L'intervista

Melegnano, località ideale per i derivati di cannabis (purché sotto lo 0,6%)

«Ohi Maria, / ti amo; / Ohi Maria, / ti voglio». Cantavano così gli Articolo 31 nel 1994 e, se vi state domandando se siamo per caso impazziti, tranquilli, la risposta è no. La citazione è perfetta per introdurre un argomento come quello dei cosiddetti grow shop o cannabis shop, anche perché proprietario di uno degli oltre 400 punti vendita che hanno aperto in Italia è proprio J-AX.

Ma cosa sono questi grow shopLa cannabis in Italia è diventata improvvisamente legale e nessuno ci ha detto nulla? Non è proprio così… ma andiamo con ordine.

Anzitutto bisogna chiarire cosa si intende per grow shop e farne una classificazione, per quanto parziale.

I grow shop sono negozi specializzati nella vendita di attrezzature – come lampade, fertilizzanti e altro ancora – per coltivare la cosiddetta “cannabis light”. A seconda della tipologia di prodotti venduti si distinguono in:

  • Head shop: specializzati in articoli per fumatori, come accendini, vaporizzatori, cartine, narghilè, ecc.
  • Seed shop: vendono essenzialmente semi e attrezzature per la coltivazione della canapa.
  • Smart shop: sono rivenditori di integratori e composti di origine naturale o sintetica a base di canapa con livelli di tetraidrocannabidiolo (o THC) inferiore al limite fissato dalla legge.
  • Hemp shop: dedicati alla vendita di prodotti derivati dalla canapa, tra cui prodotti alimentari, cosmetici e capi d’abbigliamento.

In Italia la distinzione non è in realtà così netta; ciò che accomuna questi negozi – o almeno così dovrebbe essere – è il fatto di vendere prodotti derivati dalla cannabis con un livello di THC inferiore allo 0,6% ovvero il limite di principio attivo superato il quale non è più possibile parlare di “cannabis light” ma occorre parlare di stupefacenti.

Quindi, mentre la marijuana è una droga leggera – il cui consumo e vendita restano illegali in Italia – derivante dall’essiccazione delle infiorescenze delle piante femminili di canapa (che contengono un elevato livello di THC); i derivati della canapa con principio attivo di THC sotto il limite previsto dalla legge possono essere, al momento, legittimamente venduti. Del resto in molti Paesi la canapa viene utilizzata per diversi scopi (uno su tutti la produzione di fibre tessili).

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Legale o non legale? Questo è il dilemma…

L’aspetto interessante da questo punto di vista è che la legge a cui fare riferimento (ovvero la 242/2016) non permette ma nemmeno vieta esplicitamente la vendita di “cannabis light”, a patto che non si violino le normative sanitarie. Deve infatti essere chiaro che non si tratta di medicinali, prodotti alimentari normalmente intesi o prodotti da combustione (come indicato anche sulle confezioni dei prodotti stessi).

Insomma, quello che si è sfruttato è un vuoto normativo che ha consentito il proliferare di queste attività e sebbene il Consiglio Superiore della Sanità abbia espresso parere contrario rispetto alla commercializzazione di prodotti derivati dalla “cannabis light” (si legge nella comunicazione: «[Si richiede] che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica, misure atte a non consentire la libera vendita di suddetti prodotti». E ancora: «[Il Consiglio] ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa non può essere esclusa. Il consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine»).

All’atto pratico, però, il parere – per quanto autorevole – non ha valore inibitorio. Starà perciò al legislatore decidere se colmare il vuoto normativo mettendo un freno alla diffusione dei grow shop oppure lasciare che il mercato continui a svilupparsi.

CANNABIS LEGGERA A MELEGNANO

E così, anche Melegnano avrà il suo grow shop. A luglio 2018, infatti, viene inaugurato in via Monte Grappa 1 Be Hempy, il primo hemp shop melegnanese.

Marco Mascolo, uno dei soci, ci ha raccontato che Be Hempy venderà «infiorescenze, semi e talee di “cannabis light”, cosmetici derivati dalla canapa, vaporizzatori e CBD in gocce (come olio da mettere sotto la lingua) e liquidi al CBD per le sigarette elettroniche».

Ma che cos’è il CBD? Marco ci spiega che si tratta del cosiddetto «cannabidiolo, ovvero un principio contenuto nella canapa che però non ha le proprietà del THC e non è quindi uno stupefacente. Ha invece proprietà terapeutiche e favorisce soprattutto il rilassamento e il sonno».

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Marco, come è nata l’idea di aprire Be Hempy? «Premetto che io non faccio uso di cannabinoidi; un giorno sono andato in banca a chiedere un prestito per cambiare macchina e dato l’importo mi sono detto “ma con questi stessi soldi potrei aprire un’attività”. Io nasco come mobiliere, poi mi sono ritrovato a parlare con un’amica e ho scoperto che suo padre voleva aprire un cannabis shop. Geograficamente diciamo che la zona prescelta non mi era molto comoda, io sono di Landriano e Monza non sarebbe stata l’ideale per me. Poi nelle pagine Facebook dove chiedevo pareri in merito all’apertura di un negozio di questo tipo mi ha contattato Davide Ganzerli, che poi è diventato il mio socio. Lui era molto informato sulla materia e aveva anche i fondi necessari per partire».

Abbiamo letto sulle pagine Facebook di Melegnano che avete svolto due mesi di sondaggio sulla popolazione melegnanese. Che tipo di sondaggio era? Quali domande avete posto? Che idea vi siete fatti dei potenziali clienti di Be Hempy? «Abbiamo fatto un sondaggio tramite le pagine dei paesi su Facebook per capire un attimo com’era la piazza e capire come rispondevano i cittadini. Pavia ad esempio ha mostrato un 50% di popolazione favorevole e un 50% contrario, Melegnano ha risposto in modo molto positivo. Le risposte sono state favorevoli e ho notato inoltre una preparazione notevole anche tra chi non fa uso di questi prodotti».

L’identikit del cliente tipo di questi prodotti sembra essere il seguente: adulto, sui trent’anni, consapevole e conoscitore del prodotto, che non vuole più rivolgersi al mercato clandestino o che vuole abbandonare le sigarette. Dal sondaggio avete avuto quindi conferma dell’identikit del consumatore italiano anche a livello locale? «Sì, sono tutti over 30, che hanno fatto o meno uso di cannabis anche per motivi di salute, ma che non vogliono sballarsi e quindi si rivolgono alla “cannabis light”».

Come risponderesti al Consiglio Superiore della Sanità? «Premesso che un mesetto fa all’incirca è stata legalizzata la vendita delle infiorescenze (si veda la Legge sulla canapa 242/2016 entrata in vigore il 14 gennaio 2017 e la Circolare del Ministero dell’Agricoltura del 23 maggio 2018), penso che quelli del CSS mettano le mani avanti dicendo cosa fa bene e cosa fa male. Ma è come l’alcool, il tabacco o il consumo eccessivo di prodotti alimentari come il burro. Alcune cose fanno male alla salute ma non vengono vietate, altre sono perfettamente legali ma se si eccede con il consumo fanno male lo stesso».

Secondo te come reagirà il legislatore? «Ritengo faranno una licenza e una regolamentazione ad hoc per questo tipo di negozi, ma non contraria».

Spiegherete l’uso dei prodotti a chi verrà ad acquistare da Be Hempy? E come vi regolerete con i minorenni? «Certo, spiegheremo l’uso di ciascun prodotto agli acquirenti, del resto non è per forza necessario fumare la “cannabis light”, anzi, ci sono le tisane e i prodotti alimentari e sono davvero tanti: pasta, birra, biscotti, chupa-chups, uova di gallina, mieli, ecc. E anche l’olio di CBD ha diverse concentrazioni (in percentuale), perciò è possibile trovare il prodotto più adatto alle proprie esigenze. Per quanto riguarda il discorso sui minorenni, questi prodotti non possono essere venduti a chi ha meno di diciotto anni, perciò chiederemo la carta d’identità. Mentre fuori dal negozio metteremo un distributore che funzionerà solo con la tessera sanitaria, perciò i minorenni non potranno utilizzarlo».

La vendita di prodotti alimentari inizierà da subito? «I prodotti alimentari inizieremo a venderli più avanti perché dovremo prima ottenere l’iscrizione al REC per il commercio di questa tipologia di prodotti».

Certo che la tematica è complessa, finirà che servirà una laurea per continuare su questa strada! «Beh, le scuole sulla cannabis non mancano, ad esempio a Bologna, ma del resto abbiamo visto quanti corsi di laurea sono nati sul vino… potrebbe essere un nuovo sviluppo anche in questo senso».

Ma questo tipo di prodotti va bene per chi ha problemi a livello psicologico o sono controindicati? «Vanno bene anche per ansia, depressione e apnee notturne, quindi se non se ne abusa è molto utile a livello farmaceutico. È utile addirittura per pazienti chemioterapici. L’olio di CBD da mettere in gocce sotto la lingua, ad esempio, non influisce sull’umore o sulle facoltà mentali ma è un integratore che ha proprietà anti-spasmodiche, anti-psicotiche, anti-convulsivanti e neuro protettive. Contribuisce a rilassare i muscoli e il corpo alleviando lo stress quotidiano e rendendo il sistema nervoso più resistente agli stimoli esterni».

È vero che alcuni hanno lamentato il costo eccessivo del prodotto? «Sì è vero, ma 10-13 euro al grammo considerato che si tratta di un prodotto bio, controllato e che non contiene altre schifezze… direi che non è più di quello che si pagherebbe per altri prodotti biologici».

Il giro d’affari per questi negozi è stimato intorno ai 40 milioni di euro e ci sono studi che dimostrano che l’aumento del consumo di “cannabis light” comporta una significativa erosione (si parla di circa un terzo) della “quota di mercato” nelle mani delle narco-mafie. Non pensi che negozi come il vostro possano diventare un buon “appiglio” per le mafie? «So che è brutto da dire, ma la criminalità organizzata diventerebbe una specie di alleato occulto, perché paradossalmente col giro di affari che c’è non ha motivo di andarci contro».

Il che significa che questi potrebbero diventare negozi da sfruttare per riciclare legalmente denaro e questo, sinceramente, ci preoccupa molto più della vendita di “cannabis light”.

Lunedì 9 luglio, ore 12:30 
elisabarchetta80@gmail.com

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Link utili:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12648

https://www.liebertpub.com/doi/10.1089/can.2017.0034

https://www.purexis.ch/studio-sul-cbd/

http://www.cannabisterapeutica.info/2018/03/07/sul-cbd-si-applica-la-normativa-dei-medicinali-e-il-parere-del-ministero-della-salute/

https://www.enecta.it/blogs/news/cbd-e-proprieta-terapeutiche-5-scoperte-rivoluzionarie-1

https://cbweed.com/cannabidiolo-cbd-evidenze-scientifiche/

 

 

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