Cronaca

6000 euro per il terremoto, Marchitelli doppia la meta 

PESCARA/TERMOLI — Sono in arrivo 6000 euro per gli scolari terremotati. E c’è tempo per trovarne di più. La notizia viene dal tour ciclistico che Gino Marchitelli, attivista sangiulianese e scrittore noir, ha intrapreso alla volta della Puglia, per sollevare fondi a favore delle vittime dei terremoti.

Partito il 19 agosto con lo scopo di sollevare fondi per il valore di 3000 euro — i versamenti sono aperti su conto corrente Banca Prossima — Marchitelli ha annunciato di avere doppiato la cifra prevista: «A questo punto, miriamo direttamente ai 7000 euro»

Le donazioni sono aperte fino al 2 novembre. La raccolta è destinata a finanziare due laboratori musicali diretti da Mus-e Italia Onlus per gli scolari dei comuni di Visso e di Amandola.

Marco Maccari, martedì 29 agosto 2017 ore 19:13
mamacra@gmail.com

 

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Il dibattito

Il sogno di Leonardo

SUD EST MILANO — Non so perché, ma ho sempre pensato che il rispetto della legalità fosse funzionale alla garanzia dei diritti.
Da ieri non ne sono più tanto convinto.
Non sono mai stato un sostenitore delle occupazioni. Ho sempre pensato che le occupazioni dei centri sociali non fossero giuste perché con i gruppi di persone con le quali ho fatto attività politica e sociale fin da ragazzo, abbiamo sempre creato associazioni, ricercato fondi (spesso autotassandoci) ed affittato spazi.

Tensioni in piazza Indipendenza, al centro di Roma. ANSA/ANGELO CARCONI

Il fatto è che lo stesso non vale per via Curtatone a Roma. Non è la stessa cosa. Quella occupazione, pratica assolutamente illegale, è una occupazione di necessità. Quella occupazione, pratica illegale, è l’unica alternativa per autogarantirsi un diritto. E allora cosa prevale? La garanzia di un diritto ad un tetto sulla testa o la garanzia che la proprietà privata (di una immobiliare, mi risulta) sia tutelata? È un dilemma difficile ma credo che il diritto alla dignità sia inalienabile.

Comincio a guardare in giro e vedo i commenti e mi si gonfia la vena. Commenti, normalmente razzisti, che passano da “prima gli italiani” a “tuteliamoci contro l’invasione” a “se non gli sta bene tornassero a casa loro” a “gli hanno offerto case fuori Roma e non ci sono voluti andare, che vogliono Trastevere o Piazza Navona?” (in effetti hanno offerto 80 posti letto nel reatino a fronte di circa 800 occupanti, almeno a sentire quegli spioni di UNICEF) per finire con perle legate alla mancanza di sicurezza, all’invasione, all’incitamento alle manganellate ed al fatto che comunque tra di loro ci sono terroristi.

Insomma la solita merda. E allora ho cominciato ad immaginare un giorno in cui a governare il mio paese ci stiano persone come quelle che scrivono questa merda. Ho iniziato ad immaginare ad occhi aperti il giorno in cui vincono loro. Probabilmente io sarei additato di essere buonista ed il buonismo diventerebbe reato perché i buonisti fanno schifo. In un paese governato da questa gente la legge non sarebbe al servizio dei diritti ma al servizio dei potenti (in effetti al momento ancora il limite non credo sia superato). Sarei probabilmente oggetto di dileggio o di persecuzione politica. Io ovviamente sarei licenziato in tronco dal mio datore di lavoro: “qui non c’è posto per i buonisti!!!” e mi troverei in mezzo ad una strada. Chiaramente cercherei rifugio da qualche parte, magari andrei ad occupare un garage abbandonato dove metterei tutte le mie cose e ci rintaneremmo per la notte. Ma in questo caso sarei arrestato per occupazione con l’aggravante ideologica (sono sempre un buonista e nel mio paese hanno vinto loro). Probabilmente verrei cacciato con gli idranti, portato in questura per essere poi rilasciato dopo essere stato schedato. Mi sono chiesto cosa farei. Sicuramente proverei ad andare via da questo paese.

Durante lo sgombero di circa 100 immigrati, che dopo essere stati sgomberati dal vicino palazzo di via Curtatone, si erano accampati da sabato nei giardini della piazza sono stati lanciati sassi, bottiglie e bombole contro gli agenti. Utilizzato l’idrante. Due i fermati. ANSA/ANGELO CARCONI

Ed eccomi prontamente arrivato in Francia od in Svizzera od in Austria, dopo mesi di stenti nel mio paese in quanto “oppositore politico”, ridotto una pezza e senza i miei vestiti, la mia auto, i miei capelli tagliati il mio deodorante e la mia barba fatta, accompagnato da una moglie che le unghie le ha nere perché non ci si lava da un po’ e da una figlia i cui capelli sembrano una corona di spine (nel mio sogno sono lontani i giorni di shampoo e balsamo ogni sera e dello smalto rosso che mi piace tanto) come CLANDESTINI!

E devo dire che nell’elenco delle possibilità, se sotto quell’idrante ci fossero mia moglie o mia figlia, dopo quello che ho passato nel mio sogno, non credo reagirei bene.

Fortunatamente mi sono svegliato dal mio sogno e mi rendo conto che quando si chiede più sicurezza nel nostro paese forse è meglio pensar bene a come la si deve garantire la sicurezza. Ah, a proposito di sicurezza e di percezione della sicurezza: io a Palermo dopo il ’92 c’ero. C’ero quando c’era l’operazione Vespri Siciliani. C’ero quando i militari giravano per la città sui blindati. C’ero quando davanti le case dei giudici c’erano i sacchetti di sabbia ed i militari dietro col fucile puntato. C’ero. C’ero quando all’ingresso del campus universitario stava piazzato un blindato giorno e notte.

La percezione di sicurezza era tanta, per carità, ma mi sentivo in Libano.

Leonardo La Rocca, venerdì 25 agosto 2017 ore 13:30 

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L'inchiesta ninfetta

I distruttori–costruttori di Melegnano

VIA BASCAPÈ/CASTELLINI — Prendere il suolo e cementificarlo? È una tendenza italiana che, dagli anni ’90, è cresciuta del 500%. In Italia, secondo il Fondo Ambiente Italiano, colano 3 metri quadri di cemento al secondo; non c’è crisi del mattone né fuga dall’immobiliare che possa domare la corsa al suolo. È la legge a emettere vincoli: il suolo, «risorsa non rinnovabile», non va consumato. Va rigenerato. Si costruisce sul costruito, in pratica; l’edilizia deve sfogarsi sulle aree già urbanizzate ma cadute in disuso e degradate. Sono i brownfields — dall’inglese: campi neri — aree ex–industriali con sospetta presenza di inquinanti e contaminanti. Regione Lombardia ha pubblicato due leggi, LR31/14 e LR16/17, in questa direzione.

Nagasaki (MI) dopo la follia di un Costruttore.

E i costruttori che fanno, se non possono consumare? La variante è intuitiva: radere al suolo e cementificare uguale. L’eldorado è il settore dei piani di recupero, cioè degli interventi di ricostruzione su aree urbane occupate da edifici trascurati o fatiscenti. A Melegnano, il cancro delle demolizioni/ricostruzioni di edifici storici abbandonati — tramutati senza grazia in palazzine dall’immutabile look anni ’50 — ha impregnato il tessuto urbano, fino a disperdere il volto dell’insediamento originario ricchissimo di preziosi esemplari. Per le associazioni di tutela del patrimonio storico, come Italia Nostra, la demolizione e ricostruzione dell’edificio settecentesco all’incrocio delle vie Veneto e Marconi è l’ultima testimonianza.

THE SPERNAZZATI EXPERIENCE. Il 2 luglio scorso Melegnano ha ospitato l’evento Spernazzati, il recupero della memoria. Dedicato all’edificio di valore storico che sorge lungo via Castellini, di fianco alla Corte Turin, ha fatto conoscere i discendenti della famiglia Spernazzati, tra i quali Francesco Edoardo Misso, nipote dell’ultima Spernazzati residente nel borgo sul Lambro. Palazzo Spernazzati è sottoposto al piano di recupero n. 86 che prevede l’abbattimento integrale e la costruzione, sul suo suolo, di un cortile acciottolato con tre piani abitabili di 1233,13 metri quadri residenziali, da circondare di vetrine per un totale di 324,20 metri quadri commerciali. Prendere un’antica residenza aristocratica, farne un salotto per la piccola borghesia: «È peggio dell’ISIS» commentano gli archeologi locali, costretti ad assistere allo sventramento di centri storici, di borghi, di edifici rurali ricchi di una tradizione architettonica irripetibile.
Peggio dei talebani, solo certi sindaci. Mai possibile asportare mezzo mattone senza il consenso delle amministrazioni comunali: infatti il piano di recupero di Spernazzati, avviato nel 2011, ha avuto pieno appoggio dall’ex sindaco forzista Bellomo, figlio dell’omonimo Michele, ex sindaco craxiano eletto negli anni ’80; con il quale sono iniziate le fortune degli operatori edili che hanno regalato al centro storico di Melegnano il suo aspetto mozzafiato. Il figlio non è stato da meno: ha inaugurato nel 2012 un Piano di Governo del Territorio a consumo di suolo definitivo.
Pieno appoggio politico e pieno silenzio sui giornali. Non un solo intervento di informazione locale ha parlato di palazzo Spernazzati negli ultimi 5 anni; il piano di recupero stesso si riferisce all’edificio con il nome di Corte Castellini: «Il complesso edilizio è di epoca ottocentesca» proclama una perizia statica del 2013. I documenti storici affermano che palazzo Spernazzati risale invece al Gotico. La perizia enfatizza le pessime condizioni del complesso, ne raccomanda l’abbattimento: «Assurdo — osservano i membri del gruppo promotore per il restauro di Spernazzati, — esaltare le condizioni di degrado significa esaltare la negligenza del privato proprietario che, in anni e anni, non è mai intervenuto per recuperare l’edificio». La convenzione per attuare il piano di recupero è pronta dal 16 marzo 2017: il proprietario — la società a responsabilità limitata Progetto Cinque, rappresentante Carlo Locatelli, sede in via Roma — si impegnava a versare al comune quattro rate di importo di monetizzazione per attrezzature e servizi pubblici del valore di 45mila euro l’anno, per la durata di quattro anni, 2017–2020. Sono 181.773,04 euro: eroina per le casse pubbliche. Più 54.424,58 euro di oneri di urbanizzazione primaria. Più 80.336,52 euro di oneri di urbanizzazione secondaria.
E, per tappare la fame di parcheggi — a lungo richiesti dai negozianti melegnanesi — un bel parcheggio interrato in tutta l’area. Senza alcuna indagine sotterranea ad accertare la presenza di cantine a volta, tipiche delle costruzioni tardo–medievali.

PRIMA CHE MELEGNANO FOSSE DISTRUTTA. Fortuna che c’è un libro a smentire i mattonari. Chiunque si interessi di storia locale lo conosce. È il testo Cenni Storici dell’Antico e Moderno Insigne Borgo di Melegnano, scritto da Giacinto Coldani e conosciuto nella riedizione curata da Francesco Saresani. Se la perizia protocollata da un comune della repubblica può permettersi di definire palazzo Spernazzati come una costruzione ottocentesca a corte lombarda, è perché non ha mai ficcato un dito nei documenti:
«Il tuo sguardo potrà spaziare sulla contrada del castello, detta dal popolo Contrada Lunga [oggi il rettilineo di via Castellini]. Qui vedrai, all’altezza della prima via a destra, un abitato molto grande e antico, di proprietà degli eredi di Carlo Spernazzati; chiamato La Caserma, per il fatto di avere dato alloggio, in altre occasioni, ai soldati di guarnigione in questo borgo. Il gotico delle sue finestre e l’insieme della sua struttura coincidono molto bene con lo stile architettonico dell’antico palazzo Brusati nella Contrada dei Pellegrini [oggi via Mazzini, davanti alle Poste] e del palazzo della Comunità [il Broletto, oggi sede del municipio]. Stile che contrassegna questi tre palazzi come i resti dell’antica Melegnano, così com’essa era prima che fosse distrutta da Federico II di Germania». Se palazzo Spernazzati non lo distrusse il sacro romano imperatore Federico II — proprio Federico II di Svevia, venerato sovrano di Sicilia, promotore di costituzioni, coniatore di monete (sopra, in foto) e artefice della pace in Medio Oriente — c’è motivo che lo distruggano piccoli imprenditori lombardi, amici di ex–sindaci craxotti? La descrizione turistica tra virgolette è tratta dal prezioso libro, scritto nel 1749, ripubblicato nel 1880; la trama è semplice, un Precettore insegna al fanciullo Antonio l’amore per le bellezze del suo borgo; il testo, adattato all’italiano corrente, può essere letto a qualsiasi minore di età scolare. Niente male se il primo bambino che passa per via Castellini potesse smontare la testa di questa o quell’amministrazione comunale, di questo o quel mattonaro, no?

OGGI. Palazzo Spernazzati vivrà. Con esso vive il tesoro di identità che custodisce. La nuova rete arancione di sicurezza che lo protegge in via Castellini doveva essere l’ultimo atto pubblico in preparazione alla sua distruzione–ricostruzione; atto compiuto a pochi giorni dalle votazioni dell’11 giugno, unito a una delibera, la n. 92 del 6 giugno, con cui l’ex-craxotto approvava il piano di recupero. Sarà invece un atto di cura e protezione. La nuova giunta di centrosinistra, eletta il 25 giugno e guidata dall’architetto Rodolfo Bertoli — promotore di un progetto politico di rinascita, portatore di una sensibilità dimostrata all’interno del gruppo per la tutela di palazzo Spernazzati — non vuole che l’edificio originario vada perduto e dichiara di volerlo tutelare. E dovrà farlo in fretta, se vuole sopravvivere all’ISIS di Melegnano.

Lo Staff, giovedì 24 agosto 2017 ore 06:30
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Cronaca, Sondaggio

«Votare la persona giusta? Per me è stato facile, facilissimo»

MELEGNANO — «PER ME È STATO FACILISSIMO votare il 25 giugno. Come leggevo sul post di una signora, ritengo Raffaela Caputo una grande donna, che tende comunque per i miei gusti a mettersi troppo in evidenza. Non una grande politica.
Inoltre, anche se non ho seguito molto la campagna elettorale per problemi personali, sono convinta che la Caputo si sia fatta strumentalizzare e che lei sarebbe stata lì solo per le pubbliche relazioni. Sarebbero stati altri a governare.
Comunque, a prescindere da questo, io ho votato Bertoli al primo turno e ho votato Bertoli il 25».

Sabrina, 53 anni, residente 

BALLOTTAGGIO D’ÉLITE. Con il suo 48,7% di affluenza il ballottaggio del 25 giugno tra PD e Forza Italia ha portato all’urna meno della metà degli aventi diritto al voto (in totale 13.435 persone). Calo del 9,7% rispetto al 2012. Pochi hanno deciso la sorte di molti; molti abbandonano Melegnano al suo destino politico.

ALTERNANZA (QUASI) PERFETTA. Secondo dato: il governo locale si è perfettamente rovesciato dal centrodestra al centrosinistra. Ma senza l’alleanza dei radicali — Sinistra per Melegnano — e dei civici — Insieme per Melegnano di Lucia Rossi. — Completamente tagliato fuori il partito fascista Fratelli d’Italia, privo di consiglieri comunali e ai margini della vita politica attiva.

SONDAGGIO. L’umore dei votanti era diviso tra la Bellomo-delusione e la PD-compatibilità. Leggi il sondaggio e fa’ la tua scelta.

Lo Staff, lunedì 21 agosto 2017 ore 14:41 

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Inedito

Secondo manifesto delle forme brevi

FORME BREVI — Qui conta essere l’ultima ruota del carro.

 

 

 

 

 

 

È tutta colpa dei mariti, dei musulmani, dei migranti, dei m—

 

 

 

 

 

 

Inizia a contarli, se vuoi liberarti degli ansiosi.

 

 

 

 

 

 

Parlare a suora, perché nuocerà in tenda.

 

 

 

 

 

 

Tu e le tue ovviarelliste.

 

 

 

 

 

 

 

2. Libro delle molte nature

 

 

Le foglie di vite portano i profili di un dio.

 

 

 

 

 

 

Rispetto per i cinque sensi è rispetto per gli infiniti sensi dentro di te.

 

 

 

 

 

 

Conchiglia di lumaca; ecco un salvo guscio terrestre.

 

 

 

 

 

 

Con un dito indice che diverrà farfalla, il neonato conosce ogni cosa.

 

 

 

 

 

 

3. Libro della legge

 

 

«Manca la certezza della pena», disse il soldato.
«Se le leggi fossero — se passassero sei mesi a tirarsi piatti, coltelli, ma uscissero con leggi utili, invece di cambiare costituzioni…» disse l’artefice.
«Sì», disse il soldato.

 

 

 

 

 

 

Matematica è scoperta dell’assurdo; ciò che fai di quell’assurdo è politica.

 

 

 

 

 

 

Si misura, la ricchezza, in persone comprate.

 

 

 

 

 

 

Si fa, la legge, a piacere del più forte, a dispiacere del più debole.

 

 

 

 

 

4. Apocrifo

 

 

Tu sei ogni dove, Roma, tu sei tutto.
Ma dove tu sei Roma tu non sei.

 

 

 

 

 

 

Dio è una scrittrice.

 

 

 

 

 

 

Marco Maccari, lunedì 14 agosto 2017 ore 14.24

mamacra@gmail.com

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Femminismo Locale

Le ragazze di Melegnano: una razza da proteggere?

Scrive una giovane lettrice: «Il centrodestra pressa per avere la prima donna sindaco. D’altronde, le pulizie in comune vanno fatte. Sono una ragazza di 19 anni, non sono di Melegnano quindi non m’interessa particolarmente l’elezione del sindaco, ma questa frase la trovo estremamente offensiva e sinceramente non può nemmeno definirsi satira una cosa del genere, è solo spazzatura. La libertà di espressione finisce laddove si diventa irrispettosi. Va bene prendere in giro i politici, ma qui si è andati troppo oltre: non si è preso di mira la persona, bensì un intero genere. È RIVOLTANTE che nel 2017 una donna come me sia vista ancora come “angelo custode del focolare domestico” e questa frase sostiene una concezione non solo retrograda ma anche degradante e discriminatoria verso metà della popolazione mondiale. Hai creato questo blog per criticare pesantemente l’amministrazione Bellomo ma non crederti migliore di lui, anzi».

Carissima,

è questione di testo e di contesto.

Nel 2017 non è più possibile credere che il vecchio focolare sia il contesto adatto alla vita di una donna.

Allo stesso modo, nel 2017 non è più possibile credere che la spazzatura sia il contesto adatto alla battuta di RADAR.

Anche una battuta ha la sua logica. Nel 2017 è illogico prendere in giro in base al genere o all’estrazione sociale.
È più logico prendere in giro in base all’opinione politica. Non in base a qualsiasi opinione politica, ma in base all’opinione politica estremista, in quanto condannata dalla storia. E, di persone condannate dalla storia, nelle liste elettorali e nell’elettorato melegnanese ce ne sono eccome. La pensano così: 

Perciò, il procedimento logico (sillogismo) che proponiamo per questa battuta non è il seguente:
1. la società italiana pensa che la donna sia destinata ai lavori domestici
2. questa frase ha destinato le donne ai lavori domestici
3. questa frase è una presa in giro per le donne,

no. È diverso:

1. questa frase (testo) ha per oggetto il problema di come viene vista la donna in politica
2. la politica di estrema destra (contesto) ritiene che i lavori domestici siano destinati alla donna
3. questo testo è una presa in giro per la politica di estrema destra.

Come previsto, gli estremisti di destra si sono molto arrabbiati.

Infine: è giusto considerare le donne come una razza da proteggere? 

Lo Staff, giovedì 10 agosto 2015 ore 9:00
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Femminismo Locale

Le donne sono le migliori, sono il pilastro della comunità

MELEGNANO ONLINE — Una delle forme di sessismo che circola diffusamente in rete nei gruppi «di donne» è il cosiddetto SESSISMO BENEVOLO: subdolo e insidioso.

Scrivere che le donne sono migliori, più forti, multitasking, sempre ordinate, si prendono cura della famiglia e della casa — e altre descrizioni a una prima lettura lusinghiere — significa dichiarare che ci sono differenze con gli uomini: anche in questo caso si tratta di STEREOTIPI (di genere) ancorché positivi.

Perché gli uomini non devono barcamenarsi con casa/famiglia/lavoro? Non possono piangere/commuoversi? Essere pronti a sacrificarsi per soddisfare bisogni altrui? Essere impeccabili e ben vestiti? Forse che gli uomini sono tutti rimbambiti che riescono a fare una cosa sola alla volta? Se lavorano non sono in grado di occuparsi dei figli? Che non sappiano fare le faccende di casa? Che non si rimbocchino mai le maniche?

GENERALIZZARE è sempre sbagliato. Ogni volta che leggiamo un post che «esalta» le donne in questo modo, prima di condividerlo, chiediamoci: si tratta di cose che REALMENTE solo una donna sa e può fare? Perché sempre sulle nostre spalle devono ricadere queste «capacità»? Lasciamo che pregi e difetti siano indipendenti dal genere di chi li possiede… siamo liberi di possedere quelli che ci pare!

Aspirante Misantropa, mercoledì 9 agosto 2017 ore 9:37 

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