, se fischi alle tue care culone, di essere giudicato per ciò che dimostri di essere: un maschilista; nel tuo universo mentale è in vigore un soffocante regime politicamente corretto, che vuole criticarti a torto, facendoti notare le tue porcate. Almeno: nella vita di tutti i giorni, se fischi a un bel culo, non sei fico. Sei uno che viene da un passato preistorico. E ti prendi un po’ troppe libertà.
Gridare sul giornale: «Da noi lavorano solo gli italiani» è apoteosi del politicamente corretto, che non può essere criticato, sputato né deriso come meriterebbe. Per fortuna ogni giorno la realtà torna prepotentemente a dirti che chi scrive una frase idiota e razzista è il figlio di una minoranza di passatisti, che urlano con una scodella di pasta ficcata in testa.
Smettiamola perdio di sentirci discriminati dal politicamente corretto di chi vuole prendersi delle libertà che nella vita non esistono; di chi è schiavo di un linguaggio vecchio, discriminante, che puzza di morto; abbracciamo invece la realtà di un futuro che ci vuole tutti più sereni, più liberi, più tranquilli di mandare a fanculo bambini e donne, disabili e vecchi.
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Davide Polimeni, Marco Maccari, ore 14:45
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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Castello Mediceo: ragazzi neri, alti come la morte, con la merda in mano pronta per i tuoi figli

PERCHÉ, PER UN NIGERIANO, 250 euro al mese sono un buono stipendio? «Questi sono tutti rifugiati» dite voi, «gente che trova vitto e alloggio pagati. A fine mese hanno raccolto 250€, dei quali 150 li mandano alla famiglia al loro paese, e sono contenti. Questi nemmeno sono di qui. Perché si sono spartiti le zone e, tutte le mattine, arrivano coi mezzi, ovviamente senza pagare i biglietti?».
Forse vi concentrate solo sui ragazzi che fanno l’elemosina ovunque nel sud est Milano; solo sui ragazzi che stendono i loro oggetti sulla strada al mercato di Melegnano; e perdete di vista il Castello Mediceo. I Giardini Medicei sono la piazza ufficiale dello spaccio d’eroina. Il via vai è giornaliero: ragazzi neri, alti come la morte, con la merda in mano pronta per i vostri figli.

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Al parco del Castello gli stipendi volano. Quei ragazzi vestono firmato. Usano uno smartphone di ultima generazione. Hanno occupato — non solo gli spacciatori ma pure gli elemosinieri — un mercato del lavoro che era inflazionato per gli italiani. Posti liberi. Sì, chiedere delle monete è un lavoro; come smerciare droga è un lavoro; il primo dà fastidio, il secondo produce morte; poi ci sono i venditori ambulanti di ortaggi, altra categoria, anche loro trafficanti, seppure di cibo. Non si capisce se siano organizzati o autonomi. Nel complesso una bella squadra, circa 30 uomini che hanno trovato opportunità di lavoro per sostenersi in Italia e aiutare le famiglie all’estero. Un giorno torneranno al loro paese, fieri dei loro sacrifici, potranno diventare «importanti». Diventeranno «uomini».

Un commento postato nel gruppo locale La Voce di Melegnano — ennesimo gruppo web di copiaincolla — se la prende con «accattoni davanti a negozi e supermercati». «È tanta la gente che si lamenta» sostiene il commentatore. Ma secondo le statistiche «aumentano in Italia gli ingressi di immigrati regolari»; la delinquenza immigrata «non ha nulla di abnorme»; la criminalità degli immigrati è diminuita rispetto alla loro presenza in Italia, perciò «non c’è diretta correlazione» tra immigrazione e crimine. Agli italiani curiosi, che domandano perché ci sono tanti ragazzi in giro a chiedere l’elemosina, per altro azione non perseguita dalla legge: vai a occupare tu, italiano, per un giorno, le loro postazioni. Vai a fare tu lo spacciatore di eroina. Chiedi l’elemosina, con tanto di finto permesso da parte del comune, per fare un esperimento sociale.
Chi punta gli occhi solo sul problema e chi va a conoscere il motivo che lo causa? Forse, iniziare a informarsi su questi fenomeni, come sul fenomeno dell’immigrazione, può farci crescere meno ignoranti, e più consapevoli della realtà in cui viviamo; che viene governata sulla nostra pelle, senza il nostro consenso, con il nostro finto permesso.

Lo Staff, ore 15:20
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L'analisi al radar

I voti, la destra, il reddito, i migranti, le tasse. Storia dell’analista che analizzava gli analisti

OGNI SINGOLO VOTO può essere analizzato, commentato, scomposto, compreso, incolonnato, scorporato fino a diventare particella di una statistica che rimarrà negli annali. Ogni singolo voto però appartiene alla nostra storia personale, a quel complesso e intricato sistema di valori, ricordi, pensieri, teorie e visioni del mondo che compongono il nostro essere. Compito supremo di un analista dovrebbe essere estrarre i tratti comuni dalle esperienze particolari che ci hanno portato a depositare una x sul simbolo del partito a noi più vicino. Compito impossibile, vien da dire, compito che si ascrive fra quelli di una supposta intelligencija culturale che si è auto-assegnata il ruolo di lettrice privilegiata del mondo.
Da dove provengono i voti della lega, che tracima dal nord Italia diventando un partito nazionale? Ha pesato di più il sogno di una tassazione semplice e leggera o più la promessa di una terra liberata dal giogo dell’immigrazione? Si può slegare il successo del movimento 5 stelle al Sud dal profumo di un reddito di cittadinanza garantito a tutti quei giovani invischiati nel vortice della disoccupazione più elevata fra i paesi occidentali?
«L’elettore è pilotato, coccolato, circonvenuto. L’elettore ha espresso la sua rabbia, il suo urlo al cambiamento, a una rivoluzione gentile, fatta di matite impugnate come spade». Una rivoluzione che non cambierà il volto di uno stato che, sotto monarchie, repubbliche da numero cardinale e diverse bandiere, si è sempre mantenuto fedele a se stesso.
L’analista osserva e dice, commenta questo cambio di passo, e accarezzandosi la barba sogna un… «io lo avevo detto». L’analista poi scrive, protetto dai venti dietro la scrivania del suo giornale, o su una tastiera bollente preparando l’articolo per il suo blog: «Io so, è andata così perché…».
Ma l’analista vive in un preciso stato psicologico per cui non sente il bisogno di andare in analisi. Ogni suo scritto è in realtà frutto di rimozione, di un’elisione della memoria che avrebbe contribuito alla fortuna di Freud. Infatti, dimentica che lui non è in grado di spiegare alcunché del voto di protesta, poiché lui stesso ne è la causa più grande.
«Io so di sapere», mentre non fa memoria che il suo compito non è conoscere la verità, ma saperla raccontare. L’analista si trincera dietro la sua saccenteria. Questo scudo non gli permette di rendersi conto di aver sbagliato. In questa campagna elettorale, in questi ultimi anni, ogni esperto ha peccato nel suo racconto della vita e della nostra quotidianità italiana. Sentendoci superiori, possessori della Verità, abbiamo lasciato lo spazio al racconto di una falsità accomodante, che storia dopo storia ha contributo a plasmare un intero libro di menzogne. Percezione d’insicurezza, sensazione di essere vittime prescelte di un’invasione, certezza che l’unica risposta positiva sarebbe giunta da uno stato forte e sempre più invasivo, più nazionale, più protettivo. Sicuri di dire il vero non ci siamo posti il problema di come raccontarlo ed ora ci lasciamo andare a nuove analisi, sicuri di non poter sbagliare. Passo dopo passo, rimozione dopo rimozione, analizzando senza mai voler essere analizzati.
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Lunedì 12 marzo 2018, ore 12:17
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Satira

Elezioni regionali 2018: le pagelle caine

OGGI PARLIAMO dei Fantastici Quattro, come li abbiamo definiti qualche settimana fa. Si tratta dei quattro politici melegnanesi che hanno tentato la sorte alle elezioni regionali del 4 marzo, in cerca di un posto di prestigio — se non di potere galattico — nel consiglio regionale della Lombardia.

UMANI, TROPPO UMANI, UMANISSIMI

Come oggi sappiamo nessuno di loro c’è riuscito, confermando, com’era prevedibile, la portata “locale” dell’eroica attività dei nostri quattro Super Eroi. Gli Eroici Quattro localmente se la cantano, se la recitano, se la suonano con più strumenti e a più voci, battono le mani, saltano sulle mani e battono i piedi, invadono Facebook come i migranti, assumono ogni immaginabile forma: sparano fuoco dagli occhi, fanno la pipì multicolore, moltiplicando i pani e ci spalmano sopra i pesci dividendo il Lambro in due ma, inevitabilmente, all’indomani delle elezioni si perdono nelle retrovie, a confronto con realtà più attrezzate, consolidate, smaliziate, smisurate, infine un’ultima parola che finisce in -ate. Il bagno d’umiltà è scrosciante e cade come il sudore del dio Giove quando a letto gli va male; lo shampoo della dura realtà dei fatti è spietato, sbalordisce e succubisce, scudisce ed emoglobisce e porta via anche un po’ di capelli; e mette tutti di fronte ai propri limiti umani, troppo umani, anzi umanissimi. Come quelli di tutti noi.

Partiamo dalla sfida a sinistra. La notizia rilevante è che a Melegnano la sinistra esiste ancora e due supereroi nostrani hanno voluto combattere proprio per contendersi il posto di rappresentante locale della tradizione di sinistra.

PIETRO MEZZI

VOTI TOTALI 708
VOTI A MELEGNANO 189
Niente, eh. La pensione gli fa proprio schifo. Ha fatto il suo tempo e lo sanno tutti, probabilmente una volta o due glielo avrete fatto notare anche voi modestamente a bassissima voce, ma lui, ahah! ride dei mortali limiti umani. E non si ferma. Non si ferma e anzi stavolta ha scelto proprio — è il supereroe veterano dei quattro e deve dare un esempio supereroico — la strada più difficile. Quella di LIBERI E UGUALI. Notoriamente il partito più amato dalla sinistra. In una corsa solitaria sia contro Fontana sia contro Gori.
Uomo dell’impossibile, stavolta ha scelto la lista sbagliata ed è finito in una buca senza fondo come una pallina da golf. Uomo coi baffi, si è accorto che chi taglia il pelo perde il vizio: risultato, nessun eletto in regione per la lista LIBERI E UGUALI e nessuna possibilità per Super Pietro ex Sindaco di Melegnano, che si è classificato quarto, con 708 voti (contro i 1.723 del primo), dei quali solo 189 conquistati sul terreno di Melegnano. In cerca dell’ennesima giovinezza.
Coraggiosissimo
VOTO: 3,5

LUCIA ROSSI

VOTI TOTALI 200
VOTI A MELEGNANO 139 
Ma se Dio ha inventato i partiti, un motivo ci sarà, no? Per esempio, i partiti hanno una struttura, una rete, sono organizzati. — Poi qualcuno scappa coi soldi, però, dai; mica sono questi i problemi degli italiani. — Ma, se vali, il partito — questa straordinaria invenzione di Dio — ti nota e ti fa fare qualcosa di più; invece il tempo passa, i partiti continuano a suscitarle orribile orrore e lei è costretta ogni volta a fare sempre tutto dal punto di partenza.
Per favore presentatele Dio. Auto-condannata alla ricerca continua di visibilità, online e offline, neanche fosse Lucifero, alla fine la sua candidatura le poteva servire per contendere localmente la posizione a sinistra al suo ex socio Super Mezzi, con il quale ha voluto salvare il mondo un paio di stagioni fa. Ha scelto di candidarsi nella lista LOMBARDIA PROGRESSISTA sotto lo slogan il voto di sinistra per battere la destra, a supporto di Gori. Una candidatura “contro”, niente di nuovo (e neanche di buono, visto l’esito). Risultato: anche qui nessun eletto in regione e Super Lucia nella sua lista arriva nona con soli 200 voti, dei quali ben 139 ottenuti a Melegnano. Con un collegio di 3.000.000 di abitanti e più di 130 comuni, Milano compreso, è chiaro che fuori da Melegnano non la conosce praticamente nessuno.
Una senzadio
VOTO: 4

Passiamo al campo avverso, la destra, quella che oggi è la maggioranza in Regione.

VITO BELLOMO

VOTI TOTALI 860
VOTI A MELEGNANO 449
Voleva andare a Roma e lo diceva da tempo a tutti i suoi interlocutori. Ma, per lui, nelle liste di FORZA ITALIA alla Camera e al Senato non c’era posto. Cadendo così sul suo coccige ampiamente consacrato al berlusconismo, si è gettato precipitosamente e con un ritardo incolmabile, imperdonabile e a dir poco comunista, sull’unica candidatura rimasta, le regionali, andando a scontrare il suo muso vagamente milanesoide con politici preparati, conosciuti, organizzati con migliaia di voti e partiti molto tempo prima di lui.
Per le elezioni con le preferenze bisogna essere conosciuti, oppure, essere veramente forti localmente, come ha dimostrato il Sindaco di Paderno Dugnano, Marco Alparone, altro ex mantovaniano, che nel suo comune ha preso la bellezza di 2.984 preferenze. Una volta Bellomo contava sull’appoggio di Mario Mantovani, ma questa volta Mantovani non c’era più, e non c’erano più neanche i suoi voti: l’ex Sindaco si è fermato al nono posto, sotto quota 1.000, lontano dai big della sua lista con 860 voti, gran parte dei quali (449) recuperati nel “suo” Comune. A Milano, e negli oltre 130 comuni della provincia, Super Vito non ne ha trovati molti altri.
Sprovveduto
VOTO: 3,5

FABIO RAIMONDO

VOTI TOTALI 1.125
VOTI A MELEGNANO 117
Buono per qualsiasi Comune. Non importa dove, una candidatura non la rifiuta mai, anzi: la cerca. Candidato a tutto e a qualsiasi cosa, persino al posto di commesso che tua sorella ha messo in vetrina ieri, politico “di ventura” per professione, il super-rappresentante di FRATELLI D’ITALIA ha prestato la sua opera politica e amministrativa in più di un comune dell’area metropolitana, sapendo che la cosa (mah, chissà, tutto sommato, in fin dei conti, in fin della fiera, ma infatti sì, ma in fondo dai, mai stare senza, mai dire mai, tanto va la gatta, yes we can, tanto ci provo, macchemmefregammé, hasta la victoria, frate ce l’hai una paglia) lo avrebbe potuto aiutare.
Dovendo lavorare ovunque si è fatto crescere due braccia e due gambe in più; ma adesso ha scoperto che fa “terrore” ai bambini. Il 4 marzo ha preso voti su ampio raggio, dimostrando una presenza, una conoscenza dei numeri sul suolo metropolitano e un fervore propagandistico a dir poco “islamico”; piazzandosi a ridosso dei primi del suo partito, unico dei quattro super eroi “melegnanesi” a superare quota 1.000 e “rastrellando” 1.125 voti, compresi i soli 117 ottenuti a Melegnano. Ma Super Fabio in campo non ci va. Eterno secondo nella sfida con FRANCO LUCENTE, altro super eroe locale e Sindaco di Tribiano, da sempre suo concorrente all’interno del partito, che, con 2.483 voti, lo ha staccato in modo evidente.
Fedele al suo partito, indifferentemente rispetto al luogo, al dove, al territorio. Boia chi molla.
Politico di ventura
VOTO: 3

PS cattivissimo: comunque niente paura, ragazzi, l’anno venturo ci saranno le elezioni europee! Potete sempre candidarvi un’altra volta. Collegi elettorali grandissimi, milioni di elettori, magari qualche voto in più lo prendete! Però credendoci.

NoiSiamoCaino, lunedì 12 marzo 2018 ore 11:24

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