LA VIGNETTA

La sanità volare ti fa

MELEGNANO – Nel clima post 10 giugno è mobilitazione delle coscienze.

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Lunedì 13 giugno 2016, ore 19:19 

Gentili concessioni di D. Montrasi

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L'inchiesta satirica

Piccola repubblica ospedaliera: corrotti, corruttori, favoriti e parentopoli del Sistema Melegnano

Gli operatori sanitari scendono in piazza. Sapete perché? Fatevi un giro nel ramo oscuro dell’ospedale di Melegnano.

Ricordate Patrizia Pedrotti? Ex direttrice amministrativa? Che aveva stretto un «accordo di razionalità» con il pluricondannato Gianstefano Frigerio? Che se lui aveva «bisogno di una cosa chiedo a te, e poi chiedo a Mario Mantovani»? Ecco, Pedrotti non era solo nel «sistema illecito» di Frigerio.
Pedrotti era anche nel «collaudato sistema corruttivo» – così lo definisce il giudice per le indagini preliminari – creato da Paola Canegrati: colei che le cronache chiamano «Lady Dentiera», imprenditrice nel ramo cure dentali arrestata a febbraio nell’operazione Smile e condannata a 4 anni a maggio con patteggiamento. Questo articolo racconta la sua presenza a Melegnano e fa riferimento agli atti del tribunale di Monza, artefice delle indagini.

#FIGLIRACCOMANDATI
Pedrotti e Canegrati sono state accusate del reato di corruzione per l’esercizio della pubblica funzione e di atto contrario ai doveri d’ufficio. Canegrati ha assunto il figlio di Pedrotti nei propri rami d’azienda, e Pedrotti le avrebbe dato in cambio «un’estensione del contratto di appalto per la sua società Servicedent Srl» presso gli ambulatori di Melegnano, Vaprio d’Adda, Pieve Emanuele, Gorgonzola. Lo prova una conversazione telefonica intercettata il 1° aprile 2014.
Pedrotti è al telefono. È in lacrime. «Paola…» balbetta.
«Eh? cosa c’hai?» risponde Canegrati.
«Scusami… finalmente qualcosa».
«Non piangere. Hai un bellissimo ragazzo…».
«Oh, Paola. Tu non sai…».
«…hai un bellissimo ragazzo, veramente proprio un…».
«Era felicissimo, mi ha detto mamma finalmente qualcosa di positivo».
«Venerdì viene, firma il contratto, lunedì comincia. Io gli ho detto che per me non ci sono, cioè, figli e figliastri…».
«Esatto, riprendilo, sgridalo, perché deve capire nel mondo del lavoro si fa fatica…».
«Venerdì alle 11 viene, firma il contratto, lunedì comincia».
«Madonna, guarda, mi hai resa la donna più felice della terra in questo momento, giuro! Ti, ti, ti farei un monumento, giuro».

#ILTOPOLINO
L’imprenditrice Paola Canegrati manteneva, a detta dell’ordine di arresto, sotto la propria «subordinazione» altri due pubblici funzionari: uno era l’allora direttore generale Paolo Moroni, il secondo era Piercarlo Marchetti, responsabile dell’area contratti dell’ufficio gare dell’ospedale di Melegnano.
Marchetti è stato notato da RADAR più di un anno fa; il suo nome entrava e usciva dalle pagine d’inchiesta sulla Cupola degli Appalti. È stato arrestato a febbraio insieme a Canegrati e Pedrotti, accusato di corruzione. Anche lui è per i giudici «subordinato» a Canegrati. Canegrati telefona a Marchetti il 25 febbraio 2014: «Carissima», le risponde.
«Carissimo Piercarlo!».
«Come stai?».
«Volevo saper… tu come stai? Volevo sapere, se la montagna aveva partorito il topolino».
«La montagna, ha forse partorito il topolino…» fa Marchetti, «visto che il signor [nome omesso per privacy, ndr] si è degnato di tornare in servizio… però alla fine gli ho detto, prepara ’sta cazzo di roba che la Pedrotti mi ha già chiesto tre volte, per cui oggi dovrebbe partorirmi questo topolino».

FINALE
Pedrotti e Marchetti secondo le indagini «esercitavano pressioni sui dipendenti dell’Azienda Ospedaliera, affinché formalizzassero i vantaggi garantiti a Canegrati». In altre parole: schioccavano la frusta sui sottoposti per realizzare gli accordi con l’imprenditrice. Anche Marchetti ottiene qualcosa in cambio: il 4 luglio 2014 «la moglie di Marchetti telefona a Canegrati» come affermano i giudici, «per chiedere di essere assunta al Fatebenefratelli». Canegrati le fissa un appuntamento. Rassicura: «Le aveva già tenuti occupati dei posti». Marchetti ottiene anche una seduta gratuita di cure dentali per una propria conoscente.
Ma per voi, i tre funzionari pubblici erano a servizio dell’Azienda Ospedaliera o di Canegrati? Per i giudici è evidente che «avessero messo le proprie funzioni al servizio dell’imprenditrice Paola Canegrati. Un reciproco e continuo scambiarsi favori per ingraziarsi Canegrati, a sua volta disposta a ripagare con assunzioni di parenti e amici».
A Melegnano, in Ospedale, non c’erano solo Frigerio, Mantovani, la ’ndrangheta e Iamele. Si era infiltrato un «sistema corruttivo» e «collaudato». E c’è tutt’ora?

Lo Staff, mercoledì 8 giugno 2015 ore 18:27 

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Cronaca

Gli operatori ospedalieri: «Manifesteremo per il nostro disagio, che è il vostro»

AO-RADAR-manifestazioneGli operatori dell’ospedale (ASST Melegnano e Martesana) sono a Melegnano il 10 giugno, sfilando dal Presidio di Vizzolo fino a piazza della Vittoria di Melegnano. Qui in assemblea pubblica spiegheranno le loro motivazioni. «Illustreremo la strategia aziendale adottata ­– dichiarano – con chiusura di posti letto superiore a quella degli anni precedenti pur di non assumere il personale mancante. Scenderemo in piazza per rivendicare il nostro essere cittadini di questo territorio, per garantire una Sanità Pubblica all’altezza di questo popolo beffato con tagli e cattive Amministrazioni. Il personale sanitario lavora senza interruzioni per supplire alla carenza di organico, con il rischio di compromettere la sicurezza dei cittadini sempre più costretti a rivolgersi a una Sanità Privata imprenditoriale che per volere, forse, di chi ci governa sta distruggendo il Pubblico Servizio. Le vaghe risposte della Direzione Aziendale ci costringono a coinvolgere tutti voi che avete diritto di essere curati con decoro. Manifesteremo con i lavoratori di Dussman, Marcas, Colser. Manifesteremo per rimarcare il nostro disagio, che è anche il vostro, per ribadire che c’è bisogno di ripristinare il comparto Sanitario dell’azienda e ridare valore al lavoro. Manifesteremo per ridare al territorio una sanità dignitosa. Nello scusarci per eventuali disagi ci auguriamo la vostra massima partecipazione come cittadini e quella dei politici locali per la loro responsabilità istituzionale».

Lo Staff, martedì 7 giugno 2016 ore 8:45

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L'inchiesta satirica

Melegnano, «imprese della ’ndrangheta» nell’Azienda Ospedaliera?

Raccontiamo? A più di un anno dal commissariamento poco è ancora emerso dell’Azienda Ospedaliera. Ricordate Gianstefano Frigerio? Il «Professore»? Pizzicato a fare creste in EXPO, arrestato l’8 maggio 2014, condannato a 3 anni e 4 mesi? «Coordinatore» di una mazzetta da 120mila euro per l’appalto di pulizie in ospedale? A due anni dal suo arresto abbiamo continuato a leggere fra le sue carte. È lui a regalarci il nuovo scoop.

#ROBACALABRESE
Frigerio era nella Compagine di Melegnano, c’era dentro la Patrizia Pedrotti, ex direttrice amministrativa dell’Ospedale. Gli inquirenti la descrivono così: «Quasi in rapporto di “dipendenza” dalle scelte decisionali di Frigerio». Una che Frigerio le diceva: «Provvedi, fai in quella maniera». E lei: «Sì sì sì. Ho già telefonato».
Mica erano solo loro a fare compagini. C’era – si presume – la ’ndrangheta. Dai documenti d’indagine si ottiene la notizia che era presumibile la presenza di imprese «collegate» più o meno «direttamente alla roba calabrese», alla «’ndrangheta». È la notizia di cui tratta questo articolo. A rivelarla alla Polizia Giudiziaria furono Frigerio e Pedrotti il 7 giugno 2013 durante un’intercettazione effettuata in ripresa video. I contenuti della loro conversazione sono racchiusi in atti formali citati nell’ordine d’arresto del giudice Fabio Antezza, spiccato nei confronti di Frigerio.

#IAMELE 
«Ma hai visto quali sono le aziende inquisite nella vicenda Guarischi per il San Paolo con la ’ndrangheta calabrese?» inizia Frigerio il Professore. Ha la febbre per la preoccupazione. «Hai notato che sono quelle che abbiamo lì anche noi nel nostro reparto di ingegneria clinica?».
Pedrotti: «Non so».
«Ci è andata di culo, che non ci hanno tirato dentro a noi! Perché se estendono quelle indagini lì, e vanno a vedere dove questi qui hanno vinto da altre parti, vanno dritti su Iamele e poi da noi» spiega Frigerio. «A me sono venuti i brividi!».
Chi è Guarischi? E il San Paolo? A marzo 2013 un’investigazione antimafia ammanetta Massimo Guarischi e Pierluigi Sbardolini. Sono, nell’ordine, un consigliere regionale della Lombardia formigoniano e l’ex direttore amministrativo dell’ospedale San Paolo di Milano. In particolare Sbardolini era accusato di «avere favorito l’associazione di stampo mafioso denominata ’ndrangheta delle locali di Milano e Pavia, rappresentata da Carlo Chiriaco e da Cosimo Barranca»; è stato condannato a un anno di carcere con patteggiamento (clic alla notizia del 13 maggio 2016).

#MUCCIOLA
«A me sono venuti i brividi. Ma qui non c’eri ancora tu» continua il Professore.
«La Troiano, è la Troiano quella che ha portato lì Iamele» gli fa Pedrotti, «io, a far capire a Moroni quanto sia pericoloso Iamele, non ce la faccio. Ti dico l’ultima che mi ha fatto, con ’sta cazzo di Mucciola Spa, non ne posso più» scoppia.
Chi era Moroni? Era il direttore generale dell’Ospedale di Melegnano. Mucciola Spa è un’azienda di impiantistica di Reggio Calabria. E Iamele? È l’architetto Giovanni Iamele. Aveva un incarico a Melegnano nell’azienda ospedaliera. Il 1° febbraio 2016 è stato condannato per una truffa e il 16 febbraio è stato allontanato dall’Ospedale di Melegnano. A Milano, in veste di direttore di dipartimento tecnico, predispose un appalto nel 2008 per l’ospedale Pio Albergo Trivulzio. Chi lo vinse? L’azienda Mucciola Spa, in circostanze controverse.
Pedrotti: «Ti dico l’ultima che mi ha fatto Iamele. Siccome la Mucciola non sta pagando, allora sto pagando io i fornitori e i dipendenti. C’avevo Iamele che parla di una delibera e viene a dirmi, ah, firmala qui. Gli ho detto, Giovanni, lo sai che non firmo niente senza leggere. Ho letto la delibera e c’era tutta una serie di risorse economiche che noi dovevamo alla Mucciola. Il giorno dopo arriva un decreto ingiuntivo. L’ho chiamato. 39mila euro! Adesso chi cazzo lo paga? Ho fatto fermare la delibera, che aveva già firmato. Gli ho detto: guarda, Giovanni, mi fai un altro scherzo così, veramente, ti denuncio».
«Forse c’è un ricatto. È la tesi che sostengo anch’io».
«Perché lui cambia espressione quando gli parlo della Mucciola! Se lo guardi negli occhi, lui cambia. Ha paura».
«Tieni conto che» cambia tono Frigerio «io parlai con quelli dei servizi. Salta fuori che, nei tre luoghi dove la Mucciola ha vinto gli appalti, quello che aveva firmato gli atti era Iamele. Una persona intelligente. Ma probabilmente succube di questi. Poi non scherzano questi qui».

FINALE
Sapete che il 30 luglio 2012 Mucciola Spa aveva ricevuto una misura interdittiva? Dalla prefettura di Roma, a causa di contatti sospetti con la ’ndranghetaIl tribunale del consiglio di stato ha confermato. Ma a Melegnano, Mucciola Spa aveva incarico nel 2012 e 2013 di riordinare e potenziare i servizi sanitari dell’Ospedale. La corte dei conti della Lombardia ha rescisso il contratto a causa di continui ritardi da parte di Mucciola (clic al provvedimento, pagine 199-201). Credevate di avere trovato un Professore. E se invece aveste trovato l’Università?

Lo Staff, mercoledì 1 giugno 2016 ore 12:00 

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L'inchiesta

«Ci penso io con Arcore, con Berlusconi e con Mantovani»

La tesi è quella dell’accordo. L’Azienda Ospedaliera è stata penetrata con un accordo stretto tra l’indagato Gianstefano Frigerio, il Professore – ex DC, condannato in Tangentopoli, una scrivania nella sede romana di Forza Italia fino al 2012 – e le due ex direttrici amministrative, Daniela Troiani prima e Patrizia Pedrotti poi. Roberto Moroni, ex direttore generale (reintegrato nel suo incarico nel 2015) è nel sistema; è stato indagato a sua volta: «Persona civile e perbene, gli spiegherò cosa deve fare» dice Frigerio.
Il 21 dicembre 2012 Pedrotti ringrazia il Professore. «Un abbraccio per tutto quello che hai fatto quest’anno». Il che induce i giudici a un’ipotesi: la Pedrotti dall’accordo «ricava favori di carriera». In primavera il Professore sarà più chiaro: «La Pedrotti mi ha chiesto di essere spostata più vicino a casa». Scrive il giudice: «Frigerio dice che per aiutare la Pedrotti chiederà all’assessore Mantovani». Il Professore: «Devo trasferire la Pedrotti al suo paese a Legnano, me lo ha chiesto lei prima di Pasqua. Mi ha detto che non la regge più la situazione, che è stanca» (3 aprile 2013).
La tensione non scherza. Il 13 settembre 2012 Pedrotti entrava nell’ufficio del Professore temendo l’arrivo della Finanza per il comportamento di un suo dirigente. «Ho un dirigente che – dichiara Pedrotti – nonostante una gara dove per la mia azienda per gli stampati ho speso 71mila euro, lui ne ha già spesi a oggi 328mila. Questa è da denuncia. Il problema è che se è vero quello che mi hanno detto i miei colleghi, a giorni noi abbiamo la Finanza. Hai capito?». «Come si è giustificato?». «Stamattina mi ha detto che sennò non mandava avanti l’ospedale. L’aveva messo per iscritto che si era comportato in modo illecito… io stamattina gliel’ho detto, l’ho messo in guardia. Urlavo come una pazza, lui mi veniva dietro e urlava anche lui… sceneggiate pazzesche». Interviene Frigerio: «Patrizia, siccome io e te abbiamo fatto un accordo di… eh… di razionalità, che se io ho bisogno di una cosa, ne parlo a te e poi ne parlo a lui, quando lui viene a dirti che è una cosa mia e tu non la sai, ti sta mentendo. Stai tranquilla».
Il «sistema illecito» coinvolge diverse aziende del milanese. Scatta l’inchiesta. Il 25 gennaio 2013 Pedrotti torna nell’ufficio del Professore e stavolta si sfoga. «Sono disperata» dice. È indagata. La sua accusa è turbativa d’asta presso l’Azienda Ospedaliera di Vimercate, dove era stata direttrice amministrativa. Al Professore pare «sotto choc». «Ti devo fare la predica – le fa quel 25 gennaio – non devi amplificare una cosa che non esiste. Non c’è motivo che tu ti preoccupi». In quel caso sarà prosciolta.

Pedrotti e Professore non sono soli. Hanno spesso sulle labbra due nomi non indagati: Vincenzo Pascuzzi, funzionario presso l’azienda ospedaliera – «responsabile dell’unità operativa approvvigionamenti» precisa il giudice – e un altro collaboratore aziendale, Piercarlo Marchetti, «un consulente che è lì adesso, che Moroni si è preso» dice il Professore, «convocato lunedì o martedì da Frigerio (il 18 o 19 febbraio 2013) in modo da dirgli di procedere». Marchetti, sostiene l’indagato Enzo Costa, avrebbe dovuto «dargli copia della delibera» (10 maggio 2013). Anche Pascuzzi avrebbe visto Frigerio il quale, sempre il 10 maggio, risponde: «Ho visto Pascuzzi stamattina, mi ha detto… sì, adesso continuano, vogliono fare una proroga».
Sulle labbra di Frigerio c’è Mario Mantovani di Forza Italia, ex assessore regionale alla sanità. Il presidente Maroni gli ha, nello scalpore dell’inchiesta Cupola degli Appalti, tolto la delega alla sanità. Secondo le intercettazioni, Mantovani risulta essere nel portfolio di Frigerio, anzi «uno dei suoi»: «Ci penso io con Arcore, con Berlusconi e con Mantovani» dice il Professore il 6 maggio 2013 per dare benedizione politica a Enzo Costa, l’imprenditore favoreggiato a Melegnano; il Professore infatti avrebbe conosciuto l’assegnazione degli assessorati in anticipo sulle elezioni. Da quanto scrive il giudice: Frigerio dice che «se vince la sinistra hanno un buon rapporto. Se vince la Lega andrà Mantovani alla sanità: ed è uno dei suoi vecchi» (13 febbraio 2013).

Marco Maccari, venerdì 23 ottobre 2015 ore 11:27

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Pubblicato su Il Melegnanese, sabato 24 maggio 2014
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Chi è Enzo Costa. Società Ferco Srl; «persona seria» lo descrive Frigerio. Costa è colui che assieme a Bruno Greco (società cooperativa Co.Lo.Coop; arrestato nel ’92 per Tangentopoli, «un loro amico, persona del giro della Giunta regionale» di Formigoni, stando al Professore) ha pagato a Frigerio una mazzetta da 120mila euro il 29 maggio 2013, per ottenere la proroga dell’appalto di pulizie presso l’Ospedale di Melegnano (appalto da 14.624.000 euro). Hanno confessato ai giudici. Era stato Stefano Fabris, imprenditore legato a Bruno Greco per cointeressenze societarie, ad andare dal Professore il 10 dicembre 2012 con lo scopo, scrive il giudice, di «orientare la proroga degli appalti di pulizie» dell’Ospedale di Melegnano a favore di Greco e Costa. «Adesso viene qui da me Greco – gli risponde Frigerio – io ho già concordato con la Pedrotti, Moroni e compagnia bella che facciamo il rinnovo. Facciamo la proroga a Greco per la parte sua, se lui tira dentro te e compagnia bella, basta, quello che dovevo fare l’ho fatto».

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L'inchiesta

Il «sistema illecito» di Melegnano

Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Il «sistema illecito» di Melegnano: intercettazioni, testi, indagini della Procura, tutto sulla «turbativa di appalti» nell’Azienda Ospedaliera: la prima parte del servizio pubblicato un anno fa su Il Melegnanese.

Il Professore. «È vero che ci poteva essere corruzione. Ma non puoi trasformare, per un po’ di corruzione… distruggere tutto. Questo è il punto del problema. Cioè: la legalità è… non è un valore, è una condizione. Quindi se tu la tratti come l’unico valore che un Paese ha, scassi tutto. Eh. Cioè… l’illegalità. L’illegalità c’è in tutto il mondo, bisogna trattarla con con con normalità… non farla diventare una… ogni volta una crociata su qualsiasi cosa, eh. Così distruggono tutte le nostre aziende all’estero. Per… ma è mica possibile… mica…». Parla Gianstefano Frigerio, principale indagato nell’inchiesta sugli appalti di Expo e della sanità lombarda. La dichiarazione è avvenuta nel suo ufficio il 12 aprile 2013. È leggibile tra le intercettazioni contenute nell’ordinanza del 6 maggio scorso, firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Antezza, Tribunale di Milano. Riprodurre la dichiarazione di Frigerio è di rilievo pubblico evidente: esprime una mentalità opposta a quel concetto di legalità attorno al quale in questi anni la società civile melegnanese si sta dando da fare per il bene comune, in modi sempre nuovi. Ma quella mentalità operava a Melegnano dall’interno. Gianstefano Frigerio (parlamentare classe 1939, tessera DC, poi forzista) o, come viene chiamato dagli intercettati, il Professore, oggi è agli arresti e in custodia cautelare. È indagato come «capo, promotore e organizzatore» di un’«associazione criminosa» operativa a Milano presso la Onlus Centro Culturale Tommaso Moro, via Andrea Doria. È accusato di associazione a delinquere per aver «favorito e assicurato le deliberazioni di proroga e l’aggiudicazione di appalti pubblici presso l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, attraverso contatti reiterati, sfociati in doni, collusioni e condizionamenti». È al centro di 2770 telefonate intercettate tra gennaio 2012 e luglio 2013, svolte con «contatti riferiti alle aziende ospedaliere di Melegnano, Pavia, Varese, Chiari, Vimercate, Lecco». E la sua creatura a Melegnano è, nelle parole del giudice, un «sistema illecito», emerso all’interno di un «numero rilevante di contatti con pubblici ufficiali del settore sanitario e imprenditori, finalizzati a controllare il sistema degli appalti pubblici».

La «compagine» di Melegnano… Il giudice la chiama «compagine», utilizzando un’espressione degli stessi indagati. Si tratta di un gruppo di dirigenti ospedalieri e di imprenditori del ramo pulizie. Tutti diretti dal Professore. Il gruppo è individuato nelle persone di: 1. Patrizia Pedrotti, cerrese, direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 gennaio 2012, in carica (il suo curriculum è online sul sito http://www.aomelegnano.it); 2. Paolo Moroni, di Torrazza Coste, direttore generale dell’Azienda dal 1 gennaio 2012, in carica (curriculum sul medesimo sito); 3. Enzo Costa, milanese, imprenditore attivo nel ramo pulizie per la società Ferco Srl; 4. Bruno Greco, milanese, imprenditore nel settore pulizie per la società cooperativa Co.Lo.Coop.

…e i capi di incolpazione. Nessuno dei quattro è agli arresti. Per il giudice «non ne sussiste l’esigenza». Ma sono diversi i capi di incolpazione ipotizzati nei confronti loro e del Professore. La «Compagine» è accusata di avere «favorito in modo illecito e tutelato in via preferenziale gli interessi di Enzo Costa e di Bruno Greco» nell’assegnazione degli appalti per le pulizie. Nello specifico: «turbativa del procedimento amministrativo al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente; disponendo, in luogo di bandire una nuova gara d’appalto, la proroga di 36 mesi per 14.624.002,77 euro». Il primo capo di incolpazione riguarda Frigerio e gli imprenditori Costa e Greco, comprende reato continuato (art. 81 del Codice Penale), concorso in reato (art. 110), corruzione (art. 321), corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319) con aggravante (art. 319 bis). Il giudice dichiara che al momento non ci sono indizi gravi a sostegno di queste accuse, ma ne ipotizza la sussistenza. Il secondo capo di imputazione riguarda anche i due dirigenti Pedrotti e Moroni. Comprende reato continuato e concorso in reato (artt. 81 e 110), turbativa di pubblico incanto o appalto (art. 353). Su questo capo invece ci sono «gravi indizi di colpevolezza».

Chi comanda a Melegnano. Per gli inquirenti, la direttrice Pedrotti in cambio «ricava l’utilità di coperture politiche, appoggi per il trasferimento e avanzamenti di carriera». Il Professore dichiara addirittura il 3 aprile 2013, insediata la nuova giunta regionale, che «per aiutare la Pedrotti» andrà da alti papaveri del Popolo della Libertà, oggi Forza Italia, in Regione e fa nomi e cognomi indicando Mario Mantovani, «uno dei suoi vecchi». Un’intercettazione aiuta a capire il radicamento del sistema. «La prima volta, la prima cosa che mi ha detto quando mi son seduta a Melegnano, mi hanno detto: fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio. Me lo ricordo benissimo perché era la fine di gennaio di quell’anno… Sono passati quattro o cinque anni ormai… e quello che mi ha detto è: tu fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio, che non lo conosci ancora». Intercettazione di Daniela Troiano nell’ufficio di Frigerio, 1 ottobre 2012, ore 16.24. Troiano, indagata a sua volta, è l’attuale direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, ma è stata direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 febbraio 2008 al 31 dicembre 2010, predecessore di Pedrotti. Il «sistema illecito» di Melegnano risalirebbe a molto prima dell’attuale dirigenza ospedaliera (continua). 

Marco Maccari

Ripubblicato su RADAR mercoledì 21 ottobre 2015, ore 13:32

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L'inchiesta

«Quell’appalto se lo prenda». I 120mila euro che comprarono Melegnano

M_Mantovani-BWMELEGNANO – Sempre più dettagli, sempre maggiori informazioni sul caso Mantovani visto un anno prima delle manette, nel capitolo precedente all’arresto di pochi giorni fa. Il prequel è nella Cupola degli Appalti, caso giudiziario del 2014 che toccò due ditte e due dirigenti all’ospedale di Melegnano e che il nostro Marco Maccari ha documentato collaborando con diverse testate del territorio.

Gianstefano Frigerio, ex DC, ex Tangentopoli, oggi Forza Italia, coordinatore occulto di una mazzetta da 120mila per Melegnano, dichiarava che Mantovani era «uno dei suoi vecchi». Frigerio è stato condannato a scontare 3 anni e 4 mesi di carcere.

Clic qui per l’articolo pubblicato online il 16 giugno 2014 e stampato sul freepress 7giorni. Buona lettura.

Lo Staff, martedì20 ottobre 2015 ore 13:29 

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