Il caso

Case popolari a Melegnano? Il guru non è Giorgia Meloni. È Massimiliano Pala

Case popolari? A Melegnano le liste di attesa, che durano anni, semmai sono al 90% con nomi stranieri e la priorità va alla loro cultura di fare molti figli e di essere in alcuni casi soggetti disagiati. Per questo punto Massimo Pala è il guru, sono anni che lotta per i più deboli in aspettativa di casa popolare.

No centri commerciali e commercio di prossimità: la Caputo, proprio lei, non prende in considerazione progetti.

Videosorveglianza: è stata attivata su un progetto che era stato preventivato in 30mila euro, poi ridimensionato a 10mila perché a Buccinasco è stata questa la cifra, e l’azienda è stata scelta nel sistema regionale degli appalti per lo stesso tipo di installazione. Questo fatto andrebbe approfondito. Comunque, dire che una telecamera è un deterrente per gli abusivi mi sembra una montatura, perché in realtà primariamente è un sistema che tutela la sicurezza dei cittadini, in zone “calde”. Domanda: ma, per funzionare, il sistema dovrebbe avere una persona che vigila sui monitor 24/7, altrimenti non è un sistema cosi efficace. Per esempio la telecamera posta nel sottopasso ferroviario è ad altezza vandali o di malintenzionati che potrebbero manometterla per compiere azioni fraudolente, non coprendo interamente la visibilità sull’intero passaggio.

E qui mi fermo, altrimenti la patata in bocca inizia a borbottare e andiamo avanti alle calende greche.

Messaggero non firmato, sabato 24 giugno 2017 ore 7:03 
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Cronaca

Non abbiamo più una casa e la mia mamma piange tutte le sere

bambino-picStamattina abbiamo detto ciao alla casa.

La padrona di casa e il comune ci hanno detto che ce ne dobbiamo andare. Non ci vogliono più. È da tanto che cerchiamo di restare. Papà e mamma hanno parlato con il comune, sono andati, mamma provava tanta rabbia perché tutti le dicevano che le case ci sono, ci sono le case vuote, ma a noi non ci fanno entrare. In comune interrompevano mia mamma. Le dicevano: «Noi rispettiamo le regole, noi rispettiamo le leggi, noi non ci stiamo». Ma noi chi? Le hanno detto che ci sono così tante situazioni gravi che, per non fare torto a nessuno, non fanno bene a nessuno, e così hanno scelto di non assegnare le case a chi ha bisogno.

Un vigile ci aveva detto delle cose per aiutarci ma poi in comune lo hanno rimproverato, gli hanno chiesto di precisare le cose che aveva detto, hanno messo il timbro, glielo hanno fatto firmare.

Papà è stanchissimo, si mette giù la sera molto tardi all’una, poi alle due si rialza e torna a lavorare. All’inizio potevamo stare qui fino a tutto marzo. Poi un giorno mamma e papà mentre tornavano dopo avere preso qualcosa da mangiare hanno trovato la padrona di casa, suo fratello, il suo avvocato, l’ufficiale giudiziario e i padroni di casa hanno detto che a papà gli dovevano chiedere l’elemosina, che noi siamo mafiosi. Hanno detto che dovevamo uscire di casa prima, il 22 febbraio, se no il tribunale prendeva me, mio fratellino e ci portava via da mamma e papà.

Quando vedo la psicologa, dice che non vuole che io senta certi discorsi.

Se sento mi metto a tremare.

La mattina mi svegliavo e chiedevo sempre a mamma: noi domani cosa facciamo? Ce la danno una casa? O andiamo fuori senza casa al freddo?

Lei mi rispondeva che non sono cose da bambini, che mamma e papà la trovano una casa, stiamo cercando e andiamo in una casa nuova.

Ma io la sento che piange tutte le sere.

Un bambino di Melegnano, mercoledì 22 febbraio 2017 ore 8:00
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Il dibattito

«Sui presunti intrecci, la magistratura farà piena luce»

«Troviamo che venerdì 4 marzo, durante l’assemblea pubblica riguardante il caso Mantovani-Bianchi ed i presunti intrecci con l’Amministrazione Bellomo, si sia fatta strumentalizzazione politica. La sinistra melegnanese non perde occasione per attaccare l’attuale Giunta sul lavoro svolto in questi anni. A nostro avviso, allo stato attuale non sono emersi elementi concreti tali da poter colpevolizzare o anche sospettare minimamente di mala fede il sindaco Bellomo riguardo questa vicenda. La magistratura farà piena luce e soltanto dopo si potranno trarre le più sensate conclusioni. Il Movimento Destra Sociale».

Eh no però, ragazzi. Si cominciava a parlare di cose interessanti: appalti, denaro, conti correnti intestati, percentuali del 4-5%, dati al vaglio delle indagini, voti raccolti nelle case popolari, e invece voi fate uscire dalla penna un peana di moralità.

Eddai. E poi, questa ostentazione che sapete distinguere la mano destra dalla sinistra. Beati voi. Oggi nessuno a Melegnano le usa; sembra che basti dire «di qua», «di là», tanto i punti di riferimento sono Piazza, Mercato, Castello.

Comunque, liberi di esprimervi. Rientrate tra gli aventi diritto.

Una ricca libertà d’espressione e di parola contraddistingue Melegnano: perciò strafogatevi di diritti. Nel segno – è un consiglio – di un uso del linguaggio completamente libero dallo hate speech*, online e offline.

Attenti solo a non parlare di voti raccolti nelle Case Popolari e negli Alloggi Convenzionati. Spuntano fuori le «denunzie per diffamazione».

Lo Staff, martedì 15 marzo 2016 ore 9:18

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hate speech: in inglese, discorso di odio. Un’espressione molto forte con la quale si indica, in un contesto sociale, il linguaggio intollerante usato nei confronti di minoranze etniche o di razze diverse da quella maggioritaria. Oggi è diffuso nei gruppi social ed è strumentalizzato, in determinati casi, per dirigere le comunicazioni su temi di propaganda estremista di destra. 

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Il caso

Case popolari: il bancomat dei politici

Case-popolari-MelegnanoMELEGNANO – Il giornalista Ersilio Mattioni, 43 anni, venerdì 4 marzo è stato in città. Ha parlato di Mario Mantovani e ha parlato anche di politici che raccolgono voti nelle case popolari, facendo riferimento alla sua esperienza giornalistica. A Melegnano la raccolta di voti nelle case popolari è divenuta di attualità nello scorso gennaio, a seguito di un articolo del blog RADAR.

«Le case popolari in Lombardia sono legate ad ALER, l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale. ALER non spunta mai fuori per caso» ha spiegato Mattioni. «L’ex direttore generale di ALER, Mimmo Ippolito, è un uomo che ha intrecciato la sua vita con vari destini, fra cui quello di Mario Mantovani, l’ex vicepresidente di regione Lombardia oggi convocato a processo. Quando Mantovani era sottosegretario alle infrastrutture, aveva una sede milanese poco usata in via del Politecnico, piazza Cavour. Ricordo che andai a intervistare Mantovani in quella sede e vidi Ippolito. Entrando, chiesi a Mantovani: “Ma come mai c’era il direttore generale di ALER?”. Disse: “È bravissimo, lo voglio portare a Roma”. Finì lì. Venimmo a sapere dopo che Ippolito, indagato, disse ai magistrati: “ALER era usato dai politici come un bancomat”.

Nelle case popolari si fa molto consenso. Nel senso che, a volte, vanno ad abitarci famiglie che sono tutte legate fra di loro. Ricordo che in un comune ai confini tra le province di Milano e di Varese, Càstano Primo, vicino a Malpensa, una volta si votò. C’erano tre liste. I seggi stavano quasi per chiudere. La lista di Lega Nord aveva un distacco di 100-120 voti, i rappresentanti già festeggiavano. Ma chiude l’ultimo seggio: Forza Italia prende un vantaggio strepitoso, supera Lega Nord e vince le elezioni in volata. L’ultimo seggio era il seggio di via Giolitti, dove ci sono le case popolari, abitate in prevalenza da famiglie calabresi. Non ne voglio fare una questione geografica o di etnia, ma dentro quelle case c’era un candidato di Forza Italia che, calabrese e amico di queste persone, aveva fatto molte promesse in campagna elettorale; e si scoprì che solo per lui erano venute fuori 180 preferenze. In un paese di 9000 abitanti, 180 preferenze sono molte per un seggio solo.

Ecco, le case popolari purtroppo sono anche questo; quando qualcuno riesce a controllare, anche a carpire la buona fede di persone che magari non sono così attrezzate e che ci vivono, indubbiamente quel qualcuno ottiene un bacino di consenso».

Marco Maccari, giovedì 10 marzo 2016 ore 06:30

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@mamacra

 

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Satira

E Raimondo prese la Nutella. E disse…

SATIRA – Aumenti Aler: un vertice in Comune con i persuasori occulti di Melegnano.

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Nella foto vediamo l’assessore discutere sul punteggio finale dello scopone scientifico. Cerca di convincere il suo avversario che gli ori li avranno fatti loro, ma con il patto di stabilità non valgono più.

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Aler. Vertice in Comune con chi realmente comanda Raimondo.

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Adesso turlupinare quattro vecchi no, eh.

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I coinquilini Aler preoccupati per i topi nelle zone dove giocano i bambini. Pensare che quando eravamo piccoli noi sarebbe stato un onore incontrare il maestro Splinter.

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350 euro di aumenti Aler, vertice in Comune per capirci qualcosa: Raimondo parla con l’unico che ancora ci legge. Nell’espressione sminchiata di quello subito a destra leggiamo che siamo in alto mare; il sorriso drogato del primo a sinistra dichiara che già erano in fase canzoncine.

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In attesa dell’oste, sempre un occhio alla schedina.

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Il fotografo era Carlo Napoli.

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Bollette Aler, vertice in Comune. Che bell’uomo l’assessore, però.

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#umarellaraccolta 

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Cronaca

Ora Martelli non è più un uomo solo

«Mai successo a Melegnano» sottolinea Cristiano Vailati, alleato del 32enne consigliere

MELEGNANO – Intimidazioni: la solidarietà delle minoranze è al completo. Restava solo il Partito Democratico. Ma ieri, lunedì 16, alle ore 14 anche il trio dei consiglieri eletti democrat ha condannato con una comunicazione ufficiale la serie di minacce che ha investito Luigi Martelli, 32 anni, consigliere comunale di Destra Civica.

«Esprimiamo solidarietà e condanniamo gli episodi intimidatori – si legge nella dichiarazione ufficiale di Davide Possenti, Alberto Corbellini e Dario Ninfo. – Necessario chiarire la vicenda». 300mila euro stimati di morosità nella gestione degli alloggi popolari, mercato nero domenicale, sostanziale inerzia nel caso moschea: le questioni sulle quali Martelli, di origine calabrese, guardia giurata e padre di una bambina 5enne, ha interpellato più volte l’Amministrazione in consiglio comunale.

«Ottima notizia, ringrazio il PD locale – commenta Cristiano Vailati di Lega Nord (in foto a sinistra), alleato di Martelli. – Un fatto simile non era mai accaduto a Melegnano. Ci siamo recati dai Carabinieri domenica 15 febbraio insieme all’onorevole Marco Rondini, deputato di Lega Nord. Ciò che è accaduto non va sottovalutato, ci hanno dichiarato; abbiamo la garanzia del loro massimo impegno. Purtroppo ci sorprende negativamente la mancanza di solidarietà degli ex colleghi di maggioranza. Tutte le forze politiche dovrebbero fare gruppo quando si verificano fatti simili. Gli unici ad avere condannato il gesto in consiglio, Tommaso Rossi e la lista di minoranza Insieme Cambiamo, sono anche gli unici che ringraziamo».

Dal 2014 a oggi sono state indirizzate al consigliere una telefonata in Comune, scritte offensive sulla porta di casa, per due volte gli è stata danneggiata la cassetta postaleLa questione ha reso il giovane e inesperto Martelli un uomo non più solo: è un silenzio, quello della maggioranza, che può tramutarsi in un cocente errore politico.

Marco Maccari, martedì 17 febbraio 2015 ore 11:38

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Cronaca

«Bruttissimo». Ma alle maschere bianche piacciono le case popolari

VIA TOSCANA – Madre di famiglia 33enne sorpresa in un agguato martedì 30 sera a Melegnano, ore 22.15, all’ingresso delle case popolari. Uscita dal cancello per fumare una sigaretta, B., residente, racconta di aver visto accostarsi al marciapiede una macchina bianca.

«È rimasta traumatizzata, ora se deve uscire il giorno si guarda sempre dietro» dichiara il figlio E., maggiorenne e lavoratore. «Bruttissima esperienza. Non la auguro a nessuno – spiega la signora. – Ero giù, tutto era normale. Vedo una macchina che si avvicina, bianca, con i vetri neri: ho pensato che volesse chiedere informazioni. Invece tirano giù il finestrino e vedo una maschera bianca come un cadavere. Mi sono spaventata a morte. Per fortuna non soffro di cuore».

«In un secondo sono ripartiti. Via, neanche il tempo di notare la targa – conclude – hanno fatto la curva in viale Lombardia. La mia vicina mi ha vista, mi ha chiesto: stai bene? Una cosa bruttissima. Mi spiace ma non scendo più la sera, esco solo di giorno».

«Io li ho avvistati lunedì sera – continua il figlio – alle undici meno un quarto insieme a un amico minorenne. Erano in piedi, fermi al sottopasso della stazione. Ma li ho visti anche presso via San Francesco, sotto i portici». Risulta intanto che si stia muovendo un’investigazione privata.

 

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