Comunità Virtuale & Comunità Tribale

«Il ragazzo era a terra, l’hanno riempito di calci e parolacce: “Devi morire”» 

«DUE AGENTI AGGREDITI DA UN SENEGALESE INTENTO A URINARE». È il 6 maggio, Marco Segala, sindaco sangiulianese, posta questa notizia sulla sua Pagina Facebook. La visibilità della notizia è pubblica. Un giovane africano, «cittadino irregolare», è stato arrestato dalla polizia. Urinava contro un’aiuola a Borgolombardo. È stato fermato, gli sono stati richiesti i documenti. Ha opposto resistenza. «Naturalmente era clandestino» conclude il sindaco.

San Giuliano si scatena. I commentatori del sindaco hanno festeggiato l’arresto come un miracolo. I toni non sono freddi: linguaggio di odio, intolleranza, espressioni a sfondo fascista e razzista:
«Spero gli arrivino un bel pò di manganellate in caserma» (utente firmato).
«È una vergogna fanno tutto quello che vogliono. Complimenti ai ragazzi che l’hanno arrestato» (utente firmato).
«Naturalmente era un clandestino!» conclude un altro utente.
«Io acconsentirei anche qualche manganellata un più, di quelle sane che lasciano l’ematoma» (utente firmato).
«Calci nel culo e spediti al loro paese» per un altro utente.
«Questi CLANDESTINI VANNO RISPEDITI A NUOTO DA DOVE SON PARTITI. SE NON VOGLIONO RITORNARE A NUOTO FARLI CAMMINARE SULL’ACQUA» (utente firmato).
«Continuiamo a sopportare questa marea di corpi estranei e finiremo per essere sommersi», (utente firmato).
«Un grazie anche a chi predica questa accoglienza indiscriminata e a cui va tutto il mio disprezzo!» (utente firmato).
«Caro sindaco, ho più volte offerto a titolo gratuito della formazione di lotta corpo a corpo metodo krav maga, addestramento militare e ammanettamento alle forze dell’ordine» (utente firmato). «Mi mandi un’email» (il sindaco).

E GLI ITALIANI? PURE GLI ITALIANI

Fatto o bufala? Un commento fuori dal coro ha un altro ricordo dei fatti: «Purtroppo in quel parco non è l’unico che fa certe cose, e non solo clandestini, ma anche italiani, visto che il parco è completamente al BUIO DI SERA, oltretutto chi ha visto la scena, con tutto rispetto dei vigili, hanno seriamente esagerato sia con le mani che con le parole. Il ragazzo era a terra ed è stato riempito di CALCI e PAROLACCE: “DEVI MORIRE ecc…”. Mi spiace solo che essendo troppo buio il parco non è stato possibile fare il video. Io ero lì, il ragazzo reagiva contro i vigili perché non voleva seguirli, io non dico nulla contro i vigili, tanto che una signora voleva chiamare i carabinieri, dico forse che sarebbe stato meglio, secondo me, chiamare rinforzi» (utente firmato).
All’utente viene intimato di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine: ciò che afferma è grave, è passibile di querela, le viene detto.
Intanto i commenti non cambiano: «Se gli italiani fanno di peggio mi dispiace e spero che gli vengano date due manganellate anche a loro» (utente firmato).

«NATURALMENTE UN CLANDESTINO»

Interviene don Nicola Cateni: «Peccato per quel “naturalmente” ingiustificato, se non forse per compiacere qualche pancia elettorale. Chiedo: i buoni ragazzi italiani che fanno le stesse identiche cose in quale Paese vorrebbero mandare gli illustri commentatori di questo post?».
Alle 22:50 il consigliere comunale Andrea Garbellini condivide la notizia nei gruppi San Giuliano Libera e Sei di San Giuliano Se.
Gli risponde un secondo commento, che riporta una realtà non distorta dei fatti: «Con immenso dispiacere ho assistito a questa scena. Il ragazzo stava urinando dietro una siepe dove tutti i maschietti vanno in continuazione a farla a tutte le ore del giorno e soprattutto ITALIANI di tutte le età. Il ragazzo avrà anche risposto in malo modo ma gli agenti non sono stati da meno, con minacce e parolacce, tanto è vero che sia io dal balcone che il ragazzo abbiamo chiamato i carabinieri. Mi rende triste sapere che pretendiamo l’educazione ma non la mostriamo; resta il fatto che sono rimasta molto scossa e dispiaciuta, poi lui non lo conosco e neppure i suoi genitori, presenti a questa scena. Mi sono solo messa nei panni di una madre al cui figlio scappa da pisciare e si mette in un angolo a farla e te lo trovi ammanettato, pestato e maltrattato perché sta facendo nient’altro che una pipì. Dagli una multa, prendi i suoi dati. Penso che siano partiti tutti, ma proprio tutti, il ragazzo e i poliziotti, troppo in quarta» (utente firmato).

«Tagliategli il pisello così non lo fa più» consiglia infine un utente.

IN CONCLUSIONE?
Una rissa. È stata solo una rissa. Perché un sindaco sente il bisogno di diffondere la notizia di una rissa come se fosse una notizia («Naturalmente era un clandestino») sull’immigrazione? È giusto o è manipolazione? E la manipolazione delle notizie deve passare per gli alti vertici dell’autorità cittadina?

Martedì 15 maggio 2018, ore 14:33
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Conversazioni con i cittadini

«Avrei voluto farti vedere il Borgo 22 anni fa»

 

– Non dirlo a me. Avrei voluto farti vedere il Borgo 22 anni fa. Il muro della ferrovia non esisteva, c’era ancora la palizzata bianca, sai, proprio come nelle vecchie cartoline, palizzata, erba e ferrovia.
– Carino, ancora in stile anni Cinquanta. Anche a Melegnano la stazione nelle cartoline era un bijou. L’ideale sarebbe attrarre ingegneri e architetti qui, per ripristinare in queste parti di città il loro aspetto di  un tempo…
– Il progresso, chiamalo progresso, siamo diventati solo paesi dormitori, e Melegnano già si salva. Qui non c’è più niente, ora ha chiuso anche Castelli, il negozio di cose per la casa, bomboniere ecc. Non so da quando c’era, ma brutto veder chiudere tutto. Rimane solo un panificio, la posta, 2 tabaccai, un giornalaio, 3 pizzerie, negozio delle cascine. Qui non fanno mai nulla, checché ne dica l’associazione di Borgo, vedasi mercatini di Natale, non ho controbattuto alla signora che ha postato le foto ma volevo dirle, signora, forse nel pomeriggio, ci sono state le bancarelle ma la mattina ce ne erano 10 a far tante e solo vigili e carro attrezzi a portar via le auto in divieto di sosta. Divieto messo tra un’auto e l’altra e molti no lo hanno visto. Mio figlio ha preso la multa, e meno male che quella mattina l’ho tirato giù dal letto per farmi accompagnare in un posto. Se no gli portava via l’auto. Lui però mi ha assicurato che il divieto non l’aveva visto. Son passata allora a vedere, sì, i divieti c’erano ma sul davanti delle auto, non dietro. Come poteva vederli chi li ha parcheggiati lì?
– Hanno messo i cartelli? Non si è dato preavviso?
– Infatti. hanno messo i cartelli, quelli mobili. Senza nastro. Niente di niente. io non sapevo neanche dei mercatini, certo, se leggi Tam Tam mi pare ci fosse scritto, ma non sono obbligata a leggere Tam Tam. Sinceramente non volevo pagarla la multa, ma mio figlio mi ha detto, ci costa più di giudice di pace che di altro, e hanno sempre ragione loro…
– Guarda, in questi pochi mesi di blog, l’impressione è che in queste città negli uffici nessuno abbia voglia di lavorare e che chi ne va a capo deve fatturare per il partito, non per l’azienda comunale. Parliamo di azienda comunale? Un sindaco del territorio, quindi capo d’azienda comunale, è stato abbandonato da tutti perché si occupava dell’azienda e non di fatturare nuove iscrizioni e nuovi voti per il partito. È completamente un’altra realtà. un mondo completamente diverso da quello come il nostro che domanda efficienza, decoro, servizi.
– Bravo, ben detto, pensano solo al loro tornaconto. Il grave è che noi le tasse le paghiamo. E siamo abbandonati al come viene viene.

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Per info sulla foto in evidenza:
http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-2w010-0000252/

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I lettori scrivono

«Ci manca che trovo un morto, prima o poi»

BORGOLOMBARDO di San Giuliano Milanese – La lettera e le fotografie di Anna, 52enne, ritraggono le vie intorno alla ferrovia. «Ho visto di tutto, dalla carta al letto, rimanere per settimane. Ci manca che trovo un morto prima o poi».

Sono a denunciare mancanze da parte dell’amministrazione comunale per il quartiere Borgolombardo di San Giuliano Milanese. Mesi fa lungo la via Boito-Zerbi (per intenderci, la via che costeggia la ferrovia) furono messi divieti di sosta per rifacimento marciapiedi. Finalmente, pensai tra me e me, e infatti iniziarono i lavori. Ah, sì: iniziati e finiti in un batter d’occhio, però. Non so perché, il marciapiede è stato rifatto, sì, interamente sul cordolo, ma la pavimentazione (che in questo caso è una gettata di catrame) è stata fatta a pezzi. Non posso dire che sia stata fatta la gettata solo dove era più rovinato, perché così non è; posso solo pensare che, finiti i soldi, abbiano rappezzato alla bella e meglio. Tanto è un marciapiede ferrovia, e chissenefrega, avranno detto in comune. Peccato invece che a mio parare ogni strada di una frazione ha la stessa importanza, che sia centrale o meno centrale.

Comunque, dopo la fine dei lavori, anche rappezzato, sinceramente quel marciapiede aveva finalmente un aspetto abbastanza decoroso; e va beh, mi son detta, meglio che niente.

Poi con mia grande meraviglia vidi che installavano trappole per i topi (dai quali forse nessuno sa ma eravamo invasi; gli alberi erano veri e propri condomini per i topi) devo dire che il professionista che ha installato le trappole forse ha lasciato un po’ a desiderare, alcune trappole anziché esser messe sulla striscia di terreno sono state rivolte verso il marciapiede, mai capito perché, visto che i topi si trovavano sugli alberi e in mezzo agli arbusti. Va beh, anche questa volta mi son detta: meglio che niente.

Ho sperato che, finalmente, qualcuno in comune avesse preso a cuore la situazione di degrado della striscia di terreno e relativo marciapiede della via Boito-Zerbi, striscia di terreno con alberi e arbusti ciclicamente usata come discarica abusiva, mai pulita, e marciapiede mai spazzato dagli operatori ecologici; tra le piante si vedeva di tutto. Così non è stato però, ciclicamente qualcuno usa questo spazio come discarica abusiva, dalle ruote auto, batterie, addirittura un parabrezza intero, una portiera, sacchetti di spazzatura, bidoni di non si sa che provenienza, residui di polveri non si sa se velenose o meno, materassi, sacchetti di medicinali, scarpe, vestiti, mobilio.

Mi chiedo perchè non c’è nessuno che controlli, che emetta multe, che installi almeno qualche cartello di divieto, e mi chiedo perchè per veder poi ripulito si debba aspettare mesi.

Quello che però ultimamente mi ha lasciato sgomenta è stato vedere un incaricato della società di deratizzazione togliere e portar via le trappole per i topi anziché rinnovare le esche. Non riesco a capire come si possa non effettuare la manutenzione e la pulizia della striscia di terra, ben sapendo che i topi sono altamente portatori di malattie, che potrebbero mordere, oltre i cani, anche i bambini della scuola elementare di Via Leonardo Da Vinci che giocano nel prato della scuola, e anche i bambini che giocano nel parchetto sito tra le vie Mascagni-Boito-Indipendenza. Vogliamo arrivare veramente all’incidente? Io che sono proprietaria di un cane devo avere mille occhi quando il mio cane si addentra tra gli arbusti, un morso di un topo è altamente pericoloso sia per gli animali da compagnia, sia per gli esseri umani. Penso sia dovere del comune o Asl mettere in sicurezza persone e animali.

Che io sappia quella striscia di terreno è comunale, e sempre che io sappia, all’epoca, quando venne costruito il muro di delimitazione alla ferrovia (per l’alta velocità), il comune lasciò incolta quella striscia affinchè i cittadini di Borgo potessero piantare delle piante, ma penso non sia giusto lasciare andare in totale degrado – vedasi pulizia e ultimamente edera altamente infestante (proveniente dal lato ferrovia) che sta soffocando le piante grandi o piccole che siano (un chiaro esempio si vede proprio in via Zerbi, altezza Via Puccini).

Mi sento presa in giro da questo comune, paghiamo le tasse anche noi, (vedasi ultimo balzello chiamato Tasi) mi sento presa in giro quando vedo questa incuria, quando noto che pur pagando le tasse bisogna aspettare mesi per la riparazione di una lampada di un palo della luce all’angolo tra Via Sciesa e Via Parlamento, quando sembra che siamo gli ultimi degli ultimi, vedasi luminarie di Natale messe qualche giorno prima della festa (e neanche messe bene, vista una luminaria caduta), mi sento presa in giro quando vedo un ennesimo lampione spento nella piazza principale lato via Labriola (per intenderci la piazza alle spalle della chiesa) per giorni e giorni.

Mi sento presa in giro e sinceramente in pericolo, sia per la mancanza di pulizia, sia per il buio dovuto ad un lampione spento o da riparare. Mi sento una cittadina di serie C. Non mi sono trasferita con tutta la famiglia a Borgo 25 anni fa solo per venirci a dormire (visto che San Giuliano Milanese è catalogata come cittadina dormitorio), mi sono trasferita per viverci, e viverci, se non bene, almeno decentemente.

Saluti.

 

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Il caso

Auto, vetri, ruote, mattoni: «Aggredita solo a parole. Ma intanto sono terrorizzata»

MELEGNANO e BORGOLOMBARDO – Due auto colpite a Melegnano in via San Francesco e viale della Repubblica, non distante dalla stazione ferroviaria: si parla di furto di ruote nei parcheggi non custoditi, solo due settimane fa (clic per leggere l’intervista). C’è un terzo caso melegnanese; lo testimonia M., residente nella città sul Lambro, il quale è a conoscenza di un recente furto di ruote nel suo condominio, zona stazione: «Ci sarebbe da fare un’indagine, dal momento che succede sempre in quest’area» dichiara.

È del 2010 il caso più datato in mano nostra. San Giuliano Milanese, esattamente via della Repubblica: «È successo la notte. L’auto era sotto casa. La mattina presto – racconta F., giovane lavoratrice sangiulianese – l’ho trovata sui mattoni». Decidiamo di proseguire nell’inchiesta presso la popolazione connessa iscritta ai social network.

Scopriamo che fino a pochi mesi fa il furto ai danni di automobili è stato di prassi a Borgolombardo, in San Giuliano. «A Borgo c’è stato un periodo che tra ruote portate via e vetri rotti – commenta B., una residente – non se ne poteva più. Un annetto fa ancora vedevo auto senza ruote. Invece il periodo dei vetri rotti sarà stato due anni fa; a me ben tre volte hanno rotto il vetro, non hanno portato via niente perché niente c’era da portare via; intanto il danno c’è stato».

«Noi qui a Borgo siamo terra di nessuno, purtroppo. Quattro o cinque mesi fa ho beccato tre tipi ad aprire una Punto – prosegue B. – Mi hanno aggredita solo a parole, ora intanto sono terrorizzata. Se siete in zona poco frequentata denunciate la cosa, almeno chiedete una ronda. Ditelo che Borgo, lungo la strada della ferrovia, è terra di nessuno. Bisognerebbe che i carabinieri passassero».

Martedì 25 novembre 2014, ore 12:35

(Si ringrazia Marco Maccari)

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Cronaca

Maschera bianca, al 58 mi ti bevo, al 25% dei casi ti spacco la faccia

I risultati del sondaggio. Con intervista al Sindaco di San Giuliano Milanese

BORGOLOMBARDO, MELEGNANO, CERTOSA – Vedo maschere bianche? Li vado a denunciare. Il nostro sondaggio, aperto martedì 7 ottobre e svolto su un campione di 111 lettori, si chiude con il 58% di voti a favore della scelta di presentarsi al comando dei carabinieri e di fare un esposto. Opzione andata per la maggiore fin dal primo momento.

La soluzione fai da te vale per il 25% dei partecipanti, che aspettano solo di avvistarli per metterli in riga. Avvertire i condòmini e tenere gli occhi aperti è valido per il 5%. Altrettanti (di nuovo 5%) i lettori che correrebbero a casa ma senza un’idea di che cosa fare.

Informare tutti sui social network è considerato dal 4% dei partecipanti. Soltanto un 3% telefonerebbe in Comune per far muovere il sindaco o l’assessore. Nessuno vorrebbe convocare insegnanti, psicologi, scuole (0%).

I bersagli? Minorenni, anziani, donne sole; ci sono stati reati, due rapine a mano armata. «Sono sgomento – si pronuncia Alessandro Lorenzano, 30enne sindaco sangiulianese. – Abbiamo potenziato i controlli in borghese della polizia locale nelle zone da cui provengono le segnalazioni, per arrivare a prenderli e identificarli. Ma la reazione che vedo è ancora più sconcertante. Invito a mantenere la calma affinché non si produca emulazione: meglio segnalare alle autorità che scrivere il post su Facebook, perché il primo serve, il secondo ha l’effetto contrario».
Queste dichiarazioni nascono da…?
«Sono figlie delle segnalazioni dell’Amministrazione», risponde.
Nel corso del nostro sondaggio, fin dal primo giorno i lettori hanno dichiarato che la prima cosa che farebbero è segnalare. Ma i carabinieri ad oggi non riferiscono di avere ricevuto segnalazioni.
«Questo è un grosso problema – replica il sindaco. – Siamo nelle condizioni di avere decine di segnalazioni di furti sui social network e zero denunce alla tenenza dei carabinieri. Si scatena il meccanismo dell’omertà, o della paura di lasciare le proprie generalità. Perciò l’invito che faccio ai cittadini, giovani e meno giovani, è di chiamare la tenenza dei carabinieri, il comando di polizia locale e di segnalare. Perché di questo viene lasciata traccia. San Giuliano ha 84 km di rete stradale: se non c’è segnalazione non compare nessuna freccia rossa».
Ha avuto un confronto con i carabinieri?
«Con il maresciallo».

(Si ringrazia Marco Maccari)

martedì 14 ottobre 2014, 13:54

 

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Sondaggio

Sondaggio. Maschere bianche: che si fa?

BORGOLOMBARDO, MELEGNANO, SAN DONATO MILANESE – Avvistamenti, agguati, due rapine. Il fenomeno si diffonde e la società si sta mettendo in guardia.

Lungo la via Emilia tutti sono informati e in tanti si chiedono che cosa sarebbe giusto fare.

Qui c’è un sondaggio. Cos’è meglio, per te?

 

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I lettori scrivono

«Noi ragazzi non sappiamo come comportarci»

A., un adolescente di Borgolombardo, scrive: «Ma gli sbirri stanno facendo qualcosa per ’sti tipi? Io non ho ancora visto una pattuglia girare. Lo sa praticamente tutta San Giuliano ormai. E loro dove sono? Ormai noi ragazzi non sappiamo come comportarci, d’altronde l’unico sostegno sarebbe un coltello o cazzate varie ma, metti caso, quella sera passano i carabinieri e mi trovano una cosa del genere addosso? Sono nei casini… Ma come posso difendermi se loro sono uno o due, con un coltello e una mazza da quanto ne so…?» (29 settembre).

Carissimo, ti faccio leggere la risposta di una psicologa e criminologa. Tu prendi nota e fa’ girare. Ai ragazzi che fanno video in maschera, invece: datevi una svegliata perché quello che fate è veramente cheap. Ai ragazzi che hanno rapinato con il volto coperto, diciamo: lasciate stare. Rubare in maschera non vi sta dando un’identità: ve la ruba. Giù la maschera, ragazzi. È ora di metterci la faccia.

«Gentile A., grazie della tua testimonianza e del coraggio dimostrato. Allo stato attuale non ci sono dati che quantifichino e informino sull’entità del fenomeno White Mask Gang (le maschere bianche, ndr) e delle sue becere imitazioni.
Ma una cosa è certa: si rende necessario parlare di prevenzione, intesa a favorire tutte quelle condizioni individuali e sociali che proteggono ciascuna persona, minori inclusi.
Oltre al coinvolgimento delle Forze dell’Ordine, la prevenzione deve focalizzarsi sulle misure di difesa atte a contrastare il fenomeno; in mancanza di aspetti preventivi si corre il rischio di un ampliamento dei margini di azione e di un’escalation dei conflitti.
Alcune raccomandazioni della Polizia comprendono:
osservare lo svolgimento dei fatti: i testimoni possono essere di aiuto alle vittime ai fini delle indagini,
organizzare le misure di aiuto come comporre il numero di emergenza 113,
invitare gli altri a collaborare attivamente: la tempestività dell’aiuto può salvare le vittime dal peggio.
D’altra parte, è importante per la vittima chiedere aiuto e assistenza a un centro antiviolenza e a uno Psicologo esperto in Criminologia. L’aiuto è necessario per il sostegno psicologico, sociale e giuridico». Claudia Sposini*

*La dottoressa Sposini è psicologa esperta in criminologia e in psicologia dei nuovi media. È consulente tecnico d’ufficio presso il tribunale di Lodi. È reperibile sul website www.claudiasposini.com e al recapito mobile 346.42.73.891.

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