MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Il Black Friday e l’oscuro complotto contro l’e-commerce

QUANDO SI PARLA DI SALDI di solito siamo a fine stagione. Ma quando la stagione è appena iniziata? Le vendite di fine stagione riguardano i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non sono venduti entro un certo periodo di tempo. Poi a novembre compare il Black Friday scatenando il delirio degli sconti.

Un originario di qui vi chiede se il suo acquisto del Black Friday è vistoso o no [foto di Jimmy Nelson, Nenet Yakim Brigade 2 Yamal Peninsula Ural Mountains Russia]

Il Black Friday è una festa importata che, un po’ come avvenuto per Halloween, si è sempre più radicalizzata anche in Italia. Con la modifica di legge proposta dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico Mauro Parolini, ed approvata il 15 marzo dal consiglio regionale della Lombardia, i commercianti lombardi del settore moda hanno colto quest’opportunità.

Ora c’è più trasparenza. La norma precedente vietava le vendite promozionali dal 25 novembre e, per il Black Friday, metteva i dettaglianti di moda in difficoltà rispetto a catene e grandi gruppi come Amazon, Ebay che, con un rischio basso di sanzioni non efficaci come deterrente, tappezzavano siti e vetrine di sconti.

A parte qualche negozio che offre il 50% di sconto su alcuni articoli, in generale il mercato non si spinge oltre il 30%. Il vero affare si presenta online come speciale opportunità: sono centinaia di offerte al 70% di sconto.

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Pure la signora è fiera del suo Black Friday [foto di Jimmy Nelson, tribù Himba, Numidia, Yellowtrace]

La questione qual è? Adeguarsi ad un mercato in cambiamento a causa del commercio online? Arginare il fenomeno Amazon che sta colpendo violentemente i commercianti?

Vediamo alcuni dati.

  1. E-commerce in Italia: 18,8 milioni di italiani comprano online, il 61% della popolazione internet (30,8 milioni). E comprano tanto: 19,3 miliardi di acquisti all’anno.
  2. App-commerce, una certezza. Gli acquisti da smartphone e tablet fruttano da soli 5,4 miliardi di euro e coprono il 24% degli acquisti.
  3. Il mercato e-commerce è fatto per il 55% da servizi, 45% da prodotti. Si comprano soprattutto assicurazioni, biglietti per eventi, viaggi e trasporti, ricariche telefoniche, oggetti d’arredo e prodotti food.
  4. Cresce il fenomeno dell’info-commerce, con il 72% delle persone che compra un prodotto in negozio dopo aver raccolto informazioni sul web, insieme a quello opposto dello showrooming: dei 19 milioni di italiani che usano lo smartphone, il 45% cerca informazioni online mentre è in negozio.
  5. Novità dell’anno l’e-commerce alimentare che cresce del 77% sull’anno precedente. Fatti dell’anno, le acquisizioni fatte da JustEat, che arriva a 3.500 ristoranti affiliati, e il lancio di Amazon Prime Now su Milano e hinterland.
  6. Vestiti, libri, viaggi. Cosa compriamo online? Il mercato è dominato da soliti noti come Abbigliamento (+25%), Informatica ed Elettronica di consumo (+22%) e Turismo (+11%) più, a sorpresa, l’Editoria (+16%).
  7. Le aziende investono in adv online (29%) e attività di SEO (19%), un po’ meno in social media ed email marketing, 14% e 11%. Il 56% delle aziende investirà sui social, ma per molti di loro è ancora un processo difficile. Manca la strategia.
  8. 44% delle aziende online vende sui marketplace, soprattutto eBay, Amazon, Etsy.
  9. 81% degli italiani paga online con PayPal, carta di credito o prepagata. 
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    Black Friday pure per fumare [foto di Jimmy Nelson]

Sempre più italiani comprano online, il mobile domina, le aziende sono in ritardo, bisogna fare di più. Ma non è una storia fantasiosa: è la realtà dei dati.

Massimiliano Basile, lunedì 28 novembre 2017 ore 6:30
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Satira

La zona a traffico limitato per i pedoni di Melegnano

MELEGNANO – È passato un secolo e le cose sono decisamente cambiate in meglio. Melegnano sembrava una città destinata al declino, all’oblio commerciale; invece le capacità imprenditoriali dei commercianti l’hanno trasformata nel luogo più bello del pianeta dove fare acquisti.

Lo sforzo comune dell’amministrazione comunale, delle associazioni di categoria e dei singoli commercianti ha portato ad un successo che ha dell’incredibile.

Il segreto di questo successo lo possiamo spiegare in due mosse.

La prima mossa è stata sicuramente non banale, ma di grande effetto: è stata introdotta la prima ZTpL (zona traffico pedonale limitato) una idea che ha di fatto impedito ai pedoni di passeggiare per le vie della città a piedi obbligandoli all’uso della propria automobile.

La seconda mossa è stata la vera idea vincente, l’uovo di Colombo che tutto il mondo ora guarda con invidia; e cioè quella secondo cui ogni negozio al suo interno dovesse avere dei parcheggi per le automobili dei clienti.

Oggi i clienti arrivano da tutto il pianeta per fare i loro acquisti a Melegnano a bordo delle loro vetture, che parcheggiano comodamente all’interno dei negozi; questo metodo, che possiamo comodamente chiamare #ParkingOnAndBuy, è diventato di riferimento in tutto il globo.

E Amazon sta cercando di utilizzarlo visto il calo vertiginoso dei fatturati, per evitare il rischio di bancarotta.

#NoiSiamoCaino, martedì 21 novembre 2117 ore 12:55 

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L’indipendenza di Melegnano (e la fuga di tutte le banche)

Che succede? Perché 1497 aziende hanno abbandonato la sede in Catalogna? L’ondata separatista colpisce inevitabilmente pure l’Italia: il referendum in Lombardia e Veneto fa disputare di autonomia tutte le altre regioni italiane. Il sogno utopico — o distopico? — di una federazione italica sarà realtà?

Leader del referendum autonomista italiano è Roberto Maroni, numero 1 di regione Lombardia, anima socialista del movimento LegaNord il cui federalismo è sempre stato bandiera e motto di secessione. Ma queste iniziative di frammentazione, a che cosa porteranno? A una forma di stato nazionale meno unitario? A una Cosa fatta, ma in modo nostrano, come gli Stati Uniti d’America? Sarà interessante osservare l’evoluzione di questo cambiamento.

Tutti insieme sugli alberi, dopo l’indipendenza (foto: J. Nelson, «Before They Pass Away»)

Il potere… difficile mollarlo. Invece 1497 imprese mollano la Catalogna. Come la catena di negozi di benessere Naturhouse, che aveva sede a Barcellona. Con lei, Oryzon ed Eurona.
Sul territorio c’erano banche e istituti di credito come Banco Sabadell e Caixa Bank. Hanno perso il 3% e il 5% in Borsa al primo soffio d’indipendenza. Hanno deciso di trasferirsi nelle isole, a Valencia o in area meno problematica.
I tribunali spagnoli hanno emesso 7 ordinanze d’arresto e un mandato di cattura su Puidgemont. Ma il sì del 90% dei partecipanti al referendum catalano resta un sì. Schiacciante: votare di separarsi dalla Spagna è stato uguale a dichiarare l’uscita dal tetto del mercato europeo.

Lo scenario catalano è «un’emorragia di business», definisce la stampa britannica. E Londra si è messa per prima su questa giostra, con il referendum Brexit. Ma Londra non morirà mai. Invece il futuro di Barcellona — florido capoluogo catalano — come centro di attrazione turistica è messo in discussione. E il Barça? Glorioso club calcistico? Che farà?

Insomma. Meno denaro in cassa, meno aziende e meno posti di lavoro, meno circolazione di clienti sul territorio. Se, al posto di Barcellona, immaginassimo Melegnano, quale sarebbe la sorte delle attività produttive?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, giovedì 2 novembre 2017 ore 12:28
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La scoperta dell’America (a Melegnano)

L’imprenditore e internet. L’imprenditore e i social. I tempi d’oggi chiedono al piccolo imprenditore di sputare l’anima pure in versione digitale. I clienti sono molto chiari: a loro piace cercare i tuoi prodotti su internet, piace vedere come li offri, piace essere coinvolti e fidelizzati con qualcosa di bello. Vogliono l’idea geniale sul palmo della mano. Vogliono un rapporto di fiducia fatto di innovazione e sicurezza.

Vogliono, vogliono, vogliono. E tu, imprenditore o imprenditrice, cosa fai? Debiti, fisco, imposte, dipendenti, locali, fornitori — non finisci mai di stare appresso a miliardi di menate e alle loro conseguenze. In più, il mondo ti chiede di cambiare mentalità: eBay, Amazon, Google, Facebook ti impongono il loro modo nuovo di fare mercato. Ti impongono le loro scelte assurde e, se non fai attenzione, ti mangiano i clienti vivi. Come i cannibali dei Caraibi.

Imprenditore di vecchio stampo, trovato vivo su un’isola deserta (foto: 2013, Craig Stevenson per National Geographic)

Così, vedi i tuoi colleghi ridursi a fare cose strane. Vedi imprenditori che vanno su Internet; che fanno le foto al cibo, ai quaderni, alle pezze di stoffa, a questo, a quello. Vedi imprenditrici che si mettono al cellulare a mandano i messaggini su WhatsApp, che usano le faccine, che pubblicano un post al giorno, che si fanno mettere i Mi Piace su Facebook. Ma da quando il fatturato cresce con i Mi Piace?

Devi sapere che questo comportamento non è strano per niente. Obbedisce a un codice comportamentale rigoroso, che porta solo beneficio. Eccolo svelato per te.

Oggi l’imprenditore ha bisogno di diventare editore di se stesso. Sì: un editore online. Pensaci. I clienti hanno sempre in mano lo smartphone. Tu pensi che il cellulare sia solo un attrezzo che fa male ai cervelli? che rende stupidi i ragazzini? Se lo pensi, è stato un piacere e puoi abbandonare la lettura di questo articolo. Non è fatto per te. Perché, se lo pensi, allora ti perdi l’altra faccia della medaglia; che è una medaglia d’oro. Se sei una persona che, invece, ama voltare la faccia delle medaglie — e ama trovare l’oro — allora continua a leggere.

La nuova America è anche ad Est. Ecco una donna di Luzon, Filippine, 1875.

L’imprenditore e l’imprenditrice che pensano male di chi usa i cellulari sono persone che offendono i loro clienti. I clienti di oggi amano dedicare tempo ai social. Secondo la ricerca dell’Università di Salford, il 67% delle persone iscritte ai social network si connette regolarmente perché non vuole perdersi cose importanti. Il 67%. Perché? Perché, per una buona fetta dei tuoi clienti, i social significano relazione. Significano informazione. Significano opportunità. Significano scoperta. È un nuovo stile di vita.

L’imprenditore che non rispetta lo stile di vita dei suoi clienti è un imprenditore che vedrà crescere i concorrenti e sbiadire la sua attività. L’imprenditore che va incontro ai suoi clienti offrendo ogni giorno una nuova foto dei suoi prodotti, che ricorda ai clienti ogni giorno le sue offerte e le sue promozioni, che scrive ai clienti costantemente — che offre loro cose importanti, è un imprenditore che ha capito come nuotare nelle nuove regole di mercato e che imporrà più facilmente e velocemente agli altri le sue.

Tu, però, 1) hai tempo?
2) Hai le competenze?
3) Hai un’ideologia di marketing?
Se sei macellaio, come fai a fare l’editore online?
Se non hai un’idea di marketing, come fai a fare engagement con gli utenti della tua Fan Page per poi fidelizzarli?
Soprattutto: quando lavori?
Se non hai qualcuno a cui lo fai fare, chi lo fa al posto tuo?
E non ripetere la preghiera: ahó, ma quanto mi costa? Con una persona onesta, ti costa 500 euro al mese come 20 euro al mese. Ti costa quanto vuoi tu. Sei tu l’imprenditore. Sei tu la guida.

Dai, capo. Indica la Via (foto: Jimmy Nelson).

Hai voglia di partire per l’America? Ai tempi d’oggi la pubblicità è ancora l’anima del commercio. È un’anima che non sta più in TV. Gli spot televisivi e il paginone costano. La rivista patinata di settore ti chiede dai 4mila ai 5mila euro l’anno; la rivista scrausa te ne chiede comunque 3mila. So’ soldi. Sai che invece una sponsorizzazione via Facebook, geo-localizzata su Melegnano, può farti raggiungere 1000 potenziali clienti facendoti pagare dai 5 ai 7 centesimi di euro per cliente?

Ragiona: il 10% del fatturato lordo va investito in pubblicità. Che fare? Oggi il cliente, per leggere pubblicità, non apre solo la cassetta della posta. Prendi carta e penna e segna: oggi il cliente è dappertutto. Un imprenditore, un’imprenditrice ha bisogno di attirare l’attenzione su canali multipli: la radio funziona, la tv funziona, i giornali funzionano, ma pure internet funziona. Essere reperibile su internet equivale a stare sul cartellone pubblicitario in piazza, uno di quelli grossi.

Meglio la radio? Meglio il social? Quale canale è più efficace? Bah. Non esistono ricettine. I canali hanno bisogno di essere attivi tutti insieme se vuoi una clientela fedele.

Su, datti da fare e non fare il giargiana (foto: 2013, Antonio Gibotta per National Geographic)

Tu la vuoi, una clientela fedele? Hai bisogno di conoscerla. Di profilarla. Hai bisogno di venderle più di un prodotto. Hai bisogno di offrirle prodotti speciali, tenendoti in contatto con lei via social e via email. E guarda che il mito del perfetto cliente di quartiere non esiste: il cliente di quartiere gira, lo sai benissimo e, se non vuoi fidelizzarlo, allora guardalo sparire.
Se fai come gli imprenditori che disprezzano il loro cliente andrai sempre più giù, vedrai gli altri che riescono ad arrivare mentre tu starai al verde. Perché? Ma dove sono finiti i miei clienti, chiede oggi l’imprenditore che disprezza. Ma come fanno a chiedere dove sono finiti se nemmeno c’hanno il loro numero di telefono?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, giovedì 12 ottobre 2017 ore 14:00
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La caduta del centro commerciale

La mente umana è un infinito luna park. Corre dietro al sogno, si incanta per un bel trucco. La mente crede allo specchio variopinto, più che alla realtà che esso riflette. E alla fine vede ciò che vuole. La mente: essa stessa specchio colorato.

Clamorosa scoperta a Città del Messico questi giorni: le autorità hanno smentito la notizia che Frida Sofìa, una bambina di 12 anni, fosse sopravvissuta alle macerie del terremoto del 19 settembre — una calamità che ha devastato 3mila edifici, uccidendo 318 persone. Per ore e ore i mass media hanno trasmesso, come l’emittente tv Televisa, la cronaca dei respiri della giovanissima Frida, ancora viva e generosamente assistita, sfamata, tenuta in vita sotto i detriti di una scuola. «Non è vero nulla» ha chiarito la Marina Militare del Messico, «non abbiamo notizie che possano confermare l’esistenza di una bambina scampata al terremoto e rimasta intrappolata». Soccorritori e giornalisti avevano rilasciato dichiarazioni pubbliche dicendo che era viva. La gente giurava di averla vista. «Io le ho dato da mangiare» ha detto un testimone. È stata un’allucinazione generale, concludono. Migliaia di messicani hanno creduto alla sua storia, solo per averla sentita.

Sempre così. Un’allucinazione particolarmente adatta a risvegliare la mente sorge e appare tra i mortali, trasmessa di mente in mente dalla sua alata peculiarità. L’allucinazione, divenuta popolare, si trasforma in verità. L’allucinazione-verità si trasforma in divinità e governa i cervelli, manovra i cuori.

Grande allucinazione popolare è l’ascesa e la caduta dei centri commerciali. «Li fa la mafia». «Strozzano i negozi». «Uccidono la tradizione», dicono di essi. Perciò a qualcuno farà piacere che i centri commerciali siano in declino. Come per tante cose, la tendenza è iniziata negli Stati Uniti d’America, madrepatria del centro commerciale. La ricerca dell’istituto Credit Suisse ha studiato il fenomeno e ha concluso che, entro dicembre 2017, 8500 negozi saranno spariti dai centri commerciali statunitensi. Il Wall street Journal, autorità americana, parla di centri commerciali occupati solo al 72%, di prestigiosi marchi che diminuiscono del 10% il noleggio dei locali.

Centro commerciale in stato di abbandono a Bangkok.

Costi troppo alti? Clienti in calo? Negli Stati Uniti, la certezza — e si parla di certezza — è una sola: il commercio si sposterà sempre più sulla vendita online. I clienti preferiscono l’esperienza di acquistare online e non faranno che continuare sempre più, sempre più. Secondo Credit Suisse, entro il 2030 il commercio online sarà cresciuto del 40% creando una consolidata rete di scambi commerciali, di clienti, di affari.

E tu? Cosa pensi della caduta dei centri commerciali?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, mercoledì 27 settembre 2017 ore 10:00

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I bottegai di Melegnano

MELEGNANO — Il mondo cambia, con o senza di noi. Se ci adeguiamo reinventandoci, ci sarà un futuro anche per noi. Diversamente, sarà come finire davanti a una grande macina da mulino e sperare di bloccarla con un bastoncino di legno.

C’È SCRITTO: «BOTTEGA DEI SOGNI FOLLI. RIPARATORE DI SOGNI INFRANTI».

In estate ha fatto notizia il libraio milanese che avvertiva i clienti di non presentarsi nel suo negozio se erano abituati ad acquistare libri online. Con un po’ di scotch in vetrina e con un volantino stampato al computer (foto qui in basso) ha detto chiaro che «non si vende né si prenota ai clienti che hanno già acquistato su Amazon».

Il libraio non perdona: non presentarti con una lista di testi scolastici spuntata da un rivenditore online — o da un supermercato — oppure con la richiesta di un singolo testo non disponibile su Internet, perché lui ti sgama e ti rimanda indietro.

LO STORICO LIBRAIO MILANESE CHE CHIUDE AI CLIENTI ONLINE. NON RICORDA QUALCHE SCENA DRAMMATICA VISTA IN PASSATO?

Ingegnoso stratagemma o perdita di tempo? Perché intanto il fatturato incalza, il locale costa, i debiti sono sempre lì.
Oggi il commerciante e l’artigiano sembrano destinati all’estinzione. Ma è davvero un cattivo scherzo dell’evoluzione sociale? È tutto perduto?
Proviamo a comprendere meglio questo mondo. La compravendita via Internet, ci piaccia o no, è una realtà. Ci piaccia o no, i clienti la amano. Si chiama e-commerce e avviene mediante uno shop online. Dopo avere conquistato i Paesi esteri, prende il volo anche in Italia: Milano è in cima alle province che acquistano via Internet con il 55,6% di ordinazioni online per numero di abitanti (in pratica, su 100 abitanti quasi 56 ordinazioni vengono fatte online dai clienti stessi, da un computer o uno smartphone o un tablet, a casa e in ufficio, senza nessun negoziante in mezzo). Più di Milano, solo la provincia di Sondrio (63%). Il resto d’Italia è un lento ma inesorabile trapasso dal negozietto di quartiere a Internet. Il giorno prediletto per acquistare online è il lunedì. La modalità di pagamento avviene al 43% su carta di credito e al 35% in PayPal. Resiste la modalità del contrassegno (dati di Il Sole24Ore, 9 settembre 2017).

OSSERVA ATTENTAMENTE. OGGI 12 MILIONI DI FAMIGLIE ITALIANE COMPRANO OGNI GIORNO COSÌ.

In questo mondo i librai milanesi che combattono Amazon e le grandi catene sono come cavalieri erranti senza re e senza regina. Commuovono, destano rispetto, ma la loro caparbietà non salva l’attività di nessuno. La vendita di prodotti online è destinata a crescere del 25% entro il dicembre del 2017. Il demone dell’acquisto online andrà a terrorizzare ancora di più il cuore dei commercianti. Perdere tutto, fallire, calare la saracinesca non è mai stato così probabile. Il negoziante è spaventato e non vuole ammetterlo; preferisce subire. È affezionato alla sua mentalità e non vuole cambiare canali di vendita.

ACQUISTARE ONLINE SIGNIFICA, PER IL CLIENTE, RISPARMIARE TEMPO E DENARO, CON IL POTERE DI SCEGLIERE ACCURATAMENTE IL PRODOTTO DESIDERATO, PRENDENDO VISIONE DI TUTTE LE OPZIONI CHE VUOLE.

In alternativa, i commercianti possono abbracciare il cambiamentoiniziare a crescere. Il negozio di quartiere può aprirsi una vetrina onlinediventare un nuovo punto di riferimento. Addirittura, un libraio potrebbe fare da punto di ritiro Amazon: in questo modo i clienti andrebbero da lui sì per ritirare il pacco con la propria ordinazione, ma entrerebbero anche nel suo negozio, compresi i clienti mai visti prima, e… mostrando i prodotti, accattivando la curiosità del nuovo potenziale cliente, offrendogli una bella esperienza d’acquisto, può avvenire il miracolo. Ma si sa: come dicono a Roma, la gente ha la capoccia de legno: no, de mogano proprio. E sono sempre pochi i predestinati al cambiamento.

E tu, che cosa pensi del libraio?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, mercoledì 20 settembre 2017 ore 6:30 

mamacra@gmail.com
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Leggi qui: 

La mappa dei consumi e degli acquisti online in Italia: Sondrio e Milano al top

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Cronaca

«Innamoratevi di voi stessi, della vostra terra»

SAN ZENONE AL LAMBRO – «Quando racconto agli studenti che cos’è la mafia, comincio così. Se a un ragazzo rubano l’automobile o lo scooter, e se porta 300 euro alla mafia per ritrovarlo, al 90% delle possibilità la mafia glielo fa riavere. Questo allora fa pensare alla mafia come a una risorsa, a un servizio. In realtà è solo una leggenda metropolitana…». Dario Riccobono, 36 anni, cresciuto a Capaci, nel 2004 era uno degli otto ragazzi che volevano aprire un pub a Palermo. Arrivati alla lista delle spese di apertura, si chiedono: e se passa il mafioso a chiederci il pizzo? La risposta fu: be’, addio pizzo.

«Dal 2004 la rete di AddioPizzo è cresciuta di 100 membri all’anno, siamo a 1000 aderenti. La mafia si tiene lontana dai nostri negozi» ha detto ieri sera Riccobono, ospite della prima serata della Settimana della Legalità 2015. AddioPizzo è la rete di consumatori che ha contribuito ad aprire ormai dieci anni fa, sull’esempio del coraggioso commerciante Libero Grassi eliminato da Cosa Nostra. «Il pizzo sembra semplicemente una somma di denaro, estorta a negozianti e commercianti – continua Riccobono. – No. Il pizzo in denaro consiste in una somma molto modesta; ed è un rischio per il mafioso, perché la possibilità di venire denunciato è pur sempre aperta. Il pizzo ha diverse forme. È pizzo anche l’imposizione di lavoratori da assumere come personale, lavoratori non necessariamente affiliati alla mafia, bensì persone che chiedono favori. Alla mafia la sommetta di denaro non interessa. La mafia con il traffico di droga guadagna molto di più» chiarisce Riccobono.

È la dignità. È la libertà del singolo cittadino, e di tutto un popolo, a trovarsi sul piatto della contrattazione del pizzo, a trovarsi messa in discussione dal pizzo stesso. «Pagando il pizzo il commerciante riconosce una tassa alla mafia. Le riconosce l’autorità per riscuoterla, le riconosce il diritto a chiedere ciò che chiede, il diritto di esercitare controllo sul mondo del lavoro e sul prezzo finale. Perché il pizzo diventa un costo che ricade sul prezzo finale, che pagano i clienti. Noi cittadini» sottolinea il 36enne.

«Il giornalista siciliano Francesco «Ciccio» La Licata racconta un aneddoto – va avanti Riccobono. – Nel dopoguerra, una donna di origine popolare si reca al Monte di Pietà per impegnare i pochi oggetti che possiede. Cose personali, dal valore esclusivamente affettivo. Sfortunatamente non rivedrà mai più i suoi oggetti: tornata in seguito per riscattarli, le dicono: signora, è troppo tardi. La donna, disperata, va dal boss mafioso di quartiere, che mette le mani avanti: non le promettiamo nulla. Ma la donna l’indomani riottiene tutti i suoi beni. Morale? La donna non avrà mai bisogno di ricevere istruzioni. Se vedrà il boss fare una rapina sotto il suo balcone, lo denuncerà? Assolutamente no.
«Se apre una nuova macelleria con prezzi più bassi, e i macellai di quartiere, invece di inventarsi strategie competitive, si presentano a casa del loro estorsore per chiedergli di intevenire: che cosa succederà? Succede che il mafioso scenderà in strada e detterà il prezzo della carne in quel quartiere.
«In un modo o nell’altro, il costo del pizzo non ricade solo sul commerciante ma sulla gente, su tutta la clientela. Pagare il pizzo è un costo di gestione. Va sommarsi alla paga dei dipendenti, all’affitto del locale. Il pizzo aumenta il prezzo finale.
Nel 2005 siamo riusciti a pubblicare su due pagine del Giornale di Sicilia 3700 firme raccolte contro il pizzo. È con questi numeri che siamo andati dai commercianti a proporre di aderire alla rete di AddioPizzo, portando nuovi clienti pronti ad acquistare prodotti sui quali non c’è il pizzo».

«Il nostro è sano egoismo. Lo facciamo per noi stessi. Giuseppe Di Maio, pentito e collaboratore di giustizia, disse di noi: “Se un commerciante aderisce ad AddioPizzo non ci andiamo, sono più le camurrìe, le seccature, che altro. Colpire tutti i ribelli non è possibile”. Sapete cos’è triste? Sentire i politici lombardi dire oggi quello che dicevano i politici siciliani negli anni Settanta: la mafia è assolutamente brutta ma, qui, nel mio paese, per fortuna non ce n’è. L’invito è: cercate di innamorarvi di voi stessi, della vostra storia, della vostra terra».

Marco Maccari, martedì 6 ottobre 2015, ore 14:47

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