Cronaca

«Un buon vicino è il tuo miglior antifurto»

Controllo-del-VicinatoCENTRO CIVICO PUECHER – Assemblea pubblica sulla sicurezza venerdì 26 febbraio a Cerro al Lambro, organizzata dal gruppo Solidarietà Civica Indipendente, coordinato da Giovanni Papetti e Leonardo Cordone. Arturo Fiorani, comandante della polizia locale di San Colombano al Lambro, e Leonardo Campanale, socio fondatore dell’Associazione italiana Controllo del Vicinato, hanno presentato il programma a 70 cittadini residenti in Cerro, nella frazione di Riozzo, nel comune di Melegnano e nelle città vicine. Nel pubblico anche il sindaco Sassi. «In dialetto si dice fa’ balà l’oeg» spiega il comandante Fiorani, responsabile di zona del Controllo del Vicinato: «Non assomiglia né alle ronde né ai vigilantes. È una sorveglianza organizzata dai residenti, che si parlano, assumono comportamenti di prevenzione e segnalano al 112. Ha lo scopo di ridurre i furti in casa e il vandalismo. Si pianta un apposito cartello giallo nel vicinato e si nomina un Coordinatore che fa da tramite con le forze dell’ordine». L’associazione ti insegna ad attivare una condotta, con comportamenti quotidiani già insiti nel nostro modo di abitare e di relazionarci con i vicini: «A San Colombano è iniziato nel 2013 per volere dei cittadini, che hanno presentato il progetto all’amministrazione comunale e alla polizia» conclude Fiorani. Nato in USA dove conta 60 milioni di famiglie, il Controllo del Vicinato ha l’adesione di 10mila famiglie italiane in 110 comuni, cresce al ritmo di due comuni al giorno e riduce i furti dal 20% all’80%. «Formare un gruppo è facile» illustra Leonardo Campanale, «perché il gruppo è un’associazione di fatto. Non c’è un numero ideale, basta che i vicini si conoscano e possano comunicare velocemente, e che le case si vedano l’un l’altra. Il tuo vicino è il miglior antifurto». Intervengono tre cittadini: «Ne deduco che è anche questione di senso civico. Ma l’esempio dello Stato dov’è?» afferma un’esercente, titolare della farmacia di Riozzo. «Intanto che parliamo hanno svaligiato un appartamento a Riozzo. Il programma funziona anche in ambienti con telecamere?» chiede un abitante. «La telecamera può essere utile per identificare targhe di automobili sospette» è la risposta di Fiorani. «Vivo in una villetta confinante con case disabitate. Per noi sorvegliare è sempre stato un problema non indifferente» fa caso una giovane residente. «Nel vostro caso, abitazione molto robusta e allarme collegato direttamente con le forze dell’ordine».

Marco Maccari, lunedì 29 febbraio 2016 ore 19:56

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@mamacra

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L'intervista

Intervista con il Drago

DAL BORGO – Sono 10 anni che ci lavora. Ruggero Pavesi (in foto in alto, concessione di Carlo Oriani) è del 1954, è nato in via Zara. È artigiano. «La Festa della Madonna dei Servi nasce da un gruppo di commercianti di via – comincia. – Non solo commercianti. Sei persone coinvolgevano tutto il rione. Nell’84, ’85, sono entrato anch’io. Ho allestito la prima esposizione di artigiani nel Borgo. Un anno sul sagrato dei Servi viene rappresentata una storia, Il diavolo Tamiat. Don Cesare Amelli aveva lasciato il testo. Un pittore aveva dipinto sei tavole. C’era questa storia della fanciulla Eleonora. Abbiamo detto: perché non creiamo questa leggenda raffigurandola? Eravamo 16 figuranti nel 2006. Andavamo all’inizio del ponte del Lambro con un tamburo, a ricevere le autorità. Siamo al decimo anno. A chi ha visto il corteo del Perdono, ci è stata data da tre anni la possibilità di portare, con onore, dico io, il gonfalone della città di Melegnano e di accompagnare le autorità al Castello, dove si svolgeva la cerimonia civile. Per noi è un onore metterci al servizio di Melegnano senza nessuna spesa; lo facciamo solo perché siamo melegnanesi.

«Vuole sapere chi sono i Rugnus? Rancori vecchi tra persone. Ci sono polemiche, quest’anno soprattutto perché volevano bloccarci la manifestazione. Ci si voleva impedire di arrivare sul sagrato della chiesa. Non importa. Alla cerimonia della mattina in via Dezza, davanti alla pizzeria Vesuvio, c’era il maresciallo con tre carabinieri. Noi rievocatori abbiamo portato il saluto all’arma dei carabinieri. Ci hanno risposto sull’attenti e la gente ha battuto le mani.

«Se comincio una manifestazione così, i miei unici interessi sono la sicurezza di quelli che assistono e l’ospitalità. Lascio il resto agli altri. Io cerco di fare in modo che i ragazzi e i giovani imparino la storia. Il medioevo era secoli bui? Nel medioevo c’era un ordine cavalleresco, c’era un sistema di vita. Quest’anno non abbiamo fatto in tempo a fare la Caccia alle Streghe; avrei impersonato l’inquisitore, spiegando che cos’era la tortura. Poi l’avremmo buttata sul ridere. Mille problemi, non siamo riusciti a farla.

«Per questo dico che Melegnano meriterebbe qualcosa in più. Le feste dei rioni non è vero che son solo commerciali. Perché, soprattutto la nostra, erano fatte dai commercianti, dagli artigiani e dalla gente del posto.

«Serve rispettare delle regole. Un anno ci siamo trovati i viados sulla via, perché un commerciante aveva pensato di portare i travestiti brasiliani. Ho sedato una rissa, il comune lo sa, lo sanno i vigili, lo sanno i carabinieri; lo sanno tutti. Ho chiesto dal 2009 un incontro con i commercianti per regolamentare le attività delle feste.

«Per questo mi sono sempre battuto: per rispetto della nonnina che mi veniva a dare diecimila lire, o anche solo quattromila, cinquemila lire, per partecipare alla festa. Un anno avevo giù i Barbarian Band, un gruppo medievale particolare; le vecchiette battevano la mani alla loro musica… quando quei ragazzi avevano la copertina del diavolo sui loro cd! Se lo sanno mi ammazzano. Ma l’ho fatto per portare qualcosa di nuovo. Lo facciamo per loro. Facciamo il giro lungo per coinvolgere anche un pezzo del Casarino, perché le persone anziane vedessero gli sbandieratori.

«Quest’anno non è un caso che nel corteo figurasse la presidente dell’Unione Commercianti. Non è un caso che avessimo la castellana di Zavattarello. Non è un caso che con l’associazione Virtus et Labor, che compie 110 anni, abbiamo organizzato danze sul ritmo dei nostri tamburi. Anche l’anno prossimo vedremo di creare qualcosa di nuovo, è ora di unire le forze».

Marco Maccari, mercoledì 30 settembre 2015 ore 7:30

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