MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

L’indipendenza di Melegnano (e la fuga di tutte le banche)

Che succede? Perché 1497 aziende hanno abbandonato la sede in Catalogna? L’ondata separatista colpisce inevitabilmente pure l’Italia: il referendum in Lombardia e Veneto fa disputare di autonomia tutte le altre regioni italiane. Il sogno utopico — o distopico? — di una federazione italica sarà realtà?

Leader del referendum autonomista italiano è Roberto Maroni, numero 1 di regione Lombardia, anima socialista del movimento LegaNord il cui federalismo è sempre stato bandiera e motto di secessione. Ma queste iniziative di frammentazione, a che cosa porteranno? A una forma di stato nazionale meno unitario? A una Cosa fatta, ma in modo nostrano, come gli Stati Uniti d’America? Sarà interessante osservare l’evoluzione di questo cambiamento.

Tutti insieme sugli alberi, dopo l’indipendenza (foto: J. Nelson, «Before They Pass Away»)

Il potere… difficile mollarlo. Invece 1497 imprese mollano la Catalogna. Come la catena di negozi di benessere Naturhouse, che aveva sede a Barcellona. Con lei, Oryzon ed Eurona.
Sul territorio c’erano banche e istituti di credito come Banco Sabadell e Caixa Bank. Hanno perso il 3% e il 5% in Borsa al primo soffio d’indipendenza. Hanno deciso di trasferirsi nelle isole, a Valencia o in area meno problematica.
I tribunali spagnoli hanno emesso 7 ordinanze d’arresto e un mandato di cattura su Puidgemont. Ma il sì del 90% dei partecipanti al referendum catalano resta un sì. Schiacciante: votare di separarsi dalla Spagna è stato uguale a dichiarare l’uscita dal tetto del mercato europeo.

Lo scenario catalano è «un’emorragia di business», definisce la stampa britannica. E Londra si è messa per prima su questa giostra, con il referendum Brexit. Ma Londra non morirà mai. Invece il futuro di Barcellona — florido capoluogo catalano — come centro di attrazione turistica è messo in discussione. E il Barça? Glorioso club calcistico? Che farà?

Insomma. Meno denaro in cassa, meno aziende e meno posti di lavoro, meno circolazione di clienti sul territorio. Se, al posto di Barcellona, immaginassimo Melegnano, quale sarebbe la sorte delle attività produttive?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, giovedì 2 novembre 2017 ore 12:28
mamacra@gmail.com
info@communicatemotion.net

Annunci
Standard
L'inedito

Il sogno infranto di San Giuliano

           Aveva spento la macchina lasciando il quadro elettrico acceso. Le luci blu dell’autoradio si muovevano lentamente senza emettere suoni. Un lampione cercava la forza per rimanere acceso, ma era lontano e la sua aura chiara e gialla sfiorava appena l’interno dell’auto. Stava tamburellando con le dita sul volante, indeciso, nervoso, stanco. Non voleva riflettere, c’era poco su cui riflettere. Prese in mano il telefono, ma si accorse di aver solo immaginato un trillo. Riceveva veramente pochi messaggi ultimamente. Cosa era successo? Un pugno rapido dalla sua piccola e sporca mano destra si assestò contro il manubrio. Accese la macchina. Lasciò scaldare il motore per pochi secondi e poi partì lasciando rapidamente l’acceleratore. Duecentoventi cavalli. Gli sembrava di sentirli nitrire tutti insieme mentre il mondo fuori dal finestrino si scioglieva all’alta velocità. Una mandria imbizzarrita, un tuono che scuote la terra fino a farti volare. Cambiò le marce in successione. Non voleva riflettere, c’era poco su cui riflettere. Pensò di urlare, ma non riuscì a sentire la sua voce. La sua attenzione era solo dedicata a quei movimenti che conosceva a memoria; al tracciare le curve, all’indovinare il punto in cui staccare sul rettilineo. Lui era la sua macchina in quel momento. Lui era quella potenza. Lui era velocità.

           Frenò appena in tempo. Un riflesso istintivo gli aveva fatto percepire una strana macchia blu dietro le chiome degli alberi che costeggiavano il viale. Una pattuglia dei carabinieri a bordo strada stava effettuando dei controlli. Rallentò percependo metro dopo metro delle catene che fredde si attorcigliavano intorno ai suoi polsi e alle sue caviglie. Procedette ad una lentezza quasi irreale di fronte alla pattuglia scorgendo un ragazzo della sua età che veniva fatto accomodare sul sedile posteriore. Aguzzò la vista. Avrebbe potuto conoscerlo, o forse, sarebbe potuto essere lui quel ragazzo. Appena si sentì a distanza di sicurezza riprese la sua corsa contro la velocità, contro il tempo, contro i suoi stessi pensieri. Non voleva riflettere, c’era poco su cui riflettere.

           La ventola del motore aveva smesso di pompare aria. Il caldo stava lentamente cercando una via d’uscita dalle fessure dell’abitacolo. Ogni respiro si condensava sui vetri, separandolo dal mondo. Era da solo. Fuori dal finestrino scorgeva le luci di un Carrefour Market, aperto ventiquattro ore su ventiquattro. Era in un parcheggio, di notte, da solo. C’era qualcosa di poetico in quel quadro di solitudine post consumistica, ma lui non riusciva a coglierne la magia. Sentiva solo l’ago di una puntura che penetrava sotto la sua epidermide e quel ritornello in testa. Non voleva riflettere, c’era poco su cui riflettere.

           Prese in mano il telefono. Avrebbe voluto chiamare Chiara, la sua fidanzata, probabilmente lo stava aspettando sveglia, guardando una di quelle serie tv che lui si rifiutava di condividere con lei. “Roba da donne”, le ripeteva spesso con una punta di ironia, sapendo bene come quell’accenno sessista la facesse impazzire. Ma lui era così, non aveva mai badato alla forma, ai termini corretti da usare. Lei aveva imparato a carpire il senso nascosto delle sue frasi al di sotto di quella rudezza quasi infantile, di chi non ha filtri fra la realtà e le proprie emozioni. Ed ora eccolo, rinchiuso in macchina da quelle stesse emozioni, lontano da quella che negli ultimi mesi aveva iniziato a considerare una casa. “Non voglio riflettere, c’è poco su cui riflettere” disse fra sé e se.

           Mamma. Quel nome comune. Quelle cinque lettere che per ogni ragazzo sembravano avere lo stesso significato, ma che poi in ogni singola esistenza si declinano in miliardi di soluzioni possibili. Cinque lettere che ogni volta che pronunciamo raccontano la nostra storia più lontana, quella che persino noi fatichiamo a ricordare. Era quella la storia a cui voleva appellarsi in questa notte? Sentì dei passi, e dopo più di venti minuti ecco il primo avventore. Chiuso nel suo cappotto camminava a passo svelto, guardandosi in giro di tanto in tanto. La porta automatica si aprì per richiudersi inghiottendo dentro quella pancia colma di leccornie.

           Iniziò senza rendersene nemmeno conto: “Ciao Mamma, sono Matteo. Scusami se non ti ho risposto negli ultimi quattro giorni.” Si fermò. Già dalla prima frase non era convinto. Provò a ricordarsi i consigli di un suo vecchio amico scrittore che lo aiutava nel corteggiare le ragazze. Ripensò con un sorriso a quei lontani pomeriggi adolescenziali. Non lo sentiva da mesi, chissà se quel ragazzo così prodigo in consigli per gli amici era finalmente riuscito a trovare una ragazza. È veramente una città così grande questa? Riusciamo a viverci ogni giorno senza incontrare le persone a cui vogliamo bene. Non era mai vissuto in un piccolo paese, se non per qualche giorno di vacanza. Invidiava quelle dinamiche così semplici e dirette. Quegli incontri rituali e disorganizzati, il sapersi sempre lì. Gli stava facendo veramente male questa forma auto indotta di solitudine se questi pensieri avevano iniziato ad intasare la sua mente. “Non è per cattiveria che non ti ho risposto. Io beh… ho avuto molto da fare. Il lavoro, tornare a casa ed accorgermi di tutto quello che c’è ancora da fare e poi Chiara, devo darle delle attenzioni. Non che non voglia sia chiaro. Sai, in queste sere sto ripensando a come facevi tu. Tornare a casa dal lavoro e avere ancora le forze per stare dietro a noi tre, riuscire a cucinare a fare la lavatrice, stirare. Solo ultimamente ti vedevo stanca, paradossalmente quando c’era meno roba da fare, dopo che i gemelli se ne sono andati. Ora che mi rendo conto di quelle fatiche sento come superficiale il poterti ringraziare con una semplice parola. Come vanno le cose giù? La nonna come sta? Prometto che per Natale faremo di tutto per venire a trovarvi, ne ho già parlato con Chiara e lei sembra più che entusiasta. Mi piacerebbe molto vedere come hai sistemato casa di nonna. Questo messaggio sta diventando molto lungo e tu sai che non sono propriamente uno scrittore. Le dita già si sono annoiate a schiacciare sui tasti del telefono, quindi provo ad andare al sodo.” Alzò un attimo lo sguardo dallo schermo. Il vetro era quasi totalmente appannato. La guardia giurata del supermercato camminava annoiata avanti e indietro. Per un solo istante pensò a quanto sarebbe stato semplice organizzare una rapina. Ricordava le tattiche di uno dei suoi giochi preferiti alla Playstation: payday. Non sarebbe mai stato capace di fare una cosa del genere nella vita reale. Si chiese nuovamente se aveva senso mandare quel messaggio, continuare a struggersi da solo in macchina. A casa lo attendeva la sua ragazza, poteva darle un bacio accompagnandola a letto per poi sfogarsi un’ora sulla sua console: Call of Duty o provare un nuovo trucco su GTA V.

           “Oggi mi hanno comunicato che stanno per chiudere l’azienda. Non c’è un modo bello per dirlo, ripeto a te quello che mi hanno detto loro. Non dico che sono sorpreso. Sapevamo tutti già da tempo che le cose non stavano andando molto bene. Ma sapere che non c’è più nulla da fare è una vera mazzata. Sei la prima a cui lo dico, anche se forse leggerai questo messaggio domattina. Non so perché lo sto confidando proprio a te, forse perché so che hai sempre qualche parola buona con cui riesci a stupirmi. Non ho paura mamma. Non ho paura. So che un lavoro riuscirò a trovarlo, ci sono sempre riuscito alla fine. Ho ventisei anni, centinaia di possibilità davanti a me. Ma è un’altra esperienza che finisce, un altro capitolo che si chiude con l’amaro che ogni delusione porta con sé. È sbagliato anche solo pensarci, ma ne parlo solamente con te. Se le cose fossero andate diversamente dove sarei ora? Se la mia vita, intendo, fosse andata diversamente? Se papà non fosse andato via cosa starei facendo ora? Lo so, non devo piangermi addosso, siamo stati fortunati ad essere rimasti insieme io te e i gemelli. Però… Una sola ipotesi penso mi sia concessa. Mentre cammino sulle strade di Sangiu tutto mi sembra già scritto. Una sola possibilità. Come se la mia vita fosse un binario unico senza intersezioni. Arriverò a destinazione, saprò essere contento, ma non avrò avuto scelta. La scelta, la possibilità, quell’ipotesi mancante. Ho sbagliato qualcosa pure io, non posso attribuire tutto solamente al fato e alle scelte scriteriate delle altre persone. Se fossi stato capace di studiare di più? È stato faticoso iniziare a lavorare a quattordici anni con lo zio, ma lì mi trovavo bene. In mezzo a decine di uomini grassocci e sudati che bestemmiavano ridendo e insultandosi dalla mattina alla sera. Forse dovrei rivedere la mia asticella del bene. Lavorai. Lavoravo. Ho lavorato. E per ora forse non lavoro più. Qualcosa sui verbi ancora me la ricordo. Se avessi continuato la scuola in qualche modo? Ora mi piacciono i computer, assemblare, capire come funzionano le cose, ma mi sento fuori tempo massimo… non hanno senso questi discorsi hai ragione. Non ho studiato ed ho continuato a lavorare, esperienza dopo esperienza, cantiere dopo cantiere, dando frutto a quei tre anni di studi professionali da elettricista. E poi questi ultimi tre anni. Mi trovavo veramente bene a lavorare lì. A volte mi sembra che sia l’unica cosa che mi riesca bene. Alzarmi al mattino, sfrecciare in macchina lungo i viali deserti e attaccare col turno. I turni, credevo di non riuscirci all’inizio, ma sono riuscito ad abituarmi anche alla notte. Devo dirlo a Chiara, mamma. Come dicevi tu sempre: il prima possibile. I silenzi fanno maturare disaccordi, spero di averlo imparato. Io sono convinto di amarla. Non è la prima, ma potrebbe essere quella giusta. Ho voglia che sia quella giusta. In questi primi quattro mesi si convivenza ci siamo dedicati l’uno all’altra, è stato bello, è stato nuovo. Non avevo mai provato queste sensazioni. È strano dirlo a te, però mi sono lasciato convincere che quella possa essere veramente casa mia. Per questo non riesco ad essere triste, nemmeno dopo queste notizie. Eppure… mi sento solo. È tutto un casino, vero? Tutto troppo complesso in questo mondo. Per questo mi piacciono le macchine. I motori sono complessi, ma sono anche meccanici. Puoi impiegarci giorni ma alla fine trovi una soluzione. Quel bullone, quella perdita, quella piccola parte che non avevi considerato. Tutto può tornare intatto, anche dopo anni e anni. Vorrei trovare un meccanico così bravo anche per la nostra vita, eh, che ne dici?” 

           Si alzò spaventato da un rumore. Un vociare improvviso che lo distrasse dal suo flusso di pensieri. Un gruppo di nordafricani stava litigando, urlando parole nella loro aspra lingua incomprensibile. Non era raro che arrivassero alle mani. Per un momento pensò fosse meglio spostarsi ma per fortuna la situazione pareva calmarsi rapidamente. “Le ninnananne della città”, commentò laconico.

           Io so cosa stai pensando. Trasferisciti qui. Vieni giù con me e nonna, troverai un piccolo lavoro, qui la vita è diversa, siamo più tranquilli. Inizierai a raccontarmi di come dormi bene. Ci si abitua a dormire anche senza il rombo dei motori degli aerei. L’ho sentita tante volte questa canzone, ma non fa per me. Non ora almeno. Qui ho Chiara, ho la mia vita. Penso che potrei sfruttare questo periodo vuoto per riprendere ad uscire con i ragazzi, solo qualche sera. Chissà come se la passano. Poi ci sono giù i supermarket aperti ventiquattro ore su ventiquattro? No mamma, la mia stazione è qui, il mio treno parte e arriva qui. Non so come dirlo a Chiara, una parte di me vorrebbe attendere, vorrebbe farle una sorpresa e associare questa brutta notizia ad una bella notizia. Amore, ho perso il lavoro ma ho trovato un altro lavoro! Semplice, un battere di ciglio, una frase che si inserisce in una normale conversazione di coppia. Mamma, temo il suo sguardo. Non quello triste che rivolgerà a me, ma quello che la coglierà appena sarà sola a riflettere su questa notizia. Abbiamo parlato tanto ultimamente, abbiamo fatto progetti. Lei ha voglia di costruire qualcosa di importante nel nostro futuro. E se oltre quello sguardo di compassione nei miei confronti si nascondesse la delusione di aver trovato un uomo che non si sa tenere il suo dannato lavoro? Sto perdendo la calma. Forse è tardi, forse sono stanco. Vorrei guidare ancora, ma la tua voce nella mia testa mi dice che non dovrei. Mai sfogarsi sul volante, mi ripetevi quando uscivo di casa incazzato nero sbattendo la porta. Quante litigate che abbiamo fatto. Non lo so Mamma, ho paura di riflettere, non voglio riflettere, in fondo, c’è poco su cui riflettere.”

Davide Polimeni, giovedì 2 novembre 2017 ore 10:37
davidepolimeni@gmail.com

Standard
Cronaca

È un sasso, è marmo, no, è una tomba: torna alla luce un sarcofago romano dei primi secoli dopo Cristo

SESTO ULTERIANO, SAN GIULIANO MILANESE — È il 2012. Siamo in vista della cascina Bonetti. Un uomo passeggia nella spoglia natura campestre, al di là del cavalcavia, attraversata da un fosso. È un momento folgorante: dal ciglio del fossato spuntano pochi centimetri di una pietra estranea ai materiali inerti sepolti nei campi. L’uomo lo nota e prova a strofinarlo con la mano, netta via il terriccio.

È l’inizio di una scoperta. Ciò che sbucava era il coperchio di un sarcofago d’età tardoromana, databile tra il 200 e il 400 dopo Cristo, scolpito in pietra di serizzo. Sabato scorso, il 14 ottobre 2017, il coperchio è stato riportato alla luce ed estratto dal suolo. L’autore del ritrovamento è Maurizio Bramini, iscritto all’associazione Italia Nostra. La sezione Milano Sud Est dell’associazione era presente sabato con Cristiana Amoruso, presidente della sezione: «Ora è importante che il prezioso manufatto resti nel comune di San Giuliano Milanese, visibile alla cittadinanza, come testimonianza di un territorio ricchissimo di storia».

Sottoterra, il coperchio era stato collocato a riparo di una canalina di scolmo. Hanno lavorato dalle 8:30 del mattino fino a sera per pulire, agganciare e trasportare il coperchio l’associazione Italia Nostra, la Protezione Civile di San Giuliano, Tribiano e Paullo, la dottoressa Stefania De Francesco della Soprintendenza Archeologica di Milano e l’archeologo Gianluca Mete.

Marco Maccari, venerdì 20 ottobre 2017 ore 6:30
mamacra@gmail.com

Standard
Femminismo Locale, Il caso

3 tipi di persone che stanno più sulle scatole sui social

Top 3 delle persone che al momento mi stanno più sulle scatole sui social:

1. Chiunque metta in bacheca immagini di mamme tuttofare fresche di parrucchiere che offrono lezioni di vita. Falze!!

2. Donne i cui neuroni reggono un video di massimo 30″ su Chimamanda Ngozi Adichie, per le quali leggere un libro, anche non suo, sarebbe impensabile sotto molti aspetti, primo fra tutti lo sbattimento, ma che condividono il link ugualmente perché fa molto “donna impegnata”…

3. Chi non esercita buon gusto nemmeno nelle foto profilo. Quel tema con fiori e cuori è osceno e non mitiga l’orrore di una foto con una pessima risoluzione. Metti un tema di Windows e fai più bella figura.

Ecco Chimamanda Ngozi Adichie.

Perché mi appaiono in bacheca queste cose? Non frequento questo tipo di persone, non le dovrei trovare nelle mie Echo Chamber*… Le vedo perché sono come me nei gruppi FB di Melegnano. L’unica cosa in comune con loro è questa. E l’aria che respiriamo. La rottura di maroni è tutta mia.
Le *Echo Chamber, già menzionate in un precedente post, sono delle bolle dentro i social in cui noi stiamo al centro e intorno abbiamo gente/pagine che la pensano pressapoco uguale e dove ci infiliamo di nostra iniziativa.

Perché? Semplicemente perché andiamo su FB per massimizzare la nostra popolarità ed essendo conformisti per natura (in tutti noi agisce una distorsione cognitiva che si chiama Confirmation Bias che ci spinge a credere solo a informazioni aderenti ai nostri schemi di pensiero) è comodo infilarci in bolle confortevoli in cui tutti la pensano come noi e dove ottenere per questo fiumi di like! Ecco perché, sui social, non cambieremo mai idea, con buona pace mia e di chi si offende delle mie incursioni su RADAR.

Aspirante Misantropa, giovedì 19 ottobre 2017 ore 06:30 
ilblogradar@gmail.com

Standard
MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Fare shopping, comunicare, fare comunità: a Melegnano puoi. Con MelegnanoCom

MelegnanoCom. Com, come commercio. Com, come comunicazione. Com come community, reale e virtuale.
Melegnano è la città più accreditata per gli acquisti e per lo shopping del Sud Est Milano. La reputazione della sua incessante attività, insieme a una solida tradizione di mercato, di acquisto, di fiera e di compravendita, ha reso questo centro abitato l’alternativa naturale all’esperienza dei centri commerciali.

Per questo nasce MelegnanoCom.it, un portale che favorisce lo shopping online e offline di Melegnano.

Devi fare acquisti?
Cerchi un’esperienza di shopping completamente nuova, pratica e serena, immersa in una località riconosciuta per il suo valore?
Melegnano è una comunità ricca di offerte e di idee per tutti i gusti, in grado di offrire un’esperienza di acquisto unica e piacevole. MelegnanoCom intende metterla in evidenza presso una vasta area di clienti.

A Melegnano puoi comprare il tuo abbigliamento per la nuova stagione e fare una pausa caffè in piazza, o nella caffetteria mezza nascosta dietro l’angolo, nella folla del mercato settimanale o nel momento della giornata che ami di più.

A Melegnano puoi andare a fare spese e trattenerti a scoprire una viuzza caratteristica, puoi visitare i luoghi storici che immortalano il Rinascimento visconteo-mediceo e il Risorgimento garibaldino.
A Melegnano puoi servirti nella bottega che lavora con passione da 100 anni, oppure entrare nel negozio effervescente di un commerciante innovativo.

A Melegnano puoi ordinare il prodotto introvabile o, se preferisci, comprare la focaccia fresca fatta come si fa in casa.
A Melegnano puoi trovare la birra a km zero nel posticino accogliente oppure scegliere il locale dove servono bene il tuo cocktail favorito, che darà il via alla tua serata.

Se sei cliente, tieni d’occhio il portale perché a novembre si parte. Se sei commerciante, piccolo imprenditore, professionistaiscriviti gratuitamente al portale di MelegnanoCom. In questa fase di start-up l’iscrizione è gratis e si fa CLICCANDO QUI, non comporta nessun impegno di spesa da parte tua.
Se desideri ricevere un consulenza gratuita per la tua attività, scrivi all’indirizzo email: info@communicatemotion.net.

CLICCA QUI: ti aspettiamo su MelegnanoCom. Il conto alla rovescia è iniziato.

Lo Staff, mercoledì 18 ottobre 2017 ore 6:30

 

Standard
MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Le 5 professioni che nel 2030 non esisteranno più

Visto? I tempi stanno cambiando rapidamente. Il mercato del lavoro vola in nuove e impensabili direzioni. La tecnologia stringe molte delle cose a cui siamo abituati verso l’angolo dell’estinzione. Libri elettronici? Sono già il nostro presente. Il compact disc? Prova a trovare chiunque abbia meno di 20 anni che lo ascolti.

Purtroppo spariscono pure molti di posti di lavoro.

Ex-bibliotecari scomparsi (foto: Jimmy Nelson)

1. Bibliotecario
Triplo urrà per le nostre biblioteche, centri di cultura e di aggregazione. Ma sempre più persone stanno eliminando i libri tascabili dalla loro vita e scaricano libri elettronici sulla chiavetta e sul dispositivo Kindle. Lo stesso si può dire per chi li prende in prestito. I libri scompariranno; le biblioteche non sono così popolari come una volta. I bibliotecari più accorti lo sanno e riversano nella loro attività nuove collaborazioni, nuove sinergie. Ma tu, se sei giovane e se pensi di diventare bibliotecario, potresti trovare minori opportunità rispetto ai tuoi illustri predecessori. Scuole e università stanno già spostando le loro biblioteche dagli scaffali fisici agli scaffali virtuali di Internet.

Un cacciatore di teste. Mestiere che sopravvive solo in certe aziende (foto: Trupal Pandya, uomo della tribù Konyak Naga)

2. Cassiere 
Bello andare in cassa e trovare un volto amichevole. Eppure molti acquirenti preferiscono solo pagare velocemente le loro cose e uscire. I rivenditori stanno prendendo in considerazione questo aspetto, nonché l’efficacia dei costi per non dover pagare i cassieri e optano per macchine di pagamento automatico. Questo può essere un vero problema per gli adolescenti, gli studenti universitari e gli adulti che cercano lavoro orario come cassiere.

3. Telemarketer 
Okay, questa potrebbe sembrare una buona notizia, perché nessuno ama avere la sua giornata interrotta dai telemarketers. Ma il mestiere di telemarketer non è più in forte domanda a causa dell’avvento dei nuovi sistemi di marketing digitale — anche se i robo-calls, le conversazioni effettuate mediante registrazioni vocali, ugualmente insoliti, sono ancora abbastanza comuni.

Ex-modella, oggi fabbrica e indossa anelli da naso (foto: Jimmy Nelson, donna Rabari, tribù di nomadi e cammellieri)

4. Agente di viaggio 
Siti come Expedia e Travelocity hanno reso la prenotazione facile come postare un paio di tweets. Tuttavia, ci sono momenti nei quali dovresti effettivamente andare in un’agenzia di viaggi e trattare con un essere umano seduto alla scrivania, a prendere accordi per visitare posti come Disneyland. Questi professionisti obsoleti sono conosciuti come agenti di viaggio e, purtroppo, la maggior parte di loro ha dovuto passare ad altre carriere.

5. Gestore di social media 
Le biblioteche e le agenzie di viaggi probabilmente sembrano abbastanza vecchio stileprofessioni da ventesimo secolo. I gestori di social sono, invece, una novità importante degli ultimi 15 anni. Ma anche questa professione relativamente nuova non è al sicuro dal cambiamento. In realtà, è la popolarità dei social media che può forzare i gestori dei social media fuori dal business. Chi ha bisogno di questi esperti quando tutti stiamo diventando esperti?

Tra 10 o 20 anni potremmo non ricordare nemmeno cosa sia un gestore di social media, un cassiere, un receptionist.

Massimiliano Basile, lunedì 16 ottobre 2017 ore 15:19 
info@communicatemotion.net

Standard
MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

La scoperta dell’America (a Melegnano)

L’imprenditore e internet. L’imprenditore e i social. I tempi d’oggi chiedono al piccolo imprenditore di sputare l’anima pure in versione digitale. I clienti sono molto chiari: a loro piace cercare i tuoi prodotti su internet, piace vedere come li offri, piace essere coinvolti e fidelizzati con qualcosa di bello. Vogliono l’idea geniale sul palmo della mano. Vogliono un rapporto di fiducia fatto di innovazione e sicurezza.

Vogliono, vogliono, vogliono. E tu, imprenditore o imprenditrice, cosa fai? Debiti, fisco, imposte, dipendenti, locali, fornitori — non finisci mai di stare appresso a miliardi di menate e alle loro conseguenze. In più, il mondo ti chiede di cambiare mentalità: eBay, Amazon, Google, Facebook ti impongono il loro modo nuovo di fare mercato. Ti impongono le loro scelte assurde e, se non fai attenzione, ti mangiano i clienti vivi. Come i cannibali dei Caraibi.

Imprenditore di vecchio stampo, trovato vivo su un’isola deserta (foto: 2013, Craig Stevenson per National Geographic)

Così, vedi i tuoi colleghi ridursi a fare cose strane. Vedi imprenditori che vanno su Internet; che fanno le foto al cibo, ai quaderni, alle pezze di stoffa, a questo, a quello. Vedi imprenditrici che si mettono al cellulare a mandano i messaggini su WhatsApp, che usano le faccine, che pubblicano un post al giorno, che si fanno mettere i Mi Piace su Facebook. Ma da quando il fatturato cresce con i Mi Piace?

Devi sapere che questo comportamento non è strano per niente. Obbedisce a un codice comportamentale rigoroso, che porta solo beneficio. Eccolo svelato per te.

Oggi l’imprenditore ha bisogno di diventare editore di se stesso. Sì: un editore online. Pensaci. I clienti hanno sempre in mano lo smartphone. Tu pensi che il cellulare sia solo un attrezzo che fa male ai cervelli? che rende stupidi i ragazzini? Se lo pensi, è stato un piacere e puoi abbandonare la lettura di questo articolo. Non è fatto per te. Perché, se lo pensi, allora ti perdi l’altra faccia della medaglia; che è una medaglia d’oro. Se sei una persona che, invece, ama voltare la faccia delle medaglie — e ama trovare l’oro — allora continua a leggere.

La nuova America è anche ad Est. Ecco una donna di Luzon, Filippine, 1875.

L’imprenditore e l’imprenditrice che pensano male di chi usa i cellulari sono persone che offendono i loro clienti. I clienti di oggi amano dedicare tempo ai social. Secondo la ricerca dell’Università di Salford, il 67% delle persone iscritte ai social network si connette regolarmente perché non vuole perdersi cose importanti. Il 67%. Perché? Perché, per una buona fetta dei tuoi clienti, i social significano relazione. Significano informazione. Significano opportunità. Significano scoperta. È un nuovo stile di vita.

L’imprenditore che non rispetta lo stile di vita dei suoi clienti è un imprenditore che vedrà crescere i concorrenti e sbiadire la sua attività. L’imprenditore che va incontro ai suoi clienti offrendo ogni giorno una nuova foto dei suoi prodotti, che ricorda ai clienti ogni giorno le sue offerte e le sue promozioni, che scrive ai clienti costantemente — che offre loro cose importanti, è un imprenditore che ha capito come nuotare nelle nuove regole di mercato e che imporrà più facilmente e velocemente agli altri le sue.

Tu, però, 1) hai tempo?
2) Hai le competenze?
3) Hai un’ideologia di marketing?
Se sei macellaio, come fai a fare l’editore online?
Se non hai un’idea di marketing, come fai a fare engagement con gli utenti della tua Fan Page per poi fidelizzarli?
Soprattutto: quando lavori?
Se non hai qualcuno a cui lo fai fare, chi lo fa al posto tuo?
E non ripetere la preghiera: ahó, ma quanto mi costa? Con una persona onesta, ti costa 500 euro al mese come 20 euro al mese. Ti costa quanto vuoi tu. Sei tu l’imprenditore. Sei tu la guida.

Dai, capo. Indica la Via (foto: Jimmy Nelson).

Hai voglia di partire per l’America? Ai tempi d’oggi la pubblicità è ancora l’anima del commercio. È un’anima che non sta più in TV. Gli spot televisivi e il paginone costano. La rivista patinata di settore ti chiede dai 4mila ai 5mila euro l’anno; la rivista scrausa te ne chiede comunque 3mila. So’ soldi. Sai che invece una sponsorizzazione via Facebook, geo-localizzata su Melegnano, può farti raggiungere 1000 potenziali clienti facendoti pagare dai 5 ai 7 centesimi di euro per cliente?

Ragiona: il 10% del fatturato lordo va investito in pubblicità. Che fare? Oggi il cliente, per leggere pubblicità, non apre solo la cassetta della posta. Prendi carta e penna e segna: oggi il cliente è dappertutto. Un imprenditore, un’imprenditrice ha bisogno di attirare l’attenzione su canali multipli: la radio funziona, la tv funziona, i giornali funzionano, ma pure internet funziona. Essere reperibile su internet equivale a stare sul cartellone pubblicitario in piazza, uno di quelli grossi.

Meglio la radio? Meglio il social? Quale canale è più efficace? Bah. Non esistono ricettine. I canali hanno bisogno di essere attivi tutti insieme se vuoi una clientela fedele.

Su, datti da fare e non fare il giargiana (foto: 2013, Antonio Gibotta per National Geographic)

Tu la vuoi, una clientela fedele? Hai bisogno di conoscerla. Di profilarla. Hai bisogno di venderle più di un prodotto. Hai bisogno di offrirle prodotti speciali, tenendoti in contatto con lei via social e via email. E guarda che il mito del perfetto cliente di quartiere non esiste: il cliente di quartiere gira, lo sai benissimo e, se non vuoi fidelizzarlo, allora guardalo sparire.
Se fai come gli imprenditori che disprezzano il loro cliente andrai sempre più giù, vedrai gli altri che riescono ad arrivare mentre tu starai al verde. Perché? Ma dove sono finiti i miei clienti, chiede oggi l’imprenditore che disprezza. Ma come fanno a chiedere dove sono finiti se nemmeno c’hanno il loro numero di telefono?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, giovedì 12 ottobre 2017 ore 14:00
mamacra@gmail.com
info@communicatemotion.net

Standard