Le nostre storie

Storia dei Due Comandanti

«Dopo che l’ultimo blindato aveva oltrepassato il ponte sulla via Emilia, il comandante, nell’offrirmi la sigaretta, mi chiese se avessi dei figli.
Sì, due — risposi un po’ sorpreso. — Un maschio e una femmina.

Allora si avvicinò all’auto, prese un pacchetto e me lo diede:
Giocattoli… Non so se rivedrò i miei.
Ringraziai. Ci stringemmo la mano; risalì sull’auto e la colonna riprese la sua marcia.

Solo allora la tensione nervosa che mi aveva tenuto compagnia per tutto il tempo si allentò, lasciandomi respirare. Solo allora mi resi conto del rischio che avevo corso, perché dei tedeschi si aveva paura tutti. Prima no, prima il dovere di evitare un disastro era stato più forte e mi aveva spinto ad agire. Ecco: il dovere di fare la cosa giusta in quel particolare momento era ciò che mi era passato per la testa.

Così, a pericolo scampato, con le mani che un po’ tremavano , fumando, me ne tornai a casa.
Ah, dimenticavo. Mi chiamo Galileo Lazzari (Leo) e ho 38 anni.
Commerciante, lavoro nel mio bar in via C. Battisti.
Nel 1945 ho comandato il raggruppamento di Melegnano della 57ma brigata Matteotti.
Antifascista da sempre».

Leo Lazzari

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Si ringraziano la famiglia Lazzari e la sezione ANPI di Melegnano che rendono disponibile il testo.

Giovedì 26 aprile, ore 11:03
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70 anni di Liberazione

«Melegnano Città Chiusa»

Fogagnolo

MELEGNANO – Nella sua lettera al Melegnanese pubblicata il 25 aprile 2015, il signor Zacchetti dimostra un paio di cose molto interessanti.
La prima – e la più importante – è che sembra che lui e la sua famiglia siano sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale senza pagare alcun prezzo di vite e/o in termini di danni economici. Se così fosse, beati loro!
La seconda è che non ha ancora inquadrato storicamente né la dittatura fascista né la guerra di aggressione in cui ha trascinato il Paese né – tanto meno! – la guerra civile, di cui unico responsabile è il dittatore che fonda la Repubblica Sociale Italiana per obbedire a Hitler, dividendo in due il Paese mentre era in corso la guerra di Liberazione dall’occupante nazista.
In oltre cinquant’anni di vita da Cittadino consapevole mai mi era capitato di incontrare tutti insieme tanto egoismo personale e civile e tanta ignoranza.
Giusto per rimettere le cose a posto, sarà bene ricordargli che il fascismo fu un regime violento: dopo aver preso il potere con un colpo di stato (tale fu la marcia su Roma, attuata con la mobilitazione di quello che Mussolini stesso definì l’«esercito privato» del Partito Nazionale Fascista, costituito da reduci iscritti al partito), in ventidue anni di regime, oltre dieci sono impegnati in guerre di natura politica (Spagna, seconda guerra mondiale, guerra civile) o di espansione coloniale (Libia, Somalia ed Etiopia).
Sarà bene, poi, ricordare a lui e a tutti gli immemori alcune delle sanzioni del Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, suggerendo loro di leggersi bene anche le tre premesse di quel trattato.
Le sanzioni territoriali ci costrinsero a restituire la Dalmazia, la Slovenia e la Croazia, regioni jugoslave occupate per diritto di guerra; rinunciare all’Istria e alle colonie; cedere parti di territorio nazionale in danno della Venezia Giulia, a oriente, e del Piemonte, a occidente. Mentre le sanzioni economiche ci condannarono a pagare, entro sette anni, 360 milioni di dollari ad Albania, Etiopia, Grecia, URSS e Jugoslavia; Gran Bretagna, Stati Uniti e, parzialmente, la Francia rinunciarono alle riparazioni di guerra.
Se a scuola si studiasse la Storia di quel periodo sulla base dei documenti e i futuri cittadini imparassero ad assumersi le responsabilità che il passato fascista ci ha lasciato come pesante, odiosa eredità, non ci sarebbe alcun bisogno della pacificazione perché si saprebbe che ci fu già nel 1948 con l’amnistia Togliatti. Purtroppo, l’interpretazione di quella legge fu affidata alla magistratura che si era formata nel ventennio e l’incredibile risultato fu che i partigiani furono trasformati da testimoni delle atrocità commesse dal fascismo in imputati. Tra l’altro, i criminali di guerra fascisti (circa duemila, individuati dalla United Nations War Crimes Commission nel 1948) poterono circolare liberamente e, in taluni casi, ricoprire addirittura importanti incarichi di governo.
Per chiudere i conti con quel tormentatissimo periodo, è necessario ricordare che 2.274 fascicoli di stragi e omicidi perpetrati da nazisti e fascisti, separatamente o insieme, furono nascosti nel cosiddetto «armadio della vergogna» per oltre cinquant’anni, per ragioni di politica internazionale (scoppio della guerra fredda), danneggiando ulteriormente i famigliari delle vittime di quegli efferati, imprescrittibili crimini, che non poterono ottenere giustizia. Di quei fascicoli, solo nel 1994 ne furono passati appena 695 alle procure locali della magistratura militare che arriveranno a giudicarne soltanto 38, tra conclusi e ancora aperti. Ciò significa che la stragrande maggioranza dei fascicoli di quelle stragi (95% circa) non arriverà mai a sentenza e i criminali di guerra che le provocarono (eventualmente ancora vivi) la faranno franca.
Certo, i benpensanti che sono passati indenni attraverso la guerra rimangono freddi di fronte a questi numeri: la loro indifferenza di oggi è la stessa di allora, quando lasciarono ai Partigiani il compito di difendere la dignità del Paese, indifferenti agli insegnamenti di Mazzini che «più della dittatura, temeva la libertà recata in dono».
La lettera di Zacchetti, poi, tocca il ridicolo quando si scaglia contro l’ANPI e «Bella ciao», canzone della Resistenza che oggi in tutto il mondo si canta per inneggiare alla libertà e alla democrazia. Vorrei rassicurarlo: le associazioni partigiane cattoliche e laiche sono vive e ben presenti nel panorama dell’antifascismo. Quanto alla denominazione, capisco che Zacchetti sia abituato all’idea del partito unico, in cui era vietato pensare con la propria testa, ma nell’odierna società plurale gli associati hanno il diritto di scegliere da soli come chiamarsi!

Sergio R. Fogagnolo – Presidente ANPI Melegnano, sabato 16 maggio 2015, ore 8:30

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