Satira

Il bisnes dell’ex sindaco

Vito Bellomo non fa più il sindaco, ha smesso di monetizzare sulle nostre buche.

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No, Vito Bellomo non ha perso, Vito Bellomo si è perso.

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Il nuovo business di Bellomo. Gli piace stupire.

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Bellomo ex sindaco tenta la rimonta: riparare con le cacche dei cani le buche di Melegnano.

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I cantieri stanno aperti apposta per Vito Bellomo.

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La maggiore invidia dell’ex sindaco Bellomo è pensare che Massimiliano Pala adesso va a cercare un certo Ambrogio Corti e non lui.

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È nelle sere come questa che Bellomo rivanga certi messaggi inviperiti. «Che ricordi, quando mi twittavi contro. Ma era solo il mio corpo elettorale che volevi. Eri solo chiacchiere e tesserino da pubblicista».

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Rimborsi chilometrici! Questo di tanta speme oggi mi resta.

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Pentirsi amaramente di un selfie con Matteo Renzi.

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#sindacodimagenta

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Cronaca

Castello in sicurezza, cominciamo dalle finestre

PARCO DEL CASTELLO – Dalle 8 di stamattina due operai di una ditta incaricata dall’ex provincia di Milano hanno applicato reti metalliche di protezione alle finestre dell’ala lunga del Castello. Le operazioni di ritocco sono partite settimana scorsa. Le vecchie paratie di recinzione sono state completamente smantellate e asportate giovedì; la nuova recinzione, informano gli operai, sarà innalzata a carico di un’altra ditta.

Marco Maccari, lunedì 31 agosto 2015 ore 19:06

mamacra@gmail.com

@mamacra

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Il nostro corrispondente politico

Tu chiamale, se vuoi, elezioni

Il 28 settembre prossimo, il sindaco e i consiglieri comunali di Melegnano voteranno per eleggere il primo Consiglio della Città Metropolitana milanese; ad essi faranno eco i 133 Comuni facenti parte della provincia di Milano. Questa nuova forma di realtà politica e istituzionale andrà a sostituire la provincia di Milano in base alle disposizioni volute dalla Riforma Delrio.
Una riforma che lascia tuttavia spazio a molte critiche provenienti da tutti gli schieramenti e dagli addetti ai lavori, alquanto perplessi. Si nota, infatti, un comune senso di insoddisfazione riguardo alla decisione di escludere totalmente i cittadini dal diritto di decidere la composizione del Consiglio, che la rende di fatto una finta elezione.
Il gap democratico risulta alquanto evidente. Basti pensare che il sindaco del Consiglio della città metropolitana sarà per diritto il primo cittadino della città meneghina. Ci chiediamo come possa Giuliano Pisapia, eletto dagli 1.3 milioni di abitanti di Milano, avere il diritto di rappresentare gli oltre 3.8 milioni di cittadini residenti nell’ area della prossima città metropolitana.
Da una parte il centrosinistra – Dario Ninfo del Partito Democratico, ma anche lo stesso Pietro Mezzi (Sinistra Ecologia Libertà), candidato alla Città Metropolitana – favorevoli all’iniziativa, sostengono che con la nuova riforma Milano non potrà evitare il confronto con le altre realtà locali e sarà quindi chiamata a condividere le scelte – territoriali, ambientali, economiche – con gli altri Comuni, piccoli o grandi che siano, decretando quindi la fine del Milano-centrismo. Gli esponenti del centrosinistra melegnanese vedono uno spiraglio di luce al grido di «più trasporto pubblico, più mobilità sostenibile», sostenendo l’impatto positivo che la città metropolitana potrà avere nel settore più sensibile ai pendolari, grandissima fascia di popolazione di Melegnano.
Dall’altra, gli schieramenti di centrodestra sottolineano invece come questa «farsa» non risolverà i problemi legati al predominio di Milano nei confronti dei paesini dell’hinterland. L’assessore Fabio Raimondo (Fratelli d’Italia) ha sottolineato come la nascente istituzione sia basata su un «sistema elettivo assurdo che favorisce le grandi città»; il voto dei consiglieri comunali sarà infatti ponderato in base al numero dei cittadini che essi rappresentano: questo particolare rende di fatto la città più grande, Milano, favorita nell’imprimere la propria volontà e potenza sui paesini più piccoli. Interpellato sul tema, Roberto Modini (Forza Italia), anch’egli candidato alla Città Metropolitana, ha espresso la sua totale perplessità, dichiarando che «si tratta semplicemente di un’elezione voluta politicamente, più che volta a cambiare le modalità di governo dell’ex Provincia, in quando questa misura statale sembra avere l’intento di voler premiare la maggioranza di amministrazioni del centrosinistra». E «quella di Milano in particolare» – gli fa eco Raimondo.
Anche la Lega Nord si dice contraria all’istituzione della Città Metropolitana, che si prospetta essere «la classica fregatura, il fatto che non si possa votare il Presidente – il sindaco metropolitano, ndr – fa capire tutto; Pisapia avrà potere di vita o morte su tutti i Comuni limitrofi». Il M5S, che non ha potuto presentare la propria lista per problemi legati alla mancanza di firme, si unisce al pensiero degli altri e denuncia la scarsa pubblicità dell’evento e l’impossibilità, per i cittadini, di esprimere il proprio parere. Decisa la lista civica Insieme Cambiamo, che esige partecipazione: «Il primo obiettivo deve essere il passaggio a un’elezione diretta. Trasporti, welfare, sanità non ospedaliera, urbanistica, aree verdi, casa, rifiuti e acqua non costituiscono “competenze” della Città Metropolitana ma “sono” la Città Metropolitana. Ci vorrà un miglioramento della vita quotidiana dei cittadini, per evitare l’ennesimo ente istituzionale lontano dalle persone».
Speranzose più che fiduciose, tutte le parti politiche auspicano che nello statuto della Città Metropolitana vengano stabilite regole più vicine a quell’ideale di democrazia tanto auspicato. La lista del centrodestra è addirittura pronta a proporre un referendum per una elezione diretta del consiglio e del sindaco qualora non venisse introdotta una regola chiara a riguardo.
Siamo di fronte a un’iniziativa fatta «in fretta e furia», che non trova nessun consenso incondizionato negli esponenti di tutti i nostri partiti cittadini. Però ci troviamo di fronte a una legge statale che, nonostante non convinca in pieno, va attuata.
Intanto, per chiunque voglia scoprire qualcosa in più su questa “misteriosa” nuova istitutuzione è pregato di presentarsi giovedì 25 in Comune, dove i nostri rappresentanti cittadini ci daranno maggiori delucidazioni. Tic tac tic tac, il tempo scarseggia, domenica 28 si vota! Anzi: votano.

(Si ringrazia Davide Salvaneschi)

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L'inchiesta satirica, Mercoledì 17 settembre 2014

L’ira di Django

Vittoria: 2500 utenti dei social (duemilacinquecento!) non dovranno più bersi bicchierini di razzismo solo perché piove o si scippa. Dove? A Melegnano: il gruppo social messo in mezzo dalle nostre inchieste satiriche ha deciso, finalmente, di moderare i commenti intolleranti che scoppiavano a ogni episodio di cronaca*.

C’è Franco che queste cose le sa da una vita. Ha 38 anni. Lavora, ha moglie, figli. La sua città non ha razzismo sui social ma lui, di destra, su certe cose non transige. «È inqualificabile – ha detto. Lo intervistiamo, ma di razzismo proprio non ne vuole sapere: – Mi rifiuto di pensare che la destra locale abbia queste cose. Condanno quei comportamenti. Non mi appartengono in nessun modo. Non ci sono qualifiche, me ne dissocio. Sono cose da idioti».

Franco è il sindaco Franco Lucente, eletto a capo del Comune di Tribiano, al suo secondo mandato; è di destra (dura, pura e istituzionale) da sempre. Oggi è uno dei giovani colonnelli della politica sud milanese. È un razzista? Giudicate voi. «Il problema non sono quei poveri cristi venuti nel nostro Paese – ha continuato. – Il problema è la cattiva normativa, non ben applicata; abbiamo bisogno di regole migliori per il rapporto con il migrante. C’è una certa resistenza nei confronti dello straniero, il quale tende a crearsi da solo un ghetto». Ghetto…? In che senso? «C’è poca apertura. Per forma mentis siamo abituati a catalogare il migrante come un poco di buono. Invece ci sono tanti professionisti immigrati contro i quali guai a puntare il dito». C’è anche un problema politico: «Se si è di destra si viene additati come razzisti – continua – ma trovo più razzismo a sinistra che a destra, in questa accoglienza praticata senza rispettare le regole. Ripeto, il problema è normativo. Soprattutto, di educazione. Guai se non ci fosse la diversità. Io stesso ho scelto di essere uomo di destra per essere un diverso». Le fa male, il razzismo? Le dispiace? «Sì. Sì, mi dispiace, io sono meridionale e ho origini diverse. Il razzismo mi fa male».

Cari amministratori del gruppone melegnanese: questo sì che è un inizio. Anche se qualcosa resta da sistemare**. Non scadiamo più nel razzismo, please: non puntiamo il dito contro il più debole solo perché è debole e in minoranza, ca#@!, è da vigliacconi, non sarebbe vigliacco anche prendersela con voi? In fondo, non siete anche voi in minoranza, spiaggiati dalla crisi, senza un soldo come tutti noi, o tenuti al mondo per grazia di una famiglia? E daiiiii. Viaggiamo tutti sullo stesso barcone, o no?

Dies irae, dies illa
Franco Nero cum sybilla

Guardate che arriva Django. Il discriminato disposto a tutto per riprendersi la sua vita. Il film, un classico dello spaghetti western, nella sua versione originale consacrò il genio attoriale di Franco Nero, interprete onnipotente, né buono né cattivo: unico. Il remake del 2013 con Jamie Foxx e Leonardo Di Caprio rivisita il mito di Django mettendo tutti antieroi bianchi attorno al nero emancipato, né cattivo né buono: nuovo. La scena in cui lui, nero, frusta l’uomo bianco prima o poi doveva arrivare.

E a Melegnano qualcuno ancora si illude che non faremo mai i conti, un giorno o l’altro, con la quantità di egiziani, tunisini, algerini, nigeriani, senegalesi, indiani, pakistani, albanesi, rumeni che abitano e frequentano il posto? Da che parte vorrete trovarvi quel giorno, quando il nero siederà in Comune con una frusta così?

Per pietà non fate come a sinistra, dove vorrebbero arpionare chi è in minoranza. Tipo Pietro Mezzi, l’ex sindaco, che continua a rubarsi su Facebook la foto di RADAR, sempre quella: la vetrina degli spari. Del resto, dove le trova le prove concrete di questo suo impegno contro la mafia, ricorrente in periodo elettorale? Febbraio 2013, candidato alle elezioni regionali: esce il suo instant-book, la mafia a Melegnano. Settembre 2014, candidato alla Città Metropolitana: sui giornali del 4 e 5 settembre, dice: «Episodi simili allineano Melegnano ad altri Comuni del Sud Milano». Ben venga tanta antimafia se lo aiuta a fare campagne elettorali che non gli vanno più di fareQuesta è l’ultima campagna elettorale che faccio» dichiarò a febbraio 2013, in conferenza all’Uva Viva, ai giornalisti Dolcini, Zanardi, Maccari). Mezzi ci fa i voti, con ’sta mafia & antimafia. In pieno stile sinistra.

E se la destra tira fuori la storia dei «microcriminali» (ahahahahahahahahahah: i microcriminali!), come ha fatto un Bellomo scatenato il 10 settembre, almeno aiutatela a buttare giù un’Agenda Sicurezza a sostegno dei cittadini. Ma una cosa come il T9, che ci aiuti a formulare un rapporto con le forze dell’ordine e incoraggi a denunciare i reati (nessuno denuncia: strano, eh? «In caserma i tempi di attesa e la disponibilità mi hanno scoraggiata. Il mio dovere di cittadina lo volevo fare» ci ha dichiarato in esclusiva, l’8 settembre, la cittadina scippata in via Piave). Eh, assessore?

Non vediamo l’ora di un sindaco nero. Uno che fa schioccare la frusta. Intanto ci facciamo i muscoli, come Jamie Foxx. Sapevate che in palestra si pubblicizzano con i corsi di autodifesa? Sentite qua: «Vista la situazione della nostra città, per chi fosse interessato c’è un corso di difesa personale» (Facebook, 11 settembre). Ma va’?

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* «È vero che è un periodo che siamo tutti nervosi e i problemi sono tanti, ma penso che usare toni non sempre appropriati su una pagina che dovrebbe essere di informazione e di segnalazioni non è il meglio per tutti, chiedo a chiunque legga o scriva su questa pagina di darsi una calmata e di usare parole e modi un po’ più consoni, non è sempre bello leggere parolacce e insulti anche perché si passa dalla ragione al torto. Ognuno è libero di dire e scrivere quello che pensa senza bisogno di offendere e insultare» (Melegnano Notizie, 8 settembre ore 09:55).

** 8 settembre, cronaca; marocchino (cocaina in tasca) semina il panico con una mazza: «Moderàti coi commenti per favore, cerchiamo di limitarci per rispetto anche di tutti gli altri». A qualcuno però scappa: «Un 15enne con mezzo grammo di hashish lo arrestano, questo qua non è che lo rimpatriano come in ogni stato civile succederebbe, si aspetta che uccida qualcuno! Ci vorrebbero le milizie private altro che!», e giù di duce duro: «Il tipo è persistente!!! Si vede lo hanno nel sangue!!». Dicesi razzismo. Che si fa? Chi modera i moderatori?

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