L'inchiesta

Carpiano, la terra delle diossine e dei cancerogeni

I terreni agricoli di Carpiano e di Landriano sono contaminati da sostanze chimiche che procurano il cancro e che sono velenose per la salute umana, vegetale e animale. In particolare le diossine, sostanze velenose ottenute dalla combustione dei rifiuti solidi, e i furani, liquidi cancerogeni. In questi anni, quei campi sono stati regolarmente coltivati e hanno dato da mangiare agli animali negli allevamenti circostanti, che producono un latte esportato alle case di produzione. In questi anni, il suolo può avere favorito l’assimilazione delle sostanze nei vegetali e la loro discesa nella falda acquifera.

L’estensione del territorio inquinato è di 12,5 ettari. Nel 2007, il Centro Comune di Ricerca ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, pubblicò il rapporto «Monitoraggio ambientale di un’area contaminata nelle Province di Pavia e Milano», a cura dei ricercatori Roberto Cenci e Fabrizio Sena, con supervisione della Commissione Europea e dell’Istituto per l’Ambiente e la Sostenibilità.
Il rapporto fu realizzato su richiesta della Provincia di Pavia. Era parte del Progetto Pavia, uno studio sulla salute dei suoli pavesi. Altri 14 ricercatori hanno collaborato al rapporto. Dichiara il documento: «Lo studio ha identificato l’estensione di un’area “anomala” per la concentrazione di metalli pesanti e diossine». Il rapporto concludeva con un appello: «Gli amministratori sapranno fare tesoro di questi risultati provvedendo al ripristino dell’area contaminata».
Sono passati 8 anni ma sull’area non è arrivato alcun ripristino. Il rapporto è stato confermato da una seconda ricerca del 2011. Il rapporto dichiara: «Nei 12,5 ettari sono state identificate 33 aree. Sono stati prelevati campioni di suolo fino alla profondità di 30 centimetri». I risultati, specialmente all’interno di 11 siti, hanno identificato una «importante contaminazione di metalli pesanti, diossina e furano. I valori sono significativamente più elevati rispetto all’intero territorio pavese. Tale livello di contaminazione potrà arrecare danni ingenti all’ambiente e alla salute umana» (pagine 13, 15, 24).
In questi 11 siti la diossina è più alta dei valori a norma di legge. In 4 di essi arriva ai seguenti valori: 25.43 picogrammi per grammo, 12.32 pg/g, 12.76 pg/g, 10.29 pg/g. Il valore di legge deve essere pari a 1 pg/g. Il picogrammo è una frazione milionesima del grammo.

Siamo a 1 kilometro da Carpiano, paese di 4106 abitanti nel Parco Agricolo Sud Milano. I suoli esaminati contenevano ancora le tracce del mais coltivato sul terreno. «I prodotti che si coltivano tenderebbero ad arricchirsi di metalli pesanti», scrivono i ricercatori. Metalli come mercurio, cadmio, piombo, particolarmente dannosi, sono presenti in modi strettamente correlati. Questo ha fatto ipotizzare che nel territorio ci siano stati «spargimenti pirata»: in pratica, sostanze chimiche inquinanti sparse illegalmente e di nascosto nei terreni.
A 400 metri sorge Cascina Calnago, azienda agricola di allevamento e coltura sulla strada provinciale 165, a breve distanza da Cascina Leoncina e Cascina Foina. Il terreno è vicino al cavo Lissone. L’azienda ha prodotto uno studio e lo ha presentato il 31 maggio scorso in regione Lombardia, durante una Conferenza dei Servizi, alla quale i ricercatori di ISPRA non hanno partecipato. Il nuovo studio restringe i 12,5 ettari contaminati a 2 ettari, e attribuisce la contaminazione al corso delle acque di canale. Ma ARPA Lombardia, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha bocciato lo studio dell’azienda.
Per il comune di Carpiano la notizia è stata un colpo di tuono. Il 9 novembre si è tenuto un consiglio comunale aperto, i cittadini hanno partecipato in folla. Dichiara Emanuela Gorla, attivista carpianese del Movimento Cinque Stelle: «L’amministrazione comunale sembra minimizzare il problema. I primi controlli ufficiali sul latte munto sono stati fatti pochi giorni fa, a ottobre/novembre». A sollevare il problema è stata Iolanda Nanni, 47 anni, consigliera regionale in Lombardia per il Movimento Cinque Stelle, con un’interrogazione del 14 settembre scorso: «Ancora non ho risposta» afferma.

A giudizio degli abitanti, gli spargimenti illegali sono legati ai versamenti di fango che i terreni agricoli hanno ricevuto negli ultimi anni. Affermano due residenti di Carpiano: «Queste cose sono successe quindici, vent’anni fa. Andavano nei terreni e versavano dentro dei fanghi. Erano cose fatte alla luce del sole, davano dei soldi, c’erano contratti. Vicino Landriano c’era una discarica. L’impressione era che fosse una cosa normale, regolare, fatta con contratti».
Regione Lombardia non è rimasta a guardare. Ha dichiarato i 12,5 ettari di Carpiano Sito Inquinato di interesse Regionale. Per il triennio 2013-2015 la regione ha messo da parte 7 milioni di euro con il decreto 424 del 19 luglio 2013 in aggiunta a un milione di euro stanziati nel febbraio 2013, per la messa in sicurezza di emergenza dei territori inquinati e contaminati. La bonifica dei suoli inquinati rappresenta «una priorità per le amministrazioni locali e regionali», ricorda Regione Lombardia.

Marco Maccari, giovedì 19 novembre 2015 ore 20:04

mamacra@gmail.com
@mamacra

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L'inchiesta cinica

La scoperta della scrittura

NEL MEIN KAMPF Adolf Hitler scrive: «So che una persona è in grado di conquistare la gente molto più con la parola detta che con la parola scritta, e che ogni movimento su questo pianeta deve il suo sorgere ai grandi oratori e non ai grandi scrittori» (edizione statunitense 1941, Houghton Mifflin Company, Boston).

Dolfie lo scrisse perché era oratore. Ma non è l’arringa di un condottiero Neanderthal ad avere iniziato la storia. Dolfie lo scrisse perché fu pittore, ma non è stato un graffito su pietra ad avere fatto la storia. Le schiene di animali sui dipinti rupestri sono perfette come l’eleganza di Picasso. Le impronte parietali di mani, ottenute con spray soffiato dalla bocca, come un action painting, sono ancora lì; sembrano chiederci di toccarle. Ma la storia non la iniziano loro. La storia inizia con il segno della lingua, la parola scritta. L’espressione del nostro essere nel mondo. Guardando l’immagine in alto si sente ancora l’incisione scorrere lungo la pietra e rigarla. Una meraviglia tra meraviglie.

Gian, 46 anni, nel ramo energetico, vive a Melegnano. Quest’estate valutava il sindaco Bellomo e i suoi ultimi predecessori: «Non sono certo passati alla storia, qui in città». I nostri amministratori votati a matita esaltano Melegnano per il suo mercato (assessore Fabio Raimondo: «Uno dei più bei mercati lombardi», 7 febbraio, 26 marzo, 21 giugno, 24 giugno, 30 giugno 2015), invece gli ambulanti dicono: «Siamo qui da 22 anni. Abbiamo visto questo mercato declinare e declinare in qualità» (piazza Matteotti, giugno 2015). Il sindaco Vito Bellomo stanzia 7000, poi 10mila e altri 10mila euro per un ufficio stampa comunale da qui al 2017; ma intanto, «nessun addetto stampa risulta operativo in comune né è incaricata nessuna società di comunicazione» (dichiarazione scritta e protetta da anonimato, settembre 2015).

Sono sette anni dalla recessione. L’OCSE, Organizzazione intergovernativa per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nell’Economic Interim Assessment del 16 settembre descrive una stima di crescita molto bassa per l’Italia e per il suo prodotto interno lordo 2015: +0,7%. Ultima in Europa. Penultima nel mondo. Gli USA hanno +2,4%, Cina e India scrivono da sole un +13,9%. Troppo poco anche i 143mila disoccupati in meno dichiarati da BankItalia a luglio (leggi su ADNKronos, 9 settembre). L’assegno per la recessione lo firmano lavoratori, professionisti, artigiani, impiegati, negozianti, con 122 miliardi di euro dal 2007; distribuiti su ambo i lati della fetta, lato risparmi (-47 miliardi), lato consumi (-75 miliardi).

In cerca di ripresa. I nuovi mercati li disegnano i dati del Rapporto Coop 2015 sui consumi, pubblicato il 3 settembre con il contributo della società REF Ricerche e di Nielsen Company. Secondo RADAR le cifre contornano una nuova strategia di mercato centrata sul wellness e sull’abbattimento dei costi. Una domanda di qualità del vivere, fatta di vita online (6 ore in media al giorno gran parte delle quali trascorsa a scrivere e leggere), risparmio (+6,5% dal 2014), fitness (12mila centri aperti nel Paese). Il rinnovamento del parco macchine ridisegna il mercato dell’automobile (+15% di immatricolazioni nell’ultimo anno). Il mercato dei robot riguarda il 17% delle famiglie, dotate di robot domestico. Diventa interessante il mercato vegetariano (primato europeo. Il 10% della popolazione italiana è vegetariana, il 2% vegana) che sta riscrivendo le priorità della dieta. Nel cibo, consumato giornalmente sui 19,6 kg a testa, è cresciuto il settore biologico (+20% sul 2014) con il settore etnico (+18%). Nell’alimentazione si ritaglia un segmento promettente l’e-commerce; mangiamo comprando online e 4 milioni di noi (+25%) acquistano per via digitale. Al 70% consideriamo i servizi di spesa online come valida alternativa allo shopping personale e abbiamo aspettative nel settore.

Aspettative nessuna, a Melegnano. Nati nuovi esercizi commerciali, a durare saranno quelli sistemati con il favore e la raccomandazione del sindaco Bellomo. Rincorsa dalle imposte evase, l’amministrazione che porta il suo nome genera dal 2008 una perdita di 2917 euro al giorno (elaborazione di RADAR su Equitalia). 1,64 milioni l’anno. Contro manutenzioni stradali, beni artistici e identificativi rovinati, circolazione urbana impigliata negli anni Settanta, l’unica azione delineata dall’amministrazione per il 2012-2017 è la propaganda dei business legati a TEM e all’edilizia maxi. Impossibile descrivere il sindaco Bellomo come uno infedele al partito. Ma impossibile presentare il suo mandato come fatto quest’anno da Il Melegnanese: «Un mandato che, nel bene o nel male, ha cambiato la città». Quest’amministrazione non l’ha sfiorata proprio, la città. Non l’hanno cambiata tutte le dichiarazioni pronunciate o scritte, non la cambierà la scoperta tardiva di un ufficio stampa. Due cose sole hanno toccato Melegnano e prima e dopo ci sarà soltanto oblio, i lettori lo sanno. La prima è nel 1563 con la pubblicazione della Bolla del Perdono.

La seconda è nel 2014 con RADAR.

Altro non è storia.

Lo Staff, giovedì 24 settembre 2015 ore 07:30

radarmelegnano@gmail.com

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