L'inchiesta

Saronio, una «disonestà profonda»

«IO HO VISTO LE COSE CHE SONO SUCCESSE, la gente che è morta dentro lì è tantissima. Ma anche fuori. Ricordo che c’era un reparto che a un certo punto hanno chiuso, lo han bloccato a chiave e non si poteva entrare, dove facevano dei prodotti altamente nocivi. Non so a cosa servissero.

«La cosa difficile da discutere è cosa facevano nei reparti. Facevano turni di notte e di giorno e gli davano degli scarponi alti, zoccoloni a volte, con le mascherette che non servivano a niente e per purificarsi uscivano un’ora prima per lavarsi, poi andavano a casa e – come mi raccontava la moglie di uno dei dipendenti che è morto – non solo dovevano lavarsi un’altra volta ma dovevano mettere nel letto dove dormivano una specie di foglio di plastica per non sporcare le lenzuola.

«C’era una disonestà profonda, quando i filtri ad esempio si rompevano non venivano effettivamente cambiati ma scambiati tra i due stabilimenti di Melegnano e Riozzo. Le vasche di decantazione erano fatte proprio malamente, come se mettessi giù delle tavole come capita e quindi chissà quante cose sono filtrate nel terreno», racconta un testimone.

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Di Elisa Barchetta
12 dicembre, ore 15:32
Reblog dal settimanale 7giorni

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Immagine in evidenza: Michelina Salandra

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Cronaca

Aperta la Binasca-Santangiolina, la corsia giusta è a sinistra

Porta in 3 minuti e 45 secondi dalla rotatoria di Cerro al Lambro alla rotatoria sulla Binasca. Misura 3,4 kilometri. È la Binasca-Santangiolina e da oggi è aperta al traffico. È stata inaugurata stamattina alle 10, con la denominazione di Strada Provinciale 302.

Attenzione per chi proviene dalla rotatoria di Melegnano sull’Emilia. Superato il cavalcavia e imboccata la sopraelevata, se si vuole prendere la nuova Binasca-Santangiolina o proseguire per Carpiano occorre mantenere la corsia di sinistra. Infatti la corsia di destra conduce a un nuovo svincolo che porta irrimediabilmente sull’autostrada, in direzione di Bologna (vedi foto).

Leggi il resto dell’articolo sul settimanale 7giorni nella pagina di RADAR, in uscita mercoledì 16: la notizia principale conterrà tutto sulla nuova Binasca-Santangiolina.

Marco Maccari, sabato 12 novembre 2016 ore 12:50 

mamacra@gmail.com

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L'inchiesta

Carpiano, la terra delle diossine e dei cancerogeni

I terreni agricoli di Carpiano e di Landriano sono contaminati da sostanze chimiche che procurano il cancro e che sono velenose per la salute umana, vegetale e animale. In particolare le diossine, sostanze velenose ottenute dalla combustione dei rifiuti solidi, e i furani, liquidi cancerogeni. In questi anni, quei campi sono stati regolarmente coltivati e hanno dato da mangiare agli animali negli allevamenti circostanti, che producono un latte esportato alle case di produzione. In questi anni, il suolo può avere favorito l’assimilazione delle sostanze nei vegetali e la loro discesa nella falda acquifera.

L’estensione del territorio inquinato è di 12,5 ettari. Nel 2007, il Centro Comune di Ricerca ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, pubblicò il rapporto «Monitoraggio ambientale di un’area contaminata nelle Province di Pavia e Milano», a cura dei ricercatori Roberto Cenci e Fabrizio Sena, con supervisione della Commissione Europea e dell’Istituto per l’Ambiente e la Sostenibilità.
Il rapporto fu realizzato su richiesta della Provincia di Pavia. Era parte del Progetto Pavia, uno studio sulla salute dei suoli pavesi. Altri 14 ricercatori hanno collaborato al rapporto. Dichiara il documento: «Lo studio ha identificato l’estensione di un’area “anomala” per la concentrazione di metalli pesanti e diossine». Il rapporto concludeva con un appello: «Gli amministratori sapranno fare tesoro di questi risultati provvedendo al ripristino dell’area contaminata».
Sono passati 8 anni ma sull’area non è arrivato alcun ripristino. Il rapporto è stato confermato da una seconda ricerca del 2011. Il rapporto dichiara: «Nei 12,5 ettari sono state identificate 33 aree. Sono stati prelevati campioni di suolo fino alla profondità di 30 centimetri». I risultati, specialmente all’interno di 11 siti, hanno identificato una «importante contaminazione di metalli pesanti, diossina e furano. I valori sono significativamente più elevati rispetto all’intero territorio pavese. Tale livello di contaminazione potrà arrecare danni ingenti all’ambiente e alla salute umana» (pagine 13, 15, 24).
In questi 11 siti la diossina è più alta dei valori a norma di legge. In 4 di essi arriva ai seguenti valori: 25.43 picogrammi per grammo, 12.32 pg/g, 12.76 pg/g, 10.29 pg/g. Il valore di legge deve essere pari a 1 pg/g. Il picogrammo è una frazione milionesima del grammo.

Siamo a 1 kilometro da Carpiano, paese di 4106 abitanti nel Parco Agricolo Sud Milano. I suoli esaminati contenevano ancora le tracce del mais coltivato sul terreno. «I prodotti che si coltivano tenderebbero ad arricchirsi di metalli pesanti», scrivono i ricercatori. Metalli come mercurio, cadmio, piombo, particolarmente dannosi, sono presenti in modi strettamente correlati. Questo ha fatto ipotizzare che nel territorio ci siano stati «spargimenti pirata»: in pratica, sostanze chimiche inquinanti sparse illegalmente e di nascosto nei terreni.
A 400 metri sorge Cascina Calnago, azienda agricola di allevamento e coltura sulla strada provinciale 165, a breve distanza da Cascina Leoncina e Cascina Foina. Il terreno è vicino al cavo Lissone. L’azienda ha prodotto uno studio e lo ha presentato il 31 maggio scorso in regione Lombardia, durante una Conferenza dei Servizi, alla quale i ricercatori di ISPRA non hanno partecipato. Il nuovo studio restringe i 12,5 ettari contaminati a 2 ettari, e attribuisce la contaminazione al corso delle acque di canale. Ma ARPA Lombardia, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha bocciato lo studio dell’azienda.
Per il comune di Carpiano la notizia è stata un colpo di tuono. Il 9 novembre si è tenuto un consiglio comunale aperto, i cittadini hanno partecipato in folla. Dichiara Emanuela Gorla, attivista carpianese del Movimento Cinque Stelle: «L’amministrazione comunale sembra minimizzare il problema. I primi controlli ufficiali sul latte munto sono stati fatti pochi giorni fa, a ottobre/novembre». A sollevare il problema è stata Iolanda Nanni, 47 anni, consigliera regionale in Lombardia per il Movimento Cinque Stelle, con un’interrogazione del 14 settembre scorso: «Ancora non ho risposta» afferma.

A giudizio degli abitanti, gli spargimenti illegali sono legati ai versamenti di fango che i terreni agricoli hanno ricevuto negli ultimi anni. Affermano due residenti di Carpiano: «Queste cose sono successe quindici, vent’anni fa. Andavano nei terreni e versavano dentro dei fanghi. Erano cose fatte alla luce del sole, davano dei soldi, c’erano contratti. Vicino Landriano c’era una discarica. L’impressione era che fosse una cosa normale, regolare, fatta con contratti».
Regione Lombardia non è rimasta a guardare. Ha dichiarato i 12,5 ettari di Carpiano Sito Inquinato di interesse Regionale. Per il triennio 2013-2015 la regione ha messo da parte 7 milioni di euro con il decreto 424 del 19 luglio 2013 in aggiunta a un milione di euro stanziati nel febbraio 2013, per la messa in sicurezza di emergenza dei territori inquinati e contaminati. La bonifica dei suoli inquinati rappresenta «una priorità per le amministrazioni locali e regionali», ricorda Regione Lombardia.

Marco Maccari, giovedì 19 novembre 2015 ore 20:04

mamacra@gmail.com
@mamacra

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Il dibattito

«Il coraggio di dire: episodi isolati»

CARPIANO – Sandro è un ragazzo. Ha 24 anni e scrive: «Nel giro di un anno nel territorio di Melegnano: 1) una tabaccheria prende fuoco, 2) ignoti sparano contro la vetrina di un negozio, 3) scoppia un incendio in un’azienda. E l’assessore Raimondo ha il coraggio di dire che sono solo episodi isolati. Vi prego, fate qualcosa voi di RADAR, perché se stiamo ad aspettare l’opposizione facciamo in tempo a far divorare Melegnano dalla mafia».

Ciao Sandro. Non sopravvalutare le dichiarazioni dell’assessore. Sono state fatte all’interno di un’intervista poco chiara uscita sul Melegnanese, priva di un vero interesse perché mancante di quella che i giornalisti chiamano contingenza di cronaca: cioè un fatto realmente accaduto e di pubblica rilevanza, che motiva l’interessamento di un cronista. Guarda: la domanda sei è scritta: «A così si riferisce?». L’assessore non ha nemmeno fatto la fatica di riguardare e correggere.

Il Melegnanese, il cui costo unitario in edicola è di quasi 2 euro e il cui blog non è aggiornato dal 5 maggio – la cui pubblicazione è stata trasformata a fine 2014 in una colletta di solidarietà a carico dei lettori, a colpi di 35 e 50 euro – ha ancora poco a che fare con la vita cittadina. La poco chiara successione in area direttiva odora di colpo di stato. Giornale da non prendere ancora sul serio.

All’assessore infatti gliene fotte, e male non fa. Scrive risposte a domande che arrivano via email. In Fratelli d’Italia c’è una destra istituzionale, fedele alla storia del Paese, che trova espressione in uno o due comuni del territorio; e c’è una destra sociale, dalle tante nostalgie mussoliniane, secondo cui il giornalismo è preconfezionare domande/risposte e amministrare equivale a emettere notizie a quest’altezza. Il fascismo borghese – quello perbene, sponda deliziosa per politicizzati melegnanesi dal corpo sociale spicciolo e dalla preparazione politica approssimativa, ma vogliosi di imborghesirsi col cash in tasca e i contatti giusti in agenda: vedi la loro presenza ai tavolini dei gazebo – ancora non permette ai suoi membri di parlare di integrazione mafiosa. Li invita, come detto da Riccardo De Corato il 17 giugno a Melegnano, a «considerare il racket dello sfruttamento della prostituzione» (vai a vedere anche l’articolo sul Cittadino di mercoledì 30 giugno). Cose superate, da Il Padrino.

Episodi isolati? Non lasciamo sola la magistratura ad annegare in una pista di mezzi indizi e di carte gialle. Sandro, sei con noi?

Lo Staff, giovedì 2 luglio 2015 ore 14:10

radarmelegnano@gmail.com

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L'intervista

Nel nome dell’amore

MELEGNANO – Gli irlandesi votano sì ai matrimoni egualitari: ora le coppie eterosessuali e le coppie omosessuali in Irlanda hanno pari diritti. È il 22° Paese al mondo a legalizzare il matrimonio omosessuale, ma il primo a farlo attraverso un referendum. Abbiamo intervistato Samuele Degradi, consulente politico cresciuto a Carpiano e attivista per i diritti civili. 62,1% di sì, 37,9% di no. Irlandesi iscritti a migliaia apposta per votare, tornati a casa dall​e​ città per partecipare al referendum. «Tornati anche dall’estero. Dal mio punto di vista, che è quello di un consulente, la campagna di promozione del voto a favore – la campagna YES Equality – è stata una bellissima. Non si è limitata alle associazioni omosessuali, ma ha contato sulla partecipazione di associazioni per lo sport, per l’ambiente, si è appoggiata su strumenti fantastici come il porta a porta, e su video di how to postati su YouTube, cioè di video informativi per la promozione del voto. È stata una campagna aperta. In queste condizioni è stato semplicissimo aprire comitati locali». Quante volte hai parlato della tua storia in pubblico? «Sette, otto volte. Ho fatto coming out a 16 anni, era la vigilia di Natale. Ho la fortuna di avere una famiglia che mi vuole bene, che crede in ciò che faccio e mi ha sempre sostenuto. Il mondo intorno a me era quello di un Comune di 4000 persone; mi innamorai per la prima volta in terza media e lo sentii come una cosa naturale, ma capii che non c’era speranza, non c’era certezza che la gente avrebbe preso bene ciò che stavo vivendo. Iniziai a chiudermi in me stesso. Poi, dai miei 16 anni in avanti, ho capito che non ero solo. Oggi ho 28 anni, mi batto per avere gli stessi diritti dei miei due fratelli, e diverse volte ho fatto da padrino al coming out di ragazzi e ragazze omosessuali». Tu fai anche lobby. Quanto ci vorrà in Italia perché prenda piede un processo di equalizzazione come quello irlandese? Ci sarà mai un referendum? «È una domanda da un milione di dollari. ​Da un sondaggio Demos dell’ottobre 2014, il 55% dei partecipanti italiani risulta a favore ​dei matrimoni di coppie dello stesso sesso. Ma senza scendere in dettagli posso dire che in dieci anni mi auguro che le cose siano cambiate soprattutto in tema di limitazione dell’omofobia. ​Occorre che ​la nostra classe politica​ abbia il coraggio di parlare di questi diritti senza paura di perdere elettori». Come ti vedi tra dieci anni? «Mi vedo in un Paese che ha finalmente iniziato programmi di integrazione e di promozione sui diritti dei gay. Mi riferisco all’educazione nelle scuole. A livello iperlocale».

Marco Maccari, lunedì 25 maggio 2015 ore 6:30
mamacra@gmail.com @mamacra

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