L'inchiesta

1935, SARONIO NO LIMIT

DAL 1926 AL 1935 L’INDUSTRIA CHIMICA DOTTOR SARONIO conosce un intenso sviluppo. Arriverà a occupare tra Riozzo e Melegnano circa 2500 persone.

È il 1935, il dottor Saronio è nominato consigliere del Governo Italiano per la chimica organica. Vengono emanate delle norme restrittive per quel che riguarda le costruzioni edilizie, tuttavia all’Industria Chimica vengono concesse tutte le autorizzazioni richieste secondo quanto stabilito da un decreto prefettizio, che prevede eccezioni per i casi di interesse pubblico. È quindi l’amministrazione comunale di Melegnano a facilitare l’espansione della fabbrica oltre i limiti delle concessioni edilizie autorizzate.

Saronio e i collaboratori sanno che lo stabilimento è nocivo. Introducono un medico permanente per il personale. Cinque mucche di razza olandese, ospitate in fabbrica, fanno bere il loro latte ai dipendenti: la speranza è disintossicarli.
Non funzionò.

Leggi qui.

Un articolo di Elisa Barchetta
5 dicembre, ore 14:00
Reblog dal settimanale 7giorni

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Immagine in evidenza: M.A. De Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali, 1906-1947. Vedi su vogliadiarte.com

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Cronaca, Il caso

Chimica Saronio: l’iprite, il gas mostarda, il georadar di ultima generazione, il museo della pace

RIOZZO — Ciao, RADAR. Ci ho messo un po’ ma, come promesso, ti lascio qualche info sulla serata riguardante la Saronio. Gianluca di Feo — autore del libro inchiesta Veleni di Stato e attualmente vicedirettore di la Repubblica — ha tenuto una serata molto interessante, iniziando da una trattazione generale sull’utilizzo e sulla produzione di armi chimiche in Italia durante il periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale e che si è protratto (sembra) anche fino agli anni ’50.

Ha poi parlato in particolare della Saronio, nella quali si producevano iprite e gas mostarda, delle quali se vuoi potrò parlarti anche dal punto di vista medico. Si è infine aperto un dibattito sulla situazione attuale e sul futuro del terreno riozzese, nel quale sono intervenuti soprattutto esponenti e simpatizzanti della minoranza, per poi avere un ultimo intervento del sindaco Marco Sassi.

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Le fotografie presenti in questo post sono di Michelina Salandra. I diritti sono riservati.

La serata era stata organizzata proprio dalla minoranza, Solidarietà Civica Indipendente, e devo ammettere che l’affluenza è stata notevole, stupendo anche lo stesso Di Feo, raggiungendo le 50-60 persone all’incirca; negli interventi abbiamo potuto notare che le voci di corridoio sembravano aver preso più consistenza del dovuto, soprattutto quella che vuole il terreno della Chimica destinato all’edilizia. Sassi ha commentato solo alla fine, sostenendo il fatto che la richiesta di inserire il terreno nel demanio era necessaria per far partire tutti quei lavori di indagine e bonifica che invece non si sarebbero potuti attuare (attualmente il territorio è ancora di competenza del Ministero della Difesa e tutte le promesse dell’ormai ex ministro La Russa sono andate nel vento e si è dovuti ripartire da zero).
I contatti col Ministero ora sono più forti, anche con il centro di smaltimento di Civitavecchia che già si sta occupando di altri casi. C’è da dire che le sonde (3 per la precisione) inserite nel terreno non hanno mai riscontrato livelli di tossicità alti (cosa che si era verificata con la zona del Giardino a Melegnano e che aveva portato alla chiusura del pozzo artesiano lì presente) e che quindi, con buona probabilità, la bonifica non dovrà essere molto estesa.
Saranno utilizzati georadar di ultima generazione in grado di raggiungere la profondità di 5 metri e gli eventuali contenitori di residui bellici saranno eliminati in tutta sicurezza (anche dopo le rassicurazioni di Di Feo, che più volte ha lavorato con l’esercito italiano, c’erano persone che esprimevano perplessità sulla competenza dei militari).
Le domande sul futuro sono state fatte al giornalista, che giustamente ha detto: «Dovete pensarci voi, capire in che direzione volete andare nel futuro» anche se ha suggerito quanto il territorio della Saronio possa diventare interessante dal punto di vista universitario, ormai l’unico ambito nel quale si fa ricerca. Altre idee sono venute dall’assemblea che suggeriva l’istituzione di un museo della pace e simili.

Insomma, la situazione è sotto controllo ma ci vorranno parecchi anni ancora prima di arrivare a un punto, ma di certo non sarà zona residenziale (voce messa in giro dalla minoranza come se fosse presa dall’amministrazione attuale).

Marco Sassi, in questa serata, hanno cercato di attaccarlo in ogni modo. Fa pensare che l’evento volesse essere altra campagna elettorale, che da noi non si è mai conclusa ed è ricominciata subito dopo le elezioni dell’anno scorso.

D. M., lettore, lunedì 20 novembre 2017 ore 12:00 

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Cronaca

Aperta la Binasca-Santangiolina, la corsia giusta è a sinistra

Porta in 3 minuti e 45 secondi dalla rotatoria di Cerro al Lambro alla rotatoria sulla Binasca. Misura 3,4 kilometri. È la Binasca-Santangiolina e da oggi è aperta al traffico. È stata inaugurata stamattina alle 10, con la denominazione di Strada Provinciale 302.

Attenzione per chi proviene dalla rotatoria di Melegnano sull’Emilia. Superato il cavalcavia e imboccata la sopraelevata, se si vuole prendere la nuova Binasca-Santangiolina o proseguire per Carpiano occorre mantenere la corsia di sinistra. Infatti la corsia di destra conduce a un nuovo svincolo che porta irrimediabilmente sull’autostrada, in direzione di Bologna (vedi foto).

Leggi il resto dell’articolo sul settimanale 7giorni nella pagina di RADAR, in uscita mercoledì 16: la notizia principale conterrà tutto sulla nuova Binasca-Santangiolina.

Marco Maccari, sabato 12 novembre 2016 ore 12:50 

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Cronaca

«Un buon vicino è il tuo miglior antifurto»

Controllo-del-VicinatoCENTRO CIVICO PUECHER – Assemblea pubblica sulla sicurezza venerdì 26 febbraio a Cerro al Lambro, organizzata dal gruppo Solidarietà Civica Indipendente, coordinato da Giovanni Papetti e Leonardo Cordone. Arturo Fiorani, comandante della polizia locale di San Colombano al Lambro, e Leonardo Campanale, socio fondatore dell’Associazione italiana Controllo del Vicinato, hanno presentato il programma a 70 cittadini residenti in Cerro, nella frazione di Riozzo, nel comune di Melegnano e nelle città vicine. Nel pubblico anche il sindaco Sassi. «In dialetto si dice fa’ balà l’oeg» spiega il comandante Fiorani, responsabile di zona del Controllo del Vicinato: «Non assomiglia né alle ronde né ai vigilantes. È una sorveglianza organizzata dai residenti, che si parlano, assumono comportamenti di prevenzione e segnalano al 112. Ha lo scopo di ridurre i furti in casa e il vandalismo. Si pianta un apposito cartello giallo nel vicinato e si nomina un Coordinatore che fa da tramite con le forze dell’ordine». L’associazione ti insegna ad attivare una condotta, con comportamenti quotidiani già insiti nel nostro modo di abitare e di relazionarci con i vicini: «A San Colombano è iniziato nel 2013 per volere dei cittadini, che hanno presentato il progetto all’amministrazione comunale e alla polizia» conclude Fiorani. Nato in USA dove conta 60 milioni di famiglie, il Controllo del Vicinato ha l’adesione di 10mila famiglie italiane in 110 comuni, cresce al ritmo di due comuni al giorno e riduce i furti dal 20% all’80%. «Formare un gruppo è facile» illustra Leonardo Campanale, «perché il gruppo è un’associazione di fatto. Non c’è un numero ideale, basta che i vicini si conoscano e possano comunicare velocemente, e che le case si vedano l’un l’altra. Il tuo vicino è il miglior antifurto». Intervengono tre cittadini: «Ne deduco che è anche questione di senso civico. Ma l’esempio dello Stato dov’è?» afferma un’esercente, titolare della farmacia di Riozzo. «Intanto che parliamo hanno svaligiato un appartamento a Riozzo. Il programma funziona anche in ambienti con telecamere?» chiede un abitante. «La telecamera può essere utile per identificare targhe di automobili sospette» è la risposta di Fiorani. «Vivo in una villetta confinante con case disabitate. Per noi sorvegliare è sempre stato un problema non indifferente» fa caso una giovane residente. «Nel vostro caso, abitazione molto robusta e allarme collegato direttamente con le forze dell’ordine».

Marco Maccari, lunedì 29 febbraio 2016 ore 19:56

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Cronaca

Come fai presto a dire: bonifica

Martedì 6 ottobre la commissione territorio ed ecologia ha rivangato l’inquinamento dell’area ex Saronio, segreto di stato, portatore di tumori. Presente l’ingegnere Giuliano Reich che seguì la bonifica di Altea. Intervista con Rodolfo Bertoli, quella sera in commissione

MELEGNANO OVEST/RIOZZO DI CERRO AL LAMBRO – «È in corso una fase di caratterizzazione delle aree delimitate dalla Regione Lombardia nel 2007, che racchiudevano l’intera proprietà dell’ex fabbrica di chimica militare Saronio, un’area di 38 ettari, 380mila metri quadrati. In parte era occupata dallo stabilimento, circa 24 ettari. La rimanente parte, circa 14 ettari, erano aree mai occupate da attività industriale, ma aree di riserva che si teneva la Saronio per eventuali espansioni nel tempo. Queste aree ultime sono state destinate poi alla residenzialità, cioè via Togliatti, via Brodolini, il Cipes, eccetera, anche poi il Parco delle Noci, il centro sportivo, la via per Landriano. Questa caratterizzazione è partita poi con molto ritardo, perché il progetto è stato approvato se non ricordo male nel 2013, e ha lo scopo – è la domanda specifica che ho fatto in commissione e che interessa alla mia componente, il Partito Democratico – di capire qual è lo stato delle cose. Ho chiesto quali erano, anche se è un po’ presto, le prospettive che si potevano avere in una fase successiva. Giustamente, ha risposto, questa non è una caratterizzazione propriamente detta, è una fase propedeutica, ma serve a localizzare all’interno delle aree nel loro complesso, i 38 ettari, dove possano esserci «focolai di inquinamento», come li abbiamo definiti quella sera. L’inquinamento potrebbe anche essere oggi in quantità concentrate. In questa prospettiva, quest’indagine serve a concentrare gli sforzi economici dove è necessario. Al tempo stesso, confrontando i dati a disposizione, potremmo pensare che alcune aree saranno estrapolate da quelle di interesse regionale. Mi riferisco ai 14 ettari di prima attualmente destinati alla residenza. Salvo verificare alcuni canali di scolo delle acque reflue dell’attività industriale, che potevano contenere degli inquinanti. Ecco, lì potrebbe esserci qualcosa da indagare meglio. Però, verosimilmente potrebbe uscire fuori in tempi rapidi. Per la zona da bonificare, quantomeno per intervenire e tamponare il problema, è probabile che si trovino risorse andando a batter cassa alle porte di un ente, Edison Spa. Nel 2003 fu emessa un’ordinanza che chiedeva a Edison di bonificare. Edison è diventata responsabile di questa zona perché ha acquisito l’Acna-Montecatini, che a sua volta ha acquisito la Saronio. In caso di responsabilità, vanno in testa a loro. Ci sono stati contenziosi legali, e alla fine però una sentenza del TAR Lombardia ha dato come precedente importante che la Saronio aveva responsabilità di bonificare quelle aree. È chiaro che se dovessero essere bonificati tutti e 38 gli ettari sarebbe una spesa enorme e probabilmente farebbero resistenza all’Edison. Se la cosa viene limitata ad ambiti più ristretti, può darsi che sia più conveniente per loro affrontare il problema piuttosto che trascinarselo dietro.
Se non altro, si parla di qualcosa che possa quantomeno tamponare un problema che si trascina da anni per la salute pubblica». Perché mai «tamponare»? «Fa parte della domanda che ho fatto in commissione a Reich. Dal punto di vista dell’inquinamento quali sono le prospettive? Demolire i capannoni? Perché si sta parlando di quell’area, perché nell’area residenziale c’è buona probabilità che non ci siano problemi. E poi bonificare, eccetera? No, nel caso in cui dovesse esserci una zona in cui l’inquinamento è concentrato in maniera elevata, magari i rimedi potrebbero essere barriere idrauliche. O altre soluzioni che vanno viste in quel momento. Tamponare significa capire l’entità di questo tipo di inquinamento e capire anche se la soluzione potrebbe essere radicale. Io le dico che da cittadino di Melegnano preferirei bonificare togliendo tutto come è stato fatto nell’area dell’Altea, quell’edificio residenziale costruito dove prima c’era il parco giochi. Con gli enti preposti, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Regione, Città Metropolitana, Comune, si tratta di capire quali sono gli interventi possibili. In funzione del discorso che facevo prima. Di trovare le risorse adeguate». La speranza del Partito Democratico qual è? «Nei confronti del sindaco abbiamo contestato un atteggiamento che trovavamo poco corretto. Ha strumentalizzato il problema Saronio nella vicenda moschea per potere risolvere i suoi problemi di maggioranza e di una parte di opposizione che è la Leganord, dicendo: qui c’è inquinamento e gli islamici non ci possono andare. In sede di commissione ma anche in altre sedi gli abbiamo detto: non puoi occuparti solo di questi cittadini musulmani, che magari non sono neanche residenti, e non preoccuparti di quelli che sono i problemi di chi ci vive, ci lavora molte ore al giorno e addirittura ci abita; perché fra le altre cose in quell’area è prevista la possibilità di realizzare degli appartamenti. Abbiamo in qualche modo spinto per andare avanti con la caratterizzazione. Tenendo presente la mancanza di informazione da parte della Giunta. Come Giunta non si sono preoccupati di informare il Quartiere Ovest su che cosa significasse questo passaggio di caratterizzazione, che è propedeutico per la risoluzione forse definitiva. Le bonifiche non sono tutte: prendere e rimuovere tutto. A volte preferiscono mantenere in essere, in luogo, il problema, però fanno sistemi di drenaggio, fanno in modo che non ci sia percolazione. Ci fu una cosa simile in una zona che fu trovata quando costruirono l’alta velocità della ferrovia su finanziamento della Regione, dove hanno mantenuto in luogo dei terreni che sono inquinati, però in modo che questi terreni non perdano sostanze inquinanti e queste non possano percolare andando a influenzare la falda. Le strategie cambiano a seconda delle situazioni, valutando il rischio. Si paga di più in termini di analisi di rischio. Dal punto di vista politico è importante garantire la salute dei cittadini. Oggi i termini per affrontare il problema ci sono – oggi la Saronio è costretta a pompare acqua vicino alla Guardia di finanza, se non ricordo male – c’è un precedente importante, ci sono sentenze, c’è un responsabile cui fare riferimento in una seconda fase di analisi». Lei è architetto. Se volessi chiederle un parere professionale? «Mettiamo il caso, se lei fosse un committente e mi dicesse: voglio acquisire un terreno lì e farci un’iniziativa, le direi che per legge, prima di qualsiasi tipo di iniziativa venga fatta lì sotto, deve essere prima fatta una caratterizzazione che significa un’analisi ancora più approfondita di quella che deve essere fatta adesso. La Regione ha stanziato per l’indagine qualcosa come 500mila euro. Attualmente ne vengono spesi poco più di 100mila. Ci sono già altri 400mila euro a disposizione per una fase di approfondimento successiva, e questa è una cosa importante però bisogna farle andare avanti queste cose. Per essere pronti bisogna che chi è al governo vada a farsi carico di questi problemi facendo pressione, andando a bussare alle porte giuste, a livelli più alti fino al ministero a Roma. Oggi i tempi sono maturi perché questa cosa venga affrontata. Rischio di essere troppo ottimista però penso che la Edison, se vede che il problema è limitato e ben circoscritto, probabilmente potrà affrontare in maniera definitiva. È qui la questione politica. Un sindaco che ha a cuore la questione – e la salute pubblica è in carico al sindaco – va a bussare alle porte, fa sentire la propria voce in rappresentanza della cittadinanza per fare sì che questo problema venga risolto probabilmente in modo definitivo. Mi riferisco in particolar modo alle aree residenziali». Questo primo lavoro copre un’arco di qualche mese. Quanto tempo ci vorrebbe per fare un lavoro serio, invece. «Questo dipende dai risultati che verranno fuori. Quello che è emerso in commissione è che stanno realizzando dei punti piezometrici, di lì coglieranno l’acqua dei due livelli di falda, superficiale e profonda. Rispetto alla situazione a monte, a nord da dove scende la falda, il terreno si arricchisce di sostanze tossiche se c’è qualcosa di inquinato. Ma la zona di via Morandi, affittata al centro culturale islamico, per conoscenze dirette dei geologi che hanno fatto interventi, non presenta delle caratteristiche di rischio particolare. La zona più vicina alla via per Carpiano ,lì le sostanze inquinanti erano più forti, era il nucleo fondamentale e centrale dell’attività industriale. Nella zona centrale di quell’isolato l’indagine ha proprio questa funzione, con piezometri situati presso ogni capannone riusciranno a individuare dove c’è il focolaio inquinante. Dovranno osservare anche in base alla stagionalità. Io sono convinto nel giro di qualche anno, la cosa potrebbe essere non dico risolta al 100% ma affrontata in modo serio, sistematico e in maniera definitiva. Bonifica totale come è stata fatta per Altea non lo so, se è meno grave sarà mantenuta in essere la zona inquinata però circoscritta e sotto controllo. Il buonsenso mi dice che ci saranno in tempi brevi i primi risultati». Brevi? «All’interno di chi vigila su quest’area, e stiamo parlando solo di Melegnano e non di Cerro al Lambro per Riozzo, c’è una commissione che tiene sotto controllo, che interagisce, scambia informazioni; se la parte politica e dirigente affronta il problema informando la cittadinanza… A me è capitato di partecipare a un incontro della Giunta con gli abitanti, preoccupati. Se i cittadini fossero informati, sapessero bene qual è la problematica, si metterebbero l’anima in pace. Questa è un’area di interesse regionale, per fare qualsiasi intervento bisogna passare per l’iter di enti che ho descritto all’inizio. Questo pesa anche dal punto di vista del valore immobiliare. Abbiamo una condanna del TAR che dice a Edison di bonificare! Come amministrazione comunale sarei corso immediatamente a fare fuori il problema. È un ente importante, una multinazionale. C’è da battere cassa. È interesse di tutti mettere a posto le cose, credo il momento giusto sia arrivato. È importante in questa fase informare la popolazione che questa fase è nel loro interesse. In realtà il problema già esiste, la zona individuata dalla Regione è ben precisa».

Marco Maccari, 15 ottobre 2015 ore 20:15

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@mamacra

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«Evitare che l’inquinamento si aggravi ulteriormente» si legge nella sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, 2009. «La Saronio ha tratto notevoli vantaggi economici dalla sua condotta» è scritto.

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L'intervista

Metodo, differenza, risorse, diritti a immigrati e transessuali, preservativo nelle scuole, i giovani melegnanesi chiedono: «Movimento»

T.Cervi-RADAR-2015RADAR intervista il giovanissimo esponente del gruppo Giovani Democratici fresco di arrivo a Melegnano. E incontra un modo di pensare tutto nuovo, destinato a far discutere. Buona lettura.

«Se il segretario Alessandro Massasogni ritiene che il Partito Democratico melegnanese avrà l’abilità di esprimere la leadership nelle elezioni del 2017, ok – riflette Teo Cervi. 21 anni, è studente universitario a Milano dove è rappresentante eletto in facoltà. Ha frequentato a lungo il melegnanese e vive a Cerro al Lambro. – Per me conta che il PD si faccia propulsore delle istanze di Melegnano, che sappia aprirsi al territorio. Voglio essere schietto: gli iscritti non mancano. Il PD è molto più presente che in passato. Manca far vedere che le tue posizioni, che le tue decisioni avranno un riscontro positivo nella vita della città. Purtroppo c’è una difficoltà oggettiva nel ritorno ai quartieri. Se fai vedere che sei sul pezzo, che hai senso di responsabilità, che niente è tenuto all’oscuro, allora può funzionare. Coalizione elettorale o no, serve la costruzione di un movimento, serve trovare un metodo di lavoro nel quale le differenze di vedute siano una risorsa». Difficile oggi a gestire le amministrazioni comunali. Che ne pensi? «È ovvio che con Bellomo sindaco è andata al governo una sensibilità specifica ma c’è un problema generale. Ed è che oggi non sai su quali risorse normative e operative puntare. Spiego meglio. Mettiamo: se l’amministrazione è una barca, oggi non hai le previsioni del tempo per programmare la navigazione. Altro esempio. Il Comune di Milano è al lavoro sul Piano urbano della mobilità sostenibile, con vigore fino al 2025: un’operazione come questa 1) non puoi farla se non allarghi lo sguardo al territorio e 2) non puoi farla se non dici: ok, Stato, quali sono le condizioni per investire i prossimi anni?». Domanda crudele: sul vostro sito, www.gdmilano.eu, tanta ricchezza di proposte in fatto di politica, socialità e diritti ma nessuna osservazione sul tema sicurezza. Neanche una. «È vero, non abbiamo finora mai parlato di sicurezza. Ne abbiamo trattato soprattuto a livello di legalità, con l’iniziativa dell’elenco dei locali giovanili mafia-free. Per quanto riguarda la microcriminalità, penso alla proposta di sfruttamento degli hotspot per la connessione wi-fi allo scopo di creare un presidio sociale contro la criminalità. Se metto in connsessione un parco, gli utenti andranno popolare i luoghi problematici nelle ore in cui sono più critici, i giovani si mettono lì e spontaneamente te li curano loro. Ma vedo difficile diffondere questo sistema se non si va a cablare con fibra ottica e banda larga. In contrasto al vandalismo, penso alle associazioni di quartiere e ai comitati che ti aprono e ti chiudono i parchi, che realizzano iniziative che ti mantengano più vivo il territorio. Purtroppo è il modo in cui ormai sono concepite le zone limitrofe alla metropoli, cioè quello di aree domitorio; una maggiore offerta culturale può andare ad animare le vie del paese. C’è anche da dire la sicurezza, con una Polizia locale che stacca a orari come le 18, è uno di quei settori che se fatto bene ti porta via tante risorse, che oggi non ci sono». Parliamo di Statuto comunale melegnanese. Non solo è fermo dallo scorso autunno ma non ha riconosciuto diritti irrinunciabili come quelli delle coppie di fatto. «Capisco ma, per quanto riguarda i diritti civili, ciò che dichiarano gli Statuti comunali ha un valore simbolico. Ha valore pratico quando va a toccare l’erogazione di alcuni servizi: dove ci sono case popolari, lì la concezione del tipo di nucleo familiare è un fattore discriminante per l’assegnazione degli alloggi. È lì che vorrei ci fosse l’istituzione di registri delle unioni civili. È a livello nazionale che le unioni civili vanno riconosciute, bisogna parlare del Registro delle Unioni Civili come un atto di giustizia amministrativa. Ma attenzione: tutta la battaglia per i diritti civili è già avviata! critico il movimento LGBT, non riesce a fare lobby. A me piacerebbe che a livello amministrativo si discutesse di altro: di persone immigrate che da 10 anni lavorano in Italia, risiedono in Italia, quindi contribuiscono alla costruzione morale e civile del Paese, ma non possono votare; di quelle persone transessuali che, sottoposte a operazione chirurgica, sono discriminate sul posto di lavoro e non potendo permettersi spese per continuare con le operazioni sono costrette a prostituirsi, perché non trovano occupazione. Mi piacerebbe che si parlasse di adozione ai single e alle coppie dello stesso sesso. È necessario riformare il diritto di famiglia che è rimasto fermo alle rivoluzioni degli anni Settanta. Quindi sì, Melegnano dovrà combattere per le coppie di fatto perché sono i loro diritti, ma a livello nazionale è una battaglia già avviata». Preservativi gratuiti nelle scuole, sì o no? «Direi informazione corretta sulla prevenzione dall’HIV, su internet si possono trovare preservativi a 20 euro per una confezione da 140 pezzi. Manca educazione sessuale nelle scuole, i test stessi sono troppo costosi».

Marco Maccari, lunedì 2 marzo 2015 ore 14:30

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Satira

Bellomo, Pisapia, il traffico e la bretella senza un soldo

RADAR-feb2015Strada Cerca-Binasca, il Sindaco Bellomo: «Niente soldi per 249mila metri quadri di bosco».

E la notizia?

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TEM e Cerca-Binasca. Bellomo: «Niente aree boschive a Melegnano, Rocca Brivio, Cerro al Lambro, Vizzolo Predabissi, Dresano, Mulazzano, Casalmaiocco».

E il Montorfano?

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Bellomo, «TEM ha congelato i progetti ambientali speciali in tutto il Sud Est Milano». Peccato, Papà Albero: avevi un sacco di spermatozoi!

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Sindaco Bellomo: «Progetti ambientali congelati e privi di finanziatori. E inizio a sentirmi un po’ freddino anch’io…».

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Cerca-Binasca, a ben vedere Bellomo dichiara: «Gli accordi iniziali prevedevano la manutenzione delle ciclabili ai Comuni, la gestione delle strade alla Provincia e i progetti ambientali al Parco Sud. Che dipendeva in toto dalla Provincia». Cinquanta sfumature di significato.

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Bellomo: «Esortiamo dunque Pisapia e la Città Metropolitana a scegliere le riserve o saranno a rischio le opere compensative».
La più triste.

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Bellomo, «Gli accordi prevedevano questo, e questo, e questo, e questo…». Grande Albero, Madre Terra, piangete intanto tutti i vostri figli.

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Niente più boschi sulla Cerca-Binasca. Alberi e poeti: sempre storia inutile.

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#TEM&sperèm

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